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Full text of "Storie bresciane dai primi tempi sino all'età nostra"

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UNIVERSITY OF ILLINOIS LIBRARY AT URBANA-CHAMPAIGN 



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STORIE BRESCIANE 



Digitized by the Internet Archive 
in 2013 



http://archive.org/details/storiebrescianed03odor 



STORIE 



BRESCIANE 



DAI PRIMI TEMPI 



SINO ALL' ETÀ NOSTRA 



NARRATE 



DA 



FEDERICO ODORICI 



Vol. IH. 



BRESCIA 



PIETRO DI LOR. GÌLBERTI 

TIPOGRAFO - LIBRAJO 

1854 



Sjtlo la tu!ela delie leggi. 



945. ^ 

OdòS 

V,3 



Cottctttafrtut 



Adempio le mie promesse colla pubblicazione del 
tanto desiderato Codice Diplomatico Bresciano } e poi 
che debbe testimoniare la storia , ne seguirà le divi- 
sioni prestabilite. 

Il Codice si comporrà dei documenti inediti da me 
conosciuti a principiare dal IV sino alla metà del se- 
colo presente, in cui termina la storia nostra. Dal IV 
all' XI si accoglieranno tutti gì' inediti di qualunque 
natura. Col secolo XII comincierà la scelta dei più 
importanti. 

Dei già pubblicati da uomini sul fare del Lupi, del 
Muratori, del Mai, del Tiraboschi, dei Ballerini e d'al- 
tri di eguale cioè di somma dottrina e circospezione, 



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sarebbe inutile una replica: e voi di leggieri m'assen- 
tirete, che vi rechi le sole indicazioni dei luoghi dove 
leggerli e consultarli a tutto l'agio vostro, non escluso 
un cenno del contenuto ed i passi originali che più 
direttamente ci riguardassero. 

Ritengo per quella vece carità cittadina la ripro- 
duzione dei longobardici e di que' molti dei secoli con- 
secutivi che per me si rinvenissero frantesi od alte- 
rati da inesatti raccoglitori', non escluso l' Ughelli e 
il Margarino, i quali scambiandone ad un bel tratto 
le date, i sensi, i nomi, la locuzione, saltandone a pie 
pari gl'interi squarci, ne fecero sì mal governo da 
non parere que' dessi. 

Anche i documenti di poche righe, benché già noti 
per esattissime edizioni , avran qui luogo , perchè al 
vantaggio dell'averli uniti s'aggingne la tenuità dello 
spazio per essi occupato. 

Una breve illustrazione renderà conto, negli atti più 
singolari, della loro importanza. 

E poi che i documenti non s'inventano, ma si 
trovano, ringrazio i cortesi che s'affrettarono a sov- 
venirmene, e il Municipio in prima. Zelantissimo di 
quanto appartiene al decoro ed alla storia della vo- 
stra città, prontamente concorse all'opera patria col- 
r affidarmi la serie preziosa delle sue memorie. Ne 



assai terre della provincia Far sollecite meno ad imi- 
tarne l'esempio, come voi l'imitaste sovvenendo ad una 
gara, la quale se attesta il santo amore della patria 
comune, mi è non ultima prova dell'accoglienza gen- 
tile di cui si vollero confortati gli studj miei. 

Alcuni soltanto (pochissimi per avventura) del- 
l'Ateneo se ne stettero muti, e come in disparte. Nò 
il compassato silenzio loro bastò: ma travolgendo a 
sproposito sensi e parole, faceano del mio dettato quel- 
lo strazio che Dio vel dica. Non parlo del Corpo in- 
tero, il cui voto, se per le chiuse convocazioni non po- 
tea manifestarsi, lusinghevole più assai mi fu conosciuto 
che a lunga pezza non meritassero le mie fatiche. Pari 
lo seppi a quello di tutte l'anime bennate, che per 
le grandi e nobili risoluzioni , ove appunto il corag- 
gio di chi le assume combatte penosamente colle dif- 
ficoltà dell' arringo, hanno sempre una blanda parola 
di conforto e di amore. A questi la mia gratitudine 
e la promessa che l'opera cittadina, vilmente da que' 
pochissimi osteggiata, di tanto più alacremente con- 
tinuerà. 



APPENDICE AL VOLUME II. 



CODICE DIPLOMATICO 



BRESCIANO 



GLI ULTIMI ANNI 



DEL ROMANO IMPERO 



( Di secolo incerto ) 

S. Flavio Latino vescovo di Brescia 



Sua lapide sepolcrale. 

I.abus t. 

FL. LATINO EPISCOPO 

AN. III. M. VII. PRESB. 

AN. XV. EXORG. AN. XII 

ET LATINILLAE ET FL. 

MACRINO LECTORI 

FL. PAULINA NEPTIS 

B. M. M. P. 

Per due ragioni si riproduce il marmo di Latino 2 : la prima perchè se da 
un lato parrebbe doversi ritenere del II secolo, epigrafici motivi, già per altri 
avvertiti 3 , lo farebbero di quasi due secoli dopo, epperò dei tempi abbrac- 
ciati da questo Codice; la seconda perchè i sospetti di un sacerdote bre- 
sciano sulla sincerità del monumento non sono tali da togliergli fede 4 . 

1. Fasti della Chiesa - 24 marzo. 4. ce Quando una lapide è dal con- 

2. Fu da noi pubblicato nel prece- « senso uniforme di quattro secoli , 

dente volume - pag. 100, n. 11. « e dall'autorevole giudizio di di- 

3. Labus, 1, cit. - 24 marzo, pagi- « ciassette scrittori di senno e pen- 

na 579. « zia forniti, creduta genuina edau- 



12 



CODICE 



II. 

(AD. 301-315) 

S. Anatalonc. 

Epigrafe postagli da Miroclc vescovo di Milano. 

Birago t. 

D . ANATHOLONI . ATTICO . SECVNDO . EPO 

PETRI . HOSPES . SANCTEQ . ANATIIOLON . DOMNE . PROBATE 

ATQUE . IDEM . SOCIVS . BARNABAE . APOSTOLICI 

QVI . MEDIOLANI . VERBI . MYSTERIA . TRADENS 

TE . IVBET . AGNATOS . VISERE . CENOMANOS 

DVM . TVA . MEMBRA . METV . RIGIDIS . SVBDUCTA . TYRÀNNIS 

BR1XIA . VICINO . DET1NET . IN . LOCVLO 

UIC . TITVLVM. . ET . PICTO . VENERANDOS . PAIUETE . VVLTVS 

MIUOCLIS . REDDIT . PRAESTITIS . ALMA . FIDES 

MIROCLES . EPISCOPVS 

Sarà poi genuina? Cosi chiedeva, se pur vi ricorda, nel volume antecedente 
di queste Istorie (pag. 98). E perchè no? rispondo adesso col canonico Birago 2 . 

Il marmo di s. Mirocle (304-315) è da ritenersi genuino. — I. Perchè i Mi- 
lanesi non avevano interesse di compilare un' epigrafe distruggitrice della tra- 
dizione, che da secoli accarezzavano, sulla tomba in Milano, di s. Anatalone. 

II. Per lo stile conforme ai Padri del IV secolo, e massime di s. Damaso. 

III. Perchè fu copiata in Milano dall'Alciati; che mori nel 1550, mezzo secolo 
prima (notale bene, ve ne prego) che i carmi di s. Damaso si discoprissero, 
quando cioè non potean essere in Milano uomini conoscitori di quelle poesie. 

IV. Perchè non è vero che il titolo domnus non trovisi dato ai vescovi del 
secolo IV. - S. Ambrogio scriveva loro - Dominis Episcopis. - E prima an- 
cora di s. Ambrogio vediamlo in sulla tomba di s. Castulo martirizzato poco 

dopo il 300 = QVORO SVNT NOMINA MAXIMAE CATABATICO SECVNDO MARTVRE 

dominv castvlv in scala = (P. Marchi, Monum. primitivi ecc. p. 120, che 



« tcntica, non si dee 



di capriccio 
« tassarla rjual solenne impostu- 
« ra ». Labus, 1. e. p. 568. - Il 
primo a darcela fa il P. Michele 
Ferrarmi (sec. XV) nelle sue lapidi 
manoscritte: poi sicgue il Volpato 
(Ani, firixiance, ms. del sec. XVI); 
indi il Totti (Monum. Antiqua 
urbis et agri Bruciarti) Cod. Quir. 



A, I, 4), PArragonese (Moti. Uro. 
et Agri etc. Cod. Quir. A, II, 14), 
il Manuzio (Ortogr. Latince Ra- 
tio, Venez. 15G1); dopo questi l'U- 
ghelli, il Murar, il Gradon. ecc. 

1. Birago, Hist. Datiana } p.XLI.-BA- 

ROMUS, Ann. Eccl. a. 381 ecc. 

2. Lett. dal dotto Prof, indirizzatami 
cortesemente il 24 agosto p. p. 



DIPLOMATICO 1 3 

spiega Dominus lo stesso che santo). Dalle Catacombe di s. Saturnino emerse 
una pietra del IV o V secolo (Murat. Novus Thes. Inscr. p. MGMXX, n. 6), 
in cui leggiamo ante natale domni asteri. Ennodio poi scrivea sul ter- 
mine del secolo V l' epigramma de domnq theodoro. Che importa a me 
se all'autore della Storia Daziana non era noto il sepolcro di s. Anatalone? 
Non potea forse ignorarlo per ismarriti documenti, come s. Ambrogio non co- 
noscea pur quello dei ss. Gervaso e Protaso? Concedetemi dunque che, se 
ìendo la lapide ai monumenti nostri del IV secolo, non ho poi tutto il torto. 

III. 

( AD. 347 ) 

$. Urstcino vescovo di Brescia. 

i'oicrìue il Concilio Sardicense. 

Labbe |. 

Lucius ab Italia de Verona 
Ursaiius ab Italia de Brixa 
Protasius ab Italia de Mediolano. 

Narra il Labbe 9 aver Costantino celebrato in Brescia verso il 315 un 
Concilio per la causa Donastica, nel quale avrebbe potuto intervenire s. Ursicino 
chi sa forse anche allora vescovo nostro. Il Noris confutò 3 1' errore del Labbe. 
Costantino raccolse a Roma, e non in Brescia, quel sinodo episcopale *. 



IV. 

(Ao. 381) 

8. Filastrio vescovo di Brescia. 

Soscrìve il Concilio d* Aquileja. 

Labbe 5. 

Philaster Episcopus Brixianus dixit: blasphemias, et iniqui ta- 
tem Palladii, qui Arianam doctrinam sequitur et defendit, una 
mm omnibus ego condemnavi. 

1. Dagli Atti del Sardicense Conci- ed in quello del XII sec. pubbl. 

lio. - Labbe, Conc t. II, p. 692. - dal Graden. Bri*. Sac. p. XXXI, 

S. ILARIUS, ex opere Hist. Fragni. nonché in un Docum. del 975 

II, n. 15. opp. II, col. 632. Ve- pubbl. dal Muratori , R. I. S. 

rona, 1730. -Ma nell'epistola sino- t. V, col. 359. 

dica greca di quel Concilio, forse 2. Concil. t. I, col. 1432, ed. Coleti; 

tratta da s. Atanasio (S. Juana- e t. II, col. 441, ediz. del Mansi. 

sii Apolog. contra Jrianos, n. 50, 3. Hist. Donai, p. I, e. XI, Opp. t. IV, 

Opp. tomo I, pagina 168, ed. di col. 201; e t. XIII, col. 234. 

Parigi, 1698) leggesi O^pffUlOS, 4. S. Jug. Epist. XLIU-CCLXU. 

che è quanto dire Ursicinus } come 5. Labbei, Concil. a. 381, coi. 1163, 

si legge nel Catalogo Ramberliauo 1177.- Graden. p. 43, Brix. Sacra. 



14 



CODICK 



Dalla Lettera ili s. Agostino ad Quodvultdeum, nella quale parla dt s. Filasti io. 

Gagliardi I. 

Philastrhcs quidam Brixiensis Episcopus, quem cuin s. Am- 
brosio Mecliolaiii etiam ipse vidi, scripsit hunc librum (De lice- 
resibus), nec illas haereses proetermiltens eie. 



VI. 



Lettera di Quodvultdeus a s. Agostino. 

Maur. 2. 

Oltre la quale, che noi semplicemente ricordiamo, non ò ad omettersi il 
cenno che fa s. Gaudenzio in due luoghi 3 del medesimo vescovo. 



VII. 



Cod. Quir. 4. 

Il B. Ramperto (sec. IX) reca il seguente passo dell' antico Martirologio 
Bresciano che riguarda il vescovo Filastrio. 



1 . Gal. PP. Br. Opp. dt. p. XXXIX. 

2. S. Aug. Opp. ed. Maur. t. II, pa- 

gina 819. Con queste lettere, col 
XIV elogio di s. Filastrio reci- 
tato da s. Gaudenzio, con quello del- 
l' antico Martirologio Bresciano , 
colla lapide sepolcrale che abbiam 
già data, colla serie dei vescovi an- 
tecessori di Filastrio premessa da 
Ramperto alla Storia della Trasl. 
e col Carmen Saphicum ad lau- 
dem B. Philastrii, raccoglieva il 
b. Ramperto una quasi dissi Colle- 
ctanea de Vita et Obitu B. Phila- 
slrii Episcopi quale si legge nel Le- 
zionario pergarn. Qucriniano A, I, 
8, scritto dal 1025 al 1057. E noi 
facilmente, così nel nostro Codice 



Dipi. Quir. come in questo, che fac- 
ciamo di pubblico diritto, avremmo 
potuto recarvi tal quale la Collecta- 
nea Rambertiana fatta per certo al- 
l'intento di precedere la Storia del- 
la Traslazione (Triginta AUTEM bri- 
xienses episcopi etc.J. Ma in allora 
come sarebbe andata la serie cro- 
nologica tanto necessaria nei co- 
dici diplomatici? con qual animo 
porre al fianco di un carme del 
secolo IX una lettera del IV? 
Homilia XVI et Prasf. ad Benevo- 
lum. Galeardus, PP. Brix. Opp. 
pag. XXXIV. 

Cocl. Pcrg. dell'XI secolo, A, I, 8, 
pagina 158. - BrunaTI, Leggend. 



pag. 



33 



DIPLOMATICO 1 5 

Sed et in Martyrologio nostrae Brixiensis Ecclesiae ita scriptum 
invcnimus: XV. Kl. Aug. Brixiae assuptio beatissimi pp. Filastri. 
Jacet ad scm Andream. Titulus autem sepulcri ejus siti juxta al- 
tare beatissimi Andreae apli in meridiana plaga hic erat: fila- 

STRIUS BEATISSIMAE MEMORIAE HIC REQUIESC1T IN PACE. 

Primus Episcopus brixiensis fuit Anathalon mediolanensis 
archiepiscopus. II Clateus. Ili Viator. IIII Latinus. Hill Apollo- 
nius. VI Ursicinus. VII Faustinus. Vili Filastrius. 

Triginta autem brixienses Episcopi etc. 

Qui comincia Ramperto, facendo precedere alle sue parole l'antico Mar- 
tirologio Bresciano: ma il titolo archiepiscopus dato ad Anatalone ci apprende 
che quel Martirologio non doveva essere de 1 primi secoli. Colgo V incontro per 
avvertirvi un' altra volta, che V iscrizione di s. Filastrio leggevasi a 1 tempi del 
b. Ramperto in s. Andrea, dov' era il presule sepolto. 

Vili. 

( An. 390 ? ) 

S. Gaudenzio vescovo di Brescia. 

Dal Sermone di s. Gaudenzio vescovo di Brescia pel giorno della ordinazione sua propria. 

Gagliardi 1. 

Sed beatus Pater Ambrosi us, caeterique venerandi Antistiles, 
sacramento, quo temere vos ipsos obligastis, adstricti, tales ad 
me epistolas cum vestra legatione miserunt, ut sine damno ani- 
mie mese ultra jam resistere non valerem, cui ab Orientalibus 
quoque Episcopis, nisi meum ad vos reditum pollicerer, salutaris 
communio negaretur....Obsecro communem patrem Ambrosium, 
ut post exiguum rorem sermonis mei, ipse irriget corda vestra etc. 



IX. 

( An. 399? ) 
Prefazione di s. Gaudenzio a* suoi quattro Trattati indiritti a Benivolo. 

Gagliardi 2. 

Ricorda la famosa rinuncia dell' amico al grado di magistcr memorice della 
corte di Valentiniano 111, piuttosto che soscrivere un decreto di Giustina. Gli 

1 Galeard. PP, Brix. Opp. p. 332. 2. Op. cit. p. 217. 



i G CODICE 

manda quattro suoi trattati, ma poi si lamenta de' notai che li copiavano, co- 
me abbiam narrato, dalla viva sua voce alterandoli qua e colà. 

E qui di buon grado farei luogo al marmo così detto di Denivolo, che 
il Labus * ed il Brunati 2 han pubblicato, se, come dissi altrove 3 , non sem- 
brasse più veramente di un Marco Aurelio Dubitato *, 

Coma scritti probabilmente spettanti, se nulla veggo, al IV secolo, po- 
trebbero locarsi in queste pagine anche i più caratteristici frammenti degli 
Atti dei nostri martiri Faustino e Giovita, imperocché non è infondato il so- 
spetto, che ab origine si raccogliessero dal nostro vescovo s. Faustino, vis- 
suto nel IV secolo (347-386), quando Corpora scmctorum Marlyrum Faustini 
et Jovitce collegit 5 . Ma sendosi chi sa forse nel secolo IX, e forse ancora 
dal b. Ramperto nella circostanza di una seconda traslazione, adoperali quegli 
Atti per la tessitura della Leggenda matrice , sicché più non resta dei primi 
che qualche impronta, noi que' frammenti porteremo al secolo in cui più 
propriamente fu la Leggenda composta. 



X. 

(Ad. 400?) 

I Barbari. 

Dal Sermone di s. Gaudenzio per la dedicazione della basilica del Concilio dei Santi. 

Gagliardi 6. 

Licet importunitas barbarorum maximam partem celebritatis 
diei hodierno subtraxerit, ne cseteri sancti Antistites, quos inter- 
futuros credimus, advenirent 7 . 

Ptecepimus etiam sanctos cineres Sisiunii, Martyrii et Ale- 
xandre, quos nuper in Anaunia . . . gens interfecit sacrilega. 



1. Fasti della Chiesa - 4 aprile. 7. Ed era l'invasione degli Unni, che 

2. Leggendario dei Santi Bresciani - noi vedemmo ab igne tamen ab- 
pag. 94, ediz. del 1834. stinentes et ferro. L 1 Omelia di s. 

3. Storie Bresc. - t. II, p. 106, nota 4. Massimo di Torino parla d'incen- 

4. Ottimamente scriveva il Gagliardi dio e di ferro distruggitore (Hom. 
PP. Brix. Opera - pag. 218, pub- XCIV Opp. p. 315): ma noi sap- 
blicando quella iscrizione - Marco piamo che il sacerdozio in gene- 
Aurelio Dubitato et C. Lentullo rate solca convertire i fatti in sog- 
Fortunalo posita. getti di declamazione. Esempio le 

5. GRAD. Brix. Sac. Disscrt. Proocrn. lettere di s. Gregorio e eli tutti i 
p. XLV; ibi A do nis fragni, pontelìci dei sec. VII ed Vili, nes- 

G. Gale.ibd. PP* Brix. Opp. pagina suno eccettuato. Povera storia, se 

336-345. non avesse che quelle Ietterei 



DIPLOMATICO 17 

Habemus ergo et hos quadraginta, et praedictos decem sanctos, 
ex diversis terrarum partibus congregatos; unde hanc ipsam 
Basilicam .... Concilium Sanctorum nuncupari oporteret de- 
cerni mus. 

È poi detto nel Sermone come da lui quella basilica si fondasse — fon- 
dare valeremus. — (Storie Bresciane, t. II, pag. 114). 



XI. 

( Ali. 400-402 ) 
Trattato XVI di s. Gaudenzio. 

Gagliardi I. 
Ita nos Deus exaudiet obsecrantes; ita inter pericula imminen- 
tium barbarorum, auxilio protegi divino merebimur. 

Storie Bresciane, t. II, pagina 108. 



XII. 

( An. 404 ? ) 
Elogio XIP di s. Gaudenzio pel suo predecessore Filastrio. 

Gagliardi 2. 

Narra delle lotte di Filastrio contro gli Ariani ed Aussenzio loro capo, 
de'suoi viaggi per quasi tutto il romano impero, del suo ritorno in Brescia 
rudis quondam, sed cupida doctrinai, delle sue predicazioni costà, e della 
sua morte. (Storie Bresciane, t. II, pagina 105, 106). 



XIII. 



Lettera di s. Giovanni Crisostomo a Gaudenzio vescovo di Brescia. 

Montfaucon 3. 

Lo ringrazia de' suoi buoni offici per lui, durante le sue tribulazioni. 



1. GALEARD. PP. Brix. Opp. p. 817. EpistA84,edit.FrontonisDucceL- 

2. Idem, PP. Brix. Opp. p. 370-374. Tillemont, Meni. t. X, pag. 582, 

3. S. Chrisostomi Epist. CLXXIV. - t. XII, p. 311. - Vallarsi, Vita 

Galeard. PP. Brix. Opp. p. 205. Rufìni, alle pag. 158, 159 ecc. 

ODORICI, Storie Bresc. Voi. HI. 2 



18 CODICF. 



XIV. 



Cenno di Gaudenzio nella vita di s. Giovanni Crisostomo, scritta da Palladio. 

Palladio I. 



XV. 



Le Opere di s. Gaudenzio. 

Altro cenno del s. Vescovo nella prefazione alla traduzione delle Recognizioni Clemcntiniane. 

Rufino 2. 
Tibi quidem Gaudenti nostrorumdecus insigne doctorumetc. etc. 

Chiuderemo questi frammenti gaudenziani colla serie cronologica degli 
scritti di quel santo vescovo bresciano secondo il Brunati 3 . 

An. 390 Sermo in prima die ordinalionìs. 

» 597? De Petro et Paulo. 

» 399 Tractatus quatuor de diversis capitulis Evangelii. 

» 599 Sermo de Macabceis martyrìbus. 

» 400-402 Sermo de dedìcalione basilicce Concila Sanctorum. 

» 404 Sermo de vita et obitu b. Philastrii. 

» 404 Tractatus decem paschales. 

» 404 Epistola, sive prcefalio in ipsos tractatus, ad servum 
Christi Benevolum. 

Responsio ad servum Christi Serminiam de villico 

iniquilatis. 
Responsio ad Paulum diaconum, fratrem (suum?). 

XVI. 

(An. 405?) 

S. Vigilio apostolo di Brescia. 

Dagli atti di s. Vigilio vescovo di Trento. 

Bollandisti 4. 

Cap. I. Respectu ergo divino s. Vigilius animatus exiit ad ter- 
ritoria Veronensium, vel Brixianorum, et multi tudinem populo- 

1. Dial. de Vita s. Joh. Chrys. e. 4, 3. Leggend. - ed. cit. p. 102. 

ed. Bigotii, 1680. 4. BULLAND. Ada Sanctorum, tom. V. 

2. In Prcef. ad Versionemhibror. Ke- Junii die XXV. - P. BoNELLl, No- 

cogn. Clement. PP. Brix. Opp. tizie intorno al martire Adalpreto - 

192, 193. t. II. Trento 1767. Gli Atti sono 



DIPLOMATICO 1 9 

rum agres linai Ch risto per baptisma acquisivi t, fundatis ultra 
triginta ecclesiis etc. — Iter dirigit versus portata suae civitatis 
(Tridenti) Brixianam dictam , pertingentem ad pontem , usque 
fluvii propinqui civitatem alluentis. 

Cap. IL Cum pervenissero ad fluvium nomine Sarcham, multa 
popoli Brixianorum turba cum apparatu obviat, ut sanctissimum 
corpus sui Jpostuli cum vi auferant. Quibus Tridentini rei li- 
eta ntes etc. (de, 3 quali è detlo che le reliquie del Martire pone- 
vano in una basilica già da Vigilio eretta ad portata Veronensem). 

Ex Salonilis quoque mercatoribus in eadem urbe negotiantium 
quidam, inundantem cruorem ex sacris exuviis, juxta Velam di- 
ctam, linteo mundo colligendo detergens, ad patriam rediens, 
memoria? causa sancii viri, secum tulit: ubi nunc Christus per 
suum fidelem plurima signorum insignia . . . operatur *. 

Benché non più che anteriori al sec. IX, ho qui recato questi brani per- 
chè desuuti a non dubitarne da più antiche memorie; quel che né più né 
meno si è osservato della Leggenda matrice dei nostri Martiri. 

XVII. 



La moglie di Agostino suddiacono. 

Epìgrafe di Azio. 

Muratori 2. 

B. K. 

ATTIAE INNOCENTIAE SVMMAE CAS 

TITATIS AC SAPIENTIAE FEMINAE QVAE 

VIXIT AN . P . M . XLII . M . Vili . D . UH . IVL . AV 

GVSTINVS SVBDIACONVS CONIVGI DVLCISSIMAE 

CVM QVA VIXIT AN . VIII . M . Ili . D . XX . GONT . VOT . 

B . M . M • P . 

Ne abbiam parlato a pag. 118, t. II delle Storie Bresciane. 

ritenuti dal Tartarotti (de Orig. 2. MuruT. JY. Tes. Vel. Inscr. pa« 

Eùd. T riderti, art. 38, p. 52, e gi na 1833, n. 5. - Gagl. Parere 

§ 41 p. 72), dal Maffei, dal Ma- ecc. 36, ed. del Sambuca. - Zac- 

billon (Prcef. in scec. V, Bened. CARIA, Badia di Leno, p. 61. 62, 

§ VI , 93 ) , dal Papebrocchio che poi la congettura del sec. V. - 

(Ada ss. Junii p. 163, n. 1) non Brun. Leggendario, ed. del 1831, 

posteriori al secolo IX. pag. 191. Era in Leno: piti non 

1. Abbiam già notala l 1 importanza di ce ne resta che un frammento al 

questo passo relativamente alla Museo, e sono le sue lettere IMAE 

storia delle origini salodiane. CAS — - inae QVAE. 



20 codici: 



XVIII. 
Iggo Stufarlo. 



Sua lapide. 



Fabretti 1. 



B . M . IN PACE 

FLA . HIGGO SCVTARIVS 

SCOLA TERTIA QVI 

VIX . ANNVS XXV . MENS . V 

ET MILITAVIT AN . VI . COGNATVS DVL 

CISSIMVS S0R0RI0 AMANTISSIMO 

C . V . M . P . 

Veggasi la pag. 118, t. II delle Storie Bresciane. Scutario , cioè milite 
di quella scuola 2 . 



XIX. 



Crlspìo da Brescia. 

Suo elogio postogli in Roma. 

Marini 3. 

FELIX VITA SVA QVONDAM DVM FORTE MANERET 
CRISTIANEQWe LEGIS CVLTOR MERITOVE BEATVS 
AMICVM MVLTIS FIDES QVEm. MAXIMA SEMPER 
FECERAT ET MODVS SAPIENTIAQWe PAPATEM 
BRIXIAQWe DOMO ET FVIT CVI CRISPIO NOMEN 

E di lui pure dicemmo a pagina 119 del ricordato volume li. 

i. Inscrìpt. p. 222, n. 588. - RoSSl, 3. Nelle sue Inscript. Christ. ms. pa- 

Mem. Bresc. p. 275. - Grutero, . gina 604 , e nelle pubblicate sue 

pag. 1052. - MURATORI, N. Thes. dispute col Paoli sul papa Felice. - 

pag. 1873. - GORI, VII, p. 337.- BRUNITI, Tiegsendario dei ss. lìrc- 

Gaglurdi, 1. cit. pag. 36 ecc. sciarli dèi 1334, p. 205. - Leg- 

2. MuR. 1. e. e la Not. Irnperj, e. 64. gesi tuttora nel Museo Valicano. 



DIPLOMATICO 21 



XX. 

( AD. 426 ) 

1/ Iscrizione di flora. 

Labus 1. 

B M 

HIC REQV1ESCIT 
IN PACE FLORA 
QVE VIXIT IN SE 
CVLO AN. P. M. XXX 
CESSIT SVB D. XV 
KAL. APRILIS POST 
CONS. MASTINI 
VC 

E tanto basti dei marmi del quinto secolo: che il Codice Diplomatico non 
è un Lapidario; né intesi darvi che le lapidi cristiane di certa o presumibil 
data, e tra queste ancora le più meritevoli di ricordo. 

XXI. 

( Anno 451 ) 

Ottàziano vescovo di Brescia. 

S. Ottàziano soscrive il sinodo milanese* 

Labbc 2. 

Ego Optatianus Episcopus Ecclesiae Brixianse in omnia supra- 
scripta consensi, et supscripsi, anathema dicens his, qui de Incar- 
nationis Dominici Sacramento impie senserunt. 

1. Monum. Epigr. Crist. p. 17, 18. - 2. LabbEI, Concilia, tomo IV, a. 451, 
Brunati, op. cit. pag. 200. Ora pag. 584. - Gradonicus, Brixia 

nel patrio Museo. Sacra, pag. 71 ecc. 



QV 



<:oihck 



I GOTI 



Sua lapide. 



§ c <ì d v e i n. 

Marini l. 



\ 
lì u 

SCADVE1N V . D 
IN HOC LOCO RE 
QVIESCIT IN PA 
CE ALADRVT VXOR 
E1VS FECIT 

Fu messa in luce dal Trecani nelle Noie Storiche di Montcchiaro. 11 Marini 
h riprodusse ne 1 suoi Papiri, ma non correttamente. Questa lezione risulta da 
un esalto facsimile ch'io debbo alla gentilezza del colto avv. Mazzolili pure di 
Montechiaro, dove il marmo esiste ancora , e che il Marini farebbe gotico, 

II. 

Un. 565 ) 
I TiZBOlKi. 

Loro proprietà nell'agro bresciano confermate da Giustiniano. 

Cnjacio 2. 

Frammento dell 1 atto Giustinianeo. 

Flavi us Justinianus Caes. Iinp. Alamanicus Gothicus, etc. Nar- 
seti Patricio in Italia S. 

Ex ea enim familia (Titionum) super centum et XX capita ad 
Vindelicos Rlisetiosque migrarunt, malentes dura fortiter pati exi- 

lia, quam etc Quumque hi fratres ac eorum progenitores 

ab impiis romani imperii hostihus spoliati sint omni ampio eo- 
rum censii, quem in urbe ed in Cenoìnanis, maxime Insubri bus, 

1. I Papiri Diplomatici. -Roma 1 805, 2. Jacobi Cujacii, Obsercationum etc, 
!»;«. 261, |.ap. o. CX IX. i. X, e. XII, odi/,. 1500. 



DIPLOMATICO 



23 



Vercellen. Taurinis ac Liguribus per longa temporum spatia pos- 
sidere soliti erant, Volumus .... ut diligente inquisitione fa- 
cta, eos in censu suo ac gentiliciis bonis instaures etc. ctc. 

! 
• • • • • • ••••• • •■ 

Ex urbe nostra Constant. Id Feb. Imperii nostri anno XXXV, 
a natale Christiano 565. 

L'austero Marini *, parlandoci di questo diploma per la famiglia Tizioni 
di Ravenna, « ma chi non vorrà » soggiunge « maravigliarsi grandemente in 
« sentire che il sommo Cujacio stampò una sì fatta galanteria » ? Noi per 
altro veggendola sostenuta dal Rossi 2 , e che più è, rivendicata ultimamente 
dagli scherni mariniani , ne difendiamo col Trova 3 , col Kriegel , coli 1 Her- 
mann e coli' Ossembruggen * l'autenticità. Ne abbiam parlato a pag. 165, 166 
del volume li delle Storie Bresciane. 



1. Papiri dipi. -p. 264, n. LXXIX. 

2. Istorie di Ravenna - pag. 170. 

3. Stor. d 1 Ilal. - t. HI, pag. 224. 

4. In corpore juris civilis Fr, Krie- 



gel continuatum ab ÌEmIlio Her- 
mann, absolutum ab EDUARDO Os- 
SEMBRUGGEN. - Lipsia , tomo II , 
pag. 740, an. 1849, in 4. 



24 



CODICE 



I GRECI 



i. 

( Anno 565 ) 

Il prete Armino. 

Sua Lapide sepolcrale. 

Da me pubblicata e spiegata la prima volta nelle Storie presenti, voi. II, 
g. 168 J . Ora è nel Patrio Museo. 



pa 

. . . . Q . IN . I . . 

V . INCOM 

DVI VIX . ANN . LX 
P . SBD . V N AGE 
I . D. IIII ÀRMINV 
V . PRB . QVI . VIXIT 
. . N . LXVI . DPS E 
AG IND . IIII 

P . ET CN IVSTINI 

. . G ANNO VI 

1. Rarissima pel consolato di Giusti- 
no : il Muratori ne dà una sola : 



reQuiescit . in . pace 

xir . mcoMparabilis 

QVI . MXit . ANN. LX 

de? . sub . Die . v . Non . xuGUstE'i 
inbictione ! un . armnvs 
. . venerab . VBesBiter . qvi . VIXIT 
cwn . lxvi . Devositus . Est 

. . AUGUSti . INMd. . IIII 

imperatorìs . et . consuIìs . IVSTINI 
auGusti . ANNO . vi 

altre se ne conoscono, ma la bre- 
sciana è tra le più importanti. 



DIPLOMATICO 25 



I LONGOBARDI 



i. 

( Anno 593 ? ) 

Alachi duca di Brescia. 

Sua lapide sepolcrale. 

Rossi l. 

Fu da me illustrata nelle Storie Bresciane, tomo II, p. 182. Ottavio Rossi, 
citando il Solazio 9 ? racconta essersi trovato questo marmo tra gli avanzi della 
chiesa di s. Fiorano distrutta nel 1517. Come vi ho provato, ha carattere 
sincero; e noi quel prezioso monumento dell'età longobarda lo riproduciamo 
siccome dal Biemmi 3 ci vien recato e dal Trova *. 

hic est in tvmba alahis dvx alta colvmba 
fvit vir prvdens et princeps optime stvdens 
vt brixia floreret et paci pvlcra adereret 
cristiana qvi morte gavdet maxima sorte 

IL 

( Anno 590-593 ) 

Chiesa di s. Faustino martire in Brescia. 

S. Gregorio narra la morte dì Valeriano Patrizio. 

S. Gregorio 5. 

Joanues quoque, vir magniflcus in hac Urbe (Roma) locuir 
praefectorum servans, cujus gravitatis atque veritatis sit novi- 

1. Storie Bresciane ms. - Cod. Qui- 4. Codice Dipi. Long, parte I del 
rin. C, I, 6. voi. IV della Storia d'Italia, r. 

2. Thadei Solatìi, Brixiensis Vene- CXX, pag. 318. 

randa vetustatis monumenta quoe 5. S. GrEG. Opera Omnia, - Pari- 

in urbe Brixia Brixianove agro sii, tomo II, Dialo gor. lib. IV, 

vicatim reperta sunt: opus Antonio e. LII. - BuLLAND. Acta SS. Feh. 

Busto dicatum. Codice presso il t. II , col. 808. - TrOYA , Coc. 

d.r Pietro Labus , figlio dell' ar- Diplom. parte I , t. IV della ci- 

cheologo cav. Giovanni. tata Storia d'Italia, pagina 31 £, 

3. Stor. Bresc. - t. I, p. 324, 325. n. CXXI. 



20 CODICE 

tnus: qui mihi testatus est Falerianum palricium in cìvilaic. qum 
Brixia dicitur, fuisse defunctum. Cui ejusdem civitatis Episco- 
pio, accepto pretio, locum ia ecclesia praebuit, in quo sepelliri 
debuisset. Qui videlicet Valerianus usque ad aetatem decrepitarli 
levis ac lubricus extitit, modumque suis pravitatibus ponere con- 
tempsit. Eadem vero nocte, qua sepultus est, beatus Fauslinus 
martyr, in cujus ecclesia corpus illius fuerat humatum, custodi 
suo apparuit dicens: Vade et die Episcopo, ut projiciat hinc has 
foetentes carnes, quas hic posuit: quod si non fecerit, die trigesi- 
mo ipse mori e tur. 

Quam visionem custos Episcopo timuit confìteri, et rursus 
admonitus declinavit. Die autem trigesimo ejusdem civitatis Epi- 
scopio, cum vespertina hora sanus atque incolumis ad lectum 
redisset, subita et inopinata morte defunctus est. 

Veggansi le Storie Bresciane, t. II, pag. 204. Chi potrebb'essere mai quel 
Valeriano? 11 titolo di patrizio già lo avverte di altissima importanza: e se 
volessi additarvi nell'impudico vegliardo un assai famoso generale di Giu- 
stiniano, voi noi credereste. Eppur l'induzione non è infondata. Nel 551 
ha un Valeriano governatore di Ravenna che muove a combattere con 
Narsete i Goti. — Lo veggo dopo la celebre giornata del sepolcro dei 
Galli, che fini colla morte di Totila, porsi vincitore all' assedio di Ve- 
rona (552); poi correre contro Teja, quindi invadere la Toscana (553), 
e per due lustri da poi dividere sempre con Narsete la sorte dell'armi, 
finche domatesi da queste le ribelli città di Brescia e di Verona ( 563 ), 
le si tennero sino al venire dei Longobardi (568), che Narsete medesimo 
avea chiamati. Ecco il Valeriano (se nulla veggo) di s. Gregorio, il quale 
noi dice no hrixiensis, civitatis Brinai etc. ma in civilate Brixice, che 
è quanto dire trovantesi allora in Brescia. Qual meraviglia poi che i 
Longobardi lasciassero il vecchio in pace col suo patriziato? Non sappiam 
noi che la loro discesa non era che una vendetta di Narsete? Anche il ti- 
tolo di patricius, tutto proprio degli uomini più insigni della corte imperiale, 
dovea pur suggerire a' miei predecessori l' importanza di queir uomo. Tutti 
badarono al miracolo di s. Faustino: ma nessuno cercò più in là. 

Questo Valeriano patrizio può egli mai essere il compagno di Narsete? 
richiesi, e non è molto, al chiarissimo Trova. «E perchè no?» rispondevami 
[leti. 3 Agosto p. p.) « la sua congettura ò ottima, ed io ci sto molto volentieri; 
« tanto più che quel Valeriano, dopo lunghe guerre ncll' Armenia e nella Per- 
<samenia (patria di Narsete), andò sotto il reggimento di lui ad assediare Vero- 
i na,comc racconta Procopio ». Ecco quindi una bella scoperta di storia bresciana. 



DIPLOMATICO 27 

Ili. 

( Anno 594 ) 

1 Cittadini di Brescia. 

Lettera di t. Gregorio a Costanzo vescovo di Milano. 

S. Gregorio 1. 

. ... In gravi vos moerore esse cognoviinus, propter Episcopos 
et cives brixi.e, qui vobis mandali t ut eis epistolam transunti ttalis, 
inqna jurare debeatis vos Tria Capi tuia minime damnasse etc. 

Abbiasi di ciò narrato nel tomo II, pag. 301 delle Storie Bresciane. 

IV. 

( Secolo VI ) 

iaustino ed Aratore. 

Sacri carmi di Faustino poeta bresciano. 

Capriolo 2. 

Non so quanta fede si meriti il Capriolo dove ricorda quei carmi del 
tempo di s. Paterio vescovo di Brescia, tanto più che dal loro stile si par- 
rebbero veramente di secoli postumi. Ad ogni modo, lasciando che ciascuno 
vi rumini sopra, senza né togliere né dar fede alla cosa, avverto il passo 
del cronista bresciano a tutti ornai sfuggito. 

Aratore. 

Ed un altro bresciano avrebbe in questo secolo illustrate le nostre lettere. 
Aratore voglio dire, di patria bresciana forse, milanese di domicilio, coevo 
dei santi vescovi Magno e Dazio, e ch'io sospetto autore della celebre Historia 
Datiana testé illustrata molto sapientemente dal canonico Birago e rivendi- 
cata dalle dubitazioni del Muratori. I suoi dettagli sulla Chiesa Bresciana, su- 
periori a quanto ci narra della Chiesa Mediolanense, favoriscono la congettura. 

Ben più assai la favorisce un antico testo a penna, già del vescovo di 
Trento 3 , contenente la Storia Apostolica di Aratore, dove si noma replicata- 
mente bresciano. Ligure si chiama da Cassiodoro 4 : con buone ragioni combalte il 

1. S. GREG. Epist. XXXIX del li- 3. MAZZUCCHELLI , Scrittori cV Italia. 
bro IV. - Troya, Cod. Dipi. p. I, Brescia 1753, tomo I, p. II, pa- 
t. IV, cit. pagina 314, CXIX. ghia 933. aratore. 

2. Chronicon, lib. IV, p. XX, versa. 4. Variar. Epist. lib. Vili, cp. XII. 



28 CODICE 

Sassi le parole cassiodorianc '. Eletto da re Atalanco a conte dei domestici 2 
e delle cose private (an. 534), noi vediamo Aratore suddiacono da poi della 
Chiesa Romana. Stese in versi latini gli Atti degli Apostoli; morì del 526. Nella 
congettura che la Hisloria Datiana, lavoro del VI secolo contenente le vite 
dei primi vescovi milanesi, possa ben anco attribuirsi al suddiacono nostro, 
ve ne darò que' brani che più direttamente ci riguardassero. 



( Pag. 6 ). Ea tempestate Galli Senones prosperis adjuti succes- 
sibus, urbes etiam ad inhabitandum sibi condere coeperunt, ut 
est hodie quae Pergamum, Brixia et Ticinum etc .... Quibus 
ingenti structura firmissime fabricatis etc. 

(Pag. 13). Tunc alloquens praeclarissimurn vi rum Anatelon 
aeque apostolico dogmate fartum: Perge , inquit, ab urbe hac. 
versus piagavi, lapide sexagesirno, Brixiam, quae est Alpibus con- 
tigua , et una ex Venetiarum urbibus haud ignobilis^ civibus- 
que ejus salutarla verbi pabula impertire. . . . Quam ille etc. 
ad eamdem properanter accessit urbem. Ciimque agrestibus ac 
ferocibas Gentilium animis dulcia vitae perennis etc. 

(Pag. 16). Fuit autem ( Anatalon) in pastorali cura utrarum- 
que sedium annis tredecim ab anno XII Glaudii usque ad X Ne- 
ronis. Quo in tempore ordinavit sibi successores duos, alterum 
Mediolanensis, alterum Brixiensis civitatis Episcopum. 

(Pag. 17). Nam de sacratissimi ejus corporis gleba quia nihil 
certi usque ad praesens comperi, Dei solius . . . relinquo notitiae. 

Dissi altrove come, già data in luce dal Muratori quale fattura del se- 
colo XI od in quel torno, venne poi quest' opera splendidamente restituita 
al VI secolo dal can. Birago, della cui lezione ci siamo serviti. 



V. 



Battistero Bresciano di s. Giovanni. 

Epigrafe di Teodolinda per la fondazione del battistero, di sospetta sincerità. 

Da me recata nel t. 11, pag. 214 delle citate Istorie. 
1. PrQdrom, de Stud. Mediol, e. V. 2. Cassiod. 1. cit. 



DIPLOMATICO 29 

VI. 

( Anno 617 ? ) 
Altro suo marmo, più sospetto ancora, per la consecrazionc del battistero. 

Vedi la pag. 214, t. 11 delle Storie nostre *. 

VII. 
Sepolcro di $. Anaialonc. 

Metnoria. 

Muratori 2. 

S. Anathelon sedit annos XIII. Depositio Vili Kal. octobris 
et jacet apud Brixiam urbem in monte s. Floriani. 

Ha chi sospetta per altro in queste parole un'aggiunta di secoli postumi 
al Codice della Metropolitana di Milano. 

Vili. 

( Anno 669 ? ) 

Densdedit vescovo di Brescia. 

Soscrive il sesto Concilio Romano. 

Labbc 3. 

Deusdedit Episcopus Sanctse Ecclesiae Brixiensis, in hanc sug- 
gestionerà, quam prò Apostolica nostra fide unanimiter constru- 
ximus, similiter subscripsi. 



1. Rer. Ital. Script, t. I, pars altera, cenno d' indizione così comune 
pagina 228. Ordo ani. Episcopor. per le lapidi di quel tempo. Dal 
Mediol. che sarem persuasi come a ra- 

2. Si sa che nella raccolta del So- gione io sospetti della genuinità 

lazio , checche ne dica il Rossi, di questi due monumenti dati d'al- 

que 1 due marmi non ci sono: che tronde dall'Ughelli, dal Gradeni- 

furono ignoti a tulti gli storici go , dal Frisi, dal Paciaudi, dal 

bresciani prima del 1603, nel qual Biemmi e dal Brunati. 
anno fu abbattuto il sacrario: che 3. CoSSARTlUS et LABBEUS, Concilior. 

nel secondo non si fa parola del t. VII, p. 727. - GRADENIC Brix. 

vescovo consecralore: che non ha Sacra, pag. 95. 



:\i) 



OD J CE 



IX. 

( Anno 730 ) 

Il Porto Bresciano. 

Dalla Capitolazione Commerciale di re Liutprando cogli uomini di Comacchio pel sale ed al~ 

(re vieni da recarsi nei porti del Po. 

Troya 1. 

Item in Campo Marcio Transitura debeat dare Linos tremis- 
ses per singulas Naves. Scaramantico vero nihil providemus dare, 
sed libenter transire praecipimus. 

Item in Porto Brixiano Riparios IV instituimus secundum 
arili quuni. 

Deciinas vero dare debeant Sale Modios quindecim, et palo 
solvendum tremisse uno, et Modio pensato de libris triginta cum 
ipsa Decima dare debeant. 

Item in Porto, qui vocatur Cremona, providemus confirmare 
duos Riparios etc. 

Storie Bresciane, t. II, pag. 261, 262. 



X. 

( An. 739 circa ? ) 

Petronace da Brescia. 

iscrizione scolpita in un reliquiario d'argento a Monte Casino, contenente un braccio di 



s. Faustino martire di Brescia. 
Card. Mai 2. 

R . PATRONACIS 
ABB . CAS . OPE . EX 
BRIXIA CAS1NUM DE 
VENI . 

(infra) 
S . FAUSTINVS MARTYR. 



Zaccaria 3. 

R . PATRONACIS 

ABB . CAS . OPE . EX 

BR 

IXIA CASINVM DEVE 

NI 

S. FAVSTINVS MARTIR. 



1. Tro\A, Storia d 1 Italia - t. IV, 
parte III del Codice Dipi. Long. 
p. 529, n. 480. Il documento 
provenne dall'Archivio Capitolare 
di Cremona. - MURATORI, Antiq. 
hai. M. JEs>i, t. II, 23 - 25. 

2. S cript. Fai. N. Coli. V, 51. 



3. Badia di Leno, pag. 9. Gradeni- 
CO, Brixia Sacra, p. 101. - TROYA, 
Cod. Dipi. p. IV, n. 612. Ma per- 
chè mo Patronacis, e non Petro- 
nacis ? Nesuna meraviglia: nella 
Bolla di pp. Zaccaria, di cui 
parleremo, nomasi anche Petonas. 



DIPLOMATICO 31 

Il Card. Mai pubblicò quest' epigrafe tra le Mariniane colla, nota: In Secr. 
Eccl. Montis Casini (vidi cgomet etc): in theca argentea, in qua brachimi* 
s. Faustini Marfyris, Brixia Casinum translatum per Petronacem, civem bri- 

xianuni etc sjec. vili litteris langobardigis. Si veggano le Storie 

nostre, t. II, pag. 256, 257. 



XI. 



Il Tempio dei Bresciani. 

Basilica bresciana di s. Salvatore fondala da Liutprando. 

Mazzucchelli t. 

EGO LIVTPRANDVS VIR EX 
CELLENTISSIMVS REX GENTIS 
LONGOBARDORVM AD SOLAM 
SVASIONEM MEAE FIDEI ER 
GA DEVM PROP1TIVM IPSIVS 
DEI SERVATORIS TEMPLVM 
HOC BRIXIANORVM EXTRVXI 



Iscr. da me riprodotta ed illustrata alla pag. 262, t. II delle Stor. Bresciane. 

Benché di data incerta, non sarà inutile, a proposito di basiliche cittadine, 
aggiugnere le seguenti, già rinvenute in s. Pietro de Doni, per le quali e 
accertato che il pavimento ne fosse a mosaico. 

MAXIMIANYS 2 SYRVS DIAC 3 

et leontiys Httiic hocum Tessellavit cum suis. 

CVM SV1S 

pedes centum 

La prima già spettante a s. Pietro de Dom (Storie Bresciane, tomo li, 
pag. 220); la seconda in Tempio s. Maria}, forse la Rotonda. 

Una carta del 736 pubblio, dal In Eccl. Catliecir. in Altare s. An- 

Muratori ( Ant. Ital. M. JEvi. tomi. Cod. Quir. A, II, 14. Queste 

t. I, col. 760) porta in une rrr Si- due citazioni divise per errore in 

gnum manus Petronis de Brixiani. due note a p. 220, t. II delle Sto- 

\> Piede Statuario di Brescia -1752, rie, denno formare la sola nota 2 

pag. 50. - Gnocchi, Mon. Ant. di quella pagina. - Anche il Ma- 

urbis et agri Brix. Ms. presso la rini (Inscr. Christ.) presso il Mai 

libreria del Seminario di qui, pa- Scrip. Vat. Nova Coli. t. V, 126, 

gina 120 ecc. riporta l'epigrafe. 

2. In pavim. ani Petri Ecclesia? , 3. Mon. Ant. Cod. Quir. cit. A, I, 4. 

(CoJ. Quir. A, I, 4, n. 289).^ pag. 14. 



32 



CODICE 



XII. 

( Anno 745 ) i 

Gisolfo II duca di Benevento fa cessare le azioni legali del suo palazzo contro il retaggio del 

Guargango Anastasio, e provvede alla sicurezza e disciplina del monastero di s. Maria 

in Cella, fondato da Petronace di Brescia. 

Troya 1. 

In nomine Domini nostri Jesu Christi etc. Manifesta causa est, 
quia prò auctoritate, atque voluntate praevidit Domnus Petro- 
nacis Abbati Pater noster construere monasterium puellarum 
in honore Beatae Mariae in Cella etc. 

L'abbiam ricordato a pag. 257, tomo II delle Storie Bresciane. 

XIII. 

( Anno 747 ) 
Gisolfo duca colloca tre Guarganghe o Straniere nel monastero di s. Maria in Cingla. 

Troya 2. 

Ivi è detto che avea donato, una cum beatissimo patre nostro Petronaci 
abbati, la cella di s. Maria in Cingla a Guasana badessa di quel monastero. 

XIV. 

( Anno 718? ) 

Zaccaria pontefice largisce a Petronace da Brescia ristauratore di Monte Casino alcune pro- 
prietà e privilegi, donandogli ad un tempo i libri scritturali e gli Statuti di s. Benedetto. 

Laureto 3. 

Set cum jam Omnipotens Deus censuisset Casinen. Cenobium 
restaurare... a reverentissimo Gregorio tertio predecessore Nostro 
Petonas (sic) dictus fìlius noster est ad restaurandum directus etc. 



1. Cod. Dipi. Long. p. IV, n. 582. - 

GATTOLA, Hist. Casin. I, 27. 

2. Codice cit. parte IV, n. 604. - 
Gattola, Hist. Casin. I, 27. 

3. LAURETO, De existentia s. Bene-' 

dicti. - Dubita il Baronio (Ann. 
Eccl. ad a. 748) dell 1 autenticità 
del privilegio. Il Gallonio poi lo 
rigetta; e dietro lui seguirono assai 
derisori, la cui schiera dal Dc- 
Mco (Ann. a. 748) finalmente si 
compie. - Il Muratori però ( K. 



I. S. t. IV) nelle note al Cronaco 
Casinese di Leone Ostiense lo di- 
fende, come lo difende e lo ripub- 
blica e lo illustra sapientemente 
lo storico insigne Carlo Troya 
( Coti. Diplom. Long, parte IV, 
pag. 302, n. 616), che vide la 
bolla originale autenticata da Mon- 
signor Marini, qual prefetto degli 
Archivj secreti. Quanto si fa pre- 
sto a gettare fra le cose apografe 
lapidi e pergamene! 



DIPLOMATICO 



33 



Hec autem eo clic quo sanclissimi patris ecclesiara dedicavi- 
rnus parvitas nostra obtulit libros scilicet sancte Scripture et li- 
brimi regule quam sanctissimus pater manti propria scripserat, 
pondus etiam libre panis et mensuratn vini, nec non diversa 
ad ecclesiasticum ministeri uni ornamenta et possessiones aposto- 
lica liberalitate concessimus etc. etc. 

E narra come Petronace chiedesse riconferma delle antiche proprietà del 
monastero coi doni amplissimi a lui fatti di settemila servi, e coi porti di 
Messina e di Palermo! Se non che i porti reali denno credersi piccioli seni 
o golfi di colà, come osserva il Trova. L'altrui meraviglia pel numero de' 
servi è inane. — Ne dicemmo alcun che nel t. II delle Storie, pag. 256^-257. 

. . . Liceat eidem religioso Patronati (sic) eiusque postcris et 
eorum prepositis in perpetuum iudicare predictas ecclesias, curtes, 
etc. per totum orbem terrarum etc. 

Daturum ( sic ) duodecimo Kalendas martiarum Aquini etc. 
Anno Deo propitio Pontificatus domni nostri Zaccarie etc. . . . 
Primo In mense Martio. Indictione suprascripta prima. 



XV. 

( An. 759 - gennajo ) 

11 monastero bresciano di s. michele 
e di s. Pietro apostolo. 

Diploma di Desiderio ed Ansa. 

Muratori 1. 

Desiderio re dei Longobardi ed Ansa di lui consorte concedono ad Ansel- 
perga loro figlia badessa di quel monastero (dui archangeli sci michaelis aU 
que apostolorum principis petri da essi a fundamentis edificato et omnia 
claustria ipsius monasteri! cum ecclesiis et reliquis edifìciis da loro già pre- 
stabiliti, e l'area co'suoi confini qual venne loro concessa per Astolfo re. Ri- 
conoscono parecchie altre proprietà del monastero; cui donano la corte di 
Cerropicto, che Astolfo medesimo avea loro donata. 



1. Antich. Ital. M. Mvi y tomo V, 
pag. 497 sotto l'anno 758, e più. 
diligentemente dalfAstezati (Coni. 
Manelmi de Obsid. Brix.J. Le ag- 
giunte e le rettificazioni che ho 
potuto rilevare siili 1 apografo per- 
gamen. Quirin. non sono tali da 
meritare un' apposita replica di 
tutto il diploma, dal quale si co- 



nosce V affetto di Astolfo re verso 
Desiderio. E a notarsi la Corte di 
Cerropinto, il Cerpenl di un do- 
cumento del Libro Poteris all'anno 
1174 ed il Cerpentum in T^inetis 
Brixice di una carta queriniana del 
ì 022. Ivi tuttora ha un titolo, un san- 
tuario di s. Maria in Serpent nei 
limiti del Comune di s. Nazzaro. 



Odorici, Storie Bres. Voi. III. 



34 CODICE 

Actam .... raensis Januarj Anno .... gni nostri in dei 
nomine secundo ind. XII. 

Vedi le Storie Bresciane, t. II, pag. 284. 

XVI. 

( An. 759 - 17 seltemb. ) 

11 Monastero bresciano df s. Maria. 

Atto privato. 

Astezati I. 

Ippolito vescovo di Lodi esecutore testamentario di Gisolfo Stratore (il 
quale avea lasciato, che la metà de' suoi beni a beneficio del povero ed a requie 
sua fosse venduta, restando poi dell' altra metà usufruttuaria la sua moglie 
Radoara, indi monaca ) vende a Guiderio rettore monasterii sce dei genetricis 
marie silum intra civit. brexiana, la metà della Corte di Alfiano, presente Ra- 
doara medesima, i giudici illustri del luogo, i germani della vedova, per 
solidos aureos pretestatos acoloratos pensantes numero triamillia oclingentos 
quinquaginta. Sono compresi ne' beni 50 jugeri di terra de Ma petia qui 
dicitur de campo prope viam Treloriam colla metà de Portu in fluvio Olio. 
Si vendono, come al solito, i servi e le ancelle della terra ceduta ecc. 

La carta è segnata negli anni di Desiderio e di Adelchi tertio et primo 
septima decima die mensis septembris indictione terciadecima. 

E sottoscritta da Ippolito vescovo cum sacerdotes fideles, da Radoara deo 
dicata supplicante (perchè soggetta al mundio rappresentato da' suoi congiunti 
consenzienti , probabilmente Mundoaldi regie potestatis prò venundatione ; 
da Benedetto arcidiacono, da Thautpald gastaldo, da Alachi genero di Ra- 
doara coiisentiente eie. Veggasi il tomo li, pag. 284 delle Storie Bresciane. 

XVII. 

(760—4 ottobre ) 

11 Monastero bresciano di s* Salvatore 2 . 

Desiderio, Adelchi ed Ansa confermano ed amplificano le proprietà e i privilegi del monastero. 

Margarino 3. 

Flavivs Desidemvs atqwe adelchis viri excellentissinn reges, 
atcjMe precellentissima ansa regina monastero dni salvatori^ qiiod 

1. Corti. Evang. Mancina in fine. - 3. MàRGARINUS, Bull. Casin, tomo II, 
Muratori, Ant. li. M. JEvi^ t. Ili, pag. 6. Le ricerche da me fatte 
pag. 555. per tutta P Italia onde procurare, 

2. Le lettere corsive nel documento benché incliligentiisima, come dice 

compiono le abbreviazioni* il Lupi, la raccolta dal Margarino, 



DIPLOMATICO 35 

»os deo auxilianlc intra civitatem nostrani brixianani fundavi- 
mus et ereximus et superna subveniente misericordia hedi- 
ficavimus, et sacrate deo Anselperge abbafrfsse dilecte filile et 
germane nostra? seu cuncte congregationi monacharum ibidem 
permanenti divina, nos vocis prseconium incessanter amonet Co- 
tidie ut secidi relinquamMS contagia et ad il la*» felicem pa- 
triam bona opera ntes apertos semper oculos habeamns ut cui» 
nostra? carnis habitaculo iubente creatore iuerinu^s egressi por- 
ti! m q«?etis invenire valeaoms. Clamat etenim scriptura di- 
cens, quodeumque potest manws tua facere instanter operare. 
Oportet ergo ut manus uostras in malis operibus sint ociose et 
que deo sint placita cunctis viribus operentwr ut pocius cum ovi- 
bus ad dexteram recipi mereamur quam cum bechis videamwr 
expelli certe si in quantum virtfis sustinet tamen mente limpida 
superni iudicis fecerinws mandata in ilio terribili judicio au- 
dienms clemente»* pastore»* dicentem venite benedicti patris 
mei possidete regnum de* quod Yohis preparatimi est ab origine 
mundi huius beneficii et promissionis stimma succensi cecWmus 
et fìrtnamws in ipso sancto cenobio in quo prò ani marti »i no- 
strarum rimedio die noctuqwe preces funduntar adno ( sic ). 
Primum omnia edificia cuncta que nobi-s jubentibus ibi fundata 
sunt seu et sacra vasa et pallia et ea omnia que ad altaris moni- 
sterium pertinent adferimws nec non aurum argentum eramenta 
ferramenta lignea et ticlilia omnia et in omnibus mobilibus 
et immobilibus rebus simul cum animalibus bovibus bobulcis 
familiis utriusqwe sexus ibidem pertinentibies eidem sanefo 
cenobio adferimws possidendum. Verum eciam et conferirne 
in ipso sancto loco casas massericias numero decem posilas 
super fluvio Ollio loco qui Pisserisse nuncupatur que regun- 
tur per victorem juvenculus densdedit ursulum dominicum ste- 
phanum oriseolum maurus venerandolum et alii vel consor- 

la rarità di quel Bullario, e più n. II. In quanto a 1 nomi proprj 

aucora gli svarioni moltiplici pre- di luoghi, col soccorso delle lenti, 

si dali 1 autore nel documento , ho potuto rettificare le seguenti 

mi rendono necessaria la sua ri- denominazioni: Casale, Seciuicio- 

produzione. Veggasi l'antico apo- lum, per Seniciolum; e forse Cico- 

grafo pergamenaceo quiriniano nel niaria per Cicomaria: ma ben altri 

Cod. Dipi. Qwir. - t. I, pag. 18, errori correggeremo nel Margar. 



36 CODICE 

tibus eovum tiim casas terras vineas pratas , pascuas cum 
uxori bus familiis servos proservis liberos proliberis utriusque 
sexus et etatis omnia et in omnibus cum animalibus quid- 
quid a ,suas manus habere comprobantur habuere ( sic ) mas- 
sarii terra juges Numero quadri ngentes. Nec non et cedinms 
ibi Recona quantum ad curtem nostram perlinet suptus ipso 
Pisserisso usque in ollio in integrum similiter et cedimits in 
ipso monasterium Casale Seciniolum quod positum est secws Pol- 
licinum de Pado habens iuies trecentes in quo resedent mas- 
sarii quatuor \dest laurentinws petronacis dominicus eracìiilmo 
atque in insula que Cicomaria dicitwr pertinens ad curtem no- 
stram et ad curtem ducalem in ipso venerabili loco concedi mus 
possedendum et cedimus in suprascripto monasterium terra iuies 
quinquaginta de brada curte ducales que est prope fluvio Mel- 
la loco qui dici iur Runca quod est Runco Novo et de silva que 
secwm ipsa terra insimul tenet cedimus ibi iuies alias quinqua- 
ginta ac damus ibi gisolum et radolum de Cuntinglaca qui 
porcos ipsius monasterii pascere debeant cum rebus et familiis 
suis et cedimus ibi deosdedulum de Letrino qui sit pecorarius et 
donamws in ibi ansteum de Quintiano qui vaccas ipsius mona- 
sterii pascat cum casa et familia sua. Adferimws etenim in prefato 
dei tempio casas octo positas in ipso brixiano territorio casale 
quod dicitur Ermenfrit regentes ipsas casas proliberis homini- 
bus cum familiis servis proservis liberos proliberis cum omma 
et in ommbus sicut ad curtem nostram fuissent possesse in in- 
tegri!?» atque eciam et terra sine massarios cum silva in fìnibus 
Sermionensi loco qui diciUtr Gussunagus iuies numero centum 
quinquaginta. Hec omnia supeiius comprehensa mobilia et im- 
mobilia sese que moventia omma et in omnibus tam quod per 
precepta ibi contulinms seu et undecumque ibi aut per compa- 
racionem donationem aut commutationem vel per collibet in- 
genium ibi adquirere potuinws aut in antea deo propicio le- 
gibus adquiveve aut agregare potuerimus per boc nostrum ro- 
boiatissimum preceptum ,in iam fato sancto monasterio omni 
in tempore inconcusse possedendum fìrmamws. Ea vidclicet ra- 
cione ut tam ipse monasterius vel eius congregalio ad no- 
strum sacratissimum defensione habeat palacium. Et hoc sta- 



DIPLOMATICO 37 

tuimtts ut quando necessitas fnerit abbatta ibi ordinanduwi 
ut de intra ipsa congrega tione deo digna persona eligatur quoti 
opus ipsum peragere possit et de exteras non ibi ordinetwr nec 
violentias a quempiam patiantiantur (sic). Et hoc statuimus ut am- 
plius quadriginta monachas non ibi recipiatur, nisi tantummodo 
per hoc numeruwi ipso (sic) dei officio impleantur. Et senodochium 
qutdem nostrum qwod intra civitatem noslvam Ticinensem deo 
octore hedifìcavinms ubi et basilicam in onore»* dei genitricis 
ma rise et sanctorom apos/olorum petri et pauli construxinws vo- 
lum«s ut et ipse habeat defensionem et ordinationem ad iam 
fa tutti monasterium nostrum. Ita ut cuw ipso in defensione no- 
stva. vcl sucessonwi nostvovum aut ad sacrimi nostrum ut dissi- 
mus palacium debeat habere. Et quali ter nos per nostrum ordi- 
nationis preceptuwi ordinaverimws de rebus quas ibi contulerimws 
et insti tuerimtis qualiter pauperis ibi pascere debeat aut quo- 
modo ibi disposueriums in omnibus sic fieri debeat sicut per 
ipsum nostrum preceptum fieri ordinaverimws. Et datine in 
mandatis omnibus ducibus comitibus gastaldiis nostrisqwe agen- 
tibus ut nullus covimi con tra ea que nostra largitas statuii et 
confìrmavit potestas ire quandoqwe presumat sed omnì in tem- 
pore in sepius dicto sancto loco seu tibi et tue successoribus 
stabilis permaneat et persista! perennis et futuris temporibus. 

Ex dicto suprascriptonmi domino rum nostrorwm regum persisi- 
gno illis referentibus scripsi ego rodoald notarius dato Ticino in 
palacio quarto die mensis hoctobri anno felicissimi regni nostri in 
dei no??ime quarto et sccimdo Indictione quintadecima feliciter. 

XVIII. 

( An. 761 — 25 marzo ) 

Anselperga badessa di s. Salvatore. 

Atto privato. 

Muratori 1. 

Godolo suddiacono della Chiesa Bresciana vende Anselpertjce abbatisscc 
in monasterium dni salvatori* intra predictam civitatem brixianam (nudatimi 

1. MuRAT. Ant. Ital. M. Mvi, t. I, Non è già vendita della terra, come 
pag. 667, sotto Tanno 760, Veg- scrisse il Muratori, ma del solo 
gasi Tapog. pergam. qirirra. ri. Ili, canale o diritto dell'acqua; il carn- 
uti t. I. del Cod. Diplom, Quirin. pò lo riserva a sé. 



38 codice 

de curriculo ilio per quem graditur aqua ad suprascriptum monastcrium . . . 
usque ad pedes sepluagìnta sex: il quale scorreva in una sua terra che gli 
era pervenuta ex donatione per launechild ab Osret et Pharaone de Ofolaga. 
L'atto è stipulato negli anni V et II di Desiderio e di Adelchi sub die 
ottavo Kal. Aprilis. Actum Brixia feliciter. 

XIX. 

( An. 761 — 25 marzo ) 

Altra cessione di acque. 

Muratori I. 

Valeriano e Liodvaldo habitatores intra muros civitatìs brixiane figli di 
Leone vendono ad Anselperga altri cinquanta piedi del medesimo canale, e ne 
ricevono promissionis laimichild secondo la legge (secundum legem nostrani) 
sei soldi d'oro e due tremissi — Aduni Brixia feliciter. — L' atto è stipu- 
lato negli anni di Desiderio e di Adelchi V e II sub die ottavo Kal. Aprilis 
Ind. quartadecima. 

XX. 

( Anno 761 ? ) 

Basiliche di a. Desiderio, di », Giovanni 
e di *». Eufemia. - Ospitale di Peresindo. 

Divisione di acque tra i preti di quelle basiliche, assenziente il nostro vescovo Benedetto. 

Muratori 2. 

Cartula sicuritatis et promissionis cauta Sabatio archipbro 3 
( archipresbitero ) custode de basilica sci desiderii et deusdedit 
pbro rectore basilica? sci johannis evangelista) et petro clerico 
custode basilica? sce eufemia? una cum auctoritate Benedicti epi. 
sce Eccla? brixiana? de curriculo qui ex parte in terra de su- 
prascriptis basilicis cowstat esse boc est de jure sci desiderii 

1. Muratori, Jnt. lt. M. /Evi, t. Ili, 3. L 1 archipresbiterato di questi secoli 

pag. 701 , veggasi l 1 antico apo- non era proprio che della Calle- 

grul'o perg. Quir. nel Cod. Dipi. drale. Siccome però s. Desiderio 

Quir. - t. I, perg. n. IV, pag. 27. con altre chiesicciuole del colle 

2. MuRAT. Anliq. hai. 31. JE\>i 7 t. II, Cidneo dipendevano, come vedre- 

pag. 407. La sua storica impor- rno, dalla Cattedrale medesima, ne 

Luiza e la sua brevità ne induce viene che Subalio Archipresb. di 

a riprodurlo sull 1 amico apografo essa era anche custode di s. Desi- 

()uiriniano - perg. n. V, l. I del derio: non già che questa chie- 

Cod. cit. sicciuola avesse un arciprete a sé. 



DIPLOMATICO 39 

comprehendit pedcs inanuales numero vigintiquinque, et de sci 
iohannis pedes quinquaginta, et de senedochio cauta quoddam 
Perensundo qui permanet dicioni pontifici * pedes numero treginta 
et de jure sce eufemiae àemqiie longo pedes sexaginta p ro qui- 
bus datum est in ipsa venerabilia loca in primis suprascripto 
pontifici pallio uno de blata melessa (pare che dica melella) simi- 
ìiler sabationi archi presbitero alio pallio de blata fusca nec 
non etiam dewsdedit pbro similiter et petro clerico simili modo 2 . 

XXI. 

( An. 761 — 17 aprile ) 

La Porta milanese,! 

Maurenzio Bovorcolo della porta Milanese di Brescia. 

Muratori 3. 

Questo Maurentius qui et Bovorcolus * noncupatur habitator intra muros 
civitatis brixiane prope portarti mediolanensem loco qui dicitur Parevaret (sic) 
vende ad Anselperga badessa del monastero di s. Salvatore trentasei piedi 
del canale d'acqua scorrente presso la di lui casa vicino alla porta della 
città — Actum Brixia'feliciter. — L'atto è stipulato negli anni V e II di 
Desiderio e di Adelchi, die XV Kalendas magias Indicione quartadecima. 

XXII. 

( An. 761 — 10 settembre ) 

La Corte di Alfiauo. 

Atto privato. 

Muratori 5. 

La sopraddetta Anselperga e Natalia clarissima conjuge Alechis V. M. 

Gastaldo regis eie. et Pelagia dicata Deo Abbatissa monasterj s. Joannis... 

1 . Primo ed importante cenno di un to segnata dal Muratori ; tanto 

ospitale in Brescia. Pare istituito più che la predetta carta è un 
da un Peresindo bresciano, sotto contratto Giuliano, al qual mona- 
la tutela del vescovo di Brescia. stero non ispettava quest 1 ultima 

2. La carta non è che una memo- per nulla. Noi dicemmo deposto 

ria, un estratto della convenzione. Benedetto ante regiam s. Mance 

Non ha data ; e il Muratori gli prima del 774, perchè gli è certo 

applicava la stessa dell' atto ante- che in quell 1 anno era già vescovo 

cedente relativo ad acque, sotto Ansvaldo ( Rod. Not. Historiola). 

il quale trovavasi copiala questa 3. Lodovico MURATORI, Antiquitates 

memoria dall' amanuense del do- Ital. M. Mvi^ t. Ili, pag. 759. 

cumento medesimo , tratto dal- Veggasi l'antico apografo perga- 

l'analogia delle due singolari scrit- menaceo nel Diplom. Quiriti, per- 

ture attinenti a divisioni o con- gamena n. VI, pag. 35, tomo I. 

tratti di acque. Non è quindi certa 4. Esempio di cognomi del sec. VIII. 

l' età in cui pontificava Benedet- 5. Ant . Ital. M. JEvi, t. V, col. 500. 



40 CODICE 

intra civitatem Laudensi , quam genitor eorum quondam Ghisulf condedit 
fanno la permuta seguente: 

Anselperga cede alle due lodigiane alcune case in Lodi, le due corti di 
Asiello e di Gambate, una casa in vico Maconi ... seu et vilis intra clausura 
prope Celerà, Iwje, con altre proprietà in Villa et in Amiate, e il prato prope 
civitate qui est Ripa in Ponte de Celerà, cose tutte de Territorio Laudensi; 
oltre una corte in Valle Tellina, e quattro aldioni o servi ivi stimati come 
terra, ivi nomandosi un Arioaldo figlio q. Cerarti aurifici. 

Di rincontro Natalia e Pelagia danno ad Anselperga la corte super 
fluvio Olio in finibus brexiana qui dicitur Alphiano . . . simulque et Re- 
cona in ipso loco, a compimento dell'altra metà di quella carta già venduta, 
come vedemmo, dal vescovo Ippolito. 

L'atto è stipulato in Pavia negli anni V e III di Desiderio e di Adelchi, 
decima die mensis Septembris Indicione decimaquinta. E sottoscritto da Pe- 
lagia badessa, da Alechis V. M. marito di Natalia, da Lazaro Gaslaldio 
donine regine filio quondam Piccioni de Cremona, da Garperto V. M. ecc. 

Ne abbiam discorso nel voi. II delle Storie Bresciane, pag. 295. 

XXIII. 

( An. 763 — 26 ottobre ) 

Bolla di Paolo l ad Anselperga. 

Cocquelines I. 

Colla quale si concedono al monastero di s. Salvatore quam noviter fon- 
dare visa est Ansa assai privilegi, esonerando il claustro benedettino dalla 
dipendenza di qualsiasi vescovo o sacerdote, sicché nullo ecclesiastico officio 
ivi si possa compiere senza volontà della badessa. 

Data VII. Kal. novembris imperante dorano (^piissimo in altro 
apog.) augusto Constantino adeo coronato magno imperatore ano 
XL. III. Anno XXIII sedet (sic) Leone imperatore filio ejus Anno X 
Indicione I. 

La bolla è sottoscritta dai vescovi Appollinare, Oto, Giuliano e Felice. 
Fu pur vidimata e riconosciuta nel secolo IX da Hermann giudice e messo 
di Lotario imperatore, e per altri notai. 

Veggansi le nostre Istorie, pag. 296 del t. II. 

1. COCQUELLINES, Bullarium Roma- blicata dal Marc. Bull. Casin. 
nur/i, tomo I, an. 7G3. Veggansi t. II, pag. 7. E singolare veder 
gli antichi apografi pergameuacei, soscrilto il diploma di Sigoaldo pa- 
li. VII e Vili del Cod. ])iplom. triarca di Aquilcja (di cui diremo) 
Quriniano - l. I, sec. Vili, p. 42 dai medesimi vescovi. In fede mia 
e seg. La bolla fu eziandio pub- che non saprei cosa pensarne. 



DIPLOMATICO 41 



XXIV. 

( An. 763 ) 

Ciiiiiiiioiiclo da Sermione. 

Diploma di Desiderio e di Adelchi. 

Margarino I. 

Desiderio ed Adelchi regi concedono al monastero bresciano di s. Salva- 
tore le proprietà di Cunimondo a lui confiscate per avere ucciso nella corte 
regale Maniperto Gasinolo di Ansa. 

Flavius desiderius et Alehis viri excellentissimi reges niona- 
sterio domini et redentoris ac Salvatoris sito in brixia quod nos 
deo juvante una cum coniuge et genetrice nostra et (sic) ansa 
regina a fundamentis edificavi mus et dicatae deo Anselpergae abba- 
tissce dilectae flliae et germana? nostrx. Manifesta causa est et 
certa clarescit veritas eo quod diabolo suadente oliavo et sexto 
anno regni nostri Conimundi filii quondam Cunimiwdi de Ser- 
miove cornisi t scandalum intra sacrum palacium nostrum et 
occisit in ibidem Manipert gasindum gloriosa? ansae excellentis- 
mac regina? comugis et genitricis nostrse. Et dum ad aures ex- 
cellentiae nostre pervenisset. fecimws eum comprehendere et in 
vinculis mittere et omnes res eius secundum ut edictum conti- 
net pagina in pubìicare. 

Nos itaque cowsiderantes ommpotentis dei misericordiam et 
mercedem anima? nostra? providimus omnem eiwsdem Cunimundi 
substantiam in prcedicto cenobio concedere et per presentem no- 
strum donationis prseceptum in ibi confirmare ut dixinws re- 
bus ejus ubi ubi per singula loca ipse Cunimund habuit et 
possidit. Quando ipsum homicidium perpetravit tam mobili- 
bus vel immobilibws rebus in integrum. Sed misericordia mota 
ipsa gloriosa comux et genitrix nostra, obsecravit Nos ut cum 
ipso Cunimund aliquam misericordìam facerenws de prefatis 
rebus ejus ut usufructuario nomine eas habuerit dum vixerit 

1. MARGARINUS, Bull. Casin, tomo II, anni di Desiderio e di Adelchi 

p. 8. Apografo pergamen. n. X Vili e VI: ma non sarebbe tale 

del Codice Diplom. Quiriniano. che per coloro che vi han sup- 

L 1 apografo si volle errato negli posta la data 13 giugno. 



42 CODICE 

ne cuna necessitate vitam suam fìniret et post dicessum se» 
cundum quod superius legitur oranibtes rebus ejus in ipso sco 
devenirent monasteri um nostra, quidem gloriosa a deo servata 
potestas considerans redemptoris nostri promissa ubi dici tur di- 
mitlite et dimittetur vob/s et anima? noslrx mercedis atque 
iam nominata? couiugis et genitricis nostra? congruam obaudientes 
petionem Cedimus in sepe dicto sco venerando loco omnibus 
rebus ejusdem cunimudi quicquid habere visum fuit per singula 
loca familias edifìcia diversisque territoriis cum massariciis et 
aldiariciis casas omnia et in omnibus ut diximus quicquid illa 
die quando malum ipsum perpetrava per quod levi ingenio pos- 
sedit eo videlicet ordine ut duwi ipse Cunimund advixerit usu- 
fructuario nomine ipsas res possidit nec alienandi aut in qua- 
licumque loco vel ecclesia per quo quovis ingenium dandum 
post ejusdem Cuni mundi decessum omnibus rebus ejus deveniant 
ad jura suprascripti monasteri quali ter inibidem per donationis 
nostra? prceceptum data? atque firmata? suut sicut ibide«fc omnia 
manibus nosfris propriis tradidimus ipsum scm monasterium 
illibata possideat quatenus ab heredibus habens hoc nostrum 
donationis securitatis preceptum securo nomine ipsas res sanctus 
locus possideat nec nullus dux gastaldio comes accionarii nostri 
contra hoc nostrum donationis ac securitatis prceceptum au- 
deat ire quandoque sed nostra firmitas in ipso venerando loco 
vel tua? religioni vel successarum tuarum stabilis permaneat. i$t 



XXV. 

( An. 765 — 13 giugno ) 

Margarino 1. 

Cunimondo da Sermione, cui per intromessa di Ansa fu mitigata la con- 
danna, lascia diversi beni ad alcune basiliche sermionensi. 

*3> In nomine domini regnantibus dominìs nostris desiderio et 
adelchis viris excellentissimis regibus, anno pietatis regni eorum 
in dei nomine nono et sexto die tertiodecimo de meuse iunio 



t. M\RC. Bull. Casin. t. II, pag. 8. Del Cod. Diplom. Quirin. t, I, 

Antico apografo pergam. n. Vili n. IX. pag. 50. 



DIPLOMATICO 43 

Indicione torcia. Ego iti dei nomine Cunimund filine quondam 
bonae rnemoriae Cuniniundi propter salutem dixi. Quanta dixi 
desideria anirnae et expedit voluntatem. Oportet enim mihi Cu- 
nimundo , dum in hoc 'siculo sum semper illas res ut quando 
venerit ante tribunal Xpi ut securus possim ante eiws majesta- 
tem adsistere in hoc sacculo, et in futuro mihi pertineant ad sa- 
lutem. Dono atqwe cedo ego Cunimund in ecclesia sci Martini 
in castro Sermionense et in ecclesia sci Viti similiter in castro 
Scrmione et in ecclesia sci Petri in Mavinas et in ecclesia sci 
Martini in Cusenago in istas supradictas ecclesia^ dono prò ani- 
mas mene rimedio, vei prò luminaribws meis curte mea do- 
mo cultile quam habere visus sum in Gosenagio prope fluvium 
Alisionem cum omni pertinentias suas in primis casam ipsam 
domo cultilem meam et omwes tectoras infra ipsam terni in a- 
cionem meam scandolicias vel pallioricias cum stabulo meo seu 
molino ad ipsam curtem pertinentem. similiter omnes breidas 
meas ad ipsam curtem pertinentes terras arvas cum pratis 
silvis vineis salectis et omnes colonos ad ipsam curtem perti- 
nentes volo ut habeant ipsas ecclesias casale meo in loco ubi 
dici tur Stulengarius cum omnibus colonis qui ipsam terram per 
carta ilam percolere videmini cum casas et onmes tectoras ut 
ipsi taliter persolvant in ipsis sanctis locis qualiter in meos 
dies mihi cunimondo persolvere visi fuerint. et habeant casale 
meum in Marmolendolo cum omni pertinentia sua vel colonis 
qui ipsam terram a tributario nomine ad laborandum habere 
visi simt in ipsis sanctis titulis persolvant qualiter ante hos dies 
mihi persolvere visi fuerunt, et volo ut habeant ipsae ecclesiae 
pratum meum quod mihi dono domini regis advenit prato cum 
silva insimul tenente. Et volo ego Cunimund. ut ipsas res 
supra et totum qualiter suora leguntur habeat ecclesia sci mar- 
tini in castro Sermione omniam tertiam porcionem reliquas 
duas porciones habeat ecclesia sci viti ut ipsas res deveniant 
ad jure monasterii domini salvatoris cui pertinent prcedicte 
Ecclesia? qim mihi Cunimundo in hoc secalo pertinent ad 
salutem et manifesta est mihi Cunimondo quia omnes servos 
vel ancillas liberos dimisi prò animae ineae remedio in eodem vero 
ordine dum ego Cunimund vel conjux mea Contruda advixeri- 



4 ì CODICE 

mus in uobis scrvicium servavinms ipsonwi et post nostrum 
amborum disessum sint liberi et absoluti perrnaneant. 

XXVI. 

( An. 766 — 20 genn. ) 

Adelchi. 

Adelchi riconosce molti privilegi anteriormente concessi al monastero bresciano di s. Salvatore. 

Margarino 1. 

Flavius Adelchis viti excellentissimus rex. Monasterio domini et 
redemptoris nostri salvatoris sito intra civitatewi nostrana brixia- 
nam quam domina et genitrix no#ra Ansa regina a fundamefttis 
edificavi t. et sacrate deo Anselpergas abbaiasse dilectae germana? 
nostra? vel cuncte congregationi monacharum ibidem consis- 
tentibws. Quamvis a di vinse potestatis auxilio excellentia regum 
videàtwr esse sublimata, et corda eovum in ommpotentis sint 
dextera colligata tame/i perspicuuw aptumqwe nobis cognosci- 
Xur esse ut quod tanta? potestatis gloria regalia felicitar sceptra 
gubernawt ut non solum tantummorfo suis tueawtw precibws ve- 
vvtm etiam ubicumqwe ecclesiaram dei fuerit unita cowgregatio 
vel reliqwa templorwm omnium dei eorum yaleant orati onib«s 
sublevari. quantomagis illanim ex orationibz^s monacharum quod 
sewiper ante om^ipotentis oculos in singuh's pernoctantes ceno- 
biis. et coram conditoris prcesentia incessanter vigilant. et puris 
cosefentire mcntihus lacrimas funclimt. eavum \)ossumus sublevari 
juvamine. Quapropfcr sicut subii mam nostrani postulavi t eie- 
me^tiam religio tua per hoc tremquillitatis nostvx pragmaticum 
firmanr^s in ipso sancto caenobio vel tuae delictioni omnibi^s re- 
hus mobilibw.9 et immobilib^.?, diversisque territoriis universis- 
<p/e edificiis. familiis. auialiis. atque vasa sacra, auro argento, er- 
rarne/ita. ferramenta, vel qualicumqwe scirfa. omnia, et ex omni- 
bus in integrum quibws in ibi ex dono dommorum et gcnitonm 
nostrorum regum vel aliorum hominum atque per vendi tionem 
commutationem. seu livellano nomiate undecumqMc aut per qua- 



I, Marc. Bull. Casin. t. IT, pag. 9. gina 58. - Aulico apografo perg. 

Codice Diplom. Quirin, t. I, pa- a, XI. 



DIPLOMATICO 45 

\ìcumc[iie genio vel titillo tam intra ipsawi civitatem brixianaw*. 
seu foris. aut per ìeliquas omnes civitates noslras quaìescumque 
res ut dixim^s mobiles vel iwinobiles. ad ipso sco monasterio 
adveneret prò quovis capitulo. et modo presenti die habere. 
possidere probamini omnia et ex omnibus in integmm. quate- 
rna a modo et deinceps habentes hoc nostrum firmitatis pre- 
eeptum. securo nomine omnia valeamini possidere. Dantes ete- 
riim in mandalis cuntis ducibz«s. comitibus. gastaldiis. univers/sqwe 
gentibus vel actoribz^s nos£ris. ut nullus ullis imquam temporibus 
coltra ea quce nostra firmavit atque statui t potestas in aliquo 
audeat molestari. sed nosfris felieissimis. et futuris temporibus 
nostra firmi tas in ipso scindo et metuendo loco vel successane* 
tuaviim stabilis maneat et persistat. 

Ex dicto dommi regis peransemund notarius. et ex ipsius di- 
ctato scripsi ego petrws notarms. Actum ticino. in palatio vige- 
sima die mewsis ianuarii. Anno felicissimi regni nostri in dei no- 
mìne septimo per indici ione quarta feliciter. 

XXVII. 

( An. 766 — 3 marzo ) 

La famiglia di Ansa. 

Adelchi largisce alquanti beni e ■privilegi al monastero di s. Salvatore, ed altri ne conferma che 
furono già prima conceduti. 

Inedito in parte, e pubblicato dal Margarino 1. 

.... Adelchis vir excellentissimus rex « monasterio dni et 
u redemptoris ac salvatoris quam . . . dm et genit . . . deside- 
ri rius piissimus rex et Ansa gloriosa regina vel nos intra civita- 

« tem brixianam a fundamentis . . . i sacrate deo Aris 

« abbalisse germane nostre vel cimcte congregationi monacha- 
u rum .... presentie nostre . . . preceptuwi suprascriptorwm ge- 
umtorum nostromm ubi legebatwr quatenus .... esserant in 

1. La parte inedita è virgolata; ed è mo recarvelo completo ed emen- 

quella di cui scriveva il Marg. Bull. dato giusta l 1 antico apografo perg. 

Cas.t.ll^per multas lineas quas oh Quiriniano ( Cod. Dipi. Quirin. 

vetustatem et corrusionem legi non pergam. n. XII), che attentamente 

potili, se non che il leggerlo non abbiam letto. Si noti l'import', pas- 

era poi così diilicile} e noi godia- so, de suprascripiorum corporei eie, 



46 CODICE 

«predieto sanclo cenobio, vcl tue religioni pnmum omnium 

«claustra ipsius monasteri] cum singulis edifìciis atqwe 

«area vel omnia coherentia ibidem pertinente quali ter eidem 
«domino et genitori nostro ... venerande memorie Astulfo con- 
« cessum fuerant. aut quod ibidem postea per comparationem 
« donationem commutationem aut prò quodlibet ingenio . . . aqui- 
«siverat. cum omnia et in òmnibus sicut posita et clausa atque 
«constructa esse comproba tur cu?» omnibus fa . . . intrinseco 
«ibidem ipsis genitoribws largitis. et concesserant in ibi per ipsum 
« suum preceptum curtem unam in loco cui vocabulum est Cer- 
«ropicto . , . mobilibws et immobilibz«s rebus in integrimi sicut 
«ad ipsam curtem pertinebat qitahter prefato domno et genitore... 
« suprascripto domno Astulfo rege illi fuerat concessa vel quod 
« postea per comparationem. donationem. aut quoc\imc[ue genio 
« conquisierat », simulqtte etiam et concesserant in ipso verendo 
loco curtem unam positam in loco c\ui Ripa Alta vocatiir cum 
omnibus edifìciis diversisqne territoriis. mobilibns et immobili- 
hus rebus in integrum ad ipsam pertinentem curtem. qtw'dem 
et donaverat in iam nomi nato almo loco, omnem illam substan- 
tiam quam eorum advenerat de Verissimo socero et genitore 

1PSORUM AVIONI NOSTRO VEL DE F1LIIS EIUS 1DEST ARICHIS CLER1CUS ET 

Domnolo quam etiam et concesserant in ipso scindo monasterio 
omnes res illa quibws in nostra persona tempore ducati nostri 
predietws Arichis clericws per cartulam donationis contulerat. 
Hec autem omnia superius scripta cum omnibus' edificiis univer- 
sisqne territoriis cum bovib«;s et bubulcis, cum diversis atùali- 
bus utriusqwe sexus etatis, simul cum famulis servos prò servis 
liberos prò liberis cum om?«a et in omnibus mobilib?«9 et im- 
mobilibus rebus in integrum sicut potestati eovum pertinuere 
in ipso verendo loco per iam clictum suum prceeeptum conTule- 
rant possidendum. Qua de re postulavit religio tua excellentiam 
nostram ut in ipso metuendo loco jam dictum preceptum de 
suprascriptas curtes cum omnia ibidem pertinentcs per nos/rum 
roboratissimus renova tionis debcrcums confìrmare preceptum. 
Nostra qm'dcm sublima atqne preclara potestas considerans ipsius 
Kcdemptoris nostri retributionem utque inlercessiones de suriu- 

5CBIPTOBT7M CORPORA COJA IN IPSO SANCTO CENOBIO 1IUMATA QUIE-- 



DIPLOMATICO 47 

scunt vel ves/ris sacris orationibus per hoc nos/rum preclarurn 
preceptum donamus et coufìrinamus in ibi claustra ipsius mo- 
nasterii cum omnibus edificiis ibidem coustructis simul cum area 
ubi superstant. sicut positum vel clausum atque constructum 
esse comperit. de quantu inibì intra supruscriptam brixianam 
civitatem liabere vel possidere undecumque aut per qualicum- 
qiM titulo presenti tempore simulque etiam et donamus in ibi 
predictas curtes idest in Cerrepevcto vel Ripa Alta cum oumia et 
in omnibus ne (sic) presenti die ad ipsas curtes pertinentes vel 
quod inibì usqwemodo conquisi tes aut in antea couqwerere po- 
tueritis per quodlibef ingenium. Yeruntameu et donamus in 
sepe dicto sancii* monasterio otnues res illas quas domalo geni- 
tori vel genitrici nostvee advenere de Verissimo avione nostro 
atque de Arichis clericus et Dosinolo filiis ejus tam curte illa 
in Temoninas cum massariis vel omnia qw/cquid inibi usque- 
modo couqiastates undecurnque et ad ipsam curtem modo per- 
tinere videtur. quam etiam et donamus in suproscripto mona- 
sterio per hoc nostrum regale preceptum omnibus rebus illis 
quibus in nos arichis clericus per cartulam donationis coutulit 
tam in ipso loco Temoninas quamque et Fistolinas vel ubicum- 
que ipse Arichis ad suas habuit manus. sicut cartula ipsa legitwr. 
Hec omnia, superius scripta eum diversis territoriis universisque 
edificiis. cum familiis. auialiis-. cum omnibus mobilibus et immo- 
bilibits rebus, in inlegrum servos proservis liberos proliberis 
in sepe dicto sancto cenobio cedimus. conferimus et possiden- 
dum fìrmamus. atque etiam prò mercede auimse dominorum et 
genitorum nostrorum vel nostra, fìrmamus atque donamus in 
suprascripto sancto monastero omnibus rebus prò qualicumque 
locis coustitutis in finibus Austria, Neustri^ et Tussie quibus in 
ibi per precepta suprascriptorm» genitorum nostrorum atque 
per nostra precepta largite vel conlate atque firmate sint In- 
super etiam et fìrmamus in ibi onmes cartulas de singulis rebus 
mobilibus et immobilibus. atque de familiis. idest donationes. 
venditiones. commutationes. obbligationes atque libellos. vel 
omues monumentwm quod ad ipsum monasterium pertinet. simul 
et omnibus rebus illis quibus usque nuuc presenti die liabere 
et possidere prò universis locis probamini prò quocumque genio. 



48 CODICE 

omnia in ibi ccd'imus. et possidendum firmameli quaterne! ab 

hac die liabeus ipse sanctus et mctuendus locus hoc nostrum 
donationis. fìrmitatis. et securitatis preceptum. securo nomine va- 
leat possidere. et nullus dux. comes. gastaldius. vel actionarius. 
noster coltra hoc nostrani donationis. renovationis. fìrmitatis et 
securitatis preceptum audeat ire quandoqt^e. sed omni in tempore 
nostra donatio atqwe fìrmitas in ipso saticto monasterio tibi vel 
successanmi tuanmi stabi lis debeat permanere et persistere semper. 

Ex dicto dom/ni regis peransemund notarius. et ex ipsius 
dictato scnpsi ego petrus notarius. 

Actum ticino in palatio. tercia die tnensis marcii, anno feli- 
cissimi regni nostri in dei nomine septimo. per indictionem 
quartam felici ter. 

XXVIII. 

(An. 767 — 18 aprile ) 

Alano ed Ansclpcrga. 

Fatteschi t. 

L'abbate Alano permuta alcuni beni con Anselperga. 

Regnanti bus dd. nn. Desiderio et Adelchiso filio ejus Viris ex- 
ceWentissimis Regibus. Anno piissimi regni eorum in Xpi nomile 
XII et Vili, (recte Villi) die XIX mensis Aprilis Indictione VI. 
Placuit atque bona voluntate convenit inter Venerabilem Virum 
Halanum Ahhalem monastem s. dei genitricis Marie siti in Sabinis, 
nec non et Hisilpergam (sic) sacratam deo Abbatissam mona- 
sterii dni Salva toris fundati infra muros civitatis Brixianae con- 
stitutum a suprascripto Principe, ut in dei nomine debeat dare 
ipse Halanus Abbas ante dictus eidem Ansilpergae Abbatissa?, in 
eausa commutationis. idest cellulam imam cum Ecclesia s. Retri, 
qua est posita insuprascripto fondo Snhinenst loco qui dicitur 
Classicella cum omnibus suis nerlinentiis, qualiler ab Ansperlo 

1. Devo al Troya la certezza che il n. LXXXI del Regist, Farfense. La 

Fatleschi ( Mem. dei Duchi di difficoltà di aver qui le sue opere 

Spoleto, 1801) ha pubblicato an- mi rende necessaria la riproduzione 

cor questo; e ( la gentile comuni- del documento, clVio traggo da una 

cazione del documento che volle copia esattissima del P. Luchi, 

trascrivermi di sua mano (lettera riscontrala sulla trascrizione del 

del \ agosto p. p.). E inserito al Troya. 



DIPLOMATICO 40 

et Guandalberto proposi torum ipsius Ccllac fuit dircela vcl pos- 
sessa tata in ipso loco Classiceli^ vel ubi ipse Anspertus casas 
habet levatas et ter ras. seu et aliam cellam in fìnibus Vedcrben- 
sium in loco qui dicitur Fagianus, cum omnibus suis ^evlinentiis 
in integrimi quali ter ab Anselmo de Vederbo, et Aimone genero 
ejus fuit possessa. Has suprascriptas duas Cellas cum omnibus 
suis pertineftfóts in integrwm cum terris vi nei s sii vis pratis pa- 
scuis montibus astalariis ripis, rupinis, paludibus , eullis, vel 
incultis divisis, vel indivisis (agg. il Marg.) cum lamiliis et mo- 
bilibus, vel immobilibus rebus (agg. il Marg.) omnia in integr. 
sicut nsque mine a suprascriptis Ansperlo et Guandilperio, An- 
selmo et Aimone fuerunt possessa , vel dircela ( agg. il Marg. ) 
quantum in presenti die ad ipsas duas Cellas pertinet. Et ad 
invicem recepit ipse Halanus a suprascripta Ansilperga Abba- 
tissa iterum in causa commutationis Curtem imam qua? est 
posita in fìnibus reatinis in loco ubi dicitur Vallantis cum 
casis massariciis et aldiariciis cum familiis, et servis liberis 
proliberis aldionibus proaldionibus cum diversis territoriis cum 
terris vineis pratis silvis pascuis astalariis ripis, rupinis, mon- 
tibus ac paludibus, et cnltis vel incultis, divisis vel indivisis 
mobilibus, vel immobilibus rebus se se moventibus omnia in 
integrum quantum legibus ad ipsam curtem pertinere videtur. 

XXIX. 

( An. 767 — 12 novembre ) 

La Porta dei ss. Martiri Faustino e Giovila. 

Desiderio dona due violini ad Jnselperga sua figlia badessa del monastcrio di s. Salvatore. 

Margarino 1. 

Flavius desiderius vir excellentissimws rex monasterio domini 
salvatoris fundatum intra civitatem nostrani brixianam seu ansil- 
perga sacratadeo abbatissadilecta filia nostra per presentem precep- 
tum potestatis regni nostri ob amorem ipsius redemptoris nostri 
et stabilitate?n gentis nostro langobardorum donarmi atqwe ce- 
dimies in ipso sancto ccenobio mulinas duas insimul molentes 
positas in aqua quae exit de cuniculo qui decurrit intra supra- 
scripta civitate brixiana foris muros civitatis ante portam beatis- 

1. Marc. Bull. Casin. t. II, pag. 11. 

Odorici, Storie Brcsc. Voi. IH. 4 



50 CODICE 

simorum martirum Faustini et Jovitae sicuti ad curtem nostvam pn 
blicam vel ad curtem ducalem pertinuit una cura areale» et pla- 
tea ibi pcsiTA * vel accessione.? et omnia pertinenza sua in inte- 
grum siculi noslvx potestà ti pertinuit vel ad supr«dictas curles 
nostras fuerunt possesso?. Eo tame« ordine ut polcstatem habeat 
oumi in tempore pars pra'dicti monasteri! si voluerit ibi moli- 
nas habeat vel si chiudere voluerit ipsa aqua qua? ad iòsa molina 
decurrit aut quod eovum oportune fuerit faciendi absqwe omni 
publica contradiclione qualenus ab hodierna die hahens hoc no- 
strum donationis prceceptum seenne ipse sanctus \ocus valeat pos- 
sedere et nullus dux Comes gastaldius vel accionarius nostev seu 
aliqua persona contro hoc nostrum prccceptnm donationis valeat ire 
quandoqwe. Sed omrii in tempore nostra donatio in ipso sancto 
et metuendo loco stabilis debat permanere atqwe persistere sem- 
per. Ex dicto domini regis et ex dictatu andreaci notarii. Si qim 
ìgtìur temerario a usti quod minime credimi^ huizts nostvx mu- 
nitatis firmamentum irrumpere temptaverit. sciat se compositu- 
rum auri puri libras CCCCG medietatem Kamerae nostrx. et 
medietatem sanctx dei ecclesie iam dieta? seu abbatissa? ibidem 
ordinata?. 

Actum in civitate Cremonense duodecima die mensis novem- 
bris anno felici ter regni nostri in dei nomine undecimo per in- 
dicionem sextam feliciter. 

L 1 alto è risconlrato sul più antico dei quattro apografi pergamenacei que- 
riniani, e precisamente sull'apografo n. XVI. a pag. 83 del Codice replicato. 
Le seguenti soscrizioni si leggono nell'apografo più recente del 1313 n. XIII, 
in cui la miniata iniziale rappresenta Desiderio che dal trono abbassa (né 
più né meno) alle proslrate monache l'atto di donazione dei due ruolini. Si 
osservi il maestoso e bruno paludamento delle vergini claustrali. — 

In Xpi nomine anno ejusdem Millesimo trecentesimo trigesimo 
lercio Indictione prima die nono octobris super palatio majori co- 
munis Brixie presentibus domino Lafranco de gorzonibus Judice 
Petercino de Campobasso et Justaehino Pulmoi notariis testibus. 
Ibi coram domino Baldino de Provaglio Judice constile Justitia? 
Brixie in quarterio s. Alexandri et ejus verbo et auctoritate. 

1. Probabilmente la piazzetta dinanzi a porla Milanese, ora porta Bruciata. 



DIPLOMATICO 51 

Ego Brixianus de Provalio notar, una cimi infrascriptis Al ven- 
tino et Nicolao notariis autenticum liujus exempli vidi legi et au- 
scultavi et sicut in ilio continebatur, ita et in isto scriptum re- 
peri, nil addilo vel diminuto quod sensum vel sententiam mutet 
et ine verbo dicli Consulis su))scripsi: et signum meum apposui. 

In Xpi nomine Anno Millesimo Die loco testibus et Indictione 
proxime suprascriptis. Ibi corani eliclo consule, et eius verbo et 
auctoritate. Ego Alventinus de .Alventis notar, una cum sopra* 
scripto Brixiano, et infrascripto Nicolao notariis, autenticum 
hujus exempli vidi legi et abscultavi, et sicut in ilio continebatur, 
ita et in isto scriptum reperi nil addilo vel dimiuuto quod sensum 
vel sententiam mutet et me verbo subscripsi. 

In Xpi nomine amen Die loco et testibus Millesimo et Indictione 
suprascriptis. Ibi coram dicto. Ego Nicolaus de Tenclns notarius. 

Parlammo del documento nel t. II, pag. 301 delle Storie Bresciane. 



( An. 767 — 6 dicembre ) 

Le Peschiere Ferouiauciisi, 

Jobiano suddiacono ed nitri con lui donano ad Jnsclperga badessa del monastero di s. Salvatore 

in Brescia le peschiere di Uio Torto nel territorio b'eroniancnse. 

Muratori I. 

Acto in Vico Bisbetuni (f. Bisbelum aggiogne il Tiraboschi, Meni. Slor. 
Uoden. Cod. Dipi. n. 1) la carta è segnata negli anni di Desiderio e di Adel- 
chi, XI e IX die sexto de mense Decemb. per iiidiclionem VI. 

XXXL 

( An. 768 — 22 ottobre ) 

El Itioiiasiero di s. Salvatore di Monte Ceilio. 

Rotari abbate di quel monastero vende ad Anselperga badessa di quello di s. Salvatore in Bre- 
scia quarantotto jugeri di terra in Sieda ed in Faone. 

Margarino 2. 

Regnante Duo Desiderio et Adelchis fìlius eius viris excellentis- 
simi Regibus, anno pietatis regni eorum in Xpi nomine duodec im 
et decem vigesimo secondo die mensis Celebris ind. septima. Vo- 

1. Muiut. Ant. Uni. AI. /Evi, t. II, trascrizione del Codice Quiriniano 

pag. 219. — TiiUBOSC.ui, Codice A, IV, 18, pag. 377. Il Margarino 

Diplom. unito alle Meni. Storiche cambia il' Monte Celli in Monti- 

Modenesi, t. I, doc. n. 1. cello,- del resto non pare che qui 

2. Fu pubblic. malamente dal Marc, trascorresse come altrove agli usati 

Bull. Casin. t. II, p. 11. Seguo la svarioni, e poss amo li da rei. 



52 CODICE 

bis Ansilperge sacrata Deo Abbatissa monasterio Dni Salvatoris 
sito intra ci vi tate Brixiana que Dno Desiderio et Ansa regina a 
fun da mentis edifìcaverunt. Ego Rolbari Vener. Abbas monasterio 
Dni Salvatoris fondatimi a bono memorie Vualcuoiu muordo- 
mui sito super fluvio Pado in monte Celli p p praedix.it. Ma- 
nifesta causa est quoniam ipse Vualcbori statuii per simm ju- 
dicatum ut res ejus quod his cognominate reliquisse omnia post 
eius obitum vel Retrude conjugi ejus fieri venundatas per ma- 
nus Abbati qui in ipso monasterio essit in tempore et preti imi 
ipsum propter anima ipsorum dare pauperibus. Modo inveni ego 
Hata ri Abbas ita Sieeia et sn Fao jugis quadraginta et octo terra 
aratoria, seu vitis omnia ad pertica legitima jugialis de duode- 
cenos pedes et si in suprascripta tua loca plus abuero omnia in 
vestra sit potestate, excepto illud quod jam antea laudaremi per 
cartula comutavit *. Nam aliud omnia ex omnibus rivis rupinis 
paludibus et pascili s quidquid mihi in suprascripta tua loca 
super ipsa mensura legibus pertinet omnia ih vestra Ansilperge 
Abbatisse vel successa rum vestrarum sit potestate faciendi exinde 
quidquid volueritis: Quia suscepi in presentia testi um. Ego Ro- 
taris Abbas a vobis Ansilperga Abbatissa ex saculo ipsius mo- 
nasterii vestri prò misso vestro in amo solidos novos prote- 
statos ac coloratos numero quadraginta quatuor finitimi pre- 
tium prò suprascriptis omnibus rebus superbis nominalis. NihiI 
mibi in suprascripta loca aliquid reservassem sum professus. 
Sed dico me meosque omnis exinde a presenti die foris exis- 
sent. Quidem et spondeo ego suprascriptus Rotaris Abba cum 
meis successoribus suprascriptis omnibus in integrimi ab oruni 
borni ne defensare vobis Ansilperge Abatisse, seu successarum ve- 
strarum. Quod si defendere minime poluero ego aut meis succes- 
soribus tunc dupla suprascriptas res in integrum sicuti in tem- 
pore melioratas fuerit in suprascripta loca et in ipso monasterio 
vestro restituamus. et nihil mibi ex preti um rei suprascriple 
aliquid reddere dixi - Acta felici ter. 

Rotaris humilis Abbas buie cartula manifestationis a me facta 
relegi subseripsi — Joannes Notarili* testis subscripsi — Gari- 

J. Qui cessa il diligente Inailo del Cod. ricord, e termino col Margarino. 



DIPLOMATICO 53 

monti No tari us lestcs subscripsi — Ego Aufret Notarius Regi* 
scriptor hujus cartule post tradita compievi et ctadi — 

XXXIL 

( An. 769 — 29 m;irzo ) 

Natalia di Gisolfo giratore. 

Astezati I. 

Assenziente il marito Adelperto e i suoi parenti idest Arichis qui futi 
gastald in Bergamo e Giselperto di Gisilinso riceve dalla badessa Anselperga 
mille soldi d'oro per centoventi jugeri di terra in fundo Alfìano a lei pro- 
venuto dal primo marito Arichis, e case e fondi in Sualco atque Proisisco, 
eccettuato il fanciullo Ursone ed Anselenda che si riserva per sé: coir obbligo 
di compensi in terre del vico Bolisingo nel caso di minor misura de 1 fondi 
venduti. Acto Ticino feliciter. 

11 contratto è stipulato negli anni XIII e X di Desiderio e di Adelchi sub 
die quarta Kal. Aprilis, ed è soscritlo da Natalia, dal marito Adelperto ante 2 
per domnani regime (sic), dal gaslaldo di Bergamo Arichi, da un Alpcrto ga- 
sando donine regine, da Gisuìfo de Seprio 3 altro gasindo domile regine, 
e per Arioaldo gasindi domili rcgis, nonché per altri testimoni parenti della 
venditrice, e notai *. 

XXXIII. 

( Ad. 769 — 15 maggio ) 

Compimento tlcir acquisto di Alfìano. 

Astezati 5. 

Contratto degli anni di Desiderio e di Adelchi XIII e X Ind. Vili, Apografo 
marcato Q. Fil. 5, n. 11 del grande Indice Storico Cronologico ecc. dei docu- 
menti Giuliani, a lungo studio compilati dall' Astezati medesimo; enorme vo- 
lume in foglio che serbasi ms. nella Quiriniana. Ma il contratto veduto e 
marcato dall' Astezati non è più, né conosco editore che lo ci abbia recato. 
Era una compera che Anselperga faceva d' una possessione vendutale da 
Staville per la somma di 320 soldi d'oro al venditore pagati , ultimandosi 
cosi l'intero dominio della vasta Corte di Allìano: tanto dal cenno che 1' A- 
stezati ne fa. 

1. Coìtivi, de Obs. Brix. Fa>. Manelmi 3. Gastel-Seprio? 

1728 in fine pag. 3 del Monltiun, 4. L'alio è pubblicato eziandio dal 
e pag. 46 dell 1 opera stessa. MuRW.Aiit.lt. M.Mvij t.I,p.525. 

2. Ante? Certo è qui l'omissione di 5. Indice Storico Crou. ecc. del Reale 

qualche legale parola probabil- Archivio di s. Giulia - pag. 88, 

mente aprobante. Cod. Quir. 



54 codici: 



XXXIV. 

( An. 771 — luglio ) 
Desiderio conferma i privilegi del monastero di s. Salvatore in Brescia. 

Margarino 1. 

. . . Desiderili:; vii* eccelle ntìssimus rex Monasterio domini et re- 
demptoris nostri salvatoris sito intra civitate nostra, brexiana 
quam nos Xpo iuvante una cum reverentissima coniuge noslia 
Ausa regina a fundamentis construximus, et sacrate domna (sic) 
Anselperge abbatisse dilecte fìlia? uOStvx detulisti excellentie re- 
gni nosfri eo quod excellentissimus Adelchis rex filius noster 
germanus tuus atqwe gloriosa conjux nostra ansa regina genitrix 
tua contulissent per preceptas donationis singulis rebus in ipso san- 
cii) monasterio in finibws nostris Austrie vel Neustrie Spoliti et 
Tuscie curtes cum massari tias ac bovulcaiitias et aldiaritias casas, 
cum montibws et alpibws Lacoras et piscationes, cum familias et 
animaliis diversisque edilìtiis et lerretoriis tam mobilibws et imi- 
niobi libws rebus in integrum. Quadere postulavi! excellentiam 
ìiostram dilectio tua ut ipsas om aes preceptas quod in isto mo- 
nasterio intra brexia quatti et ([uod in ilio intra muro civitatis 
noslvtt Ticino ad nobis et ad suprascriptam coniuge??! nostrani 
constructum in honore dni Salvatoris atq?*e omnium apostolo- 
rum, et sci danihefis? . . . ab ipsis adelchis rege (Ilio nostro atqt^e 
Anse regine dilecte coniuge uostvx emissi sunt per nostrum 
roboratissimum deberemus confirmare preeeptum nostram qui- 
dem maximam atque sub... tas considerans ipsius redemptoris 
nostri retributionem atqwe intereessionem sanclorum eius quo- 
rum corpora 2 in suprascripta sancta cenobia humata quiescunt 
unde quisupi-a .... nostvse vel de cu ne tas dei ancillarufli ibi- 
dem laudes reddentes congruum et inoU'ensam obaudiewtem po- 
stulationem per hoc serenitatis noslrx donationis et fìrmilatis 

preceptum atque firmamus omnibus rebus prò singulis 

locis consti tutis quibics ab ipsis filip et coniuge nostra in iani 



1. Marc. Bull. Casui. I. II, pag, 12. 2. Allusione alle ceneri dei santi già 
Noi daremo L'antico apografo Qui- da noi ricordate (Antichità Cri- 

riniano - l. I, pergam. n. XVII, sliane di Brescia, parte I). 



DIPLOMATICO 55 

memorata scinda monasteri a per preceptas datas aut firma- 
tas . . . familia edificia ammalia o?»nia et in omnibus movilibi^s 
et immovilibjes rebws in integro»! atq««e vasa et thesauro et 
ornamentorum ex auro argentoque vel geniniis .... actum et 
operalu»i ut dixitm^s omnibus rebus movilibws et imuiovilibws 
qualiter jam superius legitur scriptum quidqmd aut quibuscum- 

que rebus vel specibws sive ex auro argento diver- 

sisq^e pannos ab ipsis dilectissimis filio et coniuge nostra ansa 
regina in iam nominata sancta et verenda monasteria datum 
largitum, atqwe firmatum est vel in antea, deo iuvante ibide»! 
per nostra»! et suas contulerent animas omnibusque rebus in- 
convulse sine ulla deminutatione per hoc cessionis et fìrmitatis 
uostrde prceceptu»! ipsa sancta valeant in ipsa monasteria. Qua- 
tinus ab hac die habens hoc nostrum donationis fìrmitatis 
et securitatis omnia superius scripta predicta san- 
ata, monasteria valeant possidere. et nullus dux comes gastal- 
dius seu actionarius nosler contra hoc nostrum, donationis fìr- 
mitatis et securitatis preceptum audeat ire quandoqwe sed ocmi 
in tempore nostra donatio atqwe firmitas in presuprascripta 
scincta monasteria vobis vel successarum vestvarum stabiles m . . . 
ex diclo donano regis Perandreate referendarium et ex ipsius 
dictatum scripsi ego Petro notano. Acto Brexia. die mensis iulii 
anno felicissimi regni . . . XV per Indictionetn Villi felici/ter. 

XXXV. 

( An. 771—25 settembre ) 

Andrea di Sermione. 

Permuta con Anselperga badessa del monastero dì s. Salvatore alcuni beni di Scrmione , altri 

avendone in concambio nel Vicentino. 

Odorici 1. 

Regna»tes domnos nostros desiderio et Adhelchis filius ejus 
veris excellentissimis reges anno pietatis regni eorum septimo- 

1. Da me pubblicato, ma non intero, pagina 103. È caria preziosissi- 

nelle Antichità Cristiane di Brescia, ma per assai luoghi del Benaco, di 

parte I. — Qui lo si reca per di- Trento, di Verona, di Brescia e di 

steso in tutta la sua integrità Vicenza. Probabilmente la vedremo 

dietro V antico apografo pergam. illustr. dall'Orli per alcune loca- 

Quirin. inserito nel tomo I del lità Sermionesi, che abbiamgià ve- 

Codice Diplomat. Quir. n. XVIII, dute nei documenti di Cunimondo 



50 CODICE 

decimo et terciodecimo sub clic scptima calendan/m octnbris 
iditione decima. Comutalio bone fidei noseitwr es.se con traci um 
vecim emeionis opteneat firmi ta lem eodemq^e nexo obligant 
contraentes. Placuit ìtaque et integram voluntatem convenil In- 
ter Anselperga sacrata deo abbatissa monasteri! domini salvato- 
ri* quod est consti tutum intra muri civitalis brixiana, nec non 
et Andreas clericus fiiius condam Atgemundi abitator in loculi 
que nomenatur Gosenago finis Sermionsi ut in dei nomine dare 
debeat sicut ante hos dies calendarwm septembris q. preterii' 
et dedit bis ipsa Anselperga sacrata deo abatissa iam nominato 
Andrea clericus in causa cornuta tionis curte iuris monasterii 
ipsius domini Salvatoris quam babere' videtier in locu?n quem 
nomenatMr Axegiatula teritorio vicentino que fuit quondam llde- 
perti idest casis ve\ omnes edificiis seu curte orto aria campis pra- 
lis pascuis vineis selvis as talari is ripis ingressus accessionibi^s usi- 
busqwe aquarnm cultura et incultura quod est de poitionem ipsius 
quondam idelperti, et avit in se mensura singula teritoria ioges 
rinverò cento sexaginta et nove ad mensura iegitima de duode- 
cimus pedis et quod amplus fuerit de ipsas centosexaginta et 
nove ioges suprascripta Anselpe?'ga abatissa de selva quem in 
ibi est in sua ve\ monasterii sui reservavi t pò tes tatem et ad 
vicim recepit bis ipsa Anselperga abatissa ad suprascriptos An- 
dreas clericus in causa comutationis idest curtis ipsius juris cum 
omneiH ad se nerlinenlem quam avere videt^r in ipso locuw 
Gosenago uhi babitare visus est linde manifesta causa est qua 
ipse Andreas ut superius dixiums calendas septembris quoque 
preteriti et ipsa curte veì omnibus rebus suis dedit atqne tra- 
didit in potestatem Anselperga abatissa ve\ monasterii éius et 
Wadia dedit carlola faciendum comutationis fide iosore posuit 
bidone et ab ilio usqne nunc parte suprascripte Anselperge 
abatisse veì monasterii eius omnes res ipsius And ree babuit 
et posedit et est ex ipsas res casas duas masaricias de ipsa 
curte pertenente una de h\s casis in vico que nominatnr Bono 
nio que excolere visus fuit quondam Audolo alia casa in vico 
FebResa quod laborarc videtwr Rodoaldo bomo livero seu et 
terra de domo cullile in loeu/n quod nominatili* Regula una cum 
molino et omnia edili tia sua in pluvio Mentio simul et terra in 



DIPLOMATICO 57 

Mavino rei selva et pratos in Gabo nec non et casa cum terris 
rei olivetas in Caonno atqwe casa una masaritia in Magrinas 
que laborare videtur Tkeodoro li omo suprascripte Anselperge 
abatisse et terra in locum qui nominatur Montecello ex ipsa 
casa pertencnte et terra intra curte Sermionensi una cum por- 
cione sua de casa que in ibi est seti olivetas simul et portione 
sua de selva in Lugana * in simul et portione sua ex omnibus 
quod habere vicletnr a summo l.\co 2 idest terra de domo cultile 
in vico que nominato)' Arqno 3 (sic) et portione de casa una ma- 
saricia in vico Prantio que recta fuit per quondam valterió et 
modo regunttir per iohanes quas . . . rebus superius nominatis 
in prenominatas locas teritorio Sermionensi una cum casis rei 
omnia, edifitiis seu curtis ortis ariis campis. pratis. pascuis. 
vineis. selvis. astalariis. ripis. ingressus. accessioni bn-9. usibnsqiee 
aquarnm rupinis cultum aut incultum de super omnia et in 
omnibus quidquid in suprascriptas et prenominatas locas habere 
videtwr in integrum et avit in se mensura singula territoria 
in primis in gosenago ioges numero quinquaginta in bononio et 
febresa de ipsas duo masarias ioges quinquaginta septe?n in 
regiolas ioges quinquaginta mavino et gabo sexagenta in caonno 
ioges decim et arboris olivarnm sexagintatres in magrinas ioies 
vigintis, ad montecello ioges quindecim et terrola illa intra Castro 
Sermionensi tabulas quadragenta octo arboris olive numero sex, 
et porcione illa de silva in ligana ioges octo a suino laco ioges 
quinque et media porcione de terra prata in monte qne est insimul 
omnes suprascriptas territoria ioges numero ducentos octuaginta 
quinque et perticas iogiales numero octo ad mensuram legipti- 
mam de duodecimus pedes vel si amplius invenitnr ad ubi de- 
dit suprascriptus andreas clericus res illas qnod altrude geni- 
trice e]us avere visa est usufructuario nomine óiebus vite sue, 
ut post eidem autrude decesso deveniant in potestate supra- 
scripte Anselperge abatisse vel in suprascWpto monasterio idest 
in primis in mavino casa cum curte ubi ipsa autruda comorare 

1. La Lugana benacense. (Parthey et Pinder, Itine/: Ant. 

2. La parte superiore del lago di pagina 132, Berol. 1848). 

Garda. L'itinerario d'Antonino dà 3. Are/nano { ?'■) Forse Arco, vicino a 
P egual nome a quella del Lario Riva, e quindi al Summo Luco. 



58 CODICE 

videtur et singula territoria ibidem pertinentem in uno ioges 
numero vigintiquinque iu caonno ioges tres terra et arboris oli- 
varum numero sexagiuta in golegiano terra ioges sex arboris 
olive tregeuta in cunieulo easa masaricia una que regitur per 
pitone homine libero et avit terra ioges duodecimi in gosse- 
nago terra ioge una quas aulem terra in prenominatas locas una 
cum casis veì omnia. edifìciis seu curte orto, ariis. campis. 
pratis pascuis vi nei s selvis astalariis ripis ingressus accessionibws 
usibusq/ie aquarum cultum aut iucultum desuper omnia, et in 
omnibus quidquid ipsa altruda de genitore meo quondam age- 
muudi rebus avere videtur quod mlhi de vescia presenti die obitis 
ejus in tua cura anselperge abatisse rei monasterii vostri deve- 
niat polestate nostra dixm ipsa autruda advixerit in eius si t po- 
testate suprascriptas res usti fru e tua rio nomine nec alienandi li- 
centia avi tura nisi frucluare uso fainiliis illis quos ipsa altruda 
avere videtur veì rebus niovilib^s suprascriptus andreas in sua 
vel eredum suo rum reservavit potestate et est in siniul in 
predictas locas ipsa terra quod suprascripta altruda avit ioges 
numero quadragmta sepie ad meusura legitima de duodecimus 
pedis et arboris olivarum numero nonagiuta ea viro ratione 
ut post decesso snpraser/pte autrude dare debeat suprascripta 
anselperga abatissa veì pars monasterii eius suprascr/pti Andre* 
aut heredis eius de selva ili ia quod sibi reservavit in suprascri- 
ptos locus axegialula ioges nomerò vegetiti nove et perticas io- 
giale una tabulas vigenta prò iUa terra ioges quadragmta septem 
quas ipsa autruda usufructuare visa est et de illos arbores oli- 
varum numero nonagiuta accepere debeat suprascriptus andreas 
aut eius heredis precium ab ipsa anselperga veì pars monaste- 
rii e\us sicut extimatas aut adpreciatas fuerit ita accipiat et si 
nuluerit ei dare precium avere et fructuare debeat suprascn'ptos 
andreas ipsas olivas siculi propria sua et insuper dedit supra- 
scripta anselperga abatissa predicto and rea clerico prò hac cora- 
mutatione solidos in fa uro nomerò octuagenta quious denique re- 
hus superius comprehcnsis ex omnibus et in integro in predictas 
locus veì quod amplius abuerit in fi ni bus Seruiionensi tam ipse 
andreas vel genitrice eius permaneat in iura veì potestate supra 
scripte anselperge abatisse vel monasterii eius et nihil sibi ibidem 



DIPLOMATICO 59 

aliqm'd rcservavit nisi ut supradictws est usufructuario eie illas 
res qi«od avit ipsa au truck diebws vite sue ve\ familiis et rebus 
movilibus et qufdqtrfd pars parti ex rebw.s superius nominati* 
et comutatis faeere aut judicare voluerint lice;*tiam babeant m 
omnibus potestatem sicul superius legifnr pena vero iwler se 
posuerant ut si qua pars parti ipsis aut suceessoris ve\ beredi- 
buscu^e eovum quoque te?npore una alterius se de ipsà comuta- 
tiowe removere voluerint et noluermt permanere in eo quoà su- 
perius legii^r aut ab omni hom'ine menime defecare potuerit 
lune componat pars parti fedem reservanti ipsis aut successoribws 
LeredibwsqKe eor«m ipsa res im removi tas fuerit aut quos non 
defensaverit infra ipso locum veì iuditiaria ubi ipsas res fuerit 
que perdederit aut non defensaverit ex omnibus in dublo sìcut 
in tempore fuermt meliorate ipsas res et presens cai tuia sua 
maneat fìrmitatem nude duas cartulas comulatio^is pari tinore 
conscriptas suol. Aclus Brexia sub die regni et mdicticme supra- 
senpta decima felici ter. 

ff> Andreas clericws buie cartula commudationis ad me facta 
relegi subscripsi et testib^.? obtoli robora^da suprascrtptos solidus 
in presenti accepi. *£ manus bertoni Scafardo * domne regine 
testis. manus astulfì de cofeletes finis brexiana testis. Liutfret 
vesterarius huic cartula comutationis rogati*.? ab andreate cle- 
ricus testis subscripsi qui me presente subscripsi t. Ado marscale 2 

I 

buie eomudationis cartula rogatws ad andreade clericus testes 

subscripsi qui me prese/ite . te relegi et subscripsi. 

f£+ belleri Foxsuan 3 temporo domne regine buie cartula comu- 
tationis rogatiti ad andreas clerici^ testis subsenpsi. Ego 
ansoald notarius scriosit huius cartula commutationis rogatus 
ad suprascriptus andreas clericus quam post traditaci compie- 
vi et dedi. 

Si veggano le Storie Bresciane, tomo II, pag. 311. 

1. Lo scafwarclus di que 1 tempi, cioè 2. March., cavallo; scaldi, maestro - 

conlargo senso l'economo, il custo- (Tonde i comestabili. - RiiENAN. 

de, il cellario, il procuratore talvolta lib. II, Rer. Germ. CluvER. Gemi. 

od il maestro di casa. Ad libitum Ani. lib. I, e. 8. 

scafwavdi (virami) in cellario 3. Aspettiamo dal dottissimo Trova 

collocetur. Cliarla Burcharli Du- V indagine sugli attributi di questo 

FuESNE, Gloss. in v. Scafwardus. longobardo ufficio. 



60 codici: 



XXXVI. 

( An. 772 — 14 giugno ) 

La Corte di Miliarina. 

Tiraboschi 1. 

Desiderio ed Adelchi donano ad Anselperga badessa del monastero bre- 
sciano di s. Salvatore que Oriperga abbatissa esse noscuntur la Corte di 
Mclliarina compresa nel loro gagio Regiense, confinante da oplo teclato colle 
terre del monasterio Leonis (di Leno). Erano i suoi limiti marcati per teda 
ed in cornale singato et ex inde in carpeno grosso vel oplo per rovere ed 
altre piante segnate di alcune lettere. Vi si nomano come propinque la via 
quee venit da Ariolas, la fossa Scavariola, \&praida de Noventa tenente ca- 
pita in terra et Silva suprascripti monasteri de Brixia quee inibì advenit 
de Cunimmd (il famoso e ricchissimo Sermionese), il vico Bedullio, la terra 
di Atoue, il frasseneto di Toseto, s. Maria de Fabrega, il luogo di Galdia, 
la campaniola et Silva de Tuniolo, la terra Garibaldi. L'agro donato 
risulterebbe dell' estensione di quattromila iugeri designati da un Abono Val- 
deman (altro esempio, siccome l' Oriperga, di cognome longobardo). — Veg- 
gansi le Storie Bresciane tomo II, pag. 313. 

Acto tirino in palacio quartodecima die mensi iuni anno 
felicissimo regni nostri sextodecimo et tertiodecimo per inditio- 
nem decimam feliciter. 

XXXVII. 

( An. 772 — 1 luglio) 

Il Duca Giovanili. 

Tiraboschi 2. 

Vende ad Ansclpcrga alcuni fondi e case in trans Mucia, regal dono a lui 
fatto intra Reducto in territorio Motinense conlinante ab uno latere da oriente 

1. TlRAB. Cod. Dipi. Moderi, aggiunto sempre l'ometterò. Veggasi del 

alle Mem. Storiche eli Modena, t. I, documento l'antico apografo Qui- 

doc. n. 2. Una volta per sempre. riniano ( Cod. Dipi. Quir. t. 1 } 

Il Margarino ha pubblicala la pergamena XIX. - pag. 106). 
maggior parte dei documenti giù- 2. TlRABOSCiu , Cod. Dipi. Moden. 

liani, ed avrei dovuto citarne l'è- Mem. Storiche cit. t. I, docum. 

dizione a ciascun atto: ma dove n. 3. - LUDOVICUS MuRATORius, 

ho potuto citare un editore più Anliquilales Italica; Medii JEvi^ 

esatto, ho omesso il Margarino, e t. I, e. 151. 



DIPLOMATICO GJ 

Malia percurrente ci ab alio Intere da meridie Monasterium dai Salvatoris 
situm in Leonis habente, seti teiiii) latere da occidente Monasterium San- 
ctorum Apostolorum et sancii Silvestri. Sono dugenlo iugeri per un soldo 
d'oro ad ogni iugero. 

11 contralto è stipulato nella corte del duca Giovanni in Aquario Monte 
Bellio Territorio Bononiense, e soscritto dal duca, da un Antelmone germano, 
e dal gastaldo Thcoderone correndo gli anni di Desiderio e di Adelchi XVI 
e XIII, primo mense iulio, Ind. X. — Storie Bresciane t. II, pag. 312. 

XXXVIII. 

C An. 772 — 24 agosto ) 

La Basilica Cremonese di s. maria. 

Con diploma di Desiderio e di Adelchi viene posta sotto la tutela e potestà del bresciano mona- 
stero di s. Salvatore. 

Margarino 1. 

Flavius Adelchis vir excellentissimus rex. Basilice beatissime sem- 
perqwe virginis dei genetricis marie. Site in territorio civitatis 

nostra? Cremonensi loco qui dicitur Vado an prope ripa 

fluvii Ollio v. v. dewsdedit presiderò. Detulit veneratio tua 
precelse potestatis nostre per gloriosissima»! atqt^e preceWentis- 
siniam ansam reginam domina w et genetricetfì nostrani Gartulas 
volumina duo una (sic) in qua legebatwr qualiter Etnisoind do- 
naverat in coniuge sua areldene et infllia sua rochildene quan- 
tum inter fluvio pado et ollio liabere visus fuerat de dona regum 
seu de jura parentum quam etiam de comparacione vel quid ad 
ei pertinuerat manus aut adliuc deo auxiliante in territorio cre- 
monense inter pado et ollio adqwàere poterit omnia et ex om«i- 
hus cumlìnibus et terminibus adusufructuario nomine diebus 
vite earum post ipsarum ambarum decessum omnia suprascripki 
dona ei devenerit in ipsa basilica sce Mariae ripa fluvio Ollio 
qua?n ipse Emisoind ad fundamentis edificaverat et instituerat 
ut ipsa basilica una cum res ad eam perii nentes ad mundium 
sacri palacii nostri pertinerit. Alia quidem cartula legebatwr qua- 
liter suprascripta arelda cum sumrnoald arichis, turis-ind et aris 
donaverant casa illa ubi ipsa basilica stiperedificata fuerat cum 

1. Bull. Casin. t. II pag, 15, che menaceo Quiriniano n. XX, t. I, 

poi l'attribuisce al 771. L'edizione del God. Dipi, di quella Bibliote- 

si la dietro l'antico apografo perga- ca - pag. 115. 



() L 2 CODICE 

inonasterio et omnia adiacentia vel edificia seu territoria in in- 
tegrimi simul, et predicta arelda de proprietate de pareotibus 
suis per consensum de ipsis filiis suis confirmaverat in ipsa ba- 
silica casa masaricias tres, duxas in Luciaco una qui regitwr per 
leominum ma sari uhi cuwt gerrnanum sinici, alia per bauouewi 
tercia in fiindo lebrpsa quem regebatur per Stabile^} masarium 
onmia et ex omnibus in integruwi nec non et familias nomerà 
octo ideò/ albichis gunderarn Ili pone aloin otoione et vualcunda 
cnm duos infantes suos et inshtuerat ut in sacri nostri palaci i 
essen defensi. De qua rebus pustolasti nostrani excellentiam pre- 
mprascriplam dominaw et genetricem nostrani Ansam reginam 
quatinus ipsas cartulas per nostrum deberetnws coi» firmare pre- 
ceptum Nos. vero eiusdem domine et genetricis no strie audien- 
tes petitionem et anime no strie considerantis mercedem, per hoc 
poteslatis nostra? preceptum confirmamus in ipso sancto loco vel 
tue veneratone predictas cartulas quali ter testus earum nositur 
continere. Nec non etiam statuimus ut ipsa basilica sapete maria? 
una cum res ad eam pertinentes in potestate et defensione mo- 
uasterii dni Salvatoris quod domina et genetrix nostra intra Ci- 
v ila lem nostram brixianam instituit, ubi et abbalìssa germana 
nostra Anselperga esse videtur esse debeat sicut in mundio et 
potestate palacii nostri esse debuit. Ita ut a modo babens hoc 
nostrum firmitatis preceptum sccurus ipse sanctus locus perma- 
neat. Et nullus dux come gastaldius vel actionarius nostev con- 
tra hoc nostrum firmitatis preceptum audeat ire quandoqwe sed 
omm in tempore in ipso sane lo loco vel luce veneracioni atqne 
successoribus tuis firmus permaneat i$ -$• Ex dicto domini 
regis Pergiselit Notariws, et ex ipsius dictato seripsi ego Vual- 
defrit. 

Dato ticino in palacio nono kalende seplembris Anno felicis- 
simi regni nostri in xpi nomine quarlodecimo per indietionem 
decimam felici ter. 

?,Ii gode Taiiiino di poter aggiugnere (più corretto assai che il Margarino 
non ci diede) questo documento al Codice Diplomatico Cremonese, che il 
dotto e modesto canonico Dragoni Primicerio della Chiesa di Cremona dopo 
cinque lustri di fatiche ha potuto raccogliere: e faccio voti perchè la patria 
sua faccia di pubblico dirilto cusi vasto ed importante lavoro. 



DIPLOMATICO 

XXXIX. 

( An. 772 — 1 3 ottobre ) 

Si gualcì o Patriarca cTAquileja. 



63 



Bianchini t. 



Suo privilegio chiesto dalla badessa Anselperga per mezzo di Prandulo 
cubiculario nel sacro palazzo, e del prevosto del monastero di s. Salvatore 
in Brescia, il quale piissime atqite tranquillissime Anse regine jure con- 
siructum esse noscitur. Emancipa il clauslro delle vergini benedettine di 
s. Salvatore da qualvogliasi preminenza od officio sacerdotale, aggiugnendo fra 
T altre cose nulli concedatur codices aut vasa sacra ani quodlibet thesau- 
riun ecclesicc quoquomodo donare aut alienare. 

il privilegio è degli anni di Desiderio e di Adelchi XVI e XIII1 sub 
indictione XI. Trovavasi allora Sigoaldo, come appare da questa bolla, in 
Pavia. Nessuno avverti quanto risponda il documento alla preminenza che 
per l'armi di Desiderio avea presa fra noi sulla milanese la Chiesa d'Aquileja: 
nessuno, e neppure il Bianchini ha trovato nel principio del Diploma in 
quelle gravi parole — Bum nostra mediocrilas et felicissimorum principimi 
Desiderii et Adelgisi una cum collegis nosiris religiosissimis et sanctissimis 
episcopis ob totius ortodoxe ecclesie statum perventa fuisset singula queque 
superflua Beo auxiliante subiilius eliminata — l'effetto, e quasi direi l' espres- 
sione islorica delle trame di Desiderio stesso contro la romana corte soste- 
nute dal sacerdozio d'Aquileja. 

Come poteva Sigoaldo ob totius ecclesie ortodoxai statum . . . superflua 
eliminare, se non considerandosi capo di essa indipendente dalla Corte Ro- 
mana? E Desiderio da Brescia levavasi coli' armi a sostenere tanta alterezza! 
Egli è però singolare trovar soscrilti alla Bolla i vescovi medesimi che già 
soscrivevano quella di Paolo I; che sono Apollinare, Otto, Giuliano, e due 
Felici. È tanto singolare, che sarei per credere falsa o 1' una o 1' altra delle 
due Bolle. 

Si veggano le Antichità Cristiane di Brescia da me illustrate in appen- 
dice al Museo Bresciano - 1845, parte I, e. I. 



1. Bianchini, Evangeliarium Quadru- n. XXI, pag. 118. Il carattere 

plex. Rome il 49. Pars 7, Prolog. dell 1 apografo potrebbe tenersi del 

pag. IO. Veggasi del resto Tantico X secolo. - Margar. Bullarium 

apografo pergamenaceo inseritone! Casinense che per errore l 1 ascri- 

Codice Dipi. Quirin. pergamena ve al 774, t. II, pag. 15! 



04 CODICE 



XL. 

( An. 773 — ti novembre ) 

1 Ribelli Longobardi. 

Adelchi rinova i privilegi del bresciano monastero di s. Salvatore. Rinova le antecedenti sue pro- 
prietà: molte altre ne aggiugne, tra le quali assai beni confiscati ad alcuni ribelli longobardi. 

Margarino 1. 

Dall' antico apografo, Pergamena XXII del ricordato Codice Dipi. Quiriti. 

Flavius adelchis vir ex.ce\\eniissimus rex. Monasterio Domini 
Salvatoris sito intra civitatem brexianawi quod domina et precel- 
lentissiraa ausa regina genetrix nostra et dicate deo Anselperge 
abbatisse dilecte germane noslvx. Dominus dominantiuwi ipse 
nos in hujus regali solio conlocare dignatus est et cuncta que 
possedemus eius prestante divina clementia ideo quod justum est 
nostrani deveniat (sic) potestatem ut ex datibws regimine nostri qui- 
hus ipse nobis largì tur semper ei mimerà oìFeramus ut ipse re- 
demplor nosfer quo munera justi pueri sui abel suscepit respe- 
ctu pietatis sue prò terrena et aeterna gaudia elargire dignatus 
est. Quadere justum est quam ipsa preccllentissima domna Ansa 
regina suavissima genetrix nostra in amorem domini nostri Jhesu 
Xpi ipso monasterio ad fundamentis construxit et singulas res 
moviles ntque curtes et posse.ssiones innominatas et locas infra 
brexiana civitate regie proprietatis sue seu et gastaldias suas 
inibì per suum confirmavit preceptum, et de singulis liberis ho- 
mirtibttS et perti-neotibus nosfris auctores ipsius monasterii sin- 
gulas conqw/sierunt tam prò comparatone donatione commuta- 
tione, et prò quolibet genio potuerit. et manifesti!»* est quod 
nreceWenlissimus desiderius rex seu et nos singulas res vel fa- 
milias ibidem per nostrum contulimus preceptum per singulas 
civitates et locas in {\n\hus Spoletanis Tussie Xmmilie Neustrie que 

ex parte subter nominativa loca designamus eritas 

declaratur quia ipsa domina ansa regina suavissima genetrix 
nostra, dei inspiralionc compulsa singulas monasteri a's eccles/as 
atqwe cellas (quets) edificavi t per singulas civitates no- 
stri djtione sub potestà te ipsius monasterii domini salvatoris 



1. Marc. Bull. Cctsìn. t. II, r>ag. 1C. 



DIPLOMATICO 65 

tam curtes et possessione*, atq^e adiacentias pcrtinentias sua.? 
per singulas civitates et loca reservans omnia in ipotestate . . . 
.... ndi ordinandi ( disponendi comandandi servos et ancillas 
liberos dimittendi qualiter i Ili placuerit et alias monasterias et 
ecc/esias quod ab ipso monasterio per donationem et co ... . 
quod monasteria supradicta constituta intra regiam nostrani ti- 
einensem civitatem, et intra castro Sermionense atqwe in fìnibw.s 
Sobianense in loco qui dicitur monte .... te bononiense monasterio 
sci Cassiani qitod ad monasterium supradictum domini Salvatoris, 
vel tibi suprascripte anselperge abbatisse advenit de Sindulfo 
presbitero, seu et in fìnibws Pestoriensi monasterium quod vo- 
bis advenit ex comutatione de ermeberte abbate Itemqwe mona- 
sterio a fondarne wtis constructum in Sextuno finibus reatine 
cum Massa et curte in Arnate ad scto Rustico. Item et in 
fine reatina monasterio alio ad scto vito et in finibus Balbense 
monasterio Intride quidem eliam et monasterium constructum 
ad scto Liveratore finibus Beneventanis concessumqi«e in jura 
monasterium vel vobis ab Arechiso glorioso duce nostro per pre- 
ceptum ejus. Nunc itaqwe deo nobis spirante cuncta suscipimus 
et ob amore saractorum dei ad quorum vocabula ipsa venera- 
bilia loca construta sunt et anime nostrx considerante* merce- 
dem per hoc potestatis nostra omnia dono nostro in ipsa mo- 
nasteria concedimus possidenduwi de quantum nunc presenti 
tempore habere et possidere videatwr tam in partibws Austrie 

NEUSTRIE et SPOLETANIS FIRMAN1S AUSEMANIS et BENEVENTANIS finibuS 

cum singulas possessiones et curtes ibidem concessas atq«<e lar- 
gitas, que pertinuerant ex jura curtis nostre regie que et ex 
jura curtis docalis et alias res que nunc modo de pertinentibus 
nostris ipsa venerabilia loca habere et possidere videntwr vel 
de dato judicum nostrorum idest edifìciis et omnibus familiis 
atqwe intrinsecus et omnibus movilibt^s et inmovilibws se se 
que nioventibws rebus, cum curtibus et possessionibus per sin- 
gulas civitates et loca cum casas massaricias et aldiaritias atqwe 
diales et pinsionales cum cuncta territoria per singula loca, idest 
campis vineis pratis pascuis silvis astalariis rivis ac paludibws 
ropinis montibws olivetis ac alpibt«s molinis locora portora et 
piscationes per singulas aquas lacoras et fluminas vel usus aqua- 

Odorici, Storie Bresc. Voi. IIL 5 



Gfi CODICE 

rum et fluminibw.9 cum ea que ad donino prccellentissimo de- 
siderio rege genitore nostro et domna precellentissima ansa re- 
gina suavissima genitrice nostra vel nobis in ibi per precepta 
largita atqwe concessa sunt de quantum nunc ipsa venerabilia 
loca ut supra scriptum est babere et possidere videwtur cum 
ornili jure et pertinenza vel adiacentia sua ad ipsas curtes et 
casas massaricias et aldiaritias et aldiales et pinsionaribus cum 
movilibt^s et immovilibws alqwe farniliis in integrum perlinentem 
siumlqwe cum rebus superi WS dictis atqt^e sitis de pertinentiis 
nostris in omnia et ex omnìhits superi us comprebensa in ipsa 
saracta loca prò nostra mercede dono nostro ut diximus conce- 
dimus possedendum. quam et etiam concedimus in ipsa venera- 
bilia loca oumes res illas quas ad pul ...... . cte prò sin- 

gulis hominibzi-s judicaria Rectina vel balbense atque concedimus 
et concedimus (sic) in jura monasterii dui salvatoris mauren- 
tia ancilla nostra, cum filia ejus que pertinuit de cinte nostra 
pestoriense quam in presente bajoarius sibi in conj Ligio ba- 
buit sociata?^ nec non et concedimus ad ipso sco monasterio 
res illas quas in ibi Vobrandoaldus gastaldius civitatis nostre 
regienss venundavit seu et concedimus in ibi silva cum ronco- 
ras in salecta tenente uno capile in curte ipsius monasterii in 
loco dicitur Miliatino et alio capite tenente similiter in curte 
ipsius monasterii qui fuit condam Cuimundi uno vero latere te- 
nente et alio latere tenente. Concedimus etenim in ipso domi- 
ni salvatoris monasterio omnes res vel familias Augino qui in 
Francia fuga lapsus est et omnes curtes vel singula territoria 
atque familia que fuerunt Sesenno Raidolfi Radoaldi stabili co- 
ardi (forsilan Eoardi) Ansaheli Gotefrid, et Teodosi vel de alii 

CONSENTIENTES EORUM QUAM IPSI PRO SUA PERDIDERUNT INFEDELITATE et 

potestate palatii nostri devenierunt, de quantum nunc ex eo- 
rum substantia vel familia ipse monasterius vel per singula loca 
ad eum pertinentibt«s babere et possidere videntwr et tribuimus 
licentiam ut ipsa monasteria supradicta in cujus civitatis terri- 
torio singulatim constituta sunt ut liceat bomines ex ipsa mona- 
steria in ipsa iudicaria omne in tempore pristatione habendum 
et faciendwm per omwes lacoras et fluminas in fìnibws predictis 
civitatis quomodo aut qualiler voluerint absqwe qualibet con- 



DIPLOMATICO 67 

hadiclione de auetoribus nosfris vel aliqua datione. Statuimus 
etenim ut animalia el peculia ex ipsa monasteria omni in tem- 
pore pabulu?n et esca habere debeant per silvas vualdoras et 
per singulas civitates nostre in qua ipsa monasteria sunt consti- 
tuta absque escadigo vel aliqua datione seu contradictione judi- 
cum nostvovum vel de auetoribus nos/ris qui per tempora fue- 
rint. Veruntamen et concedimus per ipsa monasteria oumes 
scufias publicas et angarias aique operas et dationes vel colle- 
ctas seo toleneo et seliquatico de singolas mercatoras et portoras 
ut bomines de suprascripta monasteria tam servi quamque al- 
diones vel liveri bomines qui in terra de ipsa venerabilia loca 
resedent, ut ab omnibus suprascriptis scufiis publicis et angariis 
atque operibws et dationibus vel collectas seu toleneo et siliqua- 
tico, securo nomine prò nostra mercede liceat deservire, omni- 
bus vero superius rebws familiis adnotatis de quanto nunc ipsa 
monasteria habere et possidere videntur sive unde loca nome- 
native diete sunt vel unde adseripta minime tenenlur et modo 
ipsa venerabilia loca ad eas per ti nera tes omnia habere et possi- 
dere dimisi tur. Tam unde (sic) precepta aut munimina habere 
probantur ut quod sine precepta et munimina habere videntur 
cum Massa et curte in fini bus reati nis- in loco qui dicitur Ami- 
terno atque curtes in fìnibus Penjmensi, cui vocabulum est Vico 
nuovo, que vero rebus et venerabilia loca qualiter ad supradi- 
cto Arichis duce nostro per praeceptum ejus in iure ipsius mo- 
nasterii vel vob/s concessa sunt. Simili ter in fìnibus Spoletaws 
om»ia quecumque vob/s ad Teodosio glorioso duce nostro per 
ejus preceptum concessa sunt cum fìnibus et terminibus et per- 
tinentiis suis cum omnibus rebus et familiis unde ab ipsa ve- 
nerabilia loca advenerunt tam de liveris hominibus quamque 
et de pertinentibus nos£ris de quantum nunc presenti tempore 
habere et possidere videntur onmia et in omnibus ad ipsa mo- 
nasteria et venerabilia loca dono nostro cedimus possidendum. 
Veruntamen et concedimus ad ipsa venerabilia loca omnes ser- 
vi de suprascripta monasteria vel curtes ad eas perlinenles qui 
arimannas mulieres sibi in conjugio sociaverimt vel in antea so- 
ciaverint qualiter ad potestate palatium debuerant pertinere se- 
cundum edicti tinore cum conjuges suas in ipsa monasteria et 



(>8 CODICE 

venerabilia loca concedimus possidendum. filiis autem et filias 
eorum que ex eis nati sunt aut fuerint cedimus eos in ibi mi- 
serationis causa prò aldionibus habentes mundio per caput sol i- 
dos senos hec oumia suprascripta monasteria et loca venerabilia, 
vel om?ria qualiter superius tenentur adscripta statuimus ut 
maneant om??ia in potestate et ordinatone domne et precellen- 
tissime anse regine suavissime genitrici noslvx, iudicandi ordi- 
nandi disponendi donandi servos et ancillas liberos dimittendo 

quomodo aut qualiter voluerit in illi inaneat licentia 

qualiter voluerit facere aut ordinare ex nostra regali auctori- 
tate. Quatenus ab b«c die habens hoc lìostium donationis et fir- 
mationis preceptum securo nomine ipsa venerabilia loca valeant 
possidere. Et nullus dux comes gaslaldius actionarius nostev do- 
nationis et confìrmationis precepto audeat ire quandoqwe sed 
omni in tempore ipsa sca monasteria et venerabilia loca nostra. 
donatio atque confìrmatio stabiles debeat permanere atque per- 
sistere seinper. Ex dicto domini regis per audualdo notarili???, 
ex ipsius diclato scripsi ego Ermoalde notaio felici ter. 

Acto civitate in Brexia undecima die mensis novembris Anno 
felicissimi regni nostri in dei nomine quartodecimo per indi- 
ctione Xima. 

E questa la pergamena insigne che fu argomento di sdegni diplomatici 
fra i due benedettini Aslezati ' e Beretta 2 , il quale tanto fuor di proposito 
sospettò della sua sincerità. Insigne per la testimonianza che ne risulta delle 
vaste proprietà che il reale monastero di s. Salvatore in Brescia vantava quasi 
che in ogni lato del regno longobardo: perocché monasteri e possidenze gli 
si confermano in Pavia, nel castello di Sermione, ai limiti Sobianensi, a Bo- 
logna, in Reggio ed in Sestuno; e per concessione del duca Arichi genero di 
Desiderio e cognato d' Anselperga, a Benevento. Si riconoscono le proprietà 
del claustro bresciano collocale a 1 limili d'Austria, di Neustria (vedemmo già 
che si fossero), di Spoleti e così via. Si aggiungono altri beni di Reggio e 
di Pistoia: ma più quegli d'alcuni traditori longobardi, loro confiscati per aver 
prese le parti di Carlo I. Ed Amitcrno, e le corti finibus Pennensi cedute al 
monastero dal duca Arichi, siccome altre terre Spoletane pervenute dal duca 
Teodosio, qui si raffermano alle monache bresciane. Senonchò il decreto che 
più attrasse le indagini dello storico illustre Carlo Trova gli è quello che 

\. Difesa di Ire Doc. ecc.- Bresc. 1728. 2. Censura Brìxiensis eie. Mil. 1729. 



DIPLOMATICO 69 

lutti i servi di s. Giulia i quali sposato avessero un'armantia, o la sposas- 
sero da poi, dovessero colle mogli restarsene al servigio del monastero, ben- 
ché, secondo V editto, spettassero al palazzo reale. Di più, che i loro tìgli sieno 
tenuti com'aldii, e col mundio di sei soldi per ciascuno. Aveva letto il Tro- 
va col Margarino — donna Romana ' — ; ma recatagli poi 1' esatta dizione 
del documento, con quella rara modestia che lo distingue, nella prefazione 
alla parte 11 3 del Codice Diplomatico notò la differenza che si bene cor- 
rispondeva d' altronde a' suoi concelti sullo stalo dei vinti Romani , e lesse 
Arimanne; cioè libere donne longobarde. « Una carta cremonese del 712 (egli 
« soggiunse) assolve le donne libere marilale coi servi, e col medesimo indi- 
« rizzo adittato dall' Odorici ». — Hanno line col documento che abbiam pub- 
blicato le concessioni longobardiche al monastero bresciano di s. Salvatore, 

XLI. 

( An. 774 — maggio ) 

11 Test amento di Tuidone. 

lupi 3» 

Tuidone gasindo di Desiderio figlio di Teoderolfo da Bergamo istituisce 
erede le basiliche di s. Alessandro, di s. Maria e dei ss. Pietro e Vincenzo 
éi quanto possiede in Bonnate, e lascia due corti in fundo . . . et codolina 
et baccaria judicaria Sermionense a Teodaldo suo germano con ciò che, 
dove non si trovasse contento, ne divengano eredi le basiliche suddette. 

Lascia pure alla basilica di s. Grata la sua parte di casa in Cuscassa- 
glia in Aldeto Silva Brixiana locus ubi dicitur (manca la pergamena). I 
servi e le ancelle, gli aldii e le aldie sue vuole che dopo morta la sua mo- 
glie Lamperga sieno condotte all'altare di s. Alessandro, e sieno fatte libere 
per mano del vescovo di Bergamo sicut a principibus hujus gentis catho- 
lice Langubardorum in edicti pagina est institutum. E poco dopo soggiunge: 
Insuper et curie domoculta juris mei quam kabere videor in Bergis seo et 
massaricias et aldionalis fine Cavalles in suso per valle Camonense in in- 
legrum etc. venundatum fieri debeat per poniifice eeclesice Bergomensi et predo 
ipso distributum et erogatum per sacerdotibus et Christi pauperibus * etc. ... 



1. Condizione dei Romani vinti dai 4. Sempre i sacerdoti, sempre i ve- 
Longob. - pag. 210, edizione di scovi che assumono gli adempì - 
Milano 1844. menti più dilicati delle ultime 

2, Storia d 1 Italia, t. IV. - Cod. Dipi. volontà dei longobardi cristiani. - 

Longob. parte II. Napoli 1853. Altri esempi notammo nel nostro 

Pref. p. XI. Codice di questa longobarda pre- 

•3. Lupi , Cod. Dipi. Berg, 1 , 527. dilezione per gli uomini dell'altare. 



70 CODICK 

Il testamento porta gli anni di Desiderio e di Adelchi XVIII e XV men- 
se madio. 

XL1I. 

( Secolo Vili ) 

Serie dei vescovi bresciani sino a Rnsticlano. 

Onofri I. 

Descritta chi sa forse da un qualche monaco o sacerdote probabilmente 
di s. Faustino Maggiore del secolo Vili. Fu pubblicata col seguito dal Gra- 
denigo dietro un codicetto di otto pagine in pergamena, ora smarrito, già spet- 
tante al cenobio di s. Faustino, e descritto dall'abbate Doneda 2 ; indi passato 
nelle mani del Totti, del Covi e poi del Gradenigo 3 . Ivi ad ogni modo risulta 
che chi nel secolo XII, e propriamente verso il 1173, veniva tessendo la serie 
dei nostri vescovi da s. Anatalone fino a Tiberio s' era vulso di un elenco 
già compilato neh" Vili pei vescovi da s. Anatalone a Rusti ciano. E noi divi- 
deremmo per tal guisa in due parti l'elenco episcopale. Ma qui non daremo 
che la prima dell' Vili, seguitandovi per altro i vescovi sino ad Ansoaldo, che fu 
presente alla caduta del regno longobardo. 1 luoghi dei depositi sono postille 
di mano del secolo XIV. Ma chi non vorrà convenire che da note anteriori 
di più secoli non apprendesse il descrittore i siti dov' erano gli antichi ve- 
scovi sepolti, se non fors' anco dallo stesso antico Martirologio Bresciano? 

Eccovi dunque il catalogo dei vescovi di Brescia quale trovò il Doneda 
in un Codice del secolo XII nella biblioteca dei Canonici Regolari 4 . Scielgo 
la dizione del manoscritto Donediano, ch'io stesso ebbi mostrato al rev. pre- 
vosto Onofri, perchè era bene che nel suo volumetto de ss. Episcopis Bri- 
xice rivedesse la luce. 

Hec sunt noa omnium Episcoporum 
Brixiensis Ecclesie. 

qui jacet mediolani Primus Doranus Natalon 

Clateus eps scs 
qui jacet pergami Vialor eps scs 



1. l)e ss. Episc. Brix. 1850.- GlUD. Quirin. E, I, 7, ov 1 è la copia 
Brix. Sacr. pag. XXXIII. del Coti, pergam. usalo dal Covi. 

2. Onofri , 1. cit. ove pubblica la 4. Onofri, 1. cit. Ivi il Cathalog. E- 

descrizione che il Doneda ci dà. piscop. Brix. ex Cod. sec. XlT, 

3. Graden. op. cit. - pag. XXX. - e la succinta illustrazione che ne 
FAINO, Collect. de Epf>. Brix, iris. fa il Doneda. 



DIPLOMATICO 



71 



qui jacel ad scm faustinum ad san- 
gui ne m 
[ qui jacet in ecc sci Pel. majoris 

qui jacet ad seni apollonium extra ci- 
vitatem 

ad scm faustinum ad sanguinem car- 
cerem * 

in cecia sce marie majoris 

ad scm johannem de foris 

ad scm eusebium 

ad concilia Sanctorum 

ad scm petrum in monte 

ad scm alesandrum 

ad scm laurentium 

ad ysee 

ad scm gosmam 

ad scm petrum in olive to 

in campinone in materno 2 

ad monasterium scor. m. faustini et 
Jovile 

ad scm zenonem de . . . foris 3 

ad scm stephanum 

ad scm stephanum 

ad scm euphemiam 

ad scm stephanum 

ad scm stephanum 

ad scm faustinum ad sanguinem car- 
cererà * 

ad scm petrum in oliveto 

ad scm gervasium juxta scniandream 



Latinus eps scs 

Apollonius eps scs 
Ursicinus eps scs 

Faustinus eps scs 

Filastrius eps scs 
Gaudenti us eps scs 
Paulus eps scs 
Theophilus eps scs 
Silvi nus eps scs 
Gaudiosus eps scs 
Optatianus eps scs 
Vigilius eps scs 
Titianus eps scs 
Paulus eps scs 
Ciprianus eps scs 
Herculanus eps scs 
Honorius eps scs 

Rusticianus eps scs 
Dominator eps scs 
Paulus eps scs 
Paterius eps scs 
Anastasius eps scs 
Dominicus eps scs 
Felix eps scs 

Deusdedit eps domnus 
Gaudiosus eps domnus 
Rusticianus eps domnus 



1. Deleto per atramentum to sangui- tur, curri vix tenuis umbra appa- 

llerà (non tamen adeo ut intelligi reat. Illud in Materno additum vi- 

neaueat) manu ducentis annis non detur diversa manu (Nota Don.). 

antiquiore substitutum est to car- 3. Ubi lacunam aperui . . legendum 

cerem (Nota Doned.). videtur de mercato. 

2. To in campillione dificdlime legi- 4. Veggasi la nota 1. 



72 CODICF 

qui jacet mediolani Apollinaris eps 

Andreas eps 

ante regiam sci Johannis bapliste Theodaldus eps 

Vitalis eps 

ante regiam sce marie Benedictus eps 

wite vestigium sci petri in oliveta Ansoaldus eps 

etc. etc. 

XLIII. 
Il Sepolcro di Ansa. 

Atti della R. Società delle scienze di Lipsia - 1850, pag. 8. — (t. 

Devo alla gentilezza del dottissimo Bethmann la comunicazione di questo 
importante documento. Vuoisi della penna medesima di Paolo Diacono. Il 
Bethmann pur esso vi assentirebbe. Solo non pargli che in una terra già 
Franca potessero scolpirsi le parole Adelgis . . . in quo per Christum Bardis 
spes maxima mansiL Acutissimo pensiero: ma vuoisi riflettere come l'epigrafe 
decorasse un monumento racchiuso in m\ claustro di monache longobarde (e 
lo vedremo), in un luogo eccezionale,, la eui sacra natura bene avrebbero i 
Franchi rispettata. Si sa del resto come Paolo Diacono, benché da Carlo 
tenuto in grande onore, serbasse pur sempre Bell'intimo petto la propria fede 
a' suoi re Desiderio ed Adelchi; e per sì fatta gaisa ne la serbò, che rifug- 
gitosi alla corte dei più mortali nemici della Franca dominazione, lungamente 
vi rimase continuando in quella, protetto da una figlia di Desiderio, gli 
studj suoi. Arrogi lo stile, direi quasi le formole tutte sue e le immagini 
stesse tutte proprie di quel poeta longobardo. 

Ma di questo a miglior luogo. Ecco il poetico epitaffio: 

Super sepulcrum domnae Ansae reginae. 



Lactea splendifìco quae fulget tumba metallo 
reddendum quandoque tenet laudabile corpus, 
hic namque Ausonii con nix pulcherrima regis 
Ansa jacet, totum semper victura per orbem 
famosis meritis, dum stabunt tempia tonantis, 
dum flores tetris, dum lumen ab aethere surget. 

1. Da un Cod. della Bibliot. del Senato di Lipsia. Rcp. I, 74 ; pubi. dall'Haupt. 



DIPLOMATICO 



3 



haec patriain bellis lacerarti iamiamque ruentem 
compare cura magno relevans stabilivit et auxit. 
protulit haec nobis, regni qui sceptra teneret, 
Adelgis niagn uni, formaque animoque potentem, 
in quo per Christum Bardis spes maxima mansit. 
fortia natarum thalamis sibi pectora iunxit, 
discissos nectens rapidus quos Aufìdus ambit, 
pacis amore ligans cingimi quos Rhenus et Mister, 
quin etiam aeterno mansit sua portio regi, 
virgineo splendore micans, his dedita templis. 
cultibus altithroni quantas fundaverit aedes, 
quasque frequentai egens, pandit bene rumor ubique. 
securus iam carpe viam, peregrinus ab oris 
occiduis quisquis venerandi culmina Petri 
Garganiamque petis rupem venerabilis antri, 
huius ab auxilio tutus non tela latronis, 
frigora vel nimbos furva sub nocte timebis: 
ampia simul nam tecta Ubi pastumque paravit. 
plura loqui invitam brevitas vetat improba linguam. 
concludam paucis. quicquid pietate reduudat, 
quicquid mente micat, gestorum aut luce coruscat, 
in te canta simul, fulgens regina, manebant *.. 



Seguendo il germanico annotatore, 
vuoisi avvertire come i fortia pe- 
ctora, cui Ansa natarum thalamis 
sibijunxit, sarebbero Arighiso duca 
di Benevento marito di Adelperga, 
Tassilone duca di Baviera marito 
di Liutperga, e Carlomagno che 
lo era di Desiderata, figlie tutte e 
tre della misera Ansa. Così viene 
a chiarirsi la menzione dell' Aufìdo, 
del Reno e del Danubio. 

Ne 1 versi 15, 16 è chiarissima 
l'allusione d'Anselperga badessa del 
monastero di s. Salvatore in Bre- 
scia. L' annotatore senza esitazione 
ascrive a Paolo Diacono questo 
poemetto. Erra poi nel dir nuova 
la notizia, che Ansa regina venisse 
in quel convento sepolta. Noi ve- 



dremo altrove come antica fosse 
tra noi quella notizia, della quale 
ho forse troppo presto dubitato 
nelle mie Sacre Antichità di Bre- 
scia. Che re Carlo facesse traspor- 
tare dall' esilio le ceneri , come 
pensa l'annotatore tedesco, o che 
morto il marito, nel suo convento 
la vedova si rifugiasse, come po- 
trebbe supporsi, è in forse ancora. 
Certo è però che nel cenobio di 
s. Salvatore posarono le spoglie 
della costei famiglia, del padre suo 
Verissimo e de' fratelli Donnolo ed 
Arichi (Docum. XXVII del Cod. 
presente, pag. 45): quanto doveva 
essere naturale il desiderio della 
vedova di dormire l' ultimo sonno 
assieme a' cari suoi! 



74 CODICE 



XLIV. 
La Cronaca di Rodolfo Notaio. 

Biemmi 1. 

Eccovi alla fine la Historiola famosa di Rodolfo Notajo. Parevami tempo 
che il più insigne monumento bresciano dei longobardi e franchi secoli ve- 
nisse ripubblicato e, più che il Biemmi non fece, apertamente sostenuto non 
già lavoro del secolo XI, ma trascrizione di cronache non più recenti del IX. 
Ne sospettò il Bethmann 2 , benché di volo ; ma basterebbe la prova di qual- 
che personaggio nella cronaca nominato, la cui realtà fu discoperta dopo la 
morte del Borgondio (1726). Nelle carte di quest'ultimo trovò il nostro Biemmi 
la pura e semplice copia di quella cronaca (pag. Ili, 1. cit.), dolente che il 
Borgondio non abbia determinate le fonti del documento; e questo aggiungo, 
perchè si vegga non esser vero, come per altri fu asserito, che nulla il Biem- 
mi ne disse. Che poi si creda di leggere una fattura del secolo XV, più che del- 
l' XI, questo non dovea dirsi da nessuno; e soggiugnere dovremmo, che ci 
sembrano per quella vece note caratteristiche del IX. E come affrettata più 
che non porta la critica severa dello storico sia V opinione di chi le dubitava 
di pochi secoli fa, e peggio ancora del Borgondio o del Biemmi, farovvi al- 
trove toccar con mano. Che qui si vogliono documenti e non discussioni. 

RIDOLFUS NOTARIUS 

Historiola scripta omnium rerum memoria clignam (sic) que 
Brissiane Cwilatis acciderunl imperanlibus Franchis. 

In Nomine Domini Dei eterni. Anno Dominice Incarna- 

a. 774 tionis DCCLXXIV. Mense Maio Indictione Duodecima Carolus 
Bex Franchorum cepit Begem Desiderium , quem in Franciam 
misit in exilium. Duobus Annis in antea hec evenirent, hujus 
grandis tribulationis presagium fuit sevissima tempestas vento- 
rum et nubum, que ex partibus Vallis Caumonie adveniens die 
decimo tertio exeunte mense Septembre tempore matutino 
magnam partem finium Brissianorum , et proximam Civitatis , 

1. Storia di Brescia, t. II, pag. XX. pubblicato dal Pertz nel suo Ar- 

2. PauluS DUCONUS. Scritto egregio eluvio. - Annovcr 1849. 



DIPLOMATICO 75 

cujus ipse Desiderius Nobilis erat, dissipavit, et evertit domos 
infin itas. Basilica Sancti Matthei cecidi t curri omnibus casis adia- 
centiis , et cunctis hominibus ibidem manentibus conterratis. 
ZSubes eranl ni gre nimium cubi pluribus ignis, et sonitu inau- 
dito, que terram sepius obruebant , ut hoc Seculum stare non 
amplius videretur. Quingenli ferme fuerunt qui in hac tempe- 
state mortili sunt, et inter illos fuit Jrstiperlus nepos Valperti 
Ducis Lucensis 1 : et iste dies intcr Egyptiacos numeratus fuit. 

In eo tempore preerat Brissie Dux Polo filius Malogerii fra- 
tris Regia Desideriti qui timens ne a Carolo iactaretur de ho- 
nore suo, cum Jnsoaldo Episcopo, qui frater ejus erat, iniit con- 
silium, et pluribus Nobilibus Brissianis , ne opprimi paterentur 
potestatibus Franchorum, et ut ipsum facerent Seniorem 2 . Fave- 
bant ejus Consilio Folcorinus Dux Civilalis , Gaidus dux Yincen- 
tie 3 , Rodgosus Dux Tarvisii 4 ; et ut viriliter se gereret, in auxilio 
miserunt quingentos Milites cum mille Servitoribus, et plurima 
alia auxilia promiserunt. 

Carolus cum multis exercitibus misit unum de suis Princi- 
pibus 5 nomine Isìnondum, qui putans solo minarum terrore trium- 
phum victorie reportare, minatus est Brissianis urbis destru- 
ctionem, et hominum interitum, nisi dominationi Franchorum se 
statim submitterent. Sed nihil assequi potuit, et aspera verba 
reportavit. Anselmus vero Nonantulanus Abbas s ingressus est Ci- 
vita tem , et in pace multa colloquia cum Fotone, et Jnsoaldo 
habuit : at immobiles , et intrepidos permanere cognovit. Porro 
Ismondus erat omnibus hominibus clurus, et immitis, et in di- 
versis malis nequam. Iste commotus in iram omnes fìnes ferro, 
et igne devastari, et homines, quanti undecunque invenirentur, 
in ore gladii mitti iussit; et appendere fecit impius in patibulo 
furce circi ter mille Cortisianos 7 prope muros Civitatis. De quo- 

1. Bertini, Mem. Luce, docum. 18, 3. Andrene Presb. Chron. R. 1. S. 1. 1. 

a. 736. - Troya, Cod, Dipi. p. III. 4. Sigiberti Chron. (Rer. Francia). 

2. Senior. Dominusj unde regesFran- 5. Principe, talvolta per Conte. — 

cor. maxime Carolingi nonnumq. Charta Caroli C. in Tabular. 

Seniores dicuntur - (Du-FresNE, Dervensi cit. dal Du-Fresne. 

Gloss.). Dominus et Senior noster 6. TiRABOSCHi, Badia Nonant. - do- 

Carolus Rex. — Ann.Fuld. a. 887. cum. II, pag. 5, e t. I, pag. 74. 

E poi si sospetti delPant. impronta 7. Cultori, abitatori delle corti. Char- 

della cron. cui ricopiava Rodolfo. ta Ughell. in Ardi. Renev. a. 774. 



70 codici: 

rum miserabiiis supplici aspectu, magno timore populus uni ver- 
sus permotus est, et proclamare cepit contra Polonem , Ansoal- 
dum, et alios belli Consiliarios: et quum Teulo filma Trasmundi, 
et Liculfus filius Jionis , qui tempore Bacchia Regia , et alter 
Desiderii Ducatum Brissianum rexeral, ad Ismondum fugam ce- 
pissent, Polo confusus, et ammissa quacunque spe, mandavit Epi- 
scopum Ansoaldum * ut traderet civilatem Ismondo, si juraret, 
et diceret suo sacramento se veniam omnibus daturum. Iamon- 
dus omnia, quecunque postulavit, promisit, et iuravit: sed cum 
fraude pacifica ingressus esset civitatem , oblitus est iurameutj , 
et fìdelitatis : nam comprebendere fecit homo pessimus , et sce- 
lestus Polonem nihil metuentem cum quinquaginta Nobilibus 
Brissianis, et percutere gladio die quinto intrante mense Octobre. 
Caco frater Polonia , qui moltitudinem armatorum de lacu 
Benaco, et de locis montanis collegerat, et haberet soliciludinem 
propter fratris periculum, quum intellexisset necem eius, et sce- 
lus Ismondi) cum eis quos fidissimos cognovit in Minerviam lo- 
cum securum, atque natura munitum confugit, ibique se fortiter 
communivit, et paratis ad multum tempus victualibus potius 
mori , quam in manus lsmondi venire statuii. Iamondus con- 
globata in unum militia ad Minerviam processi t , et cum 
donis et promissionibus Caconis ad se voluntatem pertrahere 
frustra machinatus esset , abiit relieto Corvolo Gastaldio 2 qui 
fame illum cogeret ad reditionem. 

In loco Pontisvici intestinusgladiusexortus est. Virginis cuiusdam 
forma, et pecunia note nuptias petebant duo iuvenes, Octeramus 
scilicet, et Hitlo. Quum in iudicio ambo stetissent, Ioannes Scul- 
dascius 3 decrevit ut filia ad uxorem traderetur Octeramo, reiecto 

1. E qui pure l'uso franco e longo- diis nostris curtes nostras provi- 

bardo dell 1 intromettersi dei vescovi dentibus etc. Lex 73 Lotharii I. 

nelle gravi questioni politiche. Ecco l'ufficio dei Gastaldi. 

2. Carico frequente nelle leggi lon- 3. Lo Sculdascio non era dissimile dal 

gobarde, così come nelle franche. Gastaldio, giudice delle terre come 

Della prima citerò soltanto la leg- il Gastaldio stesso. Canciani, Legcs 

gè XV , 1. VI di Liutprando, e la Barb.\, 223, 224. Pare impossibile 

222, 377, 378 ecc. di Kotari : della che i sospetti sulla Historiola non 

seconda i decreti dire Pipino. E- cadano a tanta semplicità di for- 

rano i procuratori, gli economi, tal- mole franche e longobarde il cui 

volta i giudici del re nelle corti sue senso ne 1 tempi del Borgondio non 

patrimoniali. Concedirnus Gustai- era detcrminato. 



DIPLOMATICO 77 

Hìltone quia Mense Maio nube re non inipropcrium sibi deputabat. 
Sed dum Sponsa ad Casam Sponsi ambularet, Hillo aquam sor- 
didam , et stercora super ipsam iactavit. Per liec quum rixa 
esorta esset, pìures cedes , ed incendia inter duas partes evene- 
runt. Pulsus Ritto cum turba suorum agio adverse partis dissi- 
pavit. Ismondus cuoi marni armatorums eis accessit , et quum 
invenisset se mutuo bortantes ad fortem pugnam , per nuncio- 
rum suggestioneni placare cepit, et nihil metuentes repente ag- 
gressus stragem omnium edidit: inde Pontisvicum ingressus eam- 
dem cuiuscunque generis patravit, et qui vivi remanserant, lu- 
minibus privari, aut in flumine submergi iussit. 

Regressus Brissiam septima die intrante mense Augusto Indi- a 775 
elione decima tertia cepit Leginulfum de genere Regine Teode- 
lincle, et gloriose recordationis Ducis Brissie Ing elardi, et triginta 
Nobiles Brissianos, et ligatis manibus in carcere misit, ut rebel- 
les extarent ex eo quod male de eius bonore loquebantur : qui 
omnes post tres dies in Platea crudeli ter percussi sunt gladio. 

Tum Consilia facta sunt ut nefarium hominem vita privarent, 
in quibus convenerunt plures viri potentes , et etiam religiosi : 
Guido scilicet Presbiter de Basilica Sancii Georgii , Gerardus 
Presbiler de Basilica Sancte Jgathe , Odo Custos Basilice San- 
ctorum Faustini et Iovite , Hucboldus Presbiter de Ecclesia 
Sancte Enfefimie (sic), Arduino Presbiter de Piede Sancte Marie 
in Carpino, Gualdricus Custos Oraculi Sancii Martini Deiocia Ve- 
ronensi cum Gilberga sua Presbiteria. Ista mulier cordis virilis, 
dum Ismondus portam Ecclesie maioris Sancii Petri in die Na- 
tivitatis Domini ingrederetur , habebat facete proclamationem 
suo corpori vim illatam fuisse , et ad genua eius accidentem 
prosternere super terram: tum omnes accurrere debebant super 
eum, et traiicere gladiis : Sed ista ut adderet auxilium , quum 
Consilia Flaperto ludici , et Gariperto Causidico manifestasset , 
tamen retentis nominibus Gonsiliariorum , Gomiti indicium de- 
latum filiti qui capi fecit Gilbergam, et orribilis (sic) cruciatibus 
non potuit vincere ut non denegaret; que tandem expiravit. 
Gualdricus qui in cavea latuerat detectus fuit, et sine vi tor- 
mentorum omnia Consilia loquutus fuit. Omnes undecunque 
inventi fuerunt morte miserabili necati sunt in Platea vetere : 



78 codici-: 

et eis qui fugam ccperant, bannum Ismondus mille Mabcosoì 
auri * misit in singulo capite, et omnium bona ad Curtcm Re- 
giam devoluere fecit. 

Tum flebilis, et metu magno tristis facta est Civitas univer- 
sa. Multa signa monstrata sunt, que tribulationem auxerunt. Ad- 
a. :76 venit pesti lentia mense Ianuario Indictione Decima quarta que 
tamen stetit intra muros civitatis, et in spatio dierum paucorum 
supra quatuor milla hominum occidit. Sequente mense Februa- 
rio ignis consumpsit magnam partem civitatis a loco qui dicitur 
Paravert 2 usque ad carnarium 3 cum plurium morte. 

Tandem Brissia volente Deo tirannide pessimi Comitis libe- 
rata fuit die nona exeunte mense Augusto. Ismondus arsit amo- 
re Scomburge puelle formose valde fìlie Duruduni Scavici *; et 
misit turpem mulierem que eam secluceret promissionibus , et 
muneribus: sed ab Imberga matre virginis verberibus male ha- 
bita fuit. Tum Ismondus per bomines malos falsum testimonium 
deponere fecit, quod casa Imberge et Scomburge reciperet flirta; 
et misit qui eas in carcere abducerent. Pater Scomburge advenit 
in furore, et filiam gladio transfìxit; sed et ipse in eodem tem- 
pore a milite percussus fuit, et mortuus cecidit. Tota civitas 
commota est, et undecunque ad casam Duruduni accurrerunt. 
Fratres in altum extulerunt cadaver , et mortem sororis , scelus 
Ismondi deploraverunt, et ad vindictam populos stimulaverunt. 
Populus iratus irruit furenter in Curiam, cui obviam factus est 
Ismondus ut mitigaret sibi, sed statim illuni occiderunt, et den- 
tibus etiam secuerunt minutatim , et fuerunt qui carnes eius 
igne torruerunt, et manducaverunt. 

Folcorinus , qui timebat bellum , et dominium Francorum , 
misit Hermoaldum 5 eximium Abatem Leonensem ut suaderet po- 



1. Non moneta reale, sed certuni mo- Capitular. 2, a. 813, e. 13. Post- 

netarum aliquod pondus, dice il quarti Scabini eum dijudicaverint. 

Du-FRESNE (GLoss. in v.Mancusa). Charta Ludov. Pii in Chron. s. 

Et nota cjuod Mancusa est pon- Vincentii Vulturn. p. 387. Par- 

dus. Così in una carta dell 1 848. leremo altrove di questa carica, sic- 

2. ])ocum. XXIX, an. 767 di questo come altrove ci proponiamo PRO- 

Codice, a pag. 49. varvi la sincerità dell 1 Historiola. 

3. Charta Uldanri Episcopi a. 1037. 5. Chron. Casin. tomo II, Rer. Jtal. 
GradonicuS, Brixia Sacra, p. 159. Sci: - Malv. Chron. Rrix. dict. IV, 

4. Capitular. Carolin. 2 } a. 805. — e. 91 ecc. 



DIPLOMATICO 71) 

pulos Brissianos ad se eripiendos de manibus Francorum ; sed 
opere, et studio Corbini Iudicis viri multe sapientie et auctori- 
tatis in sacramento fidelità tis permanserunt. 

Caco, qui in Minervia famis angustias sustentare amplius non 
poterat , intellecta morte Ismondi , statim misit ad reddendum 
se cum suis Duci Marcarlo, qui illuni veluti amicum collatione 
beneficiorum honoravit. 

Raimo Comes Brissie factus est. Iste fuit vir bonus , et pru- 
dens, et in omni sua operatione commendabilis. Quum Brissianos 
placare Franchis vellet omni honesto modo, gratiam eis, qui sub 
anno ab Ismonclo positi fuerant, et bona reddit, et tributum 
Terraticum 1 rernisit, et providit in futuro nihil persolvere. Et 
quum audiret quam bone recordationis essent nomina Ducum 
Marquardi, et Frodoardi, quorum unus inceperat edificare a fun- 
damentis, et filius perfecerat grandem et celeberrimam civitatis 
Basilicam, et cui numera et adiutorium Rex Grimoaldus etiaui 
contulerat, ipse cepit fundare similem Basilicam in loco qui di- 
ci tur Paravert, sed non compievi t. 

Folcorinus, qui Ducis Civitalis in tempore Regis Desidera 
honorem tenuerat, numquam obbedientiam Carulo reddere vo- 
luit, et congregans quoque Forisfactores 2 et homines de masnada 
potens valde factus est, et non cessabant sue gentes malum in- 
gerere Brissianis et Bergomensibus domus devastantes, adulteria, 
et incendia facientes. Raimo coadunata universa gente Brissiana, 
et alia manu armatorum, quum ipse infirmi tate detineretur, pre- 
fecit filium suum Breclerum iuvenem magne audacie, sed pauci 
consilii. Iste vallem ingressus est mense Iunio Indictione Prima, a . 7-8 
et gressus movit adversus Folcorinum , qui timorem simulans 
stabat cum sua multitudine in edito loco natura munito, et quem 
ipse suda etiam munierat. Quum noluisset acquiescere Consilio 
Ber (aridi magistri militum «*, sed agere in malo sue temeritatis, 
ascendit montem: et commisso bello statim defecit, et in fuga 



1. Tassa colonica sulle terre, Charta 3. Antico ufficio fattosi più vasto nel 
Ludovici Imperatoris a. 869 apud basso romano impero ? e più ne 1 
Ughelli, Italia Sacra , tomo II , tempi di Teodosio. Anche nel 
pag. 559. secolo X era il prefetto dei corpi 

2. I malfattori, i furfanti d 1 oggidì. militari. Ann. Metens, an. 833. 



80 CODICE 

remansit prope totus populus Brissianorum, ita ut egre ipse ciim 
paucis semivivis pavore Folcorini Loverium * coniugete potuit. 

Tum grandi dolore, et tumultu permota est civitas; et quedam 
mulier in porta civitatis occurrens repente fìlio incolumi mor- 
tua est. Raimo desiderans sumere ultionem grandem belli appa- 
ratum fecit, et auxilio accepto a Comitibus vicinis congregavi t 
magnos exercitus, et mense Junio Indictione Secunda ipse vallern 
a- '79 Caumoniam invasit: et quum nullum hostem invenisset, qui gra- 
dui suo obstaret, ad Civitalem celeri ter pervenit, ed incessanter 
oppugnare cepit. Sed Folcorinus et Civitalenses, quum nullam 
spem haberent salutis, et femine etiam pugnam inirent, tante 
fortitudinis robore restiterunt, ut continuo essent victores. Tan- 
dem Raimo admota scala quum piimus omnium muros conscen- 
disset in grandi periculo, tum per omnes partes muri capti fue- 
runt. Strages crudelis facta est omnium virorum, mulierum, et 
usque infantium, et Civitalis edifìcia f undi tus demolita fuerunt. 
Folcoiinus, quum fugisset, comprehensus fuit, et in honesto car- 
cere stetit usque ad mortem. 

Erant adhuc in illa valle plurimi Pagani, qui arboribus, et 
fontibus victimas offerebant. In tempore usque Regis Ariberli 
imago Saturni magna frequentia venerabatur in Curte Hedulio: 
et quum precepti Regis obbedientia non fìeret, ut illa imago de- 
strueretur, Ingelardus Dux Brissie misit armatorum manum, qui 
iliam disperderunt in fracmentis. Raimo usus est eadem pote- 
state, et omnes superstitiones Gentililatis abstulit Caumoniìs: et 
relieto Sichualdo Loci Servatore 2 ad iustitias faciendas, qui in 
Curte Rieno resedi t, gloriosus Brissiam regressus est. 

Per annos duodecimos tenuit potestatem huius honoris et 
strenue egit in utilitatibus Brissie, et maxime consolatus est Ec- 
clesiam Dei, et Sacerdotes. Quum duo eius fìlii in studio genti- 
litio venandi se exercerent in monte Digno, a feris ursorum de- 
vorati iuerunt: et ipse infìrmalus pre tristitia cum grandi dolore 
populi Brissiani mortuus est, et honorabiliter sepultus in Ecclesia 
maiori Sancti Petri Indictione Duodecima. • 

1. Vicario, luogotenente. - In Panar- TOREM lui sufficit clegisse. - GRE- 

mitana autem varia loci serva- cor. Magni EpUl. lib. XII, ep. 3. 



DIPLOMATICO 81 

Post hunc factus est Comes Brissie Sigifredus, Primo mense, 
quo iste suscepit regiuien huius Comitatus, qui fuit Junius In- 
dictione Decima Tertia, malum scandali horribilis evenit. Quidam 
Monacus vocabulo Odosinus homo perditus et miserrimus de- 
misso suo Monasterio de Cremignano abiit in Vallem Caumo- 
niam; ed ibi predicando propter mala Monacorum flnem mundi 
adesse, se esse Profetam, et conversari cum Deo, coagulavi t ma- 
gnani gentem rudum et simplicium, que illum ut Divinum se- 
quebatur. Augebatur in dies multitudo, quum turba etiam male 
fame hominum adiungeretur. Hos Odosinus divisit in turmas, 
quos Angelos appellavit, et capita constituit quibus dedit nomen 
Archangelorum. Habuit supra decem millia hominum, cum qui- 
bus escui'siones fecit in fines Bergomenses, et ibi Monasterium 
Sancti Ambrogiì et Monacos igne succendit; inde venit in fines 
Brissianos, et quum similem impietatem vellet committere super 
Monasterium Leonense, a Lantperto Abbate, qui se ad defensionem 
paraverat, fuit repulsus: et statim cum festinatione profectus est 
Minervium ob timorem Sigifredi, qui eum cum copiosa multi - 
tudine armatorum persequebatur: et quum insidias posuisset 
in silva, illam tanta infelicitate comprehendit, ut multa millia 
interfecta sint, et duo millia ferme fuerunt quos vivos cepit': et 
hos duxit ad Monasterium Montesclari, quo incenso, omnes liga- 
tis manibus et pedibus in igne torrere fecit impius. Sigifredus 
congregatis rursus exercitibus, et in fortitudine prudentie agens 
illum transeuntem Clesium prope Asolami aggressus est, et om- 
nem eius turbam felici Victoria dissipavit: et illum, quum vivum 
comprehendisset, in Platea Brissie mori fecit, ut dignus erat, in 
se vis crucia tibus. 

Hic admonet locus, ut notitia interponatur de illis duobus 
viris Brissianis, qui in omnibus virtutibus preclarissimi fuerunt, 
Arderico videlicet, et Farulfo. Tarn unus, quam alter erant ex 
simili prosapia generis. Ardericus filius carnarii dicebatur, quem 
Rex Desiderius in grandi habuit estimatone, et elevavit illum 
valde opibus, et honore. Carolus factus Rex Longobardorum, 
quum audivisset magnas laudes eius prudentie et fortitudinis 
ad suum Palatium vocavit, et dilexit valde. Quum vidisset illum 
mirifica intentione pugnare contra Sassones, honorem dignitatis 

Odorici, Storie Bresc. Voi. 111. 6 



a. 790 



a. 797 



82 codici: 

ei tribuit ut caput esset hominura quos relinquebat ad defen- 
sionem Sasso ni e. Quum Vuitichindus Pribtceps Sassonum * defìcerc 
fecisset suos populos, et congregata haberet ultra quinquaginta 
uaillia, ab Ar clerico cum solis decem millibus superatus fuit. Per 
l»ec ipse grande periculum incurrit invidie et malignitatis. Pln- 
res Principe* conspiraverunt in eius mortem; sed quia Vuili- 
chindus reparaverat suam multitudinem, et comniittere rursus 
bellum videbatur, statuerunt prolatare, posteaquani Sassone* ai) 
ipso rursus devicti essent. Fuit Arvinus Dux 2 qui ipsum secrete 
admonuit de suo periculo; et quum se roborasset in sacramento 
fìdelitatis, statim ac triumphator extitit de hostibus, providi t sue 
saluti, et occulte profectus est ad Carolum, qui magnimi gavi- 
sus est gaudium, et elevavit eum in potestate principali Curie. 
Sed scelerati ac pessimi homines rursus eius mortem moliri ce- 
perunt, tandemque redeuntem ex quodam itinere insidiose occi- 
dere fecerunt. 

Farulfus fìlius fuit ma^entis 3 in Curte Travaglio, quein Iìa- 
chipranclus Presbiter de Ecclesia Beali Archangeli Michaelìs in 
Ustiano enutrivit, euraque quasi proprium fìlium dilexit. Iste 
fuit vir mirabilis in sapientia et doctrina; et Brissiani illum ha- 
bebant ut Profetam, et sequebantur eius Consilia de rebus fu tu ri s. 
Ille se dedit ad monendos pie iuvenes, et instruebat eos non so- 
limi verbo et dicto, sed etiam conversationis exemplo, qui illum 
cliarum valde habebant: mali vero et scelerati illum odio per- 
sequebantur. Quum in tempore vespertino rediret domum, ob- 
viam habuit cum pluribus impiis Macerunlmu fìlium Teutelmi 
Judicis, qui illum viluperabilibus verbis aggressus est, et cum 
fuste percussum interemit non sine grandi scandalo, et dolore 
Civitatis universe. 

Septem anni quum essent evoluti, posteaquam SigifreduS re- 
gebat Comitatum Brissianum, mense Augusto Indictione Quinta 
I/unni Italiam invaserunt, et quum devastaliones facerent usque 

1. Annales Francor. BOUQUET, Rer. Vitis Patrum) ad vdlas Manen- 

Gall. Script, t. V,p. 19,20, 21, ecc. tiur/i. - Charta Ugonis et Loiharii 

2. Hadriani Epist. XXIX, XXXIII a. 932 apud Eccard. - In loco Mo- 

el XXXV. Cod. Carol. ivi di uà ratico Mantntes duos. Il Bravo poi 

duca Arvino. traduceva- figliuolo di Manente. E si 

3. Inquilino, colono. Grec TliRON. (de che il Biemmi avea colto nel segno. 



DIPLOMATICO 80 

ad fine» Brissianos, ipse eis occurrit, et in selva Lugana mnltos 
occidit, et reliqnos fugavil; sed postea multitudine in bello te- 
meritatis oppressus fugam cepit in locum Renzago, quo ab Sun- 
nis igne incenso, ipse, et quanti secum erant, miserabili morte 
perierunt. Tum omnis Terra Brissiana desolata fuit, et Sitimi de- 
struxerunt usque ad portas Civitalis. 

Sucboldus electus fuit Comes Brissie. Iste timore Sunnorum 
perterritus oblinuit preceptum a Rege Pipino, ut haberet com- 
munire muros Brissie, quantum necesse esset. Sed quum populi 
dolerent se opprimi angariis nimis graviter, et eorum conforta- 
tioni Rex Pipinus non preberet aures , multi con spira ver un t 
Sucboldum perdere: sed cospiratio detecta fuit in tempore, et 
paucorum morte dissoluta mense Februario Indictione Septima. a. 799 

Anfridus Episcopus *, quum Missus Regis Pipini una cum Rc- 
ghinaudo Episcopo Pisane Ecclesie iustitias fecisset contra Suc- 
boldum, ab ipso accepit turpeni iniuriam alapbe. Indignans An- 
pkridus profectus est Veronam ad Regem Pipinum, qui iactavit 
Sucboldum de honore eius, et posuit in locum eius Ildoinum 
mense Octobre Indictione Octava. a- ?" 

In primo die, quo Ildoinus ingressus est Givitatem, Basilica 
Sancti Petri, quam Anastasius Episcopus edifica verat prò mer- 
cede Ariane bereseos, de qua triumphaverat, igne consumpta fuit: 
unde malum presagium de eius regimine fuit mense Martio su- 
pradicta Indictione. a . 80 o 

Fuit in hoc anno fames valida in partibus Tridenti nis, ex. 
quibus exierunt supra decem millia hominum in unum coilecta, 
et perrexerunt in Fallem Trompianam* ut expoliarent mune- 
ribus Rasilicam Sancti Jpollonii. Ista Ecclesia fundata fuerat a 
Petro Principe Apostolorum, et in ipsa Sanctus Apollonius, et 
Sanctus Filasler Paganorum iram fugientes occulte sacra officia 
persolvebant. Ex quo Marcoaldus Dux omnem ei legaverat sub- 
stantiam, sublimata est valde in divitiis auri, et argenti; et ad 
eam plebs rustica, et urbana quotidianis virtutibus oblectata con- 
currebat. Quum latrones loco sacro appropinquarent, tempestas 
borribilis de celo illos repente invasit, ita ut celum ruere vide- 

1. Tiraboscui, Doc. XX del Cod. Nonant. - pag. 36: ivi è detto Jfridus. 



84 CODICE 

retur: plurimi ceciderunt grandine lapidum, et fulniinibus per- 
cussi: qui superfuerant, interfecti sunt in fuga, et unus superesse 
non potui t mense Octubre. 

Mortuo Ildoino, Suppo * successit eius potestati. Iste quum in 
multis ferreis laboribus, et prope sine mercede opprimeret Trom- 
pianos, nec vellet thingare 2 servos, quos diu cavare fodinas coe- 
gerat, ut pollici tationem eis fecerat, omnes moverunt seditionem, 
et interfecerunt filium Supponis cum pluribus aliis qui eos sevis 
verberibus afìlciebant. Tum Suppo cum manu armatorum ingres- 
sus est Vallem , et tantam cedem belluino furore patravit , ut 
illam faceret desertam, et prope sine habitatore mense Augusto 
a. su Indictione Quarta. 

Lupuliis eius filius iuvenis bone adolescente, et dilectus Pe- 
tro Episcopo 3 captus fuit ardenter amore noverce. Petrus verbo, 
et dicto fecit in quantum potuit, ut liberaret illum de pessima 
passione: sed nihil assequi potuit. Litpulus vim infamem intulit 
noverce, et postea pre confusione, et pudore illam gladio interemit. 

Suppo quum odio baberet Pelrum Ephcopum illum accusavit 
apud Imperalorem Litdovicum, quod Bernardo Regi dedisset mala 
Consilia contra eius obbedientiam, et testes protulit Pelrum Ab- 
batem JYonnantulanum , et Odonem comitem Mantue ■*■. Sed quum 
adiisset Petrus ad presentiam Imperatoris, testimonio maxime 
Anselmi Archiepiscopi Mediolanensis 5 innocens absolutus fuit In- 
a. 818 dictione Undecima. 

Ludovicus ad suum Palati um vocato Suppone misit ad regi- 
men Comitatus Brissiani Mauringum 6 . Iste comprehendere fecit 
Maceruntum, qui interfecerat Sanctum virum Farulfum, et reli- 
gatum vinculis in carcere mittere: de qua re universa civitas 
magnum gavisa est gaudium. 

Mauringus quum ad maiorem Potestatem Ducalus Spoletanì 
elevatus fuisset, Filleradus suscepit regimen Comitatus Brissiani 

1. Anonymus , in Vita Ludovici Pii opera cit. t. II, p. 36, parrebbe 

(lier. Frane, t, "VI, pagina 101). questo Pietro arcidiacono della 

Ann. Ecinhardi, ivi pag. 181. Chiesa bresciana noli 1 813. 



DIPLOMATICO 85 

mense Maio Inclictione Tertia. Iste fuit vii* pius, et religiosus, a - 825 
benignus, et mansuetus circa omnes personas: et tenuit hunc ho- 
norem per XXV annos. In tempore istius in Oraculo Sancii Mar- 
tini de Curte Jìuliliano effossa est arca lapidea, que continebat 
ossa quatuor corporum cum istis verbis in ipsa arca sculptis: 
Diis Martiribus * Aur. Viclorie Aur. Fictorino Secundo Calisto M. 
Aur. Filentius Lib. Fecit. Quum Marinus Presbiter de Bapliste- 
rio Sancii Vinccnlii de Calcinarlo, et Audoaldus Monacm Leo- 
nensis firmi ter sustinerent ea esse corpora genlis Pagano rum, 
Filleradus volnit per pugnam invenire veritatem: sed pugna tores 
ex illa parte, que dicebat esse Martirum Christi, superiores exti- 
terunt: unde illa corpora in altare Plebis recondita fucrunt, que 
in isto tempore Uldericus Episcopus abstulit de loco sacro, et abie- 
cit in loco profano. 

Iste Villeradus edificare fecit foris muros civitatis in loco, qui 
dicitur Acquarium de Rieuffo, Basilicam Domini Salvatoris, et 
Monasterium, in quo conversarentur Clerici, qui divina persol- 
verent officia, et in eorum providentia donavit decem Massari tias. 

In huius Comitis etiam tempore Rampertus Episcopus porta- 
vit Corpus Sancti Philastiii Episcopi de Ecclesia Saneti Andrea 
intra civitatem, et collocavi t illud in Confessione Maìoris Eccle- 
sie Sancte Dei Genetricis: et multa miracula per misericordiam 
Dei facta fuerunt. 

Idem Rampertus ordinationem obtinuit a Gregorio Papa, ut 
in loco ignoto transferretur corpus Rìtaldi Abatis Leonensis, cu- 
ius miraculis Monaci congregaverunt magnani th esauri copiam. 
Sed Rampertus dicebat illa miracula esse scandala. 

Quum vita defunctus esset nileradus, Hiselmundus successit 
eius honori mense Novembri Indictione Decima Quinta. Iste quum a . 351 
iniuriosam altercationem cum Nolingo Episcopo adire presum- 
psisset, per preceptum Imperatoris eiectus est de hoc honore, et 
Notingus factus est Comes 2 in locum eius : prò cuius exemplo 
temporalem potestatem etiam tenuerunl Episcopi, Ardingus, Go- 
thifredus, Adelbertus, Landulfus, et Uldericus 3 . 

ì. Il Diis Manibus degli antichi Ietto 3. Com'è facile conoscere da questa 
a sproposito. postilla un 1 aggiunta di Rodolfo, 

2. G-radonig. Brixia Sacra, p. 131. notaio dell 1 XI secolo. 



80 CODICE 

Qimm ititer vivos esse desiisset Notingits, Bertarhis susccpit 
a. 865 regimen huius Comitatas mense Junio Indiclione Decima Tertia. 
Quum Ludovicus Imperator promulgasset edictum mense Septem- 
bri Indictione Decima Quarta, ut omnes Laici, qui arma ferie 
possent, in exercitalem pergerent expeditionem adversus Sarace- 
nos *, querimoniis et minis piena facta est Civitas. Astulfus Ar- 
chicapellanus sacri Palali i timens scandalum bortabatur Berta- 
rium, ut mansuete ageret; sed ille pie animi duritie noluit acquie- 
scere eius Consilio; sed comprebendere fecit qui precepto obbe- 
dire non videbantur, et in Platea verberibus lacerare iussit. Tum 
commotus est populus universus, qui eripuit Cives suos de sup- 
plicio, et carnifices occidit. Bertarius volens comprehendere prin- 
cipales sediliosos cum marni armatorum irruit in Plateam, ibi- 
que incerto vulnere percussus cecidit. Hac re delata Imperatori, 
qui in fìnibus Mediolanensibus aderat, commotus in iram movit 
gressus adversus Brissiam. Non maior terror umquam fuit in Ci- 
vitate Brissiana: qui timebant iram Imperatoris arma capere, 
portas claudere proclamabant: sed plures obstabant ne aliene 
culpe ipsi similiter persolverent penas. Episcopus Antonina, et 
Gisla Abbalissa Monasteri Sancte Julie 2 cum festinatione adie- 
runt Ludovicum, et talia verba reportaverunt que tumultuai 
mitigare fecerunt. Ingressus est Ludovicus portas Civitatis babens 
ensem nudum in manti, et obviam facti sunt Anlonius Episco- 
pus, Astul f as Archìcapellanus , Remigius Abbas Leouensis 3 , Etter- 
tus Abbas Nonantulamjs 4 sequenli multi ludi ne civium; qui ad 
conspectum Imperatoris cum lacrimis, et gemitìi se humi pro- 
cubuissent, Anlonius mitibus verbis hortatus est Imperatorem ad 
clementiam et misericordiam. Ille nullum dixit verbum, sed so- 
luta posuit gladium in vaginam, et manu indicavit civibus ut 
surgerent de terra. Quum ad Curiam venisset, sequenli die no- 
mine Giste Abbatisse, et Antonii Episcopi ediclum clementie et 
venie pubblicare fecit. 

d. CàMILL. PELLEGRINI, JJisl. Princi- 3. ZACCARIA, Della Badia di Leno, 

pum Langob. in lier. Jtal. Scr. pag. 17. 

t. II, pag. 264. 4. TiRABOSCHl, Storia della Badia di 

2. Il primo titolo a me noto di ino- Nonanlola - t. II: ivi l 1 antica se- 

nasl. s Giulia sarebbe del 015. rie degli abbati Nonantolaui. 



DIPLOMATICO 87 



Suir autenticità della Cronaca di Rodolfo. 

Forse a taluno sarà parsa la Cronaca del nostro Notaio più Franca assai 
che Longobarda cosa. Noi preferimmo locarvela qui fra i documenti longo- 
bardi, perchè realmente nelle prime sue pagine ha una parte gravissima di 
storia longobardico-bresciana, la quale sospetterei tolta di peso ad alcune re- 
gistrazioni del secolo Vili; e perchè dividere ciò che in quella Cronaca è 
narrato dei Franchi, da quello che riguarda gli estremi aneliti della domina- 
zione longobarda, parvemi un rovinare tutto il contesto della Historiola pre- 
ziosissima. 

Ma noi senz' avvedercene, col solo porvi innanzi la Cronichetta. noi V ab- 
biamo difesa, perdi' ella veracemente si difende da sé. Le obbiezioni del dot- 
tissimo Belhmann sarebbero queste =: 

1. Che il Biemmi nulla dice se in copia recente, od in antico mano- 
scritto ritrovasse la Historiola. 

2. Che i personaggi nella Cronaca ricordati, benché figurino in altre parti, 
non provano la sincerità del documento. 

3. Che svegliano sospetto il dux Brissie Poto fìlius Malogerii fralris 
regis Desidera, e il Princeps Ismondus, ed altri personaggi che non risul- 
tano in altri documenti, come lo svegliano assai fatti che non si trovano 
fuorché neir unico Rodolfo. 

4. Nessuno degli storici bresciani , trattone il Biemmi , non il Muratori , 
non il Tiraboschi ed il Fabricio parlano della Cronichetta. 

5. Nella Cronaca di Rodolfo pare di leggere uno scrittlore del secolo XV, 
quando pure non sia fattura del Biemmi o del Borgondio. 

Dissivi questo non esser luogo di discussione, ma di documenti. Senonchè il 
silenzio alle critiche di un uomo di quella fatta, qual è l' autore del Paolo Dia- 
cono, sarebbe la loro conferma. Epperò mi sia concessa una rapida risposta. 

1. Dal contesto del Bie.nmi risulterebbe che il borgondiano esemplare 
di quella Cronaca non fosse molto antico. 

2. La storica esistenza di qualche personaggio nomato nella Cronaca fu 
scoperta per documenti emersi posteriormente alla morte del Biemmi e del 
Borgondio, per fonti cioè dall'uno e dall'altro e da tutto il loro secolo 
ignorate, come il senso di alcune parole della Cronaca stessa. 

3. Il dubitare di personaggi, perchè nomati in un unico documento, parrebbe 
un eccesso di critica. Quanti e chiarissimi personaggi, quanti e clamorosi fatti 
non risultano che da una cronaca, da un elenco solo , da un marmo, da un'unica 



88 CODICE 

pergamena recataci dal Maffci, dal Tiraboschi, dal Muratori ! Vurrcm noi dille 
imposture perchè altrove non ha riscontro il contenuto? Dica un po' il bravo 
Bethmann se la serie cronologica dei fatti soffra obbiezioni; e il dubbio sarà 
più degno di lui. Se noi, possessori d'una pergamena che ci apprende il nome del 
padre e dei fratelli di Ansa, l'avessimo smarrita, diremmo impostore il Mar- 
garino che l'ha pubblicata, perchè di quei personaggi non ha in altre memo- 
ria? non potea forse re Desiderio aver fratelli e nepoti? Chi parla per esem- 
pio di tutto il ramo desideriano provenuto da Everardo figlio di quel re? 
chi di Everardo stesso , fuorché il testamento del vescovo Aitone , che non 
ha guari venne soltanto dal Mai correttamente riprodotto? 

4. Il silenzio di qualche storico bresciano non prova che una cosa sola; 
ed è che ad essi quella Cronaca non era nota, che loro non cadde sott' occhio, 
come non la vide il Muratori. Non è vero però che il Tiraboschi ne taccia; 
esso la dice pregevole. Che più? lo Zaccaria, il Lupi, il Doneda , Zamboni, 
Labus, Brocchi, Gagliardi, Guadagnili]', Gradenigo ed altri eruditissimi nostri 
che versarono sulle bresciane cose ne ammettono quella sincerità, che il Man- 
zoni, il Trova ed il Corderò, con una serie di storici moderni esaltano del pari. 

5. Questa è forse 1' obbiezione cui non vorrei rispondere che coli' aprire 
una Cronaca del secolo XV innanzi al chiariss. Bethmann assieme alla Hi- 
storiola. Del resto, il candore, la semplicità delle lbrmole tanto dal Manzoni 
ammirate, le voci di un senso speciale pel secolo IX a cui spettavano messe 
là nella loro forma primitiva senza spiegazione, perchè scritte da chi e per chi 
ne comprendeva il senso — quel senso che dal XIV sino a' tempi nostri fu 
smarrito, e ripescato testé per le indagini del Trova, del Savigny, del Vesme, 
del Bethmann istesso, e per altri assai; — la natura concisa, annalistica, come 
di note rapide senza legame, non sono cose del sec. XV, e molto meno del XVIII. 
La finzione si sarebbe tradita ad ogni pie sospinto; e avrebbe portato una pe- 
rizia, una dottrina, una cognizione acuta, e superiore di lunga mano al 
modesto ingegno del Biemmi e del Borgondio; avrebbe portato la cognizione 
anticipata di cose che non vennero scoperte che dopo la loro morte. 

XL1II. 
1 re longobardi. 

Codice Quiriniano B, II, 4. — ((. 

Nella serie dei documenti qui volentieri s'avrebbe dato luogo al breve 
Chronicon Brixiense, come il Bethmann lo chiama, pubblicato dal Muratori 

\. Un brano importantissimo ne ha il Bruniti (Legg. dei SS. Brcsc. 

pubblicato il Muratori (Ant. II. pagina 70 ) ci dà una lettera del 

M. Mvi> t. V, pag. 758-702); ed Garbelli dcscritlrice del Cod.Gu.l. 



DIPLOMATICO 



89 



(Ant. lt. M. /Evi, t. IV, col. 913, 941), ed ultimamente dal Pertz (Mem. Germ. 
Ili, 238). Ma sendo lavoro indubbiamente del secolo IX, ne parleremo fra i 
documenti di esso, riunendolo alla Cronichctta di Andrea Prete. Qui recherò 
una serie dei re longobardi quale si trovava in un Codice del monastero bre- 
sciano di s. Salvatore, ch'altri dissero necrologico-liturgico , ma che meglio 
sarebbe a chiamarsi registrazioni di sodalizii, o società di preghiere, delle quali 
per la massima parte si compone. La copia quiriniana è della mano diligen- 
tissima del p. Luchi. — Altri frammenti ne daremo altrove: qui ci basti, al 
chiudere delle cose dei Longobardi, la nota dei loro re, desunta per certo da 
un elenco del secolo ottavo. — La scorretta edizione che la Baitela' ne dà, 
ci fa un debito della sua riproduzione. 

SILLABUS 

SEC 

CATALOGUS REGUM LONGOBARDORUM 



Agilmond f. Aion f. Theon. due. 

Scandio, primus Rex Long. 

Regn. ann. XXXIII. 
Lamusì nothus Regn. a. XXXX. 

d'ictus Lintigior a quorum 

Reg. 6. Lintigior idest glo- 

riosus a quo VII. Reges vo- 

cati Lintigior. 
Oethei Regn. a. XXXXI. 
Gildoochini Reg. a. II. 
Codoc Pieg. a. XII. 
Dafon R.eg. a. V. 
Yant Regn. a. X. 
Vnac Regn. a. XVIII. 
Vualtaratis R. a. VII. 
Adoin Reg. a. XXXXII. 
Alboin Reg. a. XXXI in Pan- 

nonia. in Italia primus. 
Dafon R. a. I. men. VII. 
Interregnum an. X. 



Duces XXX electi. 
Zaban Dux Ticini. 
Alboin Dux Mediolani. 
Alahi Dux Brixiae. 
Wallari Dux Bergomi. 
Eion Dux Tridenti. 
Flavius Autaris Reg. a. VII. 
FI. Agilulf R. a. XXI. 
Fla. Adaluald R. cum. 
Theodolinda matre a. X. 
FI. Arioald R. a. XII. 
FI. Rotaris R. a. XVI. 
FI. Rodoald R. a. V. (sic) 
FI. Aripert R. a. IX. 
FI. Partarit et 
FI. Gundebe 
FI. Grimoalt R. a. IX. 
Fi. Garibald R. men. II. 
Fla. Partarit et 
Fla. Cunipert 



rit et \ „ 

) R. a. II. 
ebert / 



j R. a. 



VIII. 



90 

Fla. Cimipert. R. a. Xir. 
Fla. Luitpert R. ra. Vili. 
FI. Regumbert R. a. I. 



CODICE 



Fi. Rachis R. a. VII, monaci». 

FI. Aistulf R. a. VIIL 

FI. Desiderius R. a. XVIII. 

FI. Adelchis R. a. XVf. 



FI. Aripert R. a. XII. 

FI. Asprant R. m. III. 

Fi. Luitpert R. a. XXXI m. VII. Finis Regni Longobardorum. 

Fi. Hildebrant R. m. V. Caroli Magni Imper. Regnimi. 



ERRATA 



CORRIGE 



Pag. 40 linea 22 quarti 
» 41 » IO redentoris 



quod 
redemptoris 



DIPLOMATICO 



01 



JTI 1 



SERIE DEI DOCUMENTI 



Ultimi anni del romano impero. 

I. an Epigrafe di s. Latino vesc. di Brescia . Pag. 1 1 

II. » 304-315 Epigrafe di Mirocle a s. Anatalone .... 12 

III. » ... 317 S. Ursicino vesc. di Brescia soscrive il con- 

cilio Sardicense 13 

IV. » ... 381 S. Filastrio nostro vescovo al concilio d'A- 

quileja ivi 

V. « Brano di una lettera di s. Agostino ad Quod- 

vultdewtij ove si nomina s. Filastrio . . 14 

VI. » Brano di una lettera di Quodvultdeus a s. 

Agostino ivi 

VII. » Frammento dell 1 antico Martirologio bresc. . ivi 

Vili. » ... 390? Brano di un sermone di s. Gaudenzio nostro 

vescovo 15 

IX. » ... 399? Della prefazione di s. Gaudenzio a 1 suoi quattro 

Trattati, e degli atti dei ss. mm. Faustino 

e Giovita ivi 

X. * ... 400 ? Da un Sermone di s. Gaudenzio. Consecraz. 

del concilio dei Santi 16 

XI. » 400-402 Del trattato XVI di s. Gaudenzio vesc. . . 17 
XII. » ... 404 Dell' elogio XIV di s. Gaudenzio per s. 

Filastrio ivi 

Xlll. ii Della lettera di s. Giovanni Grisostomo a s. 

Gaudenzio .ivi 



I. Si rettifica l'errore di stampa corso negli anni dei documenti marcati con asterisco, benché si 
leggano già esatti nelle Storie presenti ai loro luoghi. 



\H CODICE 

XIV. an Cenno di Palladio intorno a s. Gaudenzio. Pag. 18 

XV. » Le opere di s. Gaudenzio ivi 

XVI. » ... 405? Brano degli atti di s. Vigilio martire . . . ivi 

XVII. » Iscrizione di Azia Innocenzia 19 

XVIII. » Iscrizione d 1 Iggo Scutario 20 

XIX. » Epigrafe di Crispio da Brescia ivi 

XX. » ... 426 Marmo sepolcrale di Flora 21 

XXI. » ... 451 S. Ottaziano nostro vescovo al sinodo milanese ivi 

I Goti. 

I. » Lapide sepolcrale di Scadvein 22 

II. » ... 565 Frammento di un decreto di Giustiniano a fa- 
vore dei Tizioni ivi 

I Greci. 

* I. » ... 571 Epigrafe mortuaria del prete Armino ... 24 

I Longobardi. 

I. » ... 593? Lapide sepolcrale di Alachi duca di Brescia . 25 
II. » 590-593? Brano dei Dialoghi di s. Gregorio sulla morte 

di Valeriano patrizio in Brescia . . . ivi 

III. » ... 594 Brano di lettera di s, Gregorio ( I cittadini 

di Brescia) 27 

IV. » secolo vi Delle opere di s. Faustino ed Aratore ... ivi 
V. » Sospetta epigrafe di Teodolinda pel batti- 
stero bresciano 28 

VI. » ... 617? Altra pel detto battistero più sospetta ancora 29 

VII. » Memoria sul sepolcro di s. Anatalone ... ivi 

*VIII. )> 679-680 Deusdcdit nostro vescovo al VI concilio ro- 
mano ivi 

IX. » ... 730 Decreto di Liutprando sul Porto Bresciano . 30 

X. » ... 739? Iscrizione di Petronace da Brescia .... ivi 

XI. » Lapide di Liutprando per una basilica bresciana 

di s. Salvatore, ed epigr. tcssulari ... 31 
XII. » ... 745 Da una carta di Gisolfo duca, ove si parla 

di Petronace 32 

X HI. » ... 747 Di un 1 altra pur di quel duca, ov 1 è nomato 

lo stesso abbate ivi 



DIPLOMATICO ( J3 

*XIV. an. ... 748 Da una Bolla di papa Zaccaria all'abbate 

Petronace per beni e privilegi di Monte 
Casino Pag. 32 

. , 759 Desiderio ed Ansa danno al monast. di s. Sal- 
vatore in Brescia alcune proprietà . . 33 
. 759 Atto privato di trasmissione della Corte di 

Alfiano «el cenobio stesso 35 

, . 760 Desiderio, Ansa ed Adelchi confermano e dila- 
tano le propr. ed i beni del monastero . ivi 

, . 761 Godolo vende a quel convento parte di un 

canale 37 

. . 761 Valeriano e Liodvaldo vendono allo stesso 

altre acque 38 

. . 761 ? Divisione di acque fra diverse basiliche bresc. ivi 

. . 761 Maurenzio vende al chiostro suddetto altra parte 

d'acquedotto 39 

, . 761 Atto di permuta con cui si ricevono dal mo- 
nastero altri beni in Alfiano ivi 

. . 763 Bolla di Paolo I ad Anselperga badessa del 

monastero suddetto 40 

. . 765 Reale diploma, con cui le proprietà di Cuni- 

mondo si donano ad Anselperga ... 4! 

. . 765 Cunimondo lascia parecchi beni ad alcune ba- 
siliche di Sermione sua patria .... 42 

. . 766 Adelchi riconosce molti privilegi e proprietà 

del monastero 44 

. . 766 Adelchi largisce molti beni e privilegi al mo- 
nastero stesso 45 

, . 767 Permuta di beni fra l'abb. Alano ed Anselperga 48 

. . 767 Desiderio concede alla figlia Aselperga due ruo- 
lini alla porta dei ss. mm. Faust, e Giov. 49 

XXX. a ... 767 Jobiano ed altri donano ad Anselperga parec- 

chie terre 51 

XXXI. » ... 768 Rotari vende ad Anselperga diversi fondi . .ivi 
XXX il. » ... 769 Aselperga acquista qualche terra in Alfiano . 53 

XXX III. » ... 769 Compimento dell'acquisto di Alfiano ... ivi 

XXXIV. » ... 771 Desiderio conferma i privilegi del monastero di 

s. Salvatore 54 

XXXV. » ... 771 Permuta di beni fra il chierico Andrea ed 

Anselperga 55 



AV. 


» 


XVf. 


» 


XVII. 


a 


XVIII. 


» 


XIX. 


» 


XX. 


)) 


XXI. 


)) 


XXII. 


» 


XXIII. 


» 


* XXIV. 


» 


XXV. 


)) 


XXVI. 


» 


XXVII. 


» 


XXVIII. 


» 


XXIX. 


)> 



94 



CODICE DIPLOM. 



XXXVI. an. 
XXXVII. * 
XXXVIII. » 

XXXIX. )> 

XL. »> 

XLI. ,» 

XLII. »> 

XLIII. » 

XLIV. » 

XLV. >» 



sec. 



, 772 Desiderio ed Adelchi donano al monastero la 

corte di Miliarina P a g- 60 

. 772 II duca Giovanni vende ad Anselperga alcu- 
ni fondi ivi 

. 772 Desiderio sommette al monastero una basilica 

cremonese Gì 

, 772 Bolla di Sigualdo patriarca dWquilcja pel mo- 
nastero suddetto 63 

773 Adelchi rinnova i privilegi e le proprietà del 

monastero, ed altre ne aggiugne ... CI 

Il testamento di Tuidone 69 

Elenco di vescovi bresciani 70 

Il Sepolcro di Ansa 72 

La Historiola di Rodolfo Notajo .... 74 

I re longobardi 88 



774 

viu 



CARLO MAGNO 



I CAROLINGI, I RE D'ITALIA 



GL'IMPERATORI DI GERMANIA 



A. DCCLXXIV-MLXXIII 



LIBRO DECIMO 



CARLO MAGNO 



I. 



ULTIME SVENTURE DELLA FAMIGLIA 



DI DESIDERIO 



Noi toccammo della caduta di Pavia, ma svolti non ne ab- a. m 
biamo i gravi casi pei quali fu spenta di qua dal Po la longo- 
barda dominazione. 

Già il prete Martino di Cremona, figlio di Paolo nobilis- 
simus vir e della onoranda femina Sabina, il quale poi fu 
diacono e finalmente arcivescovo di Ravenna, quest'uomo, 
che l'Agnello ci descrive d'atletiche forme, avea mostrata per 
volontà dell' arcivescovo Leone all' esercito di Francia la via 
fatale. Egli stesso lo ci racconta in un documento inedito *, 



1. Questi ed altri documenti insigni 
dobbiamo al reverendo sacerdote 
canonico Antonio Dragoni da Cre- 
mona, il quale con lungo e paziente 
amore trascrisse ed illustrò le per- 
gamene dell'archivio canonicale di 
colà. Onore dunque al dotto sa- 
cerdote, che tanta messe di monu- 
menti d' importanza piuttosto italica 

Odorici, Storie Bresc. Voi. III. 



che parzialmente cremonese tolse 
il primo all'oblio. Gentile com'è, 
spedivami non ha molto quel suo 
Codice Diplomatico, in cui più di 
trenta documenti inediti spettano 
al VII ed Vili secolo. Ivi assai 
cose bresciane ho rinvenute, che 
nel mio Codice pubblicherò. L'atto 
di cui vi parlo è una pia dona- 



98 CARLO MAGNO 

i. 773 che presto noi sarà più l : egli stesso ci narra, siccome termi- 
nato il lungo e difficile cammino, giunto ai limiti dei Fran- 
chi, adempiuta presso Carlo gloriosissimo loro re la sua 
missione, si ritornasse a Cremona, la patria sua. 

Disfatto in vai di Susa — era l'ottobre 2 — l'esercito 
di Desiderio, non ebbe questi altro scampo che serrarsi 
nella regale Pavia. Colà riunita il vinto re la sua famigliuola, 
seguito da' suoi fedeli, preparavasi alle difese; e certo la re- 
sistenza tenace eh' ivi oppose all' armi di tutta la Francia 3 
sparse di qualche gloria la sua caduta. L'intrepido suo figlio 
Adelchi, seco traendo la vedova Gerberga coi figli di Carlo- 
manno e il franco traditore Àutcario, s' era posto in Verona, 
la città più munita del regno longobardo. Gli altri duci in- 
tanto correvano alle città loro proprie 4 , quali proponendo 
combattere, quali cedere all'invadente nemico. 

Altre città s' erano chiuse, già ferme di resistere all'armi 
straniere, e innanzi a tutte la nostra di cui Poto era duca, e 

zione clic fa Martino di alcuni beni che è l'ultimo del grande suo Co- 

alla basilica cremonese di s. Maria. dice Longobardo. 

Eccone un brano : Dum in Dei 2. Anast. Bibl. De Vilis Rom. Pont, 

nomine ego Martinus Cremonensis, in Hadriani I Pont, vita, R. 1. S. 

sancle calholicc Ecclesie raven- t. 111. Ma questione è ancora del 

nate divina grafia diaconus jussu tempo e della durata così di quella 

sanciissimi in Xto palre Leone guerra come dell' assedio di Pavia. 

Archiepiscopo ravennat. difficile et 3. Universam regni sui Francorum e- 

longum iter suscepissem et ad fmes xerciluuni multiludi tieni. Così de- 

francorum fuemus regemque eo- scrive Anastasio l'entità dell'armi 

rum Charolum regem gloriosissi- di Carlo Magno - 1. cit. pag. 184; e 

mum adlocussem eie... et in regres- Leone Marsicano: cum valido Fran- 

su meo Cremona patria mea ad- corum, Alamannorum, atque Sa- 

venissem. Dragoni, God. Dipi. Cap. xouum exercilu. R. I. S. IV, 276. 

Crem. ms. p. 80. - Storia Eccle- 4. Longobardi reliqui dispersi in prò- 

siaslica di Cremona, t. II, in fine. prias reversi sunt civilates. Anast. 

1. Lo storico napoletano Carlo Trova Bibl. in Vita Hadriani l, p. 185, 

lo pubblicherà nel volume in corso, /?. /. S. t. III. 



CARLO MAGNO 99 

vescovo Ànsoaldo nipote di Desiderio 4 . Anche di Bergamo, a . 773 
se crediamo al Lupi, rifulse in quegli istanti supremi la 
fedeltà verso i miseri Longobardi, dei quali due secoli di 
convivenza e di comuni sventure avean reso più mite, più 
comportabile a qualche popolo subalpino la in prima sì acer- 
ba dominazione. 

Senonchè di rincontro gì' impauriti Spoletani correvano 
a Roma, si gittavano tremanti appiè del papa 3 ; lor parea 
mill'anni di non essere servi di qualcheduno, e il supplica- 
vano di farli tosare come servi di s. Pietro. Ed a quel po- 
polo così tonsurato dava il papa un duca. Nessuna qui fra 
noi di queste viltà: ed all'esercito di Carlo, che già pian- 
tava l'accampamento sotto Pavia, che circondavano per 
ogni lato le mura, cotrapponemmo la nostra virtù. 

Più duro intoppo che non avea pensato fa pel nemico la 
resistente Pavia. 11 perchè re Carlo, fatta venire al campo la 
bella Ildegarde sua co' nobilissimi suoi figli, staccata dal 
campo un' eletta di cavalieri, fu a Roma, confermò la dona- 
zione del padre, ne depose il chirografo sull'altare di s. Pie- 
tro (7 aprile), poi reduce all'Italia subalpina, fu al conquisto a. 774 
di Verona. Non valse ad Adelchi militare virtù. Caduta ornai 
la cosi forte città, Autcario il Franco ribellato, e Gerberga 
la vedova di Carlomanno si diedero co' piccioli nepoti del 
vincitore alla costui discrezione 3 . 

x\delchi fuggì e la speranza dei Longobardi con esso di 
migliori destini. Staccatosi da Porto Pisano, ricoverò nella 

1 Ridolfus Not. Hist. A proposito del Codice Diplom. si va facendo, 

della quale (a p. 74, nota 1, linea I 2. Tunc post praestitum sacrameu- 

di questo volume ) leggasi - t. Il, tum,omnes,morcìiumanoruiii,icii- 

p. IX. Ma già questo abbaglio, con surati sunt. Anast. 1. cit. p. 185. 

altri pochi di data notali a p. 89 di 3. Propria voluntale eidem beniynis- 

detlo voi. si trovano corretti nel- simo Caroli regi se iradiderunl. 

l'edizione di soli 20 esemplari che Anast. Bibl. 1. cit. pag 185. 



\ 



100 CARLO MAGNO 

a . 774 corte imperiale di Costantinopoli l , nemicissima un tempo 
della schiatta longobarda, or volta per lo contrario a' danni 
del fortunato conquistatore. Un poeta sassone aggiunge, 
che ricevuto Adelchi dai Greci, lo si facessero patrizio, e 
come tale morisse da poi 2 . Ma una lettera pontificale ci 
narra come l'esule bresciano dalle rive del Bosforo pensasse 
a Italia già sua. Pare anzi che arditi fatti ruminando neh' ir- 
requieta sua mente, stimolato dai Greci, venisse a' calabri 
lidi suscitatore di guerra 3 : ma di questo più innanzi. 

Certo errava il continuatore di Paolo Diacono supponen- 
do fuggitivo Adelchi prima che i Franchi s' accostassero a 
Verona. E' si pare anzi per lo contrario che assai lunga 
resistenza opponesse Adelchi tra le mura di quella città; 
poiché una carta che Scipione Maffei ci ha ricordata 4 , se- 
gna fino all'aprile del settantaquattro Desiderio ed Adelchi 
regi tuttavia dei Longobardi. L' esilio del giovinetto è avvi- 
luppato di tenebre e di mistero. Che rivedesse venturie- 
ro Italia noi lo vedremo; che vittima qui rimanesse della 



1. Qui tanti Regis adventummeiuens... - Hoc in honore sum permansit 
clam fugiens, in portu Pisano na- ad ultima vitce. Poetve Saxoni 
vale iter arripiens, Constaniinopo- Ann. in Bouquet, Rer. Gali, et 
lini non reversurus migravit. — Ex Francìcar. Script, t. V, p. 139. 
suplem. P. Diac. apud Freherum 3. Vita? Rom. Pontif. Auctorib. divers. 
in Corpore Hist. Frane. - Bou- R. I. S. t. Ili, pars altera, col. 253. 
quet, tomo V, pag. 189 ecc.: Epist. Hadriani ad Carolutn (Ord. 
ivi gli Annali Prunicnsi , Lambe- Carol. n. LXXXVI. — Signifìcans 
ciani e quelli di Eginardo, copi; » - nobis de nefando Adalgiso, filio 
dosi V un T altro a meraviglia, e protervi Desiderii, et de insidiis 
concordandovi li [Melensi, li Mo- Grcccorum. Vedi ancora le Lclt. LIX 
siacensi, ecc. (Ord. Car.), LXXXVIIl e XG de 

2. Diffulens rebus patria:, se conluiit Advenlu Adelgisi etc. 

inde - Ad Conslanlinum Graico- k. Maffei, Ver. lllustr. parte I, p.375, 

rum sceplra regentem. - A quo Doc. VI. - Fumacalu, Ani. Long. 

Patriciui jtreclaro munae f ictus, Milanesi, (. I, p. 92. 



CALILO MAGNO 



101 



Franca spada (nulla di più probabile) Sigiberto il dice l : e 
gli avvisi pontificali non dovean essere indarno; e forse l' e- 
pistola XG carolina, in cui parla del nequissimo Adelchi 2 aggi- 
ratesi nelle Calabrie co' messi bisantini non per altro che 
per muover novità contro il pontefice, avea prodotto l'effetto. 
Soggiogata Verona, tornavasi re Carlo all'ostinata Pavia 3 , 
nella quale, siccome abbiam detto, trovavasi Desiderio. La 
moglie avea seco: e gli storici n' assecurano, che una figlia 
si trovasse con lui; non sapremmo dir quale, quando non 
fosse la ripudiata Ermengarda 4 . Tra i principi longobardi 
che lo seguivano era un Oggerio 5 di Francia, il quale muli- 
nando vendetta per non so che torti avuti da Carlomagno, 
s' era dato a parte Longobarda, come alla Franca più longo- 
bardi (e questo pure abbiam detto) vigliaccamente passavano. 



a. 774 



1. Adalgisus ....ad Italiam venti... Qui, 

mito bello cum Francis ... peremplus 
est. - Sigiberti, Chron. t. V, pag. 
377. Rer. Gallic Script. 

2. R. I. S. t. HI, pars altera. - Ep. 

XC Hadriani I ad Car. col. 260. 

3. Errava il Muratori nel dire po- 
steriore a quella di Pavia la ca- 
duta di Verona. 1 racconti di Ana- 
stasio parlano chiaro (Rer. IL Scr. 
tomo III, pag. 485); la Carta del 
Maffei, sia pure dell' aprile, non si 
oppone per altro alla resa di Pavia 
nel maggio consecutivo. 

4. Ann. Til. a. ,774. Et ipsam cepit, 
et Desiderium regem, et uxorem, et 
filiam suam. - R. Gal. S. t. V, pa- 
gina 19: ivi Rreve Chron. a. DCCGX 
composito.- Et capto Desiderio, et 
uxore ejus et fdia: pag. 29. - Ann. 
Prunienses: — Civitatem cepit, et 
Desiderium regem cum uxore et filia, 



eie. pag. 38. - Gli Annales Lam- 
beciani (ivi pag. 64) e il Cronaco 
Mosiacense (pag. 69) direbbero tra- 
sportati al Franco esilio que' vinti, 
epperò la medesima figlia: ma que- 
sta non pare dal Bibliotecario fra ì 
proscritti. R. I. S. t. IH, p. 187.- 
Desiderius et ejus conjugem secum 
in Franciam deporlavit. 
5. Non ci faremo a narrare di questo 
Oggero le novellette del favolo- 
sissimo monaco di san Gallo; bensi 
ci atterremo al Cronaco Mosiacense. 
Anche il Cronaco di Adone (Bou- 
quet, tavola V, pagina 318) parla 
bensì della figlia prigioniera , ma 
non tradotta altrove. Anzi nel Cro- 
naco Lobiense presso il Marlene 
(tomo 111 - Anedoct. pagina 1443) 
non parlasi che di Ansa e del 
marito dannali all' esilio. Rer. Gali, 
et Frane, t. V, p. 385. 



a. 774 



102 CARLO MAGNO 

Traditori adunque nell' uno e nell'altro campo si mesco- 
lavano: è una semenza infame nata da secoli, e che in tutti 
è tenace e rigogliosa. Al tradimento, e non alla battaglia di 
Selva-Bella (oggi Mortara, favoloso racconto di cui narra 
il cronaco Viterbense l ) dovettero i Franchi le prime vit- 
torie. Che se il Capriolo pone in quel fatto conduttore dei 
Longobardi un Teofilo da Brescia, figliuolo di queir Onorio 
del quale vi dissi a pagina 277 del precedente volume, se il 
Rossi negli Elogi suoi 2 conferma la tradizione cittadina, è 
ignoto ancora da qual fonte la derivassero; ed è forse quella 
da cui trasse frate Gregorio le gesta maravigliose di Carlo 
Magno in Valcamonica e del suo viceré Gamerro Alano co- 
mandante del castello di Breno. 

Ma un'altra sventura dagli storici moderni non avvertita 
precipitava le sorti longobarde: ed era la peste che infieriva 
desolatrice tra gli assediati; era la fame 3 che ne fiaccava la 
ornai stanca virtù 4 : epperò, forse più che dal brando, rico- 
nobbero i Franchi la diffìcile vittoria dalla fame e dalla morte. 
Il perchè non abbiam fatto gran calcolo delle spampanate de- 
gli scrittori di Francia; né troppo fidandoci del monaco Noval- 
lese, il più insigne favoleggiatore dell'età sua dopo quello di 
s. Gallo, non ci curavamo di un episodio che molti avrebbero 
infilzato sulla punta della penna per farne un romanzo. Ma 

4. Veggasi il Muratori, Annali, an- Dum ira Dei (e dalli con questa ira 

DO 77 i. di Dio !) super omnes Longobardos 

2. Rossi, Elogi Storici. — Onorio Pa- grassarelur ... et plures de lan- 

trizio — pag. lì. guoribus,seu mortalilalis clade de- 

3. Obsidionem Papwnsium pestilentia fecissent etc. - Anast. Bibl. in Ha- 
mortalilatis aggravante, civitas Re- driani Vita. R. 1. S. t. Ili, p. 187. 
(ji Karolo aperitur. Desiderius Rex i. Longobardi obsidione pertaesi, ci- 
cumuxoreet /il la et cunctis Princi- vitale cum Desiderio fìege cgre- 
pihus capitar. SlGIBERTI Chr. nel l. diunlur ad Rcgcm. - Ann. Lambec. 
V, /{. Gal. S. (BOUQUET) p. 376. - (Rer. Franciear. t. V, pag. 64j. 



• CARLO MAGNO 103 

quando io penso che quell'episodio ci si narra dalla cronaca 
di un monastero presso cui seguivano que' fatti, ed è storia 
tradizionale di otto secoli fa, non so resistere alla tentazione 
di narrarvelo tal quale, siccome quello che riguarda la tragica 
morte d'una vergine bresciana di regio sangue. 

Secondo che scrive adunque il buon claustrale, una figlia 
di Desiderio chiusa col padre nell'assediata città osò diri- 
gersi a Carlo re, chiedendogli la mano a prezzo di un tradi- 
mento; e raffermato il foglio ad un dardo, scoccata la bale- 
stra, nel campo nemico lo scagliò. Tenne Carlo in sospeso 
con blanda e lusinghevole risposta l' incauto amore della 
fanciulla, sicché la sciagurata, trovate nel silenzio della notte 
le chiavi delle porte cittadine, che il povero Desiderio te- 
neasi a capo del suo letticciuolo, colla balestra mandò l'av- 
viso a Carlo — vigilasse in armi; al dato segno col favor delle 
tenebre s'avvicinasse alle muraglie. — Re Carlo noi si fé' dire 
due volte. Fu alle porte co' suoi, che ritrovò spalancate: ma 
in mezzo al parapiglia notturno della invasa città, correndo 
tutta lieta la fatale donzella per gettarsi nelle braccia di Car- 
lo, ravviluppata dall' onda irresistibile della cavalleria, cadde 
lacera e calpesta dai Franchi destrieri 4 , come la stolta ver- 
gine del Tarpeo lo fu dal peso degli scudi sabini. 

Che una figlia di Desiderio si trovasse allora col padre, 
noi lo vedemmo: ma che a Cesare Balbo sia parso non do- 
versi negare a questo dramma ogni fede 2 , non è senza ma- 
raviglia. Carlo Magno era già maritato coli' avvenente llde- 
garde, che padre il fece in quell'assedio d' una bambina, la 

1. Occurrit Mi prccdictapuella gaudio Rer. Ital. Sript. t. II, pars altera, 

ex promissione sublevata, qucB sta- p. 720. 

timinterpedes equorum conculcata, 2. SLoria d'Italia - t. II, pag. 317. 

atque interfecla est: eroi enim nox. » Né parmi doverlcsi negare ogni 

Ciiron. Monast. Novaligensis in » credenza ». 



a. 774 



104 CARLO MAGNO 

a. -74 quale fu battezzata in Milano. La traditrice fanciulla non po- 
teva essere che la misera Ermengarda, cui re Carlo medesimo 
avea già ripudiata, perchè Anselperga era monaca, ed Adel- 
perga era sposa del duca di Benevento, come Liutperga lo era 
del Bavaro duca. Toccanti scene! direbbe Y autore del Leu- 
telmonte. Ma noi, rigidi antiquari, abbiamo anche la crudeltà 
di cancellare inesorabilmente con un tratto di penna queste 
care fantasie, foss' anche a costo d' essere un po' sgarbati 
colle nostre leggitrici. E non sarà forse indarno: poiché alle 
fole dei romanzieri sostituiremo la sconsolata realtà di com- 
moventi sciagure; gli estremi guai della famiglia di Desiderio, 
che noi diremmo bresciani, perchè di nostri concittadini le cui 
memorie nessuno ha investigato bastevolmente sin qui, niuno 
s' è fatto a interrogarne con mesto amore la serie, ha dira- 
date le tenebre che le ravvolge per domandarci una lagrima. 
Presa dunque Pavia, entratovi re Carlo a trionfo, spogliato- 
ne il palazzo reale l , fattevi prigioniere col re tradito 2 e coi 
principi longobardi che l'accerchiavano la povera Desiderata 
ed Ansa la madre sua, rimase al vincitore il regno deiLongo- 
bardi. Tuttequante le costoro città piegarono la fronte a Carlo 
Magno 3 : Cremona poi fu delle prime, perchè Martino diacono 

1. Et cum omni thesauro Palalii ejus. vasset (una piccola bagatella). Anon. 
Ann. Pruniens. in Rer. Gali cit. Salernit. R. I. Scr. t. II , pars 
t. V , pag. 38. - Cum hyinnis et altera. 

laudibus ingrediens thesauros re- 3. Ibique (in Pavia) veniente* omnes 

(jis . . . dedit exercitui suo (Rer. Longobardi rfecuNCTisciviTATiBUS 

Gali. cit. t. V, col. 64 ). llalice, subdiderunt se. (Ann. Pru- 

2. Pare anzi che Desiderio venisse niens.Rer. Gali. l.V, 38/. -Veggansi 
consegnalo a Carlo da' suoi mede- gli Annali Lambec. col. 64, copiati 
simi Longobardi. Desiderius, a suis dai Mosiaccnsi, che danno le identi- 
ijuippe, ut diximus, Fidelibus cai- che parole — Nam protinus omnes 
lide est ei tradilus ; quem ille - Tradiderant Carolo sese concor- 
vinctum suis mililibus tradidit, et diter uhbes.(Poet/E Saxoni,j4?m. 
fenmt olii, ut lumine eum pri~ In R. Frane. S. t. V, p. 138). 



CARLO MAGNO 105 

ci narrano i cronisti n'avea corrotto il sacerdozio *. Ma noi ». tu 
sappiamo che 

Brescia, sdegnosa d'ogni vii pensiero. 

in mezzo a tanto arrendersi serrava per quella vece rimpetto 
ai Franchi le porte: il perchè re Carlo si trovò costretto man- 
darvi poi con un esercito ad espugnarla il duca Ismondo: men- 
tr' egli intanto, seco traendo quasi trofei Desiderio ed Ansa, in 
Francia si ritornò 2 . L'esule Desiderio fu consegnato ad Agil- 
frido vescovo Leobiense, come narrano le cronache di Lobia, 
o relegato colla consorte a Corbeja, come risulterebbe dalle 
Ippodanne registrazioni 3 ; là dove abbandonato dagli uomini, 
contristato dalla sventura, trovò un balsamo, un lenimento 
che nessuno può torre ai derelitti — la religione. 

Pare che nell'esilio fossegli compagno il suo Fardolfo, 
un longobardo, che spento il proprio re si diede a Carlo, e n'eb- 
be la badia di s. Dionigi della quale fu abbate 4 . Ed è con- 
corde la fama nel presentarci questo re caduto, quest'esule 



1. Dalle schede manoscritte del Tore- col. 341, ed i Lobiensi presso Mar- 

silio cit. dal Dragoni (Cod. Dipi. lene, t. Ili, Anecd. 1413. Il Poeta 
Crem.) pare anzi che Martino ri- Sass. e gli Ann. Petaviani , col, 14, 
celiasse Cremona contro Desiderio. non parlano però che di re Desi- 
li fatto pare sostenuto da un passo derio; e se gli Annali Mosiacensi 
del diploma inedito di Carlo Magno (sempre del Bouquet, t. V, col. 69) 
(Cod. Dipi. cit. pag. 85), in cui ei Lambec. (col. 64) e il Cronaco 
da Carlo si lodano i sacerdoti ere- (col. 29) vi aggiungono la figlia 
monesi qui nobis fideles fuerunt di questo , in altri Annali mol- 
iam ab ipso nostro adventu hic in tiplici ed antichi non è ricordo; o 
Italia. se memoria è, come nel Chron. 

2. Desiderium et ejus conjugem ad Adonis, Rer. Gali. t. V, p. 318, 
Franciam misit. (Ex suplem. Pau- non lo è certo dell' esilio suo. 

li Diaconi, apud Freherum in 3. Murat. Ann. a. 774. — Duches- 

Corpore. Hist. Francia, pag. 178.J ne, Rerum Frane, t. Il, pag. 645. 
Veggansi ancora gli Annali Melensi 4. Ann. Hepodanni. 



106 CARLO MAGNO 

774 vegliardo rispettato da' suoi nemici, sempre accanto all'altare, 
sempre in opere di pietà, sicché la tradizione di alcuni suoi 
miracoli da qualche storico a noi si tramandò *, i quali poi si 
raccoglievano dal facile Malvezzi 2 , ma che non cessano per 
altro di essere testimonianza della santa memoria che l'in- 
felice proscritto, il nefandissimi® rex, come lo chiamarono 
i papi, avea lasciata di se 3 . 

Più incerta ed oscura è la sorte di Ansa, la devota regina. 
Che seguitasse il marito dividendo con esso l'amaro pane 
dell' esilio parrebbe da più testimonianze; ma neh' ordine 
delle più gravi starebbe solitaria quella di uno storico, al 
quale forse più che ad alcun altro noi dovremmo credere — 
Eginardo — , il quale ti parla delle sciagure di Desiderio senza 
dire che la consorte 1' accompagnasse olir' Alpi 4 . Anche 
Rodolfo Notajo 5 , anche i Liegiensi 6 ed i Laubiensi annali 7 
non ne parlarono. Ma Epidanno di s. Gallo 8 , ma il continua- 
tore di Paolo Diacono 9 5 Anselmo da Lied 10 , l'Annalista 



1. Curon. Novall. (lib. IH, t. II, par s 4. Rex Desiderius perpetuo exilio de- 
allera, R. I. S. col. 720). portatus. Egin. Vita Caroli, e. VI. 

2. Dove poi trovasse che Parisiis in 5. Desiderium quem in Franciam mi- 
Ecclesia s. Dionisii Martyris se- sit. Rid. Not. in princip. Odorici, 
pullus est (Chron. Brix. dist. IV, Codice Dipi. Bresciano - seconda 
e. 95, Miraculum de Desiderio) non edizione, pag. 74, parte I. 
saprei. 6. Apud Pertz, Mon. Germ. VI, 13. 

3. Erat autem Desiderius valde umilis 7. Pertz, 1. cit. 

et bonus eie. Chron. Noval. 1. cit. 8. Apud Goldastum, Scr. \Rer. Ala- 

- Rex Desiderius et Ansa ... exiliati mann. Epidanno fiorì nell' XI se- 

sunl ad Corbejam: et ibi Desiderius colo, ma Pertz, op. cit. 7, 72, di- 

in vigiliis et oralionibus et jeiu- mostra che questi annali sono più 

niis et multis bonis operibus per- antichi di lui. 

mansit usque ad diem obilus sui. 9. Murat. R. 1. S. t. I, pars altera, 

Hepidan. Mortasi. S. Gali, apud pag. 183. 

Golstad, t. I. - Bouquet , Rer. 10. De Gesl. Pontif. cap. 33, apud 

Gali, et Frane S. t. V, pag. 385. Chapevillum, 1612. 



CAULO MAGNO 



107 



Fuldense l , il Cronaco di Liegi 2 , Martino Polacco 3 , i ccn- 
tinuatori degli Annali Àlemanmeì 4 , i Nazarianni 5 e così via 
n'assecurano un fatto d'altronde sì naturale in una donna di 
tanta pietà. Pare per altro che, spento il consorte, le fosse 
dato risalutare la patria, e venirsene alla cara sua Brescia; e 
che nel silenzio del verginale asilo da lei medesima fondato, 
chiudesse in pace i travagliati suoi dì. 

Che se altrove non ho creduto al Malvezzi 6 , al Nazari 7 
ed alla Baitelli 8 dove ci narrano del sepolcro d i Ansa nella 
basilica bresciana di s. S alvatore, più maturo consiglio mi 
suase da poi per altra sentenza. Ed ecco ragione: 

Sospettò l'Astezati della verità di quel sepolcro 9 per 
non averne trovata l'epigrafe, non avvertendo che il cam- 
panile ricordato dal Malvezzi era stato distrutto in sul ca- 
dere del secolo XVI , e con esso per avventura la tomba. 
Anche il rituale del 1438 parrebbe alludere a quel sepolcro *°, 



a. 774 



1. Apud Freherum Script. Alamann. 
t. II, edente Struvio. Pertz I, 348. 

2. Chron. Leod. apud. Labbeum, Bibl. 
Wiss. 1, 355. 

3. Martinus Polonus, Chronicon, e- 

dente Heroldo, 1550. 

4. Apud Pertz, 1 , 40. 

5. Apud Pertz, 1. cit. - Veggasi Du- 

chesne, Rer. Frane, t. II, pag. 4, 
14,29, 4!, 77; e t. lll.p. 1 5 1 , ecc. 



8. Annali del Monastero di s. Giulia, 
ed. del 1794, pag. 26. « Ella è se- 
polta dove ora è il nostro campanile 
con una semplice iscrizione -ansa 
regina regis desiderii uxor. » — 
Ma poi riportasi ai manoscritti del 
Girelli e del lazzari. 

9. Ìndice Cron. dei Documenti Giulia- 
ni; ivi gli Annali inediti del Mo- 
nastero. Ampio Codice Quirinianc».. 



6. Membra quoque huius serenissima} 10. In festo ss. Fabiani et Sebastiani 



Ansai reginai in eodem cenobio , 
apud campanile in sepulcro lapi- 
deo sepulta fuere. E narra dell' an- 
nuale ricordo che dalle monache 
giuliane si celebrava, e come in 
quel dì si dispensasse ai poveri del 
pane. Chron. Brix. dist. IV, e. 87. 
Concess. Priv. Esenzioni ecc. dol 
Monastero di s. Giulia. 



(HI Kal. Februar.) . . . presbi- 
teri debent cantare Missam prò 
de fu nel a, videlicei prò domina An- 
sa Regina que sepulta fuit in 
tali die, et ideo datur panem prò 
anima sua. Codice Pergamena- 
ceo Quiriniano del monastero di 
santa Giulia absululum sub an- 
no CCCXXXYIII. 



108 CARLO MAGNO 

,. 774 benché poi non ne prescriva l' esatta località. Ma quello che 
maggior peso aggiugnerebbe al nostro Jacopo Malvezzi, vis- 
suto d'altronde cinque secoli fa, è il ritmico elogio attri- 
buito a Paolo Diacono che leggevasi probabilmente scolpito 
sulla tomba di Ansa. 

Fu rinvenuto in un codice della biblioteca del Senato 
di Lipsia 1 , pubblicato dall' Haupt 2 , comunicatomi dal dotto 
e cortese bibliotecario Luigi Bethmann. E notisi la longo- 
barda magnificenza di quel suo sepolcro: 

Lattea splendi fico quae fulget turno a metallo 
reddendum quandoque tenet laudabile corpus. 

E più innanzi dove parla d'Anselperga sua figlia, badessa del 
monastero di s. Salvatore: 

quin etiam aeterno mansit sua portio regi, 
virgìneo splendore micans, ms dedita templis. 

« Anche questo poemetto deve ascriversi, qui soggiunge 
il dotto editore, a Paolo Diacono: » e facendo le meraviglie 
di trovarvi la notizia del sepolcro di Ansa nel convento (Ms 
templis) di s. Salvatore, suppone in Carlo Magno la pietosa 
idea di rendere a noi Bresciani le ceneri della misera nostra 
concittadina. Le tradizioni bresciane che abbiam citate rice- 
vono da questo monumento una importanza che loro abbiam 
negata sin qui. Noi lo pubblicammo intero nel Codice Di- 
plomatico 3 . Oh forse la povera Ansa bramò che le sue 
ceneri posassero nel monastero di s. Salvatore accanto a 
quelle di Verissimo il padre suo, de' suoi fratelli Dorinolo ed 



\. Reperì. I, 74. 3. Odorici, Cod. Diplomatico Brcscia- 

% Vegetisi gli Atti della Società delle no — seconda edizione, docum. 
Scienze di Lipsia. n. XLIll, p, 72. 



CARLO MAGNO J09 

Arachi! Noi vi diemmo l' irrevocabile documento l in cui 
si parla del loro sepolcro , e pel quale fu ritrovata felice 
dal Muratori la congettura del Margarino sulla patria bre- 
sciana della famiglia di Desiderio. 

Seguitando le indagini sugli ultimi avanzi di quella schiat- 
ta infelice, parrebbe al Trova ch'altri suoi figli seguitassero 
Desiderio in Francia 2 . Per verità gli annali preziosissimi di 
Lobia dal Pertz dottamente illustrati confermerebbero la 
sottile ipotesi 3 , narrando che il vinto re fu mandato prigio- 
niero in Francia con Ansa e coi figliuoli al luogo detto Pan- 
sazio, al sepolcro cioè di s. Lantperto in Liegi. Superiore a 
qualunque sospetto è dunque la notizia che determina in 
Liegi il sito del loro esilio , come sincero è il testamento 
di Attone pubblicato dal Mai 4 , dov'è parlato dei figli di 
Desiderio, e d'Everardo fra questi. 

E poiché mal potrebbesi supporre tra gli esuli desideriani 
Anselperga badessa di un monastero 5 dal vincitore mede- 
simo insignito di privilegi, e della quale non ha più memoria 
oltre il 773 6 , più non ci rimane a dire che della povera 
Desiderata. 

Assai cronisti parlano d'una figlia rimasta prigioniera 
col padre 7 ; pochissimi, che assieme col padre valicasse 



1 . De suprascriptorum ( Verissimi , xore et filiis exulandum direxit in 

Doninoli et Arachi) corpora quce Franciam ad locum qui dicitur 

in ipso cenobio humata quiescunt Pausatio s. Lamperti. 

(Cod. Dipi, cit.p.45, doc. n. XXVII). 4. Script. Vatican. t. V. 

2. Intorno ad Everardo figlio di De- 5. Avverto per altro che ne scriveva 
siderio. Negli Annali del Musco il Trova diversamente, 1. cit. 
Napoletano di Scienze e Lettere - 6. Diploma di Adelchi (Cod. Dipi. Bre- 
t. V, a. Ili, Nap. 1845, p. 39 e seg. sciano cit. pag. 64, doc. XL). 

3. Wùrdt Wein. Nova Subs. dipi. 7. Ado Vien. Chron. aptid. Pertz, 

XIII. 151 , corretti dal Pertz, II, 319. Chron. apud Canisium, 

Mom Cerni. II, 192 - 195. Cum ite HI, 190, et Duchesse, 11,24. - Mo- 



a. 774 



110 C AULO MAGNO 

a. 774 le Alpi ! . È duopo alcuna volta ricondurre al senso più 
naturale, che è quanto dire al buon senso, le tradizioni. Co- 
me mai potea risolversi Garlomagno a trascinare con sé una 
sua ripudiata? Rispettiamo adunque nel silenzio dei più la 
tradizione opposta che la monaca Baitelli ci ha conservata 

— e finì COME ATTESTANO LE NOSTRE MEMORIE f SUOI Cjiorìll 

santamente in questo nostro monastero 2 . 

Già sul duplice nome della nostra Desiderata v'ho in- 
trattenuti. Or che direste se n J aggiugnessi altri due, Sibilia 
e Bertrada 3 ? Ma lasciamo codest' aride ricerche. È un mi- 
scuglio di nomi, soggiungevano il Betlimann, che prova come 
il reale sia tutt' ora un mistero. 

Fatto sta, che se gli Annali Lambeciani ed il Cronico 
di s. Dionigi vorrebbero Desiderata ricondotta in Francia, 
bene fu notata dal Muratori in quanto ai primi questa im- 
propria aggiunta dell' amanuense, però che /ilice hujus apud 
Fhitoenum et Freherum nulla fit mentio 4 . Sembra dunque ri- 
masta in Lombardia; e le Memorie del monastero citate 
dalla Baitelli ne muovono a credere si rivolgesse la derelitta 

A quello sposo che non mai rifiuta °, 

e cercasse fra le braccia di sua sorella badessa del claustro 
di s. Salvatore un asilo in quella città dove i loro cugini Po- 
tone ed Ansualdo molto ancora da una valida resistenza si 
promettevano 6 . Non poteva però farsi monaca: i sacri ca- 

nacii, Engolismensis, apud Lab. 2. Baitelli, Ann. del Monastero di 
BiBL. MMss. I, 'ÒZZ. — Ann.Berf. s. Giulia - ed. cit. pag. 27. 

apud Pertz, I, 4-25. - Ann. Me- 3. P. Diac. und die Oeschichlscreibung 
lens. apud Pertz, I, 314. - Du- der Longob. boti L. C. Bethmann. 

CHESNE, II, 68. - Ann. Lauriss. Annover, 1849. 

apud Pertz, I, 152, 117. - Ann. 4. Murat. Rer. hai. Script, tomo li, 
Laub. Coni. Pertz, 1,13 e/c. pars altera, pag. 107. 

1. Gli Ami. Melensi trovansi fra que- 5. Manzoni, noli 1 Adelchi. 

sii. liei: Gali t. V, pag. 341. G. RlDOLFUS Not. Uisloriola etc. 



CARLO MAGNO HI 

noni vi si opponevano ; né qui varrebbe Y articolo XIII del 
Compendiense Concilio. Il che m'è duopo aggiugnere per 
togliere Y errore della Baitelli, che registra la reietta con- 
sorte di Garlomagno fra le badesse del cenobio di s. Salvatore. 
E non è certo chi non avvisi da tutto ciò quanto 
probabile si faccia la realtà della scena per cui s' apre un 
atto commoventissimo dell'Adelchi di Alessandro Manzoni. 
Epperò T animo nostro dolcemente vi s' abbandona; e come 
rapito da una mesta visione, scorge la infelicissima Ermen- 
garda, così pura e così bella, inebriarsi dei secreto orgoglio 
d'esser moglie di Carlo; ed egli, come ghirlanda trastullo di 
un istante per essere gittata in sulla via, restituirla con 
un ripudio in fronte. Scorge la derelitta dagli uomini chie- 
dere a Dio quella pace ch'ella è presaga di non sentire mai 
più; serrarsi nel tacente asilo di s. Salvatore per tutta ver- 
sare nel seno d'una sorella, di Anselperga sua, la piena di 
sue lagrime cocenti: e là sotto il tiglio del monastico orticello 
cercare il suo cielo, e tutta bearsene fin dove il guardo arriva 
la malinconica dolcezza; e all'appressarsi d'una quiete stan- 
ca, foriera della tomba, pregare per quelli che fanno soffrire, 
per tutti: e poi che l'anima antica nel dolore prevede l'ora 
estrema, volgere un lento sguardo alle meste compagne; e — 
moriamo in pace — dir loro, 

Parlatemi di Dio, senio ch'ei giunge *. 



a. 774 



Sgombra, o gentil, dall'ansia 
Mente i terrestri ardori; 
Leva air Eterno un candido 
Pensi er di offerta, e muori: 
Fuor della vita è il termine 
Del lungo tuo mar tir 2 . 

1. Manzoni, nell'Adelchi - Alto IV. 2. L. cit. Coro finale 



112 CARLO MAGNO 

f 74 Ecco le ultime sciagure della famiglia di Desiderio i . 
Quanti dolori, quante vittime non costa 1' ambizione potente ! 

Ma questi dolori e queste vittime ci deviarono un istante: 
vorreste voi farmene carico? 

Carlo per altro non se n'era ito sì tosto: un diploma 
del 16 luglio di questo tempo lo avverte ancora nella re- 
gale Pavia. Ed è un dono che il novello Patrizio di Roma fa- 
ceva di tutta T isola di Sermione in lacu Minciade et cur- 
tem Piscariam ac Lionam (Peschiera e Lonato probabilmen- 
te) colle vigne, le selve, i campi, gli oliveti e così via, non 
che il picciolo monastero di s. Salvatore intra ipso castro 
(Sermionense) quod Ansa novo opere construxit : e tuttociò per 
lo vestiario dei Franchi monaci di Tours, pe'quali (poveretti!) 
aggiugneva la intera nostra valle Canonia cum salto et cau- 
dino nsque Indalanias (in Dalanias?) nell'Alpi tridentine 2 . 

La qual donazione, che molti storici hanno data, mi ri- 
corda quell'altra pur di quest'anno che Tuidone da Bergamo 
faceva di alcuni beni della giudicarla sermionense, e lassù nei 
monti di Berg in Valcamonica (in Berzisco etc. fine Cavelles in 
suso per valle Camunense 3 ) alla basilica di s. Alessandro ed 
ai poveri del suo paese. 

La donazione di Carlo depauperava un convento bre- 
sciano che Adelchi prediliggeva. Senonchè Adelchi vi- 
veva ancora, né certamente l'esule dormiva. Gagliardissi- 
mo giovane, d'anima impavida e risoluta 4 , venia sovente 



1. Poet. Saxon. Ann. Rer. Frane. 2. Rer. Frane. S. t. V, Docum. XIX, 
pag. 138, tomo V. — Hic huma- pagina 725. 

narum vidcas ludibrium rerum — 3. Lupi, God. Dipi. Berg. t. I, pag. 527. 

Hesterno Desiderius diademate re- 4. Tutte le cronache s' accordano in 
gni — Floruit, en hodie est pau- questo colla Novalicese. Neli'epitaf- 
per, captivus et exul. — Ed è un fio di Ansa è detto potens animo et 

poeta barbaro che scrive (!). forma. 



CARLO MAGNO 113 

dall' estrema Bisanzio nelle Calabre città, sollevatore de' po- 
poli contro la prevalente fortuna di Carlomagno l . Anche 
Arighiso duca di Benevento, cui era sposa la bresciana Adel- 
perga figlia di Desiderio, che padre l'avea già fatto di Adel- 
gisa e di Grimoaldo 2 , non volea saperne di Franchi o non 
Franchi; ed eretta la ducale sua dominazione in principato, si 
fece incoronare da' vescovi suoi come principe indipendente 3 . 
Ed è singolare, che lo storico Paolo Diacono, notajo di Deside- 
rio, sospetto a Carlo di fede mantenuta al signor suo, trovasse 
uno scampo nella protezione di quella nostra Adelperga 4 , alle 
cui sollecitudini dobbiamo alcune opere del celebre Longo- 
bardo che morì poi monaco a Montecasino. Vero è bensì che 
Leone Ostiense copiava dal Salernitano questi fatti; ma non 
so perchè il Mabillon siasi pesto a combatterli per circostanze 
che nulla tolgono al complesso delle cose. Il Bethmann vi 
proverà che il colpevole di congiura fu invece un fratello di 
Paolo, ma non terrei eh' altra fosse del Diacono la fede. 

Era un istante di popolari concitazioni, di ambizioni pri- 
vate che volgevano bellamente ai loro disegni, cangiando in 
alcun lato lo scopo di quelle rivolte, ma nulla togliendovi del- 
l'indole generosa da cui partivano; precisamente come acca- 
deva dieci secoli e settantatre anni dopo: di que' momenti 
che si trovano quasi sempre di mezzo tra uno stato che cessa 
ed un altro che si forma sulle sue rovine. E quelle concita- 
zioni, compresa per avventura la nostra dal duca Potone ri- 

1. Hadriani cp. ad Car. Cod. Carol. qaus et perfidus Adaloisus . . . in 

epist. LXXXVI. Rer. hai. Script. istis declinavit partibus . . . pio 

t. HI, pars altera, col. 2o3. Sigili- vestra nostraque contrarietate. 

firans vobis de nefando Adehjiso 2. Erchemp. Chron. Rer. Gali. V, 324.. 

et de insidiis Grcecorum. - Idem 3. Mabill. Ann, Ben. 1. XXIV, e. 73. 

ep. XC, col. 260. Cum Missis Im- i. Erchempertus, p. I, t. II, R. I. S. 

peratoris in partibus sciliect Ca- - Anon. Salern. Chron. Casin. 

labrim residd etc. . . . Jpse ini- di Leone Marsicano vescovo d'Osli.i. 

Uuukici, Storir Bresc. £ 



a. ::< 



Hi CARLO MAGNO 

i. ni sollevata, chi sa che un legame, una spinta, una causa non 
riconoscessero negli ultimi conati dell' irrequieto Adelchi, 
e nelle istigazioni dei Greci? 

Fatto sta, che sendo allora duca di Brescia Potone figlio 
di Malogerio fratello del re caduto, temendo che il Franco 
vincitore ne lo spogliasse del grado suo, radunati a consulta 
il vescovo Ansoaldo, che gli era fratello, ed assai nobili bre- 
sciani, lor proponeva, ed era certo audacissima proposta, lo 
si facessero principe di Brescia *. 

Fulcorino duca di Gividate, Gaidone duca di Vicenza, e 
Rotgoso che lo era di Trevi gi, ne favorirono le parti; quel 
Rotgoso che si era contro re Carlo ammutinato, e al quale 
nel 776, reduce Carlo in Italia per ispegnere la Trivigiana 
e Friuliese rivolta, tanto ardire tostò la vita 2 . 

E perchè al favore corrispondessero i fatti, e virilmente 
Potone si risolvesse, gli mandarono l'aiuto di cinquecento 
militi e di un migliaio di servi, aggiugnendo promesse d'al- 
tri soccorrimenti 3 . 



\. Et ut ipsum facerent Seniorem. veggasi Andrea Prete (Mur. Ant. It. 
(Ridolfi Not. Historiola, p. 75, t. 1, col. 44). - Rotgoso poi leg- 
ecL Odorici). Ma sentiamo le parole gesi nell'epistola L1X del Codice 
del Trova ( Lettera indirizzatami Carol. — Anonym. Rotgausus dux 
il 3 ag. p. p. ): «Potone (già es- Foriuliensis rebellis occidiliir. Rer. 
« sondo duca di Brescia) tentò farsi Gali. t. V. - Ann. Nazar. a. 776. 
« eleggere Seniore della città. Ella Carohis Rex perrexit in Langobar- 
« crede che ciò significhi dittatore. diam, interfecto Rotgauzo;i\i p.10. 
« Io dico anche re, secondo spera- - Ann. Petav. che aggiungono as- 
« va un nipote di Desiderio ed un sedialo Trevigi. Frag. Annal.p. 26. 
« cugino del re Adelchi. Anche re , Hrotgarz Inter feclus est, p. 26 e 39. 
« secondo il linguaggio dei Fran- 3. Quingentos milites cum mille ser- 
ti chi, dai quali si dava il titolo di viloribus. Rioolfi Not. Historiola 
« Senior anche ai re lino dai tempi nel premesso Codice Diplomatico 
« «li Gregorio Tmonense ». Bresciano in questo volume a pa- 

2. Della rivolta di Gaido e di Kadgoso gina 75, Doc. XLIV. 



CARLO MAGNO 115 

Ma Carlo, che ncll' auge delle vittorie maravigliava per 
avventura l' audacissima resistenza dei padri nostri, spediva 
loro contro con molto esercito Ismondo,un suo primate, il quale 
argomentando sottometterci ed atterrarci sol della voce, man- 
dava bando, che dove tosto non ci fossimo piegati alla Franca 
dominazione, la nostra città n'andrebbe a ferro e fuoco, 
e gli uomini passati a fìl di spada. Ma il fiero duca se ne 
tornò colle acerbe ripulse dei nostri { concittadini deliberati 
di vincere o di morire. 

Se non che il prete Anselmo vi si pose di mezzo. Era 
quel desso l'abate nonantolano, che noi vedemmo traditore 
della causa longobarda, ed emissario probabilmente della 
corte romana 2 , largamente poi dai Franchi rimunerato (non 
è giustizia che i traditori lavorino per niente) quasi a com- 
penso del sofferto esilio 3 . 

Entrò questi adunque in città; fu dal vescovo Ansoaldo, 
fu da Potone, e molto si adoperò perchè volgessero le menti 
a più mite consiglio. Ma non valsero parole 4 : que' petti erano 
immobili e risoluti. 11 perchè Ismondo, anima triste ed effer- 
rata più ch'altra mai, ruppe ogni freno alla male contenuta 
sua rabbia, che più terribile scoppiò. Avvegnaché poste a 
sacco ed a sterminio le nostre terre, fatta strage di quanti 
potea raggiugnere, presso che mille di que' mal colti per lo 
contado impiccò sui patiboli rimpetto alle patrie mura 5 . 



1. Sed nihil assequi potuti, et aspera Ugiiell. //. Sacr. Ep. Tarvis. t. V, 

verbo, reportavit. Rid. Not. 1. cit. Cathal. Ant. 

% Murat. Ann. a. 774. 4. At immobiles, et inlrepidos perma- 

3. Tiraboschi, Cod. Dipi. Nonantol. e nere cognovit. — Historiola cit. 

Storia di quel monastero. Mura- 5. Et appendere fecit impius in pati- 

tori, Aniiq. Ital. dissert. LXVII. buio furce circiter mille Corlisianos 

Et ex his seplem passus est exi- prope muros Civitatis. Rid. Not» 

liuin, a Desiderio apud Casinutn. . tiisloriola cit. 



a. 774 



a. 771 



116 CARLO MAGNO 

L' orrida fila di quei cadaveri strozzati e penzolanti ag- 
ghiacciò l'animo dei cittadini, che già, come sogliono le mol- 
titudini volgere ad opposte concitazioni, venivano incolpando 
le resistenze di Potone e d' Ansoaldo, la pertinacia dei con- 
giurati a sostenerne i fieri divisamente E poi che Teuto 
figliuolo di Trasmondo, già duca di Brescia sendo re Desi- 
derio, e Liculfo (ch'era figlio d'un Ajone altro duca pur esso 
della nostra città fino dai tempi di Rachis l ) fuggivano ricor- 
rendo al campo nemico, come se fuggita fosse con loro ogni 
speranza Potone si die per vinto, mandò il fratello Ansoaldo 
perchè venisse con Ismondo a patti, e ne ottenne il perdono 
dell' intera città. 

Tutto Ismondo promise, e la promessa gravò col giura- 
mento. Ma entrato appena con simulata calma nelle nostre 
mura, calpestando la santità degli accordi, Potone istesso, 
che per la data fede vivea securo e senza alcun sospetto, 
faceva il barbaro morire. Che più? Di cinquanta nobili bre- 
sciani volle che il sangue inebriasse in quel giorno la crudele 
anima sua. Tanto avveniva il 5 ottobre del 774 2 . 

Cacone intanto, eh' era fratello di Ansoaldo e di Potone, 
sollecito d' accorrere alle difese dell' uno e dell' altro, avea 
già radunati 

Del Benaco i guerrieri e delle valli 3 : 

ma come intese la vendetta d' Ismondo, la strage del fratello 
e dei congiurati, si rinserrò co' suoi più fedeli nella rocca 

1. Et (juurn, Telilo flìius Trasmundi, ingressus esset . . . comprehendere 
et Liciti fu s fìlius Aionis, qui lem- feci! . . . Poionem nihil metuenlem 
poro Racchis regis ì et alter Desi- cum quìnquaginla Nobilibus Bris- 
derii Ducatum Brissianum rexerat, sianis , et percutere gladio die 
eie. Kiikufus Not. 1. eit. quinto infrante mense octobre. 1. e. 

2. Ismondus omnia . . . promisi (, ci 3. Manzoni, nell'Adelchi - e Rid. Not. 
juravit: $ed cum fraudo pacifica Caco frater Polonis, qui multila- 



CARLO MAGNO 



117 



di Manerba sul lago di Garda, luogo già fino da quel tempo 
dir non saprei più se dall'arte o dalla natura munito, ma 
certo d' assai difficile conquisto. Era un castello di cui più 
non rimane vestigio, proprio al sommo di una rupe che tut- 
tavia si chiama la Rocca di Manerba: è di facile salita ad oc- 
cidente dalla parte della Valtenese , ma dirotta ed irta si 
profonda ad oriente, come il salto di Leucade, ne' flutti 
benacensi. 

Ivi serratosi Cacone, gagliardamente vi si fortificò; e ra- 
dunato di vettovaglie quanto bastasse a lungamente resistere, 
fermò di morire piuttosto che cedere ad Ismondo. Venne 
Ismondo co' suoi fin sotto al forte; ma conosciute le difficoltà 
del luogo, tentato indarno coi doni e colle promesse la mente 
irremovibile del longobardo, lasciatovi a guardarlo sino a 
che per fame cedesse un Gorvolo gastaldio, tornossene 
alla città ! . 

E qui mi arresto un istante perchè notiate quanta luce 
da questo fatto derivi sulla condizione a quel tempo dell' a- 
gro benacense e delle valli, come frazioni del ducato di Bre- 
scia. Ha chi vorrebbe la Riviera bresciana in que' secoli 
staccata, o poco meno, da questa provincia nostra, come reg- 



a. 774 



dincm armatoriali de ìacu Benaco, 
et de locis montanis collegerat . . . 
quum intellexissel necem ejus, et 
scelus Ismondi,cum eis quos fidis- 
simos cognovit in Minerviam lo- 
cum securum . . . confagli , ibique 
se fortiter communivit . . . Potius 
mori , quam in manus lsmondi 
venire statuii. Hist. cit. pag. 76. 
\. Abiit relieto Corvolo Gastaldio qui 
fame illum cogeret ad reditionem. 
Ricordammo il gastaldio longo- 
bardo a pag. 226 del t. II di que- 



ste Istorie. Ve n' erano di nomina 
reale. Canciani, Leg. Barb.V, 223, 
224. - Troya, Cod. Dipi. p. II, 
t. IV della Storia d'Italia, p.284, 
437. Ve n'erano di pubblici e per- 
tinenti allo Slato ( ivi ) ; ambo si 
legavano agli uffici dello sculda- 
scio , ed era tra gli antichi loro 
incarichi l' esigere la multa dei 
duchi. Parlano di essi molte leggi 
Rotariane: in generale, attori, messi, 
officiali , giudici del re , come lo 
sculdascio. 



a. 77i 



il 8 C AULO MAGNO 

geritesi con ordini suoi proprii, indipendenti dagli ordini 
municipali delle città vicine. 

Io non parlo per ora che dell'età longobarda, nella quale 
chi voglia ammettere la congettura d'uopo è che un'altra 
non congettura, ma conseguenza indeclinabile qui ponga. 
Ed è che della Riviera in quest' ultimo caso dovea comporsi 
un ducato; avvegnaché non fossero scompartimenti territo- 
riali tra i Longobardi, non provinciale suddivisione che per 
ducati non fosse: unica circostanza che potea fare in quel 
tempo dei Benacensi un popolo separato dal nostro. Ma per- 
chè l' Historiola non distingue le valli dall'agro benacense, 
accomunando quest'ultimo con un'arida frase ai luoghi mon- 
tani, duopo è conchiudere che Benacensi e valligiani si trovas- 
sero a quel tempo in una sola condizione territoriale: e poiché 
delle valli Sabina e Triumplina è certa Y unione al ducato 
bresciano, lascio dedurne la conseguenza. E poi: con quale 
diritto avrebbe chiesto e radunato Cacone soccorso d' uomini 
e di vettovaglie in una provincia non sua? come chiudersi in 
una rocca che non fosse del suo ducato? E supposti ancora i 
Benacensi quai semplici alleati, ond' è che Rodolfo non li com- 
prende fra i soccorsi di Vicenza, di Valcamonica e di Trevigi? 

Bensì congratuliamoci coi nostri Benacensi che furono 
tra gli ultimi e più insistenti propugnatori d' una causa na- 
zionale, e che lorquando soffocata la rivolta del Friuli e di 
Trevigi (a. 776) più quasi non era dall'Alpi all' Eridano 
chi non piegasse la fronte al sorvenuto straniero, sull' alto 
della rocca di Manerba sventolavano ancora le insegne lon- 
gobarde *. 

Ma torniamo alla storia. Mentre queste cose accadevano, 
nella terra di Pontevico levavasi un parapiglia che terminava 

1. RlDOLFUS NOTAR. Historiola cit. infissa, corno vedremo, dio poc° 

- Valcarnonica non veniva sotto- tempo dopo dal conte Kaimone. 



CARLO MAGNO 110 

col sangue. Otteramo ed Itto, due giovani di quella Corte, 
chiedevano del pari l'ambita mano di una vergine terrazzana, 
che bella era e doviziosa più ch'altra mai. Nata questione, 
furono i pretendenti da Giovanni sculdascio: era questi come 
a dire il giudice del luogo 4 ; e senza più decretava rimanesse 
la fanciulla ad Otteramo, avvegnaché il giovane rivale si 
ridesse di quella superstizione longobarda che aveva in 
uggia i riti nuziali celebrati nel mese di maggio 2 . 

Compagnavasi appunto la contrastata giovane alla casa 
dello sposo novello, quando Ittone, cui rodeva nell'animo il 
sofferto sfregio, colto l'istante, gittò dall'alto su di lei fetenti 
sporcizie. L'insulto era grave, gravissimo il rumore se ne le- 
vò, che poi volto in aperto ed ostinato affronto, gittò la pau- 
ra e lo scompiglio per la povera terra; quindi stragi ed 
incendi si mescolavano, alimento di rabbia nei combattenti. 
Ributtato finalmente Ittone, disfattane la banda che lo se- 
guiva, si rovesciò pei dintorni sfogando per le misere cam- 
pagne il dispetto della sconfitta 3 . 

Udito Ismondo il fiero caso, con un grosso de' suoi fu a 
Pontevico; e poiché seppe quelle bande preparate a respin- 
gerlo, e incoraggiarsi, e rannodarsi a disperato conflitto, ri- 
corse all' arti dei vili, eh' eran l' arti dell' anima sua. Si finse 
arrendevole, mandò nunzi di pace che bellamente piegassero 
quegli animi deliberati; ed ottenuto l'intento, fu loro addos- 
so, e coltili alla sprovveduta, ne fece sanguinosissimo ma- 
cello. Poi corsa la terra di Pontevico come in giusta batta- 

\. Murat. Ant. Ital.l, 524, diss. X. 2. Ioannes Sculdascius decrevit etc... 

- Liufprandi Leges, tit. XX, art. V. quia mense majo nubere non im- 

-Le presenti Storie Bresciane, t. Il, properium sibi deputabat. Rid. Noi*. 

pag. 226. Il giudice locale del Co- nel Cod. Dipi. cit. pag. 77. 

niune longobardo con potestà pò- 3. Quum rixa exorta esset, plures ce- 

poiane diverse dalle regie. Rolli. des, et incendia inter duas partes 

!Le§. 24,35,269,256,176, 371 *etó. qwaermt. Puhùs Hitfo etc. !. cit. 



». *:j 



12.0 CAKU) MAGNO 

a . 775 glia, né a bamboli, nò a donne fu perdonato : tutti mise del 
pari a fil di spada; e dei rimasti vivi, quali accecò, quali senza 
misericordia buttò nei vortici dell' Oglio l . 

Ritornato in Brescia (era il sette di agosto del settanta- 
cinque), nuovi tormenti e nuovi tormentati; perchè saputo 
come Leginolfo uomo di regia stirpe, cui furono antenati la 
gloriosissima Teodolinda ed Ingelardo nostro duca 2 , avesse 
con altri patrizi mormorato di lui, lo incolpò di rivolta, ed 
esso e trenta nobili bresciani furono gittati nel fondo di un 
carcere: indi a tre giorni lasciavano per mano del carnefice 
in sulla piazza miseramente la vita 3 . 

Fu allora che una mano di risoluti e potenti, dispet- 
tando la tirannide scellerata del fiero conte, si radunavano a 
consulta, fermavano di troncare col ferro il corso infa- 
me de' suoi delitti e le sventure dell'oppressa città. E non 
sia meraviglia che i sacerdoti s'affratellassero all'alto propo- 
nimento: di questi pensò Rodolfo serbarci il nome; ed erano 
senz'altro Guidone sacerdote della basilica di s. Giorgio, Ge- 
rardo che lo era della basilica di s. Agata, Odone custo- 
de 4 della basilica dei nostri martiri Faustino e Giovila, 
Ucboldo sacerdote della chiesa di s. Eufemia, Arduino sacer- 
dote della Pieve di s. Maria in Carpino, Gualdrico custode 
dell'oratorio di s. Martino in sulla diocesi veronese, e quel 
che è più Gilberga sua presbiteria, che è quanto dire sua 
moglie 5 . 

1. Inde Pontisvicum ingressus eadem 3. In Platea crudeliter percussi sunt 

cuiuscumque generis patravit , et gladio. 1. cit. 

qui vivi remanserant , hminibus 4. Veggàsi nel Ducange il valore della 

privavi, aut in flumine submergi voce Custos e gli uffici annessi a 

jussit. Rid. Not. Hist. I. cit. quel grado sacerdotale. 

c 2. Leginulfum de genere Regine Teo~ 5. Gualdricus Cuslos Oraculi sancii 

delinde, et. gloriose recordationis Martini DEIOCIA Veronensi cum 

ducis Brlssie Ingelardi I. cit. Gitberga sua presbiteria. Rid. Not. 



CARLO MAGNO 



121 



Io li dissi consorti al santo divisamente. Ha invero taluno 
che tuttodì seraficamente va predicando non potersi da buon 
cristiano rompere un giogo insopportabile e scellerato; e 
poiché vengono di lassù anche i tiranni, doversi chinare la 
fronte ai decreti di Dio. Non è di queste pagine una risposta; 
non è poi anche il luogo, perchè non si trattava di togliere a 
Carlo Magno la signoria, ma di spegnere un infame. 

Disposti i modi della congiura, deliberavasi che Gilberga, 
audacissima e da ciò, non appena Ismondo nel prossimo Na- 
tale facesse per entrare nella basilica di s. Pietro maggiore, 
gli si gettasse a' piedi reclamando giustizia per insultata 
onestà; e che in quell'atto avviticchiandosi alle ginocchia del 
conte, procurasse la donna di stramazzarlo a terra. I complici 
accorrenti lo finirebbero l . 

Senonchè la incauta, sperando trarseli fautori, a Gari- 
barto causidico k e al giudice Flaberto, celato il nome dei 
congiurati, palesò la trama. Tutto al conte fu riportato per 
filo e per segno; il quale fattasi condurre Gilberga, a sì cru- 
deli e disumani tormenti dannava la disgraziata, che sperò 
colla violenza dello spasimo strapparle dal labbro la confes- 
sione dei complici. Ma gagliarda e fiera donna, di un solo ac- 
cento non appagò le smanie del barbaro governatore: e salda 



a. 775 



1. cit. - Il Muratori , Ani. Hai. 
t. VI, col. 403, porta un documento 
del 725, in cui Talesperiano ve- 
scovo concede al Prete Rumualdo 
un monastero perchè avesse ad 
abitarvi cnm sua muliere, che poi 
dice neh' atto medesimo sua pre- 
sbiteria. - Il Borsacchini lo pu- 
blicò nelle Mcm. di Lucca, t. V, 
parte II; e dopo questi, il Trova, 
Cod. Diplom. t. IV, p. Ili, pag. 398, 
n. 349. - Notisi poi quella voce 



caratteristica Deiocia per indicare 
la diocesi, che s'incontra in docu- 
menti del sec. Vili scoperti non ha 
molt' anni. Chi potea suggerire al 
Biemmi od al Borgondio di preferirla 
in vece della usitata Dicecesis? 
Ista mulier cordis virilis, dum Is- 
mondus portam Ecclesie majoris 
Sancii Pelri in die Nativilatis Do- 
mini iìKjrederelur, hahebat facere 
eie. Rid. Not. Hist. nel cit. Cod. 
Dipi. Bresc. doc. XL1V, pag. 77; 



?75 



a. 7T6 



122 • CARLO MAGNO 

nel suo magnanimo silenzio, vinta dallo strazio incomporta- 
bile, spirò, seco recando un segreto che avea fissato di chiu- 
dere nel suo sepolcro l . 

Eppur che volete? sì nobile costanza della nostra Gilb er- 
ga, esempio ai posteri di cittadina virtù, non salvò dall'eccidio 
i congiurati. Perchè sendosi rinvenuto Gualdrico il suo con- 
sorte, e tratto dal covo in cui s' era nascosto, vile altrettanto 
e pusillanime quanto fu altera e ferma la sventurata sua don- 
na, tutto dinnanzi al giudice svelò; e quanti poterono esser 
colti pagarono col sangue nella Piazza Vecchia della nostra 
città l'imprudenza di non aver voluto sopportare la tirannide 
soperchiatrice del conte Ismondo. Camparono alcuni colla 
fuga; ma il conte ponea taglia di mille marnosi per ogni capo, 
ed ogni loro sostanza facea del fìsco 2 . 

Era intanto per la misera Brescia uno spavento desolato, 
un'alta mestizia, quale veggiamo nelle grandi sciagure dei 
popoli 3 . Le immanità dello straniero l'avevano instupidita, 
né parea compresa che dell'inerte abbandono di un albero 
che dopo l'impeto primo della bufferà, abbassate le frondi, 
si lascia vincere dalla grandine che lo martella. Ed alle menti 
paurose della moltitudine molti segni apparivano di futuri 
guai: e quasi ancor non bastasse, al principiare del nuovo 
anno sopravvenuta la peste, che per altro non passò mai la 
cerchia delle mura, meglio di quattromila uomini spazzava 



\. Tamen retentis nominibus Consi- tea valere: et eis quifugam ceperant, 

liariorum , Corniti indicium dela- bannum Ismondus mille Mancosos 

tum fuit: qui capi feci t Gilbergam, auri misti in gingillo capite eie. 

et orribili.? (sic) crucialibus non Rid. Not. 1. cit. 
potuit vincere ut non deneyaret : 3. Tum flebili*, et metu magno tristis 

que tandem expiravit. Kid. Not. facta est Civitas universa. Multa 

1. cit. sigila monstrata snnt y que tribo- 

2. Morte miserabili meati sunt in Via- lalionem auxerunt, 1. cit. 



CARLO MAGNO 123 

in pochi dì *. Poi nel seguente febbrajo, come che si fosse 
l'acerbo caso, una fiamma divoratrice s'apprese alla nostra 
città; ed avendone largamente investita quella parte amplis- 
sima che dall'antico Paravert metteva al Carnario, di questa 
più non rimase in poco d'ora che un vasto culmine di rovi- 
ne, sepolcro delle vittime ravvolte nell'alto incendio 2 . 

Che fosse il luogo di Paravert o Parevaret delle memorie 
che ci restarono, cosa valesse quel nome già noi diffusamen- 
te parlammo; e parrebbe inutile oramai ch'altri vi replicasse 
quanto ve ne diceva tre anni fa 3 . Chi non sa che questo 
patrio luogo s'incontra in un documento muratoriano del 
761 *, che doveva trovarsi presso Porta Milanese, e che le 
Paraverede s'incontrano nei codici di Giustiniano e di Teodo- 
sio del pari che nelle leggi barbariche pubblicate dal Cancia- 
ni a denotare i cavalli e i traini di posta, ossia la posta pro- 
priamente chiamata 5 ? Chi non conosce il Carnario della 
carta di Uldarico 6 ? Bensì potrebbe andarsene errato chi sup- 
ponesse il piccolo oratorio di Porta Bruciata (la stessa iden- 
tica località di Porta Milanese 7 ) intitolato a s. Faustino 
fosse appunto l'eretto dal conte Raimone fra il 777 e il 788. 

1. Et in spatio dierum paucorum su- 5. Leges Barbarorum, t. II, p. 169, 
pra quatuor milla horninum oc- 218; e t. V, p. 196 e 221. 
cidit. Rid. Not. 1. cit. 6. Gradenigo, Brixia Sacra, p. 161. 

2. lgnis consumpsit magnatiti partem - Odorici, Brescia Romana, ediz. 
civitatis a loco qui dicitur Para- 1851, pag. 71. 

\ert usque ad Carnarium cumplu- 7. Ricordasi quella porta in un docu- 
rium morte. 1. cit. mento del 6 febbr. 889, da me 

3. Brescia Romana, parte I, ed. Gilb. pubblicato nella Brescia Romana 

1851. -Porta Milanese. -Le pre- e sue cristiane vicende. Edizione 

senti Storie Bresciane, tomo II, del 1854, di soli quindici csem- 

pagine 44 , 45. plari firmati dall' autore, che racco- 

4. Ani. hai. M. JEvi, t. Ili, p. 759, glie il già dettovi nell'appendice 
da noi pubblicato nel God. Dipi. al tomo II , a compimento della 
Biesc. doc. XXI, pag. 39. Brescia Romana del 1851. 



a. :?« 



m 



CAKLO MAGNO 



n& 



Diamine! un duca di Brescia, che stimolato dall' esempio 
di due predecessori vuole imitarli nel costrurre una basilica 
simile alla grande et celeberrima ckitate da loro compiuta, 
mi fa un oratorio di pochi metri di diametro, e forse il più 
angusto della nostra città! 

Ma Dio che nel profondo de' suoi consigli permette al- 
cuna volta lo stolto imperversare delle tirannidi, lascia tal 
altra ai popoli frementi le sue terribili vendette. Le scelle- 
raggini d'Ismondo avean colmo il sacco: e le nostre contrade 
luride ancora di tanto sangue cittadino, e le nobili teste ca- 
dute in sulle piazze per un sospetto, e le lagrime inascoltate 
delle deserte famigliuole cumulavano l'ira delle imprecanti 
moltitudini e Y impazienza che un appiglio qualunque sovve- 
nisse a romperla col tiranno per gettarselo di dosso. E quel- 
l'appiglio sorvenne. 

Ardeva il conte d'impura fiamma per la bellissima Scon- 
burga nobile figlia di Dorundumo; lo splendore de' suoi na- 
tali (però che il padre sedeascabino, lo stesso forse che de- 
curione ! della nostra città) non trattenevalo dal far sì che una 
mezzana penetrando in fino a lei si provasse corromperne 
coi doni e colle lusinghe la severa virtù. Imberga, eh' era la 



1. Veggansi le Storie nostre, t. li, 
pag. 232. II Capitolare li di Carlo 
Magno (e questo sarebbe più tardi 
del nostro caso) dato l' anno j 813 
assegnerebbe allo Scabino (ari. 13) 
grande autorità. - 11 Ducange non 
lo vorrebbe che assessore dei giu- 
dici. Ma noi lo conosciamo non dis- 
simile al cessato decurione romano. 
Errò il Muratori nel dire che trac- 
cia non ve ne sia nei documenti 
longobardi (Ant. Hai. diss. X); o a 
tiu^lio dire, non conobbe il docu- 



mento del 724 ignoto anche al 
sig. Savigny, pubblicato dall' Ughel- 
li (t. Ili, 20) e dal Brunetti (God. 
Dipi. Toscano I, 4G9). Si elegge- 
vano dal Comune longobardo (Lex 
XXII, 45 Caroli Magni). Potevano 
dannare a morte senza che a' conti 
si concedesse facoltà di far grazia 
f Capitolar, ann. 813, art. XIII. - 
Balut. I, 500. - Trova, Dei Ro- 
mani vinti dai Longobardi ecc. - 
Gli Scabim, pag. 140, edizione di 
iMilauo, 1844). 



CARLO MAGNO 125 

madre della vergine insidiata, cacciò la impudente a percos- 
se. N'arse di rabbia Ismondo, e compri non so che suoi ca- 
gnotti, facevali accusatori d'Imberga e di Scomburga: — na- 
scondere, dicean essi, quelle donne in casa loro i furti che per 
alcuni ladri si commettevano — . Una mano di sgherri mo- 
veva intanto a quella casa con ordine di trascinarle nelle car- 
ceri del conte. Non sofferse Duronduno l'atroce insulto; e 
arrovellato e furente di magnanimo sdegno, scannò di pro- 
pria mano la figlia, perchè vittima non restasse di voglie in- 
fami; lui trucidavano gli accorsi militi, e il sangue del nobile 
vegliardo si mescolò col verginale dell'estinta sua figlia. 

Ma poi levatasi a rumore la città tuttaquanta, in poco 
d'ora fu in armi, ed aperta e subita rivolta da un capo 
all'altro scoppiò. Preso e sollevato in alto il cadavere san- 
guinoso della povera Scomburga, lo mostravano i suoi fratelli 
esortando i cittadini alla vendetta. Si corse tumultuando alla 
Curia, dove memore dell'arti usate, argomentandosi di porre 
un freno a quel subito ribollimento, Ismondo si fece innanzi 
quasi affrontando il turbine: ma non appena comparso, fu 
morto e sfracellato. E narrasi ancora (tanto è cieco lo sdegno 
di un popolo che ha lungamente sofferto) come fatto in bra- 
ni, se ne mangiassero quelle turbe i palpitanti lacerti l . Am- 

i. Ismondus arsit amore Scombtirge a milite percussus fuit , et mortuus 

puelle formose valile filie Durun- cecidit. Tota civitas commota est 

duni Scalini; et misit turpem mu- etc. Fratres in alluni extuhrunt 

lierem etc. . . . Sed ab Imberga ma- cadaver eie. et ad vindiclam popu- 

Ire viryinis verberibus male habita los slimulaverunt. Populus iratus 

fuit. Tum Ismondus per homines irmit furenter in Curiam, cui ob- 

malos fahum testimoninm depone- viam factus est Ismondus utmitiga- 

re fecil etc. et misit qui eas (Inv- retsibi, sed statini illuni occiderunt, 

bergam et Scomburgam) in carcere et deutibus etiam secuerunt minu- 

abducerent. Pater Scombur gè adve- tatim, et fuerunt qui carnes ejus 

nìl in furore, et fdiam gladio trans- igne torruerunt, et manducaverunt. 

ftxit; sed et ipsc in eodem tempore Rid. Not. Hist. pug. 78 del prc- 



a. 776 



12G CARLO MAGNO 

», m monizione ai potenti che le pazienze dei popoli hanno an - 
ch'esse un confine. Tanto avveniva cadendo l'agosto del 776. 
Fulcorino duca di Gividate in Valcamonica, il solo che 
resistesse in quel tempo all'armi de' Franchi, pensò cogliere 
quell'istante di cittadino sobhollimento per suggerire al po- 
polo bresciano di togliersi all'intuito dalla Franca servitù. 
Mandovvi Ermoaldo abbate Leonense, di cui parlammo altra 
volta, perchè destramente facesse l'ufficio. Ma il giudice Cor- 
vino, personaggio di somma entratura e di gran senno, tanto 
si adoperò, che il popol nostro come che irato e disdegnoso, 
mantenne fede a re Carlo *. 

Nò le torbide mire di Folcorino sorgevano isolate e solita- 
rie. Si legavano anzi a più vasti disegni d' altre sollevazioni 
longobarde; n'erano come a dire le conseguenze. A non par- 
lare di Tassilone duca di Baviera, la cui moglie Liutperga fi- 
glia di Desiderio chiedea vendetta del paterno esilio, l'im- 
placabile Adelchi, salutato da Paolo Diacono speranza dei 
Longobardi, e che sotto il nome di Teodoto (dalla Miscella 
mutato poi nel vero 2 ) stimolava Y armi bisantine in suo favo- 
re, facea causa comune con Udelbrando duca di Spoleti, 
Arighiso duca di Benevento, Rodgauso duca del Friuli e 
Rcginaldo duca di Chiusi, promettendo pel marzo del settan- 
tasei venirsene con una flotta imperiale contro la stessa Ro- 
ma, liberatore del regno dei Longobardi 3 . Le sommosse 
bresciane a si larghe fila si rannodavano. 



sento volume, docum. XLIV del cranieuto fidelilatis pcrmaiiserunt. 

Codice Diplomatico Bresciano. Hislov. cit. pag. 79. 

Misit Fhrmoaldum eximium Aba- 2. Era costume della corto Bisantina il 

lem Leonensemul s uaderel populos cambiar nome a 1 principi stranieri. 

Drissianos ad se eripiendos de ma- MURAT. Ann. - a. 775. 

nibtu Francurum; sed opere, ci 3. Ep. Iladriani I. Cod. Carol. epist. 

studio Corbmfi Judicis ctc. in su- L1X. li l. & t. 111. p, li, col. 212. 



CARLO MAGNO 127 

Avvertitone Carlo dal pontefice Adriano, il quale poi de- 
stramente si lagnava che il Franco re non adempisse la dona- 
zione giurata sull'altare di s. Pietro 1 , sbrigatosi della guerra 
di Sassonia, calato con forte esercito al cominciare della pri- 
mavera nelle gole del Friuli, Rodgauso punì colla morte 2 , 
assediò Trevigi e Y ebbe, vi celebrò la Pasqua e vi lasciò Mar- 
cano (forse il medesimo che vedremo falsamente ritenuto poi 
qual conte di Brescia) governatore col titolo di duca 3 . Poi 
rapidamente, a fornire la guerra sassone, ripassò l'Alpi. 

È indubitabile che alla trama di Radgauso (variamente 
nelle cronache nomato) partecipasse col duca di Valcamonica 
il prode Cacone serrato nella rocca di Manerba; poiché ve- 
demmo già l'uno e l'altro consorti a sostenere il duca Poto- 
rie che voleva farsi nostro re. 

Se non che spento Rodgauso, rimasta forse a Mar- 
cano la cura di quetare all'intuito le cose dell'Italia su- 
balpina, tornato Carlo, come dicemmo, in Francia, il duca 
Fulcorino profittava di sua partenza, del presidio di Cacone 
resistente ancora e della tragica fine d' Ismondo per riten- 
tare la sorte; ma fallito il colpo, se ne ritrasse. Lo stes- 



Et ea que eidem Dei Apostolo ve- non avessimo che quelle lettere /-Fa- 

stris propriis . . . obtulistis ma- remmo torto al buon senso del dotto 

nibus, ad ejfectum producatis: ivi. - oppositore con una seria risposta. 
Alla buon' ora, che il perfido man- 2. Bouquet, Rer. Gali. t. V, p. 14. 

cator di parola non era soltanto Rolchans Dux Friuliensis rebellis 

Desiderio! E più insistenti ancora occiditur, a. 776: e negli annali 

sono le lettere XLIX, LU, LIV. - Petaviani e nei Tiliani (pag. 15) è 

jR. 1. S. t. Ili, pars altera, col. dopo la vittoria il subito ritorno 

194 e seg. A proposito di lettere di Carlo in Francia, 
pontificali: ha un buon prete fra 3. Veggansi gli Ann. Bertiniani, Hu- 

noi che si è scandalizzato perchè go Flaviniacensis, in Chron. Mo- 

dissi, parlando di quelle dei se- nac. s. Gali. 1, 2. De rebus Ge- 

coli VII ed Vili (nel presente vo- starum Caroli Magni apud Du- 

lumc pag. 16), povera Storia se chesne, t. II. 



a. 776 



128 CARLO MAGNO 

a . 776 so Cacone, più non resistendo alle angustie della fame, udita 
la morte d'Ismondo (e noi soggiungeremo la per lui fatalissi- 
ma di Radgauso) pensò di rendersi a Marcano duca del Friuli 
col suo presidio. Marcano, lasciato solo da Carlo in mezzo a 
popoli sdegnosi ancora della Franca signoria, largamente 
rimunerò la costanza di Cacone, e lui quale amico ritenne 
ed onorò l . Qui termina la total sommissione dell'agro no- 
stro a Carlo. Se mai faceste le meraviglie perchè questo Mar- 
cano non dissi duca di Brescia, sappiate che nella Historiola 
non è cenno di qual sito fosse duca, e che il ducato bresciano 
durante i Carolingi nella cronaca indarno si cercherebbe, non 
essendovi che soli conti da Ismondo a Bertarido, né trovan- 
dosi in quella cronaca la provincia nostra distinta che coll'uni- 
co nome di Comitato : il perchè riterrei, cessato appena il 
tumulto di Brescia, vacante ancora per la morte d' Ismondo 
quel seggio governativo, Marcano duca del Friuli venisse a 
riporre in quiete la provincia nostra qual duce militare. E 
tanto è vero, che tosto dopo la cessione di Manerba, se- 
guono le parole Raimo Comes Brissie factus est. E sarebbe 
davvero un po' curiosa trovare un Duca del Comitato di Bre- 
scia. Questo avverto, perchè fra i granchi insigni che ador- 
nano la parafrasi bizzarra dell' Historiola che ad uso storia 
bresciana ci ha regalata il prete Bravo, giovami notarne 
qua e coLà, siccome a caso, qualcheduno. 



i. Caco, qui in Minema famis an- suis Duci Marcano , qui illuni ve- 

(justias sustenlare amplius non pò- luti amicum collationa benefìcio- 

tuerat, intellecta morte Innondi, rum honoravil. Rid. Not. Histor. 

slatim misil ad reddcndum se cum doc. XLIV del nostro Cod. p. 70. 



CARLO MAGNO 12!) 



II. 

VICENDE BRESCIANE SOTTO LA SIGNORIA DI CARLOMAGNO; 
RELIGIONE, GOVERNO, CIVILTÀ. 

11 conte Raimone, uomo di pacati sensi e di mite consi- a - «« 
glio, provvidamente fu qui mandato da Carlo tra un popolo 
fremente ancora della memoria d'Ismondo. Il buon gover- 
natore, quasi a conforto degli animi esasperati, e perchè ri- 
tornasse nei nostri petti la fiducia % la calma, a quanti fu po- 
sto dal crudo predecessore il bando rese i beni e perdonò. 
Perdonò poi largamente all'intero popolo il Terratico, bal- 
zello di cui erano gravati specialmente i campi, e del quale 
non potè raccogliere il Muratori che poveri documenti *. 

E poiché parlasi di largizioni, dovrebbe aver qui luogo 
non foss' altro che un cenno di quella che il duca Orso fa- 
ceva in questi tempi al monastero di Nonantola del vico di 
Castiglione. Parrebbe veramente che fosse un vico modenese 
come sospettano Muratori 2 , Tiraboschi 3 e Troya 4 ; ma dal 
sapersi che i monaci nonantolani avevano ceduto alle vergini 
bresciane di s. Giulia Calcinato e Castiglione, alcuni conget- 

ì. Quello che più fa meriviglia si è, 2. Aiti. Hai. M. Mvi, t. II, pag. 197. 

die il grande isterico tenne que- Annali d'Italia, a. 776 in fine, 

sto tributo ignorato dai Longobardi 3. Tiraboschi , Storia della Badia di 

e dai Franchi, non sapendo che i Nonantola, e Cod. Nonanlolano. 

campi furono i primi a pagare. Mu- 4. Storia d' Italia del Medio Evo, t. IV, 

RAT. Ani. hai. dissertazione XIX. parte IV del Cod. Dipi. Long. 

oookici, Storie Bresc. Voi. Ili 9 



130 CARLO MAGNO 

j. 77 6 turarono quelle due terre bresciane già donale da Orso ai 
monaci suddetti; aggiugnendo che Astolfo re le avesse in 
prima largite al padre del donatore. 

Ma torniamo a Raimone. Sendogli riferito come il duca 
Marquardo avesse incominciato ad erigere dalle fondamenta, 
e Frodoardo (altro duca e figliuol suo) terminata la grande e 
celeberrima basilica della città di Brescia, la cui fabbrica lo 
stesso re Grimoaldo avea giovata di soccorsi e di offerte, prese 
a fondare una simile basilica nel luogo che allora si diceva 
Paravert; ma non la compì l . 

Qual fosse veracemente quella grande e celeberrima basi- 
lica cercammo altrove 2 : né potendoci ad ogni modo capa- 
citare il sospetto di taluno a favore della Rotonda per ciò che 
diremo più largamente altrove, pensammo alla basilica di s. 
Pietro Maggiore o de Demi, da non confondersi certamente, 
come provammo, coir altra pur di s. Pietro, che il vescovo 
Anastasio aveva eretta 3 . Tanto più che Raimone, il conte più 
venerato e compianto di cui ci resti memoria, fu sepolto nel- 
la basilica Maggiore di s. Pietro, cioè la più distinta, o dirò 
colla Cronaca, la celeberrima della città, unico luogo nel qua- 
le doveva sorgere la tomba di un tanto uomo; argomento 
non dispregevole a sospettare in quella basilica di s. Pietro 
la grande e celeberrima di Rodolfo Notajo. 

E a cui frullasse pel capo V idea che qui si parli della 
Rotonda, perciò che prima del 774 il nostro vescovo Bene- 

1. Et quum audiret quam bone recorda- fundare similem Basiìicam in loco 

lionis essent nomina Ducum Mar- qui dicitur Paravert, sed non com- 

quardi, et Frodoardi, quorum unus plevit. Rid. Not- Histor. cit. - 

inceperat edificare a fondamenti.? , Odorici, Cod. Dipi. Bresc. secon- 

et filius perfecerat grandem et cele- da ediz. I, pag. 79, doc. XLIV. 

berrimam civitalis Basiìicam, et cui 2. Storie Bresciane - tomo II, pagi- 

munera et adiutorium Iìex Cri- na 239-240. 

moaldus etiamcontulerat,ipse cepit 3. Luogo ci!. 



CARLO MAGNO \ 31 

detto fu sepolto in una s. Maria, bisognerebbe chiedere dove 
abbiano appresa la rara notizia che fra le basiliche brescia- 
ne di quel tempo e di quel titolo istesso (e n' ha qualcuna) 
sia proprio l'attuale quella che dicono. Intanto noi ve la 
provammo un' altra colla testimonianza dei documenti da 
loro stessi citati *; perchè il titolo di Mater, Major, de Doni, 
Cathcdralis, eie. precede sempre o seguita in tutti i documenti 
bresciani del tempo di cui parliamo il titolo della chiesa mag- 
giore. E perchè non siate contenti alle sole testimonianze 
bresciane, aprite il Codice Diplomatico cremonese del bene- 
merito Dragoni; e dal 620 al mille (di più non mi curo) 
troverete sempre con quei titoli in una serie di carte, da farne 
una stucchevole nomenclatura, distinta la loro cattedrale di 
s. Maria 2 . Gli è un errore simile a quello di credere che 
fossero in Brescia nel secolo VII due cattedrali. Come già 
dissi altrove, assai male avviserebbero coloro che cercando 
qual fosse la basilica eretta dal conte Raimone a somiglianza 
della grande e celeberrima, la rinvenissero in queir angusto 
oratorio di s. Faustino Riposo che voi conoscete, per la sola 
ragione che gira in tondo; e non avvertissero la ridevole di- 
screpanza del confronto e il carattere del picciolo santuario 
tutto proprio degli edifici dei due secoli dopo. Concludiamo. 
Non è provato , né congetturabile che l' attuale Rotonda 
sia fabbrica di Marquardo e di Frodoardo; non è provato che 
l'attuale oratorio di s. Faustino lo sia del conte Raimone. 

Evvi ancora chi ragionando meco della Rotonda manife- 
stavami d'aver trovata la immagine del duca Frodoardo: con 

1. T. II, pag. 242 di queste Istorie. majoris, p. 49 - a. 689- iS. ma- 

2. Anni 624, 650, de s. Maria matre, tris ecclesia, p. 51 - a. 712. Ec- 
p. 43, 45 - a. 666, ecclesice ma- desiai mairi* s. Maria:, edivi stesso 
Iris p. 46 - a. 685 ecclesia ma- ecclesia sua mater, pag. 55; e così 
joris , p. 47 - a. 686. 5. Maria via sino al tedio. 



a. 776 



i'32 CARfeO MAGNO 

p . 770 questa differenza, che prendeasi probabilmente una testa virile 
del basso romano impero, staccata forse dal busto di una statua 
ed incastrata nel sommo del postico prospetto della Rotonda, 
per un busto longobardo. Ed a chi mi replicasse che nessuno 
l'avvertì, risponderei che ne faceva io stesso già da dieci anni 
un esatto disegno che pensava di pubblicare nella parte II delle 
Antichità Bresciane. Qual frammento di statua, fors' anco di un 
erma, lo dice la piccola frazione del collo che ancor gli resta 
tronca in modo spezzato e irregolare: qual testa romana lo 
dice il taglio latino delle brevi sue chiome, l'imberbe suo 
mento e l'artistica impronta della scoltura. 

Chi non sa che i Longobardi nutrivano capellature e barbe, 
detti forse ancora perciò Longobardi? che Grimoaldo nipote di 
Desiderio prometteva dinanzi a Carlo (787) di far tosare la 
barba a tutti i suoi ' (ut Longobardorum mentum tonderi 2 faceret 
etc), e che i poveri Spoletani, vinta Pavia, correvano a farsi ton- 
dere la chioma per parere Romani? Arrogi a tutto ciò l'arte 
romana del basso impero evidente e incontrastabile; scaduta 
sì, ma ben altra che la rozza dei tempi di Grimoaldo. 

Ma Fulcorino, ch'era duca di Cividate di Valcamonica 
sino dai giorni di Desiderio, quest'unico valligiano in tutta 
l'Italia subalpina, non voleva saperne di straniera servitù; e 
radunata quanta bordaglia d'uomini perduti e masnadieri 
potè aversi d'intorno, dal covo delle sue vallate gittavasi alla 
preda per lo Bresciano e pel Bergamasco, mettendone a ferro 
e fuoco le ville impaurite; poi come turbine che rombando 
s'allontani, entro a' suoi boschi si rintanava 3 . 



t. Murat. Annal. a. 788. tenuerat , nnmqnam obbedienliam 

'2. ErCHE.VP. ('Aron. t. 11, p. I, Iier. Carulo recidere voluti, et congrcr/ans 

Hai. Script. quoque Forisfaclores et homines de 

3.,Fulcorinus, qui Ducis Ci vi tal is in masnada etc. Rid. Noi. Hist. cit. 

tempore Regi» Uesiderii honorem pag. 70, doc. XL1V del Cod. cit. 



CARLO MAGNO Ì&% 

Il buon Raimone messa in anni là milizia bresciana ed 
altra gente avuta, trovandosi mal fermo della salute, ne affi- 
dava il comando al figlio suo Brectero *. Giovane di grande au- 
dacia, ma temeraria e sconsigliata, s'innoltrò questi nella valle 
correndo il mese di giugno del settantotto, parendogli mil- 
l'anni di non trovarsi a fronte dei ribelli Camuni. Fulcorino 
allora, vecchio duce ed astuto, simulò ritrarsene per la paura 
su di un erto colle da natura ed arte validamente munito, che 
recinto avea già di gagliardi stecconati. 11 soro giovane, spre- 
giando gli avvisi di Bertarido maestro dei militi 2 e impaziente 
di rompere alla pugna, saliva il colle, assaltava i nemici; ma 
sbuccando ad un tratto dal loro chiuso, gli furono addosso, e 
ributtarono si fattamente Y oste bresciana, e tanta strage ne 
fecero, che il solo Brectero potè a stento con alcuni de' suoi 
che mal si reggevano per le ferite fuggirsene a Lovere 3 . 

D' alto cordoglio, come nelle grandi calamità, ne fu com- 
mossa la povera Brescia; e narrasi d'una madre, che tro- 
vandosi alle porte cittadine, vistosi correre incontro il suo 
figliuolo, che temea spento sul campo, per subita e veemente 
letizia cadde morta 4 . 

Raimone intanto meditava i modi della vendetta. Richia- 
mato sotto le insegne l'esercito bresciano, e ricevuto dai 
prossimi conti altro sussidio 5 d' uomini e d' armi , un 

1. Raimo coadunata universa genie 3. Ita ut egre ipse cum paucis semi- 
Brissiana, et alia eie. prefecit fi- vivis pavore Folcorìni Loverium 
lium suum Brecterum etc. 1. cit. confugere potuti. L. cit pag. 80. 

2. Quum noluissel acquiescere Consilio 4. Tum grandi dolore, et tumultu 
Bertaridi magistri mililum etc. permota est civilas etc. L. cit. 
Rio. I\ t ot. 1. cit. - Notisi questa 5. Et auxilio accepto a Comitibus vi- 
carica di origine romana magisler cinis etc. - et mense Juuio ( il 
mililum, di cui parla s. Àmbio- Bravo traduce ai 15 di giugno) - 
gio - 1. Il, ep. 15; ed il Sigonio, Indiclione Secunda ipse vallem 
1. 11, cp. 3, serbata dai Franchi. Caumoniam invasit etc Ma se 



;;9 



134 CARLO MAGNO 

anno dopo la catastrofe luttuosa fu in Valcamonica, e l'inva- 
se: e poiché nessuno ardì farsegli incontro, mosse rapido 
alla volta di Cividate (Civitalis) ch'ei recinse ed assaltò. 

Cosi racchiuso a Fulcorino ogni scampo , tentò più volte 
l'oppugnazione di quel luogo; ma il disperato presidio sì fat- 
tamente lo respingeva, che fu indarno ogni prova. Le donne 
istesse, fiere alpigiane, combattevano tra le file in sugli spaldi *. 
Alla fine Raimone afferrata una scala, innanzi a tutti proce- 
de, e postala coraggiosamente a quelle mura, salì 2 . L' esem- 
pio del conte ravvalorò la stanca virtù dei nostri militi: e ri- 
tornati all' affronto, superate per ogni parte le resistenze ne- 
miche, fu presa la terra. Indi scempio crudele d' uomini, di 
donne, di fanciulli, e come più suggeriva ira e dispetto, V ab- 
battimento degli edifìci. Tentò fuggirsene il debellato duca, 
ma fu preso; ed è noto come dentro al mite carcere, che l'in- 
dulgente Raimone gli avea concesso, chiudesse i procellosi e 
travagliati suoi dì. 

Le memorie del conte si chiudono con un fatto che an- 
nuncia la secolare tenacità delle antiche superstizioni; avve- 
gnaché si trovassero tuttavia per la Gamunia valle dissennati 
oblatori di vittime agli alberi ed alle fonti 3 . Noi già ve ne par- 
lammo a pag. 236 del precedente volume 4 . Adoravano que- 
gli alpigiani fino da' tempi di Ariperto (re longobardo che 
abbiam veduto signoreggiare nella seconda metà del VII se- 

volete i bolettini di quella fazione 3. Erant adhuc in illa valle 'plurimi 

che Rodolfo accenna così di volo, Pagani, qui arboribus et fontibus 

volgetevi al Biavo, che vi narrerà victimas offerebant eie. 1. cit. 

le mirabilia. 4. Ivi è proprio neh" ultima linea del 

1. F emine etiam pugna-m inirent. Rio. testo la parola console per eonte. 

ÌSot. 1. cit. Pregovi di far nota del tipogra- 

2. Tandem Raimo ad mola scala quuin lieo errore, com' io la faccio. Un 
primus omnium muros couscen- console bresciano del secolo Villi 
dissel. 1. cit. Sarebbe una bella scoperta. 



CARLO MAGNO 135 

colo) una effige qual vogliasi di Saturno; e forse il nome di 
Edolo (curie Idilli) in cui si trovava, da quella imagine proven- 
ne. 4 Ariperto adunque mandava Ingelardo suo duca perchè 
queir idolo cadesse infranto , e cadde. Ma non caddero gli 
antichi riti della superstizione pagana, che duravano pertinaci 
al tempo del conte Raimone. Sicché boschi e fontane si 
venerarono ancora dai nostri Camuni; e fra le sacre antiche 
piante delle loro foreste venivano compiendo gli arcani riti, 
ultimi avanzi per avventura di celtiche od etrusche teogonie, 
cui le greche e le romane credenze modificarono , ma non 
estinsero mai. 

Tolse Raimone questi riti al popolo Camuno, ma non 
così, che gravi tracce non rimanessero ancora nella nostra 
valle, come più innanzi vi toccherò. Dissi nostra, perchè si 
pare che vinta dall' armi nostre, quasi premio del fatto egre- 
gio permettesse re Carlo che fosse aggiunta per 1' avvenire 
al contado bresciano. Il che lo desumo dall' avervi Raimone 
conte di Brescia eletto a governarla un vicario suo (Servator) 
Sigualdo, prescrivendogli sedesse nella corte di Breno 2 . 

Tornatosi Raimone come a trionfo nella sua città, la resse 
da poi con tanto plauso dei cittadini, con tanta cura per lo 
ben essere del popolo, della Chiesa, dei sacerdoti, che del- 
l' ottimo conte stette compianto e venerato il nome. Dodici 
anni l'ebbero i nostri padri governatore. — Se non che due 
giovani suoi figli esercitandosi tra le boscaglie suburbane di 
monte Degno ne' ludi nobilissimi a quel tempo della caccia, 
sorpresi dagli orsi, furono divorati. All'infelice Raimone, poi- 

1. In tempore usque Regis Ariberti Gentilitatis abstulit Caumoniis: et 
imago Saturni magna frequentia relieto Sichualdo Loci Servatore 
venerabaiar in Curie Hedulio eie. adjustitias faciendas, qui in Curie 
RiD. Not. 1. cit. Rieno resedit, gloriosus Brissiam 

2. Raimo . . . omnes super stitiones regressus est. Rid. Not. 1. cit. 



a. 773 



130 CARLO MACINO 

i. 7S9 ch'ebbe l'annuncio, mancò l'anima sconsolata, ed a tanta e 
si profonda mestizia s'abbandonò, che ne lo trasse a morte. 
Pianse il popolo bresciano la sua dipartita; e di funerea 
pompa onorò le ceneri del conte, ch'ebbero sepoltura nella 
basilica maggiore di s. Pietro de Dom. Tanto avveniva nel 
settembre del settecento ottantanove *. 

Otto anni prima (771) ridiscendeva Garlomagno alle terre 
longobarde: attraversava la Toscana, e giunto a Roma, fattivi 
consacrare i suoi due figli Garlomanno (detto poscia Pipino) 
are d'Italia, e Lodovico d'Aquitania, si ritornava d'ond'era 
venuto. Benché senza data, noi terremo col Mabillon e col- 
l'Astezati concesso in questo incontro da Carlo a Radoara ba- 
dessa del bresciano cenobio di s. Salvatore il diploma dal 
Margarino già pubblicato, 2 con cui solleva il claustro da qual- 
sivoglia dipendenza civile. Ed a proposito di decreti Carolini, 
due anni dopo firmava Carlo un suo capitolare, in cui l'ordine 
che gli spedali dei pellegrini venissero sorvegliati dai vescovi 
illustra la carta bresciana dello spedale pur nostro chiamato 
di Peresindo, presieduto nel 761 dal vescovo Benedetto 3 , 
che ho ricordato a pag. 294 del precedente volume. 

Pochi anni appresso (787) sorvenendo probabilmente 
agli stimoli dell' ambizione sua propria i caldi eccitamenti di 
Adelperga sua moglie, nostra concittadina, il duca di Bene- 
vento dimandava soccorsi alla corte di Bisanzio, sollecitando 
1' arrivo di Adelchi , e promettendo riconoscere dall' im- 
pero il suo principato: e questo faceva in odio a re Carlo, 
cui dovette cedere in ostaggio Grimoaido e Romoaldo suoi 

1. El honorabiliter sepulttts est in Quiriniano tomo I, perg. n. XXIII, 

Ecclesia majori Sancii Pelri Indi- a. 781. 

elione Duodecima. Hiuolfus No- 3. Cod. Dipi, premosso all' attuale vo- 

TARIDS, 1. cit. lume, doc. XX, pag. 38; e nella 

L l. Bull. Catto,, t. Il, pag. il). - Cod. seconda edizione, parte I, 1. cit. 



CARLO MAGNO 137 

figli l . Ed è per questi fatti, ma più per la piccola città di Terra- a . w 
cina rubata ai Greci per darla a s. Pietro, ed indi ritolta dai 
Napoletani, che nefandissima chiamava il papa (le solite galan- 
terie) la gente beneventana, nefandissimo il patrizio di Sicilia, 
nefandissimo anche il popolo napoletano 2 . Ed è singolare, qui 
replica il Muratori, che i pontefici vomitassero contro popoli 
cristiani sì triviali insulti 3 . Più singolare, che siavi chi tenga 
per documento imparzialissimo di storia italiana le lettere pon- 
tificali dei secoli VII ed Vili. E perchè Adelchi mulinava in 
Sicilia novità colf armi greche, papa Adriano supplicava re 
Carlo non si lasciasse mai sfuggir di mano il principe 
Grimoaldo, che poi rimase nullameno in libertà: pregava 
tornasse incontro al nefandissimo Adelchi 4 , al quale sap- 
piam già per la lettera pontificale ottantesimaottava essersi 
nel 787 promesso dall' imperatore un esercito da spedirsi a 
Ravenna ed a Trevigi. Ma la morte d' Arighiso e Romoaldo 
guastò la fazione. Adelperga, la nostra concittadina, pare 
che si ritirasse in Taranto colle due figliuole: di questo anco- 
ra ebbe paura il pontefice. 

Grimoaldo mantenne a Carlomagno la sua parola; ed 
istigato dallo zio Adelchi, non volle saperne di unirsi con lui: 
fugli anzi contro; e vuoisi che in un fatto d'armi lo superas- 
se: ma se crediamo a Teofane, l'infelice Adelchi lasciò in 
quel fatto la vita. 

Anche Tassilone duca di Baviera, sollecitato da Liut- 
perga sua moglie, che forse era nata in questa nostra città, 

1 . Rer. Gali. Script, t. V, p. 324. Ex « Dio i Greci per aver ricuperato 

Erchemp. Casin. Monac. - Chron. « un piccolo paese già di lor ragio- 

Adonis, 1. cit. p. 319, a. 787. « ne? Non badava il papa che an- 

2. Epist. Hadriani LXIV. « ch'egli meditava di far peggio?» 

3. Annali - a. 787. « Perchè mai ne- È il grave Muratori che parla. 

« fundissimi i Napoletani, odiati da 4. Hadriani pp. Episl. XC Cod. Car. 



138 CARLO MAGNO 

789 ribellavasi a Carlo movendogli contro gli Avari l . Tassilone 
fu sbaragliato, e morì monaco in un convento. Ma gli Avari 
non si arrestarono perciò; scendevano dall'Alpi (788) per 
vendicarsi. Epperò Carlo imponeva i ristauri delle fortifica- 
zioni di Verona, lasciando in quella città Pipino il figliuol 
suo 2 . Nulla di più probabile che per lo stesso motivo le no- 
stre ancora si riparassero. 

E tanto più ci raffermiamo nella verità dell'asserto del do- 
cumento veronese, in quanto che l'Istoriola di Rodolfo Notajo 
parla anch' essa degli Unni calati ( 797 ) sull' agro lombardo. 

Ed ecco la paura, quel sentimento dei deboli che poco si 
differenzia dalla viltà; ecco le conseguenze d'un impero fatto 
quasi universale dal braccio e dalla mente di un uomo, e non 
dall'entusiasmo della nazione eh' ei trascinava sul campo del- 
la vittoria. Fate che la meteora dilegui, che cessi il lampo 
e il tuono scuotitore, e tutto ritornerà nel primitivo silenzio, 
neh" abbandono di prima. 

Ingiusto ad ogni modo; soverchiamente ingiusto è quel 
gagliardo ingegno del Sismondi là dove grida colpevole Carlo- 
magno innanzi all'intera umanità dei due più tristi secoli della 
storia italiana, il decimo ed il nono; colpevole dei barbari tor- 
nati, e del tornato sovvertimento sociale: mentre Carlo per 
quella vece altra colpa non ebbe che di non avere un sol 
uomo, un unico successore uguale a lui. Se l'avesse avuto, 
qui riprende contraddicendosi pur troppo il 'grande storico, 
la universale monarchica dominazione sarebbesi probabil- 
mente sostenuta. 

Ma dica un po' il Sismondi: poteva egli re Carlo trasmette- 
re al successore l'anima sua? E poiché l'autore delle repub- 
bliche mi assente in Carlo il genio creatore, la vigilanza con- 

1. Murat. Amai. a. 788. nio, nonché dall' Ughelli, It. Saci\ 

2. Carla Veron. pubblicala dal Panvi- Episcopi Veronenses. 



CAHLO MAGNO £39 

servatrice degli imperi, l'autore degli ordini supremi e vigo- a . 789 
rosi con cui civilizzava le schiatte alemanne, e dei compatti 
sistemi che formavano di esso principe il perno di tutta la 
monarchia, come può farcelo reo del servile abbattimento 
dei popoli, e non accusare per quella vece gl'inetti e irreso- 
luti suoi figli? 

E poi: perchè rimpiangere due secoli di dolori senza gloria, e 
di sciagure senza dignità, quando appunto tra quelle tenebre 
si maturava la prima idea, la lenta e poco meno che inavvertita 
origine di un nome italiano? Ci volle appunto la paura dei 
barbari di cui parliamo, il disprezzo degli abbietti e pusilla- 
nimi che si disputarono con vicenda eterna qualche branello 
di stato, che attraversarono Italia per farsi incoronare colla 
fretta del fuggitivo, o per discendere a patti col primo che 
gli venisse incontro: ci volle appunto che più non isperassi- 
mo salute in cotestoro, per non cercarla altrove che den- 
tro di noi: ci volle un intimo convincimento del corrotto 
animo loro e delle venali e sparnazzate loro forze, perchè 
Berengario, straniero anch'esso ma fatto italiano, pensasse a 
qualche cosa che non fosse obbedire a chi non ci appartiene. 
Sarà stata ambizione, unica e semplice ambizione d'impero; 
ma quando un'ambizione può sollevare un popolo avvilito, 
io soglio benedirla. Toccherebbe in ogni caso a quel popolo 
tenerla in freno, convertirla in istrumento di gloria na- 
zionale. 

In quanto al Sismondi, combini chi può le sue parole, dove 
incolpa re Carlo del ritorno 'd'una barbarie più grande di 
quella dell' età longobarda, e dove soggiunge, che se un altro 
eguale a lui gli fosse succeduto, l'Europa sarebbe stata più 
presto civilizzata. Ma il figliuolo di Pipino non era più; e come 
se avesse la natura in queir anima sola esaurita la sua poten- 
za, di tanto più fiacchi e irresoluti ci governarono i Carolingi. 



ihO 



CARLO MAGNO 



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a. ?$o 



E tutto volse alla peggio, ed un pugno di Avari facea correre 
i popoli a rimboccare le mura, quasi che il loro cerchio possa 
togliere da un cuore che trema il sentimento della paura. Ho 
sempre osservato che i tempi delle torri , delle fosse e dei 
bastioni, fabbriche singolari, caratteristiche, dal cui severo 
concetto suol venirci un secreto orgoglio dello spirito guer- 
resco dei nostri padri, furono anzi tempi di terrori, di fughe, 
di rimpiattamenti. 

Un' altra prova del misero dissolvimento d'ogni forza cit- 
tadina, e d'ogni ordine sociale nel tempo di cui parliamo, è 
appunto il fatto che sono per raccontarvi. 

Spento Raimone, fu nostro conte Sigifredo. Non appena 
in seggio, era il mese di giugno, non so qual monaco ri- 
baldo per nome Odosino, fuggito dal suo monastero di Gre- 
migliano appo il lago d'Iseo *, si cacciò in Yalcamonica, e 
nel mezzo a'que semplici montanari, fattosi a predicare già 
imminente per le scelleraggini dei frati il dies ine, la fine dei 
mondo, esser egli profeta e conversare con Dio, mise a ru- 
more la patria valle: e lui seguitando, come se ci fosse venuto 
di lassù, la moltitudine crescente di quegli alpestri, ed aggiu- 
gnendosi al novatore quant' erano perduti e scapestrati Camuni, 
quella turba immane lo stesso monaco ordinò come a drappelli; 
ed angeli nomolli, e creò loro capi cui distinse col nome di 
arcangeli 2 . Diecimila uomini lo accompagnavano cosi divisi : 



Zamb. Mem. di Gollolengo p. 15. 
Quidam Monacus vocabulo Odosi- 
nus eie. abili in Vallem Caumo- 
niam; el ibi predicando propfer 
inala Monacorurn fmem mundi a- 
desse, se esse Profetata eie. coa- 
(julavit magnani (jentem rudum et 
simplicium eie. quum turba edam 



male fame hominnm adjuwjcrelur. 
Hos Odosinus divisit in tur mas , 
quos Angelo* appellava, el capila 
constiluit (juibus (Udii nomen Ar~ 
chaiujclurum. Habuit supra decem 
millia hominum eie. IIid. Not. 
ìlìslor. doc. XLIV del nostro Co- 
dice Diplomatico pag. 81. 



C AULO MAGNO 141 

postosi con quella celestiale generazione a far l'assassino, 
correa sbandato pei limiti bergamaschi; ed irrompendo nel 
monastero di s. Ambrogio, ne lo incendiava coi monaci che vi 
eran chiusi. Poi voltosi all'agro nostro, dirizzò quel suo genta- 
me all' abazia di Leno, ma ne fu respinto dall' abate Lantperto 
che di pie fermo, circondato da' suoi, ne Y aspettava. Trova- 
tovi pan per focaccia, piegò il monaco forsennato col lungo 
seguito a Manerbio, dentro cui si raccolse per la paura del 
conte Sigifredo, che coli' esercito bresciano tenevagli dietro. 

Nò Odosino però si die per vinto; e com'ebbe tesa tra 
il folto della selva circostante una imboscata, vi colse il po- 
vero Sigifredo, e per sì fatto modo lo sbaragliò, che fatta 
strage dei militi bresciani, due mila prigionieri trasse con sé 
nel convento di Montechiaro: poi dato fuoco al monastero, 
gettò dentro alle fiamme cosi legati com' erano que' due mila 
prigionieri; e il gemito soffocato di tante vittime, il crepitare 
dell'ossa, e la bestemmia de' suoi diecimila, che quasi de- 
moni si avvolgevano intorno all'alto incendio, mescevasi col 
tonfo dei crollanti edifici *. 

Ma il conte Sigifredo, radunato un altro esercito, esci 
nuovamente contro il monaco Tastatore; astutamente gli si 
appressò, lo sorprese in quella che presso ad Asola varcava 
il fiume Olisi: l'assaltò, disfece la orribile canaglia di que'suoi 
angeli ed arcangeli, che più non comparirono di poi : quindi 
tratto con sé lo sciagurato a Brescia, lo fece martoriare sulla 
piazza cittadina infino a morte. 

Voi ben vedete ch'io seguito la cronaca preziosa di Ro- 
dolfo Notajo, della cui sincerità non voglio che dubitiate pu- 

1 . Et duo millia ferme fuerunt quos gio ) , quo incenso , omnes ligatis 

vicos cepit: et hos duxit ad Mo- mani-bus et pedibus in iyne funere 

nasterium Monlesclari ( probabil- fecit impìus. Rodolfo Notajo , 

mente l'aulico monast. di s. Gioì- 1. cit. 



?99 



4 42 



CARLO MAGNO 



a. 790 



re un istante. Trovolla poco più d'un secolo h V ab. Biemmi 
nelle carte del monaco Borgondio; né quest'era la cronaca 
originale, già fino da que' tempi sfortunatamente smarrita. 
Ma lo stile, i personaggi che nell' Hisloriola s'incontrano 1 , 



1. Fra gli argomenti della sincerila di 
questa cronaca da me ricordali a p. 
87, 88 del presente volume, ed altri 
che si omettono per brevità, mi var- 
rò di un solo, ed è quello dei per- 
sonaggi lutti dei secoli Vili e IX 
ricordati nella Cronaca, parecchi dei 
quali riconosciuti per documenti 
scoperti posteriormente al Biemmi 
ed al Borgondio. Credetemi, che po- 
trei farvi T eguale confronto per 
lo stile, per le frasi, per le parole 
caratteristiche del tempo. 
Vualperto duca di Lucca. — Ad 
vos domnus Walpcrt glorioso 
duci etc. Berlini, Mem. e Doc. 
Lucchesi, Doc. XVIII, a. 736. - 
S. Quintino, della Zecca e delle 
monete di Lucca nei secoli di 
mezzo, pag. Ai. - Murai. Ant. 
hai. 1. 1, col. 227; t. II, col. 779. 
Ansoaldo vescovo di Brescia. — 
Sermone del b. Ramperto (se- 
colo IX ) che noi chiameremo 
Istoria della traslazione di s. Fi- 
lastrio. - Galeard. PP. Brix.opp. 
Gaido duca di Vicenza. — Andrea 
Prete, Chron. in Mench. Script. 
Rer. Germ. 1. 1, col. 98. - Murai. 
Ant. hai. M. JEvi, l. I, col. 41. 
Hotgoso duca di Trevigi. — Si- 
giberii Chron. in R. Gali. Scr. 
Bouquet, tomo V, pagina 377, 
a. 776, ed altre cronache contem- 
poranee. 



Anselmo abb. di Nonant. — Ti- 
raboschi, Annali e Cod. Dipi. 
Nonantol. - Murat. Ant. hai. 
diss. G7. - Ughelli, hai. Sacr. 
etc. etc. 

Ermoaldo abb. di Leno. — Il Cro- 
mico Casinese di Leone Mani- 
cano pubbl. dal Muratori ne' suoi 
Script. Rer. Italicarum, t. IV. 

Marcamo duca del Friuli. — Ann. 
Berlin. Rer. hai. Script, t. II, 
pag. 498. - Ugo Flaviacensis in 
Chron. -Hadrianipp. Ep. XIV. 
- Cod. Carol. Rer. Gali. t. V, 
pag. 559. 

Wuitichindo principe sassone. — 
Annales Francorum Metenses in 
Rer. Gallic. et Francie. Script 
t. V.pag. 19, 20, 21 ecc. ecc. 
che sarebbe infinito. 

Arvino duca. — Hadriani Epist. 
LXVIII Cod. Carolili, etc. etc. 

Anfrido vesc. di Brescia e Messo 
di Pipino. — Serm. del B. Ram- 
perto, e Tiraboschi, Cod. Dipi. 
Nonant. t. II, p. 36, doc. XX. 

Reginardo vescovo di Pisa. — 
Murat. Ant. It. t. III, col. 1015. 
Vescovo sconosciuto all' Ughelli. 

Anastasio vescovo di Brescia. — 
Sermo B. Rampati. 

Ottone conte di Mantova. — Mu- 
rat. Aniiq. Hai. t. V , col. 669. 

Astolfo arcidiacono. — Murat, 
Antiq. Hai. t. V, col. 275. 



CARLO MAGNO 143 

l'allusione a leggi, a cariche, ad usi, a tradizioni del sec. IX 
espressa con termini speciali di un senso che nei secoli po- 
steriori avea cessato d'essere compreso, ma che neh' XI du- 
rava ancora tradizionale, ripongono questa cronaca bresciana 
tra le più genuine che mai sorvenissero a mettere un po' di 
luce nel secolo più tenebroso della storia italiana. Ma già 
vi dissi alcuna cosa nel Codice Diplomatico, alle cui pagine 
rimando i gentili che imprenderanno a leggermi. 

Qui narraci adunque il nostro Notajo di due Bresciani, 
che figli del popolo, di oscura e poco meno che abietta 
origine, salirono in tanta estimazione da suscitare contro di 
loro quel basso e disonesto livore di cui si rodono anche 
a' dì nostri le fredde anime dei tristi e degli obliqui. — 
Si nomavano Arderico e Farulfo. 

Correa voce fosse Arderico figliuolo di un macellajo. Re 
Desiderio l'ebbe con sé, giovossi dell' opera sua, rimeri- 
tollo di onori, e dirò più, dell'amor suo. Fatto re Carloma- 
gno, udite le maraviglie del costui valore, conosciutone 
il senno e la prudenza, chiamollo in corte, e il predilesse 
quant' altri mai. Sicché, letta nel cuore del nostro con- 
cittadino l' ardente brama di misurarsi contro i Sassoni, che 
sempre vinti e sempre in armi rumoreggiavano allora mi- 
nacciando i limiti della Francia, levollo a duce delle Fran- 
che schiere destinate a reprimere la sassone rivolta che Vui- 
tichindo principe di quelle genti avea sollevata. Avanzavasi 
l'audace alla testa di cinquantamila uomini. Diecimila sol- 
tanto restavane ad Arderico da Brescia: eppure si venne a 
battaglia, e l'esercito ribelle fu messo in rotta *. 

Suppone conte di Brescia — Rer. Rerum Francie, tomo VI, pa- 

Franc. VI, 101, Vita Ludov. Pii. gina 105. 

- Ann. Eginardi, ivi pag. 181. 1. Ardericus filius carnarii dicebalur, 

HAURINGO conte 'di Brescia. — (pieni rex Desiderine in grandi ha- 



a. 790 



144 CARLO MAGNO 

a.7M Quanto non è sgraziato alcuna volta colui, clic pieno il 
cuore di nobili proponimenti, vorrebbe acquistarsi f amore 
de' suoi contemporanei! Perchè la inetta e sempiterna genìa 
degli invidi e dei maligni stringesi allora, e fa congrega: e 
sogghignando sull'opre tue, su' tuoi pensieri, ne fa strazio vi- 
gliacco e disonesto. E poi che i vili hanno paura, non ispe- 
rare giammai vederteli d'innanzi in campo aperto. Loro basta 
la pensata calunnia, l'anonima e velata persecuzione dell'im- 
potente, che tutti vorrìa nel fango da cui non può sbrigarsi ne 
levare di un dito la svergognata sua fronte. Somigliano costoro 
quel rettile abbietto, che dove sorga un vergine fiore vi si tra- 
scina; e poi che non può alzarsi infino a lui, roso il cespite, ne 
lo piega e lo ravvolge della sua bava, e striscia poi gongolando 
sul calice appassito, da cui leva come a trionfo lo stupido capo. 
Detestabile congrèga, che ti aggela in cuore ogni palpito ge- 
neroso, e dannando a vani sforzi le ispirazioni di tanti gio- 
vani intelletti, direbbesi congiurata per inceppare lo scibile 
umano che non conosce confini, libero come il cielo da cui 
deriva. Oppositori a tutt'uomo di quanto non esce dai loro 
covi, o non ha il passaporto della loro benedizione, sappiano 
cotestoro, che dove osassero venirti di fronte, bello è lo assur- 
gere ad una franca difesa, ma combattere la maldicenza pau- 
rosa di chi t' insidia e si nasconde non degna l' animo nau- 
seato, perchè gli è proprio uno scendere a troppa viltà. 

buit estimazione, et elevava illum Sul celebre Vuitichindo , detto 

valde opibus , et hotwre. Carolus Princeps Sassonum eziandio no- 

faclus Rex Longobardorum eie. ad gli Ann. Francor. veggansi que- 

suum Palatium ( Ardericum) va- gli Annali alle p. 19, 20, 21, 41, 

cavit el dilexil valde eie Quum 61, 63, 319, 368, 377, 620 del 

Vuilichindus Princep.s Saòssonum i. V IUr. Gali Scrip. ed. Bouquet. 

deficere fccisset suos populos eie. - Muratori, Ann. d'Italia, a. 785. 

ab Arderico cum solis decem mil- Si sa che la rivolta fu spenta 

libus auperatus full. Rid. Not.1. e. nel 785. 



CARLO MAGNO 145 

Il povero Arderico rimase vittima anch'esso della maldi- a . 790 
cenza e della nequizia, perocché assai cortigiani e principi 
di Francia tramavano di perderlo; e poi che Vuitichindo, ran- 
nodate le sparse file dell'esercito scompigliato, parve disposto, 
dopo la rotta che abbiam ricordata, a rinnovare l'assalto, fissa- 
rono protrarre a guerra finita l'esecuzione delle vili loro trame. 

Il duca Arvino, di que' cotali che aborrono l' arti infa- 
mi del traditore, secretamente avvertì l'insidiato Arderico, il 
quale facendo usbergo a se della sua fede , scese da prima 
in campo ; battagliò , fugò i Sassoni un' altra volta : e poi 
ch'ebbe proveduto alla salvezza dell'esercito, corse occulto ed 
improvviso a Carlo, il quale udito per avventura di che bassa 
persecuzione il valoroso era segno, levollo a grado altissimo, 
al principale della sua corte. N'arsero di rabbia e di livore gli 
scellerati; fermarono di porlo a morte: ed egli, che ignaro del 
suo pericolo passava tranquillamente per non so quale sen- 
tiero, fu colto e massacrato da compri sgherri d . 

Farulfo, l'altro infelice, era figlio di un manente nella corte 
di Travagliato: Rachiprando, sacerdote della basilica di s. Mi- 
chele in Ustiano, l' accolse, lo si tenne, 1' amò qual proprio fi- 
glio. Cresciuto da poi, fattosi uomo per senno e per dottrina 
maraviglioso , lui tenevano i Bresciani come un profeta, e ri- 
correvano a lui pregandolo del suo consiglio : ed esso, raccolta 
d'intorno a sé un'eletta di giovani cittadini, venivali bellamente 
ammaestrando nella sapienza e nella virtù; ne colla voce soltan- 
to, come suolsi dai più, ma coli' arduo ed efficace insegnamento 
del proprio esempio. Ed eccoti la razza dei malevoli, che mai 
non è spenta, perseguitarlo a morte. Ritornandosi un giorno 

1. Fuit Arvinus Dux qui ipsum se- in potestate principali Curie. Sed 

crete admonuit de suo periculo eie. scellerati ac pessimi%homines rur- 

Occulte profectus est ( Ardericus ) sus eius mortem moliri ceperunt 

ad Carolum qui ... elevami eum eie. Rid. Not. cit. pag. 8:2. 

Odorici, Storie Bresc. Voi. III. IO 



146 CARLO MAGNO 

a. 790 a casa, s'avvenne lo sgraziato in un pugno di cotestoro, fra 
i quali per impudente e torto animo levavasi un Macerunto 
figlio del giudice Teutelmo. Questi abbordando Farulfo, ne 
lo coprì d'ogni più basso improperio; ed assalitolo a per- 
cosse, miseramente lo uccise *. Ma torniamo alle cose italiche. 

Avea già Pipino re d'Italia scelta Ravenna per la regale 
sua corte, e di qui spediva eserciti per combattere il ducato 
di Benevento, mentre Carlo il padre suo tornava in Sasso- 
nia per ispegnervi un'altra sommossa. Moriva l'anno appres- 
so dopo lungo pontificato Adriano I, l'evocatore dell'armi di 
Carlo in questa Italia nostra, l' amico del Franco re, col quale 
per altro, ma più rimessamente che non coi Longobardi, si la- 
mentava delle restituite giustizie. — Leone III gli succedeva. 
E Carlo già quattro volte era sceso dall'Alpi. Nel 774 la 
prima; nel 776 la seconda pei rumori del Friuli; l' altra del 
780 per coronare i figli; l'ultima del 786 per l'impresa di 
Benevento. E tutte quattro per eccitamenti pontificali. Non 
parea vero ad Adriano che salute altra per noi potesse 
aversi tranne che negli eserciti di Francia. 

Il buon padre Gregorio di Valcamonica preferì la seconda 
di queste visite reali per condursi bellamente re Carlomagno 
con un codazzo di vescovi e di magnati da una bicocca al- 
l' altra della nostra valle, facendogli edificare quasi ad ogni 
castello un santuario, e volgere alla fede colla persuasione 
della parola o colla punta eloquentissima della spada i prin- 
cipi e castellani della terra; ed in que' suoi Trattenimenti Ca- 
noini vi regala e scontri di paladini e conversioni e miracoli 

1 . Farulfus fdius fuit Manenlis in dos pie juvenes, et instruebal eos 

Curie Travaglio eie. Iste fuit vir non solum verbo, et dicto, sed etiam 

mirabilis in sapienlia, et doelrina; conversationis exemplo. RiD. Not. 

et Brissiani illuni habebant ut Pro- Ilisloriola. Docum. XLIV del cit. 

(etani . . . lite se dedit ad moneti- Codice Diplomatico Bresc. p. 82. 



C AULO MAGNO 147 

e casi strani e venture da romanzo, che è l'udirlo un porten- a.795 
to, massime là dove non si dimentica né pure del vescovo 
Turpino l . 

Dovrei dirvi ancora delle false origini di Franciacorta 2 , 
e come il Capriolo ed il Malvezzi 3 traessero quel nome dalla 
fermata in que' luoghi deliziosissimi dell'esercito di Carloma- 
gno, ed il Rossi da non so quali esenzioni (corte franca). Ma 
se mi arresto alle fole che dal Malvezzi in poi furono accolte 
e ripetute, si comporrebbe un volume. Duopo è quindi pas- 
sarcele d'un tratto, e ritornare al nostro Notajo. 

Già da sette anni governavaci il conte Sigifredo, quando a. 797 
nel mese di agosto nuovi barbari allagavano le terre subal- 
pine sino ai limiti dell'agro bresciano. Era una vendetta, una 
riscossa delle sconfitte che loro avea date re Carlo nella Pan- 
nonia estrema: era l'adempimento d'una promessa che ai 
bavaro duca Tassilone avevano fatta '\ Di quest'ultima di- 
scesa parlaci un documento veronese che l'Ughelli ci ha con- 
servato 5 ; e narra che tanto avvenisse quand'era Pipino re 
d'Italia giovinetto ancora. Noi veramente lo sappiamo nel 
797 d'in sui veni' anni poco più 6 , sendo noto come fosse 
coronato dell' ottantuno adolescente tuttavia. 

Dire che gli Unni, od Avari che pur si vogliano, venissero 
mettendo a ruba le terre nostre, gli è un narrare le consue- 

1. Trattenimenti dei popoli Camuni del Carlo Cocchetti lo ha già fatto in 

P. Gregorio di Valcamonica. 1698, una sua bella e patria scrittura 

Trattenimento HI, giornata III. che gli piaceva di dedicarmi. - 

2. Suppongono il Malvezzi ed il Ca- Documenti di Storia Patria, pag. 9. 
prioli che il nome di Francia-corta 3. Capr. Hist. Brix. 1. V. - Fiossi, 
derivi dalla breve stazione delFran- Meni. Bresc. p;ig. 208. - Malv. 
co esercito di re Carlo fatta in quel- Chrori. pag. 852. R. 1. S. t. XIV 
la parte dell' agro nostro che porta 4. Murat. Annali - a. 788. 

ancora quel nome un po' misterioso. 5. Italia Sacra, t. V, in Episc. Yeron. 

Non fermiamoci sul serio a com- col. 711. 

battere la falsa idea: l'amico nostro 6. Murat. AH», a. 796. 



148 CARLO MAGNO 

a . 797 tudini degli invasori. Ci piombarono addosso probabilmente 
dal Friuli, il cui duca Erico fu coi Franchi (795-79G) nelle 
scorrerie di Carlo per la Pannonia, nella quale avea spedito 
un esercito italiano *. Già toccavano i confini del comitato 
(comkatus) di Brescia, lorcbò Sigifredo fu loro incontro nelle 
selve di Lugana presso il lago di Garda; e fattone per que' bo- 
schi macello, ne costrinse gli avanzi alla fuga. Si riunirono gli 
sbandati, e ravvivata la pugna, obbligarono il conte a chiudersi 
nel castello di Venzago. Fu qui breve il conflitto, perchè in- 
cendiata dagli Avari la terra, più non rimase al povero Sigi- 
fredo che di morire da valoroso in mezzo alla strage di tutti 
i suoi 2 . 

Neil' impeto della vittoria la sbrigliata moltitudine di quei 
barbari dilagando per lo Bresciano, mettendone a ferro e 
fuoco le impaurite castella, giunse come turbine sino alle 
porte della città 3 . Era come un rifarsi delle vittorie di Pipino, 
il quale, già recatosi un anno prima con itala e bavarese 
milizia fino al Danubio, ne sbaragliava que' popoli, sendo- 
gli forse compagno quell'Arrigo od Erico duca del Friuli 
che abbiamo citato, e che a Marcano succedeva. 

a . :99 II conte Ucboldo sorvenuto allo spento Sigifredo, atter- 
rito da quella subita correria, si volse a re Pipino, il quale dal 
canto suo facevasi a riattare la cerchia delle mura di Verona, 
mosso probabilmente dalla medesima paura 4 ; e n' ebbe de- 

1. Murat. Annal. a. 798, ma più locumRenzago,quoabHunnisigne 
nel 795. incenso, ipse, ci quanti seenni eraut, 

2. Mense Augusto Indiclione Quinta miserabili morte pericrunt. RlD. 
Ilunni Italiani invaserunt, ci quum INot. Hist. Cod. Dipi, nel pres. 
devastaiwnes facereut usque ad fi- volume, doc. XLIV, png. 83. 

nes Brissianos, ipse eis occurril, et 3. Et Hunni destruxerunt usque ad 

in selva Lugana mullos occidit, et porlas Civitalis. 1. cit. 

reliquos fugarti; sed poslea multi- 4. UGHELLI, Ep. Veron. (Italia Sa- 

tudiite ... oppre*8U8 fugarti cepit in era, t. V, col. 711). 



CARLO MAGNO 149 

creto che avesse a riparare come che fosse d'uopo le mura- a . m 
glie della nostra città 1 . Ma il popolo intollerante delle gravi 
taglie che per l'opera comandata venivano imposte, col re 
medesimo se ne lagnava, il quale di que' lamenti non si curò. 
Ed ecco un'altra sommossa: volevasi la morte del conte; ma 
la trama fu discoperta e sventata (era il febbrajo del sette- 
cento novantanove) col supplicio di alcune vittime, l'espia- 
zione consueta delle sconfitte cittadine. 

Terrei presumibile che nel ritorno da Francia all' eterna 
città passasse in quest'anno Leone III la valle lombarda 2 . È 
una lapide recentemente scoperta in Botticino dal nobile 
sig. Luigi Cazzago, colle seguenti parole: 

e IN . NOM . DNI . AMEN . LEO 

Nulla di più congetturabile che sia povero avanzo d' una 
bolla pontificale di questo Leone, largita in questo incontro 
alla chiesa di Botticino, o fors'anco lorchè cinque anni dopo 
se ne venne a Mantova, e passò probabilmente da Brescia 
(804) per andare in Francia un'altra volta. In una bella 
Memoria sulla terricciuola di s. Gallo, è attribuito quel 
marmo a Leone I. Potrebbe anche darsi che gli spettasse, 
perchè la forma delle lettere non si allontana gran fatto da 
quella del V secolo 3 . 

i. Iste timore Hunnorum perterritus Ione e di Ansoaldo all'esercito di 
obtiauit preceptum a Rege Pipino, Francia: che nessun fatto posterio- 
uthaberet communire murosBrissie, re fosse cagione del loro sman- 
quantum necesse esset. Pud. Not. tellamento, risulta dalle cronache 
1. cit. Communire, ben intesi, non sin qui seguite: che communire 
ampliare, come tutti gli storici che quantum necesse esset non sia ri- 
mi han preceduto (meno il Bravo per costruire un altro cerchio, lo pro- 
miracolo!) e, sopra tutti il Biemmi, va il senso comune, 
han raccontato. Che mura solidissi- 2. Murat. Ann. a. 799. 
me circondassero Brescia nel 774, 3. Moraki , Felice avventura di un 
lo si conosce dalla resistenza di Po- paesello. — Brescia, 1854. 



150 CARLO MAGNO 

?99 Era in quel tempo nostro vescovo Anfrido: ministrando 
giustizia qual messo di re Pipino con Reghinaudo vescovo di 
Pisa, ed avendo sentenziato per non so qual lite contro Uc- 
boldo medesimo, questi accecato da subito dispetto, villana- 
mente schiaffeggiava il presule, che fu tosto a Verona per 
lagnarsene col re. Pipino, che rispettava in Anfrido il vescovo 
ad un tempo e il suo legato, degradò Ucboldo, sostituendovi 
(era l'ottobre) il conte llduino l . 

Benché non si determini dal Gradenigo sino a quando 
il vescovo pontificasse da poi, per un decreto di Adelardo 
abbate di Corbeja saremmo accertati che nell'813 ancor se- 
deva nostro vescovo e messo del figlio di Garlomagno 2 . 
Che si fossero i messi regali non è ormai chi noi sappia. 
Giudici, procuratori straordinari. Conosco un messo di Liut- 
prando (a. 715) 3 ; ma quella carica non è a confondersi 
coli' ampliata di Carlomagno, avente larghissime arbitran- 
ze, superiori a quelle dei duchi, dei conti e dei marchesi. 
Nessuna meraviglia di un vescovo fatto giudice rettale. Gli 
Annales Lambeciani 4 ammonirebbero che nel ceto pontificale 
solea Carlo nomarseli a preferenza, ed il perchè ne addu- 
cono. Giudici solean essere eziandio gli Scabini; ma di ben 
altra natura: e proprio di quella età (a. 806) noi conoscia- 
mo un Lupo Scabinus civitalis Brixke 5 . 

4. Anfridus Episcopus, quum Missns ± Tiraboschi, Storia della Badia di 

Regis Pipini uno cum Reghinaudo Nonantola - t. II, p. 30, doc. XX. 

Episcopo Pisane Ecclesie juslitias 3 Mukat. Ani. Hai. M. Alvi, tliss. IX. 

fecisset contra Hucboldum, ab ipso ' - Troyà, Storia d' Italia, t. IV, par- 

accepit lurpem iniuriam alaphe, eie. te III del God. Dipi. n. 407; e i 

(e notisi la precisione con cui no- Romani vinti dai Longob. p. 12G. 

mina Rodolfo il compagno di An- 4. Ann. Lambec. a. 80:2. - Murat. 

Irido, però che i messi giudicavano Ant. Hai. cit. diss. IX. Vcggasi 

ordinariamemle in due) Regem Pi- ancora il Chron. Farfens.Rer.ltal. 

pinum . . . posuil in locum ejus Script, t. II, parie li. 

Jlduinum. RlD. NOT. 1. cit. 5. WURAT. Ani Hai. - dissert. X. 



CARLO MAGNO 151 

Ma con infausti auspici veniva il conte llduino al reggi- a . soo 
mento di Brescia. Perocché non appena entrato nelle porle 
cittadine (correva il marzo dell' ottecento) la basilica di 
s. Pietro che il vescovo Anastasio, già lo narrammo, faceva 
erigere per una sua vittoria- sulle ariane credenze, precipitò 
consunta da vorace fiamma *: Che non si debba confondere 
colla basilica di s. Pietro maggiore, noi Y abbiamo provato 
poco meno che a sazietà 2 . 

E fu pure in queir anno che desolate alcune valli triden- 
tine dal caro e dalla fame 3 , si levarono come a tumulto. Die- 
cimila uomini cacciati dall'inedia e dal bisogno sbucarono 
da quelle valli per gittarsi a dirotta nella Triumplina ed in- 
volarne i tesori per lunga età raccolti neh 1 ' antica basilica di 
s. Apollonio, fatta doviziosa fino dal secolo VII per le offerte 
del duca Marcoaldo o Marquardo, che aveva legate a quella 
chiesa quant' erano le sue proprietà 4 . 

Bissivi altroye della vetustà di quel santuario, e come là 
principiasse un acquedotto romano 5 . È singolare per altro 
eh' appo i due limiti estremi di queir acquedotto, che noi 
forse dovemmo ad Augusto ed a Tiberio, sorgessero due ba- 
siliche cristiane, l' Apollonia]] a di Valtrompia, e l'altra di 
s. Pietro de Dom. Della probabilità di quest' ultima eretta 
sulle rovine di un edificio chi sa forse termale, o di un castello 
d'acque, vi ho narrato bastevolmente in altre pagine, perchè 

i. Basilica s. Peiri, quam Anastasius in Ani. Hai. IV, col. 944. Fuit 

Episcopus edificaverat prò mercede fames valida eie. 
Ariane hereseos, de qua triumpha- 4. Ex quo . . . omnem ex legaverat sub- 

verat, igne consumpta fuit: unde stantiam, sublimata est valde in di- 

malum presagium de ejus (Ilduini) vitiis auri et argenti. Ridolfus 

regimine fuit. Rod. Not. 1. cit. Notarius. - Storie Bresci-jne, t. II, 

2. Istorie Bresc. - t. II, p. 218-219. documento XLIV del Codice Di- 

3. Pare che a quella sventura debbano plomatico Bresciano, pag. 83 

riferirsi le parole del Cron. Leon. 5. Storie Bresc. - t. Il, p. 09 e seg. 



452 CARLO MAGNO 

a. 8oo altri non possa confondere un po' troppo affrettatamente 
queir edificio romano col nostro Ninfeo, le cui restanze nella . 
casa Venturi a s. Giuseppe furono da me illustrate. Né sa- 
rebbe a farne le meraviglie ch'altri ne parlasse in avvenire 4 
co' miei medesimi argomenti. • 

Nessuno prima della mia Memoria sul Ninfeo bresciano 
ritrovò i resti del patrio edificio nel mosaico del sig. Venturi, 
e ne provò l' attinenza colle epigrafi tessulari del monu- 
mento e colle tradizioni del medio evo. Già in prima nella 
Brescia Romana dissivi di un palazzo romano a cavaliere 
della Porta Milanese, e vi citai le ingenua saxa miro opere le- 
vigata, le sue reliquie insomma già vedute dal Capriolo. Lo 
vi dissi allora « del basso romano impero; di quell'epoca del- 
« l' arte in cui la vastità del concetto sopperì lungamente al- 
« l' ordine ed alla gastigatezza, cioè dai tempi di Diocleziano 
« a quelli di Teodorico » 2 . Vedete da ciò come non sia da 
porsi al tutto in non cale il buon Capriolo quando ascrive 
que' ruderi ad un palazzo Massimianeo 3 , che largamente di 
verso l'attuale s. Giorgio si dilatasse, come la Curia, surta 
cred' io su quelle reliquie, si dilatava. Chi potrebbe oppormi 
che lo scoperto Ninfeo non facesse parte del palazzo impe- 
riale? Continuando teste il chiar. sig. Antonio Venturi gli 
scavi suoi con queir amore che ha sempre avuto pei monu- 
menti cittadini, trovò sul pavimento e nel medesimo senso 
delle due da me spiegate quest' altra epigrafe tessulare, che 

i . Sulla carta quiriniana dell' 889 , o lente. Guardate bene che la parola 

piuttosto del 964, le cui soscrizioni fumana non è per V arco, ma per 

importantissime ho pubblicate quat- la legge. Lo dico perchè ho so- 

tro anni fa, e che ho data per in- spetto che altri vi abbia creduto 
tero in fine alla Brescia Romana un'allusione ad un arco romano, 

pubblicata nel 1854, ha in ultimo 2. Brescia Romana - ed. 1851, p. I, 
un Adelperlo et Joannes de Io- p;ig. 30. 

cus Arco rumana lega vivere vu- 3. CAronicon, pag. XI, tergo. 



CARLO MAGNO 



153 



aggiunge pregio al mosaico cittadino, già per se fra i più a . 809 
singolari della classe dei letterati. 



P E R I P S V 
M A S V 



Appena comunicatami dal possessore, non ho tardato a 
leggere : per ipsvm ma^svw, ed a trovare un legame, una sin- 
tetica analogia colle due prime, quasi a formarne un mede- 
simo senso; vale a dire - Lava bene - Salute al lavato - e pel 
medesimo (che qui se n' è) rimasto l . Avvegnaché già dissivi come 
i ninfei non fossero bagni soltanto, ma luoghi di spasso e di 
trattenimento. E se l' inglese Gruner non avesse avuta troppa 
fretta nel pubblicare un povero branellodel nostro mosaico, 
ora potrebbe darcelo con tre iscrizioni tessulari. Apprendia- 
mo per altro dai forestieri a tener dietro ai nostri monumenti. 
Un dotto sacerdote non poteva ammettere la voce per in senso 
di propter: ma vi hanno esempi anche nella buona latinità 2 . 

Ritorniamo adesso ai nostri valligiani; perocché in quella 
che T irruente moltitudine credevasi certa della preda, 
eccoti rovesciarsi dall'alto una grandine di sassi con ful- 
mini (cosi narra il buon Rodolfo) che imperversavano, 
sicché dei diecimila né un uomo solo ebbe salva tra il 
fiero turbine la vita. Senza supporre che a Domineddio fosse 
venuto in mente di uccidere a sassate diecimila famelici, non 
è fuor di proposito il sospetto del Biemmi, che non dalle nubi, 
ma più materialmente venissero a furia quelle pietre dai 



1. Bene lava - Salvum lotum - Per 2. Forcell. et Furlan. Lexicon, in v. 
(in senso di propter) ipsuni mansum. per: ibi Plauti et Plinii exempla. 



154 CARLO MAGNO 

a. 800 Triumplini appostati d'in sui ciglioni delle prossime rupi, e che 
scambiasse il volgo le saette dei fabbri valligiani coi fulmini 
del cielo. Questo avveniva nel mese di ottobre allo spirare 
del secolo Vili. 

Moriva intanto Ildoino £ , cui subentrava nel comitato 
Suppone, quel desso che noi troviamo rammemorato nella 
vita di Lodovico Pio 2 , e che poi neh' 822 veggiam duca 
di Spoleto 3 , nel cui grado morì due anni dopo 4 . Questi 
pertanto sì crudelmente aggravava la sfortunata Valtrompia, 
che dentro alle fucine e giù nei pozzi delle miniere dannava 
le moltitudini agli ardui lavori, assottigliandone sì fattamente 
la povera mercede, che quasi era nulla: ed aggiugnendo alla 
sevizie la slealtà, ricusava di rendere agli schiavi la libertà 
sospirata che loro avea promessa, e direi quasi lor gettata 
dinanzi come una lusinga perchè tacessero fra gli stenti cui 
erano costretti nei botri e nelle cave delle miniere. 

Levaronsi a furore quegli sgraziati, e sbucati come furie 
dalle loro caverne, mettevano a morte il figlio del barba- 
ro governatore 5 ; e come ne li spingeva la rabbia lunga- 
mente soffocata, facevano strage de' satelliti suoi, di quegli 
sgherri che co' suonanti flagelli solevano percuotere dura- 

a. su mente i loro terghi 6 . Era l'agosto dell' 811. L'indignato Sup- 
pone fu in valle senza più colle milizie cittadine, ed a cotanto 

i. Morino llduino etc. Rod. Not. - 5. Iste (Suppo) quum in multis fer- 

Che il Bravo traduce « o promosso reis laboribus, et prope sine mer- 

» ad altro impiego «.Storie Brese. cede opprimerei Trompianos, nec 

lib. X, t. II, p. 142. E che impiego! vellet thingare servos , quos diu 

% Rer. Francie, et Gali Script. Bou- cavare fudinas coegerat, ut polli- 

quet, t. VI, pag. 101, a. 817 e cilationem eis fecerat, omnes move- 

pag. 142. runt seditionem. Rid. Not. p 84. 

3. Ann. Eginardi, Rer. Frane, cit. G. Qui eos sevis verberibus afficiebant. 
t. VI, pag. 181, a. 822. - SmT antichità delle miniere vi 

4. Ann. cit. a. 824, op. cit. p. 18ì e 185. dirò più innanzi. 



CARLO MAGNO 155 

esterminio lo snaturato l'abbandonava, che lungamente di- 8 . su 
serta e presso che senz'anima vivente stette la valle da poi 1 . 
Ma uno sguardo a Italia. Vi era già ridisceso fino dall'ot- 
tocento re Carlo. Era già stato a Roma per assumervi 
la corona imperiale, consumandosi per quella guisa il più 
grande avvenimento della storia europea da dieci secoli e 
mezzo in qua. Gessarono d' allora in poi le dipendenze della 
corte orientale: e noi sognatori eterni del nuovo primato la- 
tino sperammo di averlo ricuperato nel nome di Carlo impe- 
ratore romano. E poi che le illusioni si creano dalle illusioni, 
e si moltiplicano, e stanno assai volte colla insistenza della 
realtà, credemmo in due centri, l'imperatore e il papa, ricom- 
posto il fantasma della riunita cristianità. Ma quelle due po- 
tenze, male per anco determinate, ingelosirono e furono al 
cozzo dell'armi e delle passioni, e conturbarono l'Italia no- 
stra per più di dieci secoli; né sono ancora in pace. 

Pochi anni dopo (806), sentendosi ornai vecchio, spartiva 
Carlo tra i figli suoi l'impero già vasto, lasciando a Pipino Ita* 
liam, qua et Longobardia dicitura, e la Baviera (qualfu tenuta 
da Tassilone), facendone con parte di Lamagna un regno. 
Ma brevemente lo si tenne Pipino, avvegnaché reduce nell'ot- 
tocenlodieci dalla Venezia, dove già s'era fatto conquistatore 
di Brandolo, Chioggia, Palestrina e Malamocco 3 , fu a Raven- 
na: e attraversando Longobardia, visitata forse ancora la 
nostra città, giunse a Milano, in cui cessò di vivere nella 
virile età di trentatre anni. 

Sua prediletta dimora fu sempre la magnifica Verona 4 ; 
ed ebbe fama d' animo pio, di retti e miti sensi. Ristoratore 

1. Ridolfus Not. 1. cit. 4. Rexvero Veronam regali sita prc - 

2. Baron. Ann. Eccl. a. 805. - Ba- dilani plus ceteris urbibus diligebat. 
luzius, Capilular. t. I, p. 439. - Maffei , lstor. Diploin. An'. 

3. DandÙli, Chron. Il I. S. L XII. Legg. p. 330. MuRAT.4»». a. 810. 



156 CARLO MAGNO 

a delle città longobarde, propugnatore dei paterni conquisti, 
che intatti coir armi proprie mantenne ed allargò, fu il solo 
dei Reali di Francia che fosse degno di Carlo, e che in parte ne 
comprendesse la mente e il cuore. Ma un uomo egli trovò che 
resistette alla forte anima sua: e quest'uomo era figlio della 
virile Adelperga la nostra concittadina; era l'indomito Gri- 
moaldo, il giovane ed ardente gareggiatore con esso lui di am- 
bizioni e di glorie, che solea rispondere ai messi di Pipino : 

Libar et ingenuus sum nalus utroque parente; l 

Semper ero lìber, credo, Utente Deo. 

Ma quel valoroso precesse nella tomba (a. 806) il suo ri- 
vale Pipino; e come l'ultima favilla di morente face, che pri- 
ma di spegnersi manda più vivido l'ultimo suo lampo, le belle 
memorie longobarde finirono con lui. Giovane di gagliardi e 
bollenti spiriti, prode in guerra, accorto in pace, neh' una e 
nell'altra impavido ed irrequieto, lui non poterono spodestare 
dal suo ducato longobardo gli eserciti della Francia intera 2 ; 
ond'era fatale che 1' ultima scintilla di longobarda virtù sfa- 
villasse in un uomo nelle cui vene scorreva sangue bresciano, 
a, 812 Morto Pipino, chiamavane Carlo a sé le giovinette fi- 
gliuole. Ne alcuno per avventura seppe mai come Alpicario 
conte germanico, che molti beni acquistava in quel di Seprio 
da un Rodolfo di Luernaco (Lovcre?) territorio brixiano, fosse 
l'avo di Adelaide, l'una di quelle vergini regali; e come 
recandosi con ella in Francia nella corte di Carlomagno, e 

1. Herchemp. Historia Longob. in Così leggevasi nell'epitaffio sepol- 
Rer. Itcd. t. II, p. I. - Murat. cralc di Grimoahlo a noi serbato 
Ann. a. 802. dall'Anonimo Salernitano. Anon. 

2. GALLORVM FORTIA regna -non va- Salern. Paralipom. H. L S. t. II, 
LVERE HVIVS SVBDERE COLLA SIM. pars altera. 



CARLO .MAGNO 157 

sendovi rimasta per alcun tempo e trattenuta a grande onore a . gl2 
da que' palatini, Rodolfo nostro intanto vendesse un'altra volta 
le proprietà che al conte avea cedute. Il quale ritornato in 
Italia, ne fece un po' di scalpore, intimò la restituzione dei 
beni: e la sentenza dei messi e degli scabini rivendicò le sue 



ragioni 



'5 J 
i 



Qual successore dell'estinto Pipino mandava Carlo in 
Italia Bernardo figlio del trapassato 2 , e giovinetto più assai 
che all'arduo carico non convenisse: il perchè davagli con- 
sigliere un Walla figliuolo di Carlo Martello , ed uomo di 
molto accorgimento e consumata prudenza, come ad un tem- 
po lo era Adalardo il fratel suo, messo pur egli di Carlomagno 
ed abbate di Corbeja. Esso e Walla se ne venivano Fanno a. sia 
dopo tra di noi col regale fanciullo 3 . Giunto Adalardo alla 
badia diNonantola, venivagli suggerito un cambio di proprietà 
fra le monache bresciane di s. Salvatore e l'abazia nonanlo- 
lana. Ottenuto da Carlomagno l'imperiale assenso, fu dallo 
stesso Anfrido (Affrido nel documento tiraboschiano) vescovo 
di Brescia; ed a sé chiamati col diacono Amalperto quel Pie- 
tro arciprete, che poi successe ad Anfrido nel seggio episco- 
pale, ed un Rodolfo causidico del monastero di s. Salvatore, 
ed un Grimoaldo 4 patrizio (bresciani tutti), stipularono le con- 
dizioni del cambio. Di Pietro arciprete ha il nome ancora 
in una carta dell' 807, colla quale Dragone de vico Liter- 
vaco territorio brixiano vende alcuni beni ad un Yeroacherio 
d' Allemagna 3 . 

i. Fumag. Cod. Dipi. Santambr. -220. ret . . . Adalardus abbas qui unus 

2. Annales Francorum Metenses et ex ipsis erat eie. Tiraboschi , 
Bertiniani. Eginhardus, in Ann. Storia della Badia Nonantolana, 
Francorum eie. I. II, pag. 36, doc. XX. 

3. Cum post obitum . . . domni Pi- h. Tiraboschi - 1. cit. 

pini regis . . . Carolus missos suos 5. Fumag. Cod. Dipi. Santambrosiano 
ad procurandam Italiani dirige- - p. 115, Atto Brixia. 



158 CARLO MAGNO 

a . 8t3 Benché Bernardo fosseci da Carlo mandato re nell'812, le 
carte nostre segnano l'anno consecutivo siccome il primo del 
regno suo. Oltre il decreto di Adalardo ha il dono che fa Ra- 
taldo vescovo di Verona alla propria chiesa (segnato nella VI 
Indizione e correndo l'anno primo di re Bernardo) della basi- 
lica di s. Michele in Rivoltella e di parecchie decime che il 
vescovo percepiva nella nostra Valcamonica 4 . 

a - 814 Ed anche i giorni di Carlomagno erano numerati. Infer- 
matosi ad Àquisgrana, moriva sul principiare dell' ottocento 
quattordici nell' anno settantesimoprimo della propria età. 
Uomo singolarissimo fu costui: ebbe titolo di grande, che 
molti usurparono, ma che nessuno al pari di lui, fuor che il 
proscritto di s. Elena, veracemente ha meritato. 

Vinta la Italia subalpina, lasciò l'ordine, il regno dei Lon- 
gobardi; e col regno le leggi, le costumanze, il Comune, tutto 
serbò quasi come ne' tempi di Desiderio. Fu larghezza d'ani- 
mo? Noi credo. La ragiono più naturale, più trasandata dagli 
storici risulta evidente dal fatto, che tra barbari e barbari 
non correvano poi sì fatte disuguaglianze da rendere inevita- 
bile nel nuovo conquistatore un regime, un sistema essenzial- 
mente diverso dal ritrovato nel paese di conquista. Ai ducati 
longobardi, per assembrarne la sparsa vitalità, per ridurli ad 
unità risoluta di forze, di scopi e di comando, per dirigerne 
gl'intendimenti parziali ad un solo concetto, per toglierne 
all' intutto la libertà signorile co' suoi privilegi e colla tarda e 
contrastata obbedienza dei principi e dei duchi, non era duo- 
po cangiamento nell'ordine, ma nel capo di tutto il regno; 
non era duopo che di un uomo della tempra di Carlomagno. 
Un popolo conquistatore, essenzialmente guerriero; un re 

1. Ughelli, Italia Sacra. Veron. Epi- Apologetiche riflessioni ìd fine, la cui 

scopi , t. V t col. 707. - Meglio trascrizione debbo tenersi genuina 

ancora il Diooisi noli' opuscoletlo - senz'altro. 



CARLO MAGNO 459 

capo dell'esercito, elettivo, promulgatore di leggi riconosciute 
dal popolo per cui erano falle (impariamo dai barbari); du- 
chi e conti con facoltà militari, giuridiche, civili, quanto co- 
stituiva T entità suprema e cardinale dello stato, era eguale 
tra Franchi e Longobardi, perchè pari o poco meno di circo- 
stanze, di natura guerriera e conquistatrice, d' intendimenti 
nelle leggi principalissime come nelle propensioni dei due 
popoli rivali. Ed a risollevare la terra conquistata alla potenza 
dell'altre, di tutto il regno, non mancava che un pensiero pro- 
fondo e risoluto, una forte irremovibile volontà, la quale pro- 
fittando appunto della indecisione, dell'arrendevolezza delle 
leggi d' ambo i popoli (più cosuetudini che leggi) le volgesse 
a modo suo, le dominasse con quella prevalenza e superiorità 
che solo è propria degli uomini, che Dio suscita lorquando 
voglia stampare un' orma incancellabile dello spirito suo. 
E ben diceva il Manzoni, che a' tempi di Garlomagno la 
corona era un cerchio di metallo che valeva quanto il capo 
che n' era cinto 4 . 

Di fronte ad un uomo della tempra di Garlomagno do- 
veano piegarsi o rispettose o frementi le altrui volontà, 
ch'egli perseguitava ribelli e annichilava, quando strumenti 
non le facesse o rassegnati o devoti alla sua grandezza. Stret- 
ta in pugno la maggioranza delle forze militari e cittadine di 
mezza Europa, dirigevale costantemente ad uno scopo ; e nel 
costringere gli avvenimenti a secondarlo, ne creava di tali che 
davano al proprio secolo il nome suo. Un solo , fra milioni 
di uomini o contenuti dalla forza di quella mente e di quel 
braccio, o fautori di esso, un giovane soltanto levò la fronte 
sdegnosa, gli si fece incontro nemico aperto, indomabile, ga- 
gliardo, cui non vinse né colla pace né colla guerra: e questo 

I. Ragionamento su alcuni punti controversi della storia longobarda. 



a. 814 



AGO , CARLO MAGNO 

». su milite valoroso era nostro, bresciano di origini e di sangue. 
Noi Y abbiam nominato. 

Spento Grimoaldo, Carlomagno più non ebbe rivali de- 
gni di lui. L'aristocrazia dei conti e dei palatini, de' suoi ca- 
valieri, del sacerdozio istesso era fatta inerte, impotente ne' 
suoi comandi e nelle sue resistenze; ed egli nel mezzo delle 
sue convocazioni non avea più proposte a fare, ma decreti da 
intimar loro, com' essi più non aveano che ad eseguire de- 
gli ordini. La personalità cessò dall'essere una forza indipen- 
dente, ma si trovò come parte di una vasta .comunanza poli- 
tica, guerriera, governata da un personaggio che aveva od 
avvezzati o costretti i loro cuori ad attendere per amore o 
per forza le calcolatrici e profonde manifestazioni del suo. Se 
v'ha storico personaggio che alla grand' anima di Napoleone 
Buonaparte s'avvicini, è Carlomagno, il vero e grande rin- 
novatore di popoli e di stati, come dicealo Balbo, scruta- 
tore delle condizioni e delle speranze dell' età sua *. 

Al duca pericoloso e potente veniva sostituendo il conte 
ligio alla corte da cui veniva, giudice del proprio luogo e 
condottiero degli arimanni o cavalieri che l'abitavano; e le 
terre suddivideva in comitati, meno qualche eccezione alle 
frontiere, ov'era il conte dei Limiti, il Marchio dei Franchi, 
ch'ebbe talvolta titolo di duca. Ritorno era questo alle antiche 
germaniche costituzioni. Poi ricco delle terre vinte e confiscate 
ai duchi longobardi, distribuivale in feudi o benefizi a' suoi 
gasindi e fedeli, chiamati da poi vassi o vassalli, i quali 
suddividendo ad altri subalterni loro con patti più o meno 
determinati di sudditanza e di tributo quelle terre che più 
direttamente riconoscevano (Jal re, originarono i vassi vas- 
sallorum, lo stesso che i valvassori; e questi ancora vantavano 

I. Baluo, Sommario di Storia italiana - lib. V, età V. 



CARLO MAGNO i6i 

lor valvassini: e la scala di questa suddivisione o trasmissione a . bh 
minuta di proprietà, d'azione feudale scendeva sino agli ulti- 
mi gradi. Eranvi que' messi dominici o giudici straordinarj' de' 
quali abbiam parlato, e che sembravano quasi una imitazione 
dei correctores del basso romano impero. V* èrano i comites 
palatini, o conti del palazzo (i romanzeschi paladini), che 
formavano il seguito di Carlomagno quando portavasi per gli 
stati diversi del vasto impero. V erano gli adunamenti na- 
zionali, i campi così detti Marzii dal maggior numero delle 
cronache, e Madii talvolta; solennissime congregazioni di 
mezzo alle quali Carlomagno determinava nella suprema 
sua volontà le provvidenze del Franco impero. 

Né pago a tanto quell'uomo straordinario, dilatò T ec- 
clesiastica potènza, già grande senza di lui: la contrappose 
a quella dei conti e dei vassalli: e fu per mio credere 
questa fatale delle politiche deliberazioni di Carlo la sor- 
gente prima dell'eterna guerra fra pontefici ed impero, 
dissolutrice degli elementi sui quali pareano maturarsi altri 
destini, e risorgere un'altra volta le speranze italiane. 

La conquista di Carlomagno non fu invasione di popolo 
che muta sede per dividere alla longobarda coi vinti del pae- 
se conquistato la terra non sua. Fu Y opera di un uomo che 
aspirando alla gioja di un gran disegno, alla creazione di un 
vasto, compatto, universale impero, lascia ai vinti la parte più 
nobile, più accarezzata della loro esistenza, quella che mai non 
si toglie senza l'odio inestinguibile degli spogliati - la Nazio- 
nalità -, contento di averneli soggetti, di esercitare su di essi 
la signoria suprema. Il nostro Comune longobardo, il Munici- 
pio bresciano, che da quel tempo aveva probabilmente sue 
rendite *, suoi rappresentanti ed esattori, suoi edili che prov- 

1. È nota la Terra Comunale di Rivo appendice), ed il Pubblico Pascolo dì 

Caprio (Bertjni Mem. Luce. 1, 1 03, Trevigi a' tempi di Desiderio. (Tro- 

Odorici, Storie Bresc. Val. IH. Il 



162 CARLO MAGNO 

a>8 , 4 vedevano ai bisogni comunali, non veniva distrutto: gli ordi- 
namenti edilizii venivano riconfermati da Garlomagno l e da 
Pipino secondo l'antica consuetudine 2 . I Longobardi riserba- 
vano tuttavia la maggioranza numerica 3 , ma tutta dei Fran- 
chi era la forte preponderanza del vincitore sui debellati. La 
Franca invasione lasciò nelle terre bresciane come per tutta 
Longobardia nuove genti germaniche e romane, delle quali 
vedremo tracce nei documenti cittadini del secolo IX. 

Ed altra mutazione fu quella dei diritti personali che i 
Longobardi esercitavano in pochissimi casi, obbligando il fo- 
restiere ad osservare la loro legge, ed il vinto a non vivere 
secondo la legge propria, se non dai tempi di Liutprando in 
giù. Ma poi eh' era svolto ed esteso mirabilmente il persona- 
le diritto per l'aumentata frequenza di Franchi, di Romani 
e di Germanici viventi a legge propria fra noi, fu costretto re 
Carlo ad estenderlo per tutto il vinto regno. Il Codex Ulinen- 
sis 4 , rimpasto del Breviarium di Alarico, barbarico travisa- 
mento del diritto romano, sarebbe di questa età : di questa 
età la dilatata giurisdizione delle sedie vescovili, mutantesi di 
volontaria in obbligata, dove sol una delle parti la richiedes- 
se. Ma preminente sempre con tuttociò governavaci la legge 
longobarda, e molte contrattazioni vediam fermate secondo 
la pagina dell' Editto. E quella legge si facea romana Y un 

ya, Condizione dei Romani vinti dai Capitul. cap. I, p. 1448, ultima 

Longobardi, p. 197, a. 764; e 204, del primo volume. - Troya, Ro- 

a. 768). La possessione del pub- mani vinti dai Longobardi, p. 146. 

blico è ricordata nelle leggi di 2. Lex V et XX Pipiniana. 

Liutprando, lib. VI, Lex 24 Liut- 3. Trova, 1. cit. p. 212. 

prandi. 4. Savigny, I, 275. — Canciani, Le- 

1. Amerbacchii, Prcecipue Constilu- ges Barb. IV, 463. — Manzoni, 

tiones Caroli Magni, lngolstadt Discorso storico: ove lo dice un 

1545. - IIeiioldi, Origin. Germ. laberinto senza lume di storiea 

pag. 328. - Balutius, Prmf. ad verità. 



CARLO MAGNO 163 

ili più che l'altro: ed anche il lavoro dei Capitolari di Carlo 
veniva cangiando le condizioni del popolo longobardo; ma 
fu lento procedere di nuove legislazioni d . 

Epperò i primi Capitolari, fatti ornai necessità per la me- 
scolanza dei barbari sorvenuti, non sono che dell'undecimo 
anno della Franca signoria di Carlomagno (779). Da quell'an- 
no all' 807 ventidue leggi soltanto , delle centosessantacin- 
que, hanno certa la data del 779 2 ; e già in queste risultano le 
tracce delle Franche usanze. Gli ÀUodii 3 , i Vassi del re 4 , le 
Truste 5 , le Gildonie o comunione d' armi e forse più di de- 
litti 6 , già vi compajono: le restanti di quelle poche vertono 
su le sacre cose alla maniera dei Franchi. Però che i vesco- 
vi, e l'abbiam detto, assistenti ai placiti si levavano sovente 
alla dignità di messi regii 7 : e nel Capitolare longobardo 
pubblicato innanzi la Pasqua del 782 da Pipino re d'Italia è 
detto che i vescovi, gli abati e i conti assistevano il re nella 
sua compilazione 8 . E i vescovi neh' assemblea nazionale di 
queir anno istesso tenevano il primo luogo 9 ; se non che i 
vescovi Franchi precedevano i Longobardi, né mai che nome 
longobardo da Carlo re si pronunci ne' suoi decreti pri- 
ma de' Franchi suoi. Ma il sacerdozio tuttoquanto elevava 
re Carlo di sì fatta guisa col famoso Capitolare dell' 801 , che 
la vita di un semplice suddiacono si pagava in Italia quanto 
quella di un romano Convitalo del re 10 . E furono de' superbi 

1. Troya, op. cit. p. 21-2 e 217, ove 6. Lex 13. 

sostiensi che il giardino di Astolfo 7. Lami, Lezioni d'antichità toscane, 
in Castiglione fosse sul modenese. prefazione, pag. 155, 156. 

2. Leggi 1, 2, 3, 4 ecc. fino alla 15; 8. Pertz, Mon. Gemi. Ili, 42, 44 ex 

poi 17, 18, 19, 44, 154, 155, 156 Cod. Chisiano, Cavensi eie. Anno- 
di Carlo Inter Lanyobardos, ver, 1835. - Troya, Dei vinti Ro- 

3. Lex 5 Caroli inler Lawjob. mani, pag. 224, ed. di Milano. 

4. Lex 9 et 18. 9. Troya, I vinti Romani, pag. 224. 

5. Lex 1 1 . 1 Q. Balut. Capii. 1 , 349. - Troya, 246. 



a. 811 



a 814 



104 CARLO MAGNO 

magnati longobardi, che sdegnando la Franca servitù, la- 
sciate le mura cittadine, si ritraevano col seguito de' fami- 
gliari a vivere ne' più deserti loro campi; cercavano le valli 
più romite, e fabbricatasi una rocca, vi stanziavano a godere 
la indipendenza del solitario. Ecco, se nulla veggo, l'origine 
dei Conti Rurali, di quei Lombardi che salirono a tanto ar- 
dire da farsi molesti alle medesime città l , e che sotto il sem- 
plice nome di abitatori 2 , signoreggiavano le loro castella. 

Ma le città cominciavano ad aver voce nel pubblico diritto; 
e la grave parola Pubblico, limitata sotto Liutprando al patri- 
monio del re, cominciò ad aver senso di Comune. La carta ve- 
ronese del 798 ci fa sapere che volendo re Carlo fortificata 
Verona contro gli Unni -Avari, vi lasciò Pipino il fìgliuol 
suo. Nacque allora contesa fra la Parte Pubblica cioè il 
Comune , ed il vescovo al quale volevasi dovuto il terzo del- 
l' opera e della spesa 3 . Ho sospetto che della stessa natura 
fosse il tumulto bresciano di cui narrammo, sollevatosi di quel 
tempo e per lo stesso motivo dei ristauri per la cerchia delle 
nostre mura. 11 popolo che si rivolge a Pipino, che gli manda 
sue rimostranze, aveva certo i suoi rappresentanti, aveva il 
suo Comune. E il nome stesso di Procuratores adoperato da 
Carlo nel capitolare dell' 801 è quello ancora di cui gode- 
vano alcuni decurioni che fossero investiti di tutti i carichi 
cittadini 4 ; è quello dei Curatori del secolo IV. Ma questo 

1. Trova, op. cit. articolo XXXI e questo nome. -Petrini, Mem. Pre- 

CCV1II. - GlANELLI, Meni, della nestine, - ma forse più argutamente 

Storia di Lucca, III, 86, 87. il Savigny, t. V, 198, a. 1839. 

2. Pellegrini , Hist. Princ. Lawjob. 3. Panvinii, Antiq. Veron. lib. I. — 
I, 285. - Campello, Storia di Uguelli, Italia Sacra, ed. Coleti, 
Spoleto, I, 402-490. - Murat. t. V, 711. - Della-Gorte, lstor. 
(Ant. Estensi, I, 96 e 319, negli Veron. lib. IV, pag. 178. 

Annali d'Italia, 1115, e nelle Ant. 4. Lex 20 Cod. Tkeod. De Decurio- 
M. /Evi, 1. 1018) tituba sul senso di nibus. 



CARLO MAGNO 465 

Municipio, questo nuovo Comune che era egli mai? Un luogo a . 8 u 
in cui gli uomini liberi di ciascuna delle genti svariate, 
serbanti per le leggi personali introdotte da re Carlo le 
loro cittadinanze, potessero convenire ne' pubblici pericoli e 
nelle gravi emergenze del paese. Era il Comune ch'avea no- 
me dal popolo più numeroso, dal popolo soggiogato, ma non 
dispogliato ed avvilito per la Franca dominazione. E questo 
Comune alla germanica liberamente nominava i suoi scabini, 
tutta la sua magistratura ! , purché il consenso del popolo fosse 
dato in presenza del messo reale 2 . Da ciò voi scorgerete che 
il nostro vescovo Anfrido messo di Carlo, doveva essere il più 
importante cittadino del comitato (italianizzo la voce comitatus 
di Rodolfo Notajo) bresciano, e nelle cose municipali al diso- 
pra del conte istesso. Vedete da ciò quanto veri e genuini, e 
con quali formole tutte proprie del secolo IX vi si presentino 
le registrazioni che il nostro Notajo veniva copiando neh" XI. 
Eccovi per esempio una sola fra le tante prove caratteristi- 
che dell' antichità di quelle registrazioni: nessuno ha scorta sin 
qui nella frase collatione beneficiorum di Rodolfo la forinola più 
antica, la vera espressione delle saliche leggi 3 per signifi- 
care la trasmissione del feudo, chiamato sempre benefìcio dalle 
consuetudini Caroline; a talché, quando il cronografo Ca- 
strense parlò di feudi al 734 4 , sorvenne il riflesso che quella 
cronografia non era in fine che l' opera del Sabatier vissuto 
nel secolo XVII. E già l'Italia era piena di benefiziati all'uso 
dei Salici, sicché tutta Longobardia venivasi cangiando in una 
provincia dei Franchi 5 : ed uno di questi beneficiati fu ap- 
punto il bresciano Cacone nipote di Desiderio. Serratosi, e 

\. Lex 22 Caroli inter Langobardos. 4. Dachery, Specilegia, t. Ili e VII, 

2. Lex 48 Lotharii inter Langob. - ed. Parisii, 1723. 

Troya, dei vinti Romani, p. 245. 5. Troya , Dei vinti Romani, ecc. 

3. Balutius, Capitul. I, 397. pag. 25 1^ ed. di Milano. 



16G CARLO MAGNO 

a. su lo dicemmo, nella rocca di Manerba, non cedeva quel forte 
che al duca Marcano, dal quale onorato ed accolto come un 
amico, ebbe ciò che tanto ambisce il valoroso, l'ammirazione 
de' suoi rivali. Né agli onori soltanto fu pago il duca, ma lar- 
givagli alcuno di que' benefici, che poi, soggiunge il Troya, si 
chiamarono paM, — E l'espressione, la formola parzialmente 
Franca, o dirò meglio Carolingia della cronaca Franco-Bre- 
sciana, copiata poi nell' XI secolo da Rodolfo nostro, è docu- 
mento della sua sincerità. Anche il titolo Princeps dato ad Is- 
mondo è fra le voci particolari della cronaca bresciana, il cui 
vero senso dovremmo rinvenire nelle saliche consuetudini. 

Tra le quali noterò qui, perchè noi lo vedremo dura- 
turo nella nostra città sino ai tempi di Berardo Maggi, di 
quel terribile vescovo che altrove ho ricordato ! , l' obbligo 
episcopale (oltre la parte del vescovo nei ristami delle mu- 
raglie cittadine) di costruire e mantenere i ponti. 

E tra gli splendidi privilegi delle sorgenti comunità por- 
remmo qui di buon grado quello ancora della zecca (dov'e- 
rano, ma non in grado supremo come fu creduto, imonetarj 2 ) 
se le zecche italiane non si fossero trovate allora sottoposte 
al conte della città 3 . 

De) resto, com'io lessi in una pergamena dell' 878 già da 
me pubblicata 4 denari boni fabricati expendibiles qualiter li. in 
brix. moneta piiblice ambulavi t , fui quasi per sospettare fino 
da quel tempo una Zecca bresciana: ma non fu che il so- 

1. Guida di Brescia. - Ci vuol altroché 2. Capilulare de Monelis , pubblicato 
citare il Malvezzi per assolvere un dal Pertz, III, 159, § vi: Hi 
uomo del quale vivevano a 1 tempi Monetarii monetai batere non (no- 
dello scrittore fors'anco i nopoti. tate bene) possimi etc. 
Non sappiamo noi come Jacopo 3. Pertz, 1. cit. § i. 
tacesse il fatto di Lancinola per 4. Antichità Cristiane di Brescia, ed. 
la paura dei Poncarali? A rive- in foglio massimo - 1845, parte I, 
derci nel secolo XIV. pag. 19, docum. II. 



CARLO MAGNO 167 

spetto d'un istante; m'accorsi che qui non s'allude che al a . 8l4 
corso della piazza di Brescia ( adopero l'odierna frase). Tut- 
tavolta ne scrissi a quel lume della numismatica italiana del 
medio evo, che è pure il conte Giulio Corderò di s. Quintino: 
ed eccovi la sua risposta. 

« Nessuna moneta bresciana dei tempi lombardici, nes- 
» suna, lo ripeto, non ostante il suo bel documento. Qui si 
» parla di moneta corrente, e del suo valore, e non di Zecca. 
» Potrei recargliene più d' un esempio » *. 

Nulladimeno già il novello Comune longobarbo, il Comune 
rimescolato (per la Franca invasione) di molte cittadinanze, 
e più largo facevasi e più distinto dal diritto imperiale: e già 
un anno dopo la morte di Carlomagno, Lodovico suo figlio 
parlava di beni spettanti al pubblico della Città di Chiusi che 
è quanto dire al Comune. 

1. Lettera 30 genn. 1844. 



LIBRO UNDECIMO 



1 CAROLINGI 



I. 



VICENDE BRESCIANE SOTTO I CAROLINGI FINO Al TEMPI 



DEL VESCOVO RAMPERTO 



È inevitabile. Alio spegnersi dei grandi rigeneratori di stati, 
arrestandosi l'impulso delle prepotenti loro destre, cessa per 
un istante alcuna volta, ed alcun' altra per secoli, la gloria, la 
vita energica ed operosa delle nazioni: ed il cessare in que- 
sto caso è cadere. Ai tempi d'Alessandro, d'Augusto, di Car- 
lomagno, di Bonaparte seguitarono tempi o d'inerzia fastosa, 
o d' ignobile servitù; sempre poi di lento più o meno ma con- 
tinuato dissolvimento delle nazioni: che se per un istante si 
arrestarono le miserie nelle quali ci avea trovato re Carlo il 
surto innovatore, se quelle che rinnovaronsi lui morto non 
vinsero all' intutto le sue forti e previdenti istituzioni, gli fu 

sempre ad ogni modo un tornare indietro. 

« Sotto i Carolingi, principi gli uni miseramente pii, gli 

» altri sfacciatamente scellerati, tutti mediocri, seguirono set- 



a. 814 



1 70 I CAROLINGI 

a . 8i4 » tantaquattro anni i più poveri che sieno di fatti verace- 



» niente italiani l 



Successore di Carlo fa Lodovico suo figlio, detto il Pio; 
ma per altri, e meglio ancora, il Bonario. Per sospetti gittati 
ad arte nel suo palazzo e facilmente creduti contro Bernardo 
re d'Italia suo nipote, lo volle in Francia -: conosciutane l'in- 
nocenza, lo rimandò re d'Italia. Ma la calunnia delusa volse 
ad altro; s'adoperò contro Walla ed Adelardo, ed il Bonario 
ascoltò. Come vedemmo, s. Adalardo era stato già messo di 
Carlo 3 ; ma non abbiamo avvertito che ad un placito da lui 
tenuto in quest' anno a Spoleti sedeva il conte palatino Sup- 
pone 4 , quel desso probabilmente eh' era nostro acerbissimo 
governatore. 

Abbiamo detto ancora d' una permuta di beni che Adalardo 
stesso avea proposta (a. 813) fra il monastero di Nonantola 
ed il nostro di s. Salvatore nomato in essa (e da quanto mi 
consta per la prima volta) il Nuovo 5 , il cui Rettore Bodolfo, 
sendovi di mezzo l'abbate Pietro Nonantolano, riceveva nel- 
r 814 da Lodovico la riconferma del contratto pel quale ce- 
devano le vergini bresciane all' abate la villa di Reddudo o 
Corticella nel pago Persicetano; e dai monaci n' avevano in 
concambio le ville (villas) di Castellione, di Calcinato e di 
Monticulo sull'agro nostro 6 , malamente credute per altri già 

1. Balbo, Sommario. - Età V. gio che abbiam recato nel Codice 

2. Eginardo, in Annales Francor. — Diplomatico. 

Murat. Ann. a. 814. 5. Quod vulgo appellatur Monaste- 
ri. Chron. Farfense. Adalhard abbas riunì Novum. Errava quindi il Ma- 

missus domni imperatoris Caroli. billon (Ann. Benedect. a. 835j nel- 

4. Cron. cit. — Mabillon. Ann. Bene- l'attribuire a più di vent' anni dopo 

deci, ad an. 814. È singolare tro- la rinnovazione del monastero. 

var nel placito un Sigoaldo vesce- 0. Villas noncupantes Castellione , 

vo; quello per avventura eh' avea Calcinaio, Silviniano, Monticulo. 

largiti al monastero bresciano di Dipi, di Lodovico 1.° agosto 814. 

s. Salvatore lo splendido privile- Murat. Ant. Hai M. /Evi, li, 201. 



1 CAROLINGI 



171 



donale a que' monaci dal duca Giovanni l'anno 774 *. Il Ca- 
stellione di quel duca provenutogli, per dono che n'avea fatto 
Astolfo ad Orso il padre suo, col medesimo Verdeto, o Virida- 
rio, il giardino del re longobardo, è tutt' altra cosa. 

Tutto alla Chiesa si concedeva; e Stefano IV accompa- 
gnato da Bernardo re d'Italia passava per la valle lombarda re- 
candosi di là dall'Alpi da Lodovico istesso 2 , il quale tre volte 
si gettò boccone a terra ond' esserne altrettante dal pontefice 
rialzato. Veramente il sacerdozio nell'età Carolingia levava 
potentissima la destra sulle sacre e profane cose. 

Ma sì fatto potere non ebbe il nostro vescovo sul cuore 
di Lupolo, giovinetto assai gentile cui voleva tutto il suo 
bene. Era questi figliuolo del terribile Suppone conte di 
Brescia. Lo sventurato innamorò sì fieramente della propria 
matrigna, che né la voce, comecché autorevole, del presule 
bresciano non fu tanto a spegnere in lui quella fiamma scia- 
gurata; la quale sì temerario ed avventato il fece che, orren- 
do a dirsi, violentata la donna, disonorava il talamo paterno. 
Ma svaporata la febbre della passione, dileguato il fascino di 
un ebrezza infame, tanta vergogna il colse di quell'obbrobrio, 
che snudato un ferro, piantollo in cuore alla infelice 3 . Né ciò 
soltanto attristava il buon vescovo Pietro, che tale s'addo- 
mandava: imperocché dovesse combattere gli odii arcani 



a. 814 



S. 816 



\. Tiraboschi, Storia della Badia di 
Nonantola, 1. 1, lib. I; e t. II, doc. I 
e seg. in cui risulla evidente la 
differenza dei due Castellioni. 

2. AsTRONOMUS, in vita Ludovici Pii, 
num. 16. — Ermoldus Nigelltjs, 
de Reb. Gest. Ludov. Pii. lib. II, 
p. Il nel t. II Pier. Pai. Scr. 

3. Lupulus eius fdius (Supponis) ju- 

venis bone adolescenlie, et dileclus 



Petro Episcopo captus fuit arden- 
ter amore novene eie. . . . Postea 
pre confusione, et pudore Ulani 
gladio inleremit. Rid. Not. Hist. 
p. 84 del presente volume. — Il 
tutto doveva essere accaduto non 
prima dell' 814, perchè un anno 
prima era Pietro arcidiacono della 
chiesa suburbana; il clic abbiam 
veduto. 



17^ 1 CAROLINGI 

a . sic del medesimo Suppone *, suscitati forse dal non aver quel pon- 
tefice nostro manifestato il colpevole amore del figlio. Intor- 
no a questi tempi radunata Lodovico in Aquisgrana la dieta 

a . si: nazionale, vi proponeva e, plaudente il popolo, proclamava 
Lotario il figliuol suo compagno all'impero, Augusto con esso 
lui 2 . Per la qual cosa indignarono gli altri suoi figli non d' altro 
largiti che del nome di re 3 . Ma chi più se ne crucciava, come 
d'onta sofferta, narra Tegano fosse Bernardo re d'Italia. 

Il perchè lo sconsigliato principe diessi a far gente, a git- 
tare le fila d'una rivolta per collocarsi allato de' suoi rivali. 
Ma gl'Italiani che non vedevano in quel conato una causa 
nazionale, radi accorsero e a malincuore. Pur sobillato, messo 
su da quella genìa che non sorride che dell'altrui rovina, 
che mai non sale in alto se non sulle reliquie dei calpestati, 
non cessò l'audacissima impresa. Lodovico il seppe, perchè 
Rataldo vescovo di Verona e Suppone conte di Brescia gareg- 
giavano a chi più presto gli facesse la spia 4 : ma i due delatori, 
l'uno sacro, l'altro civile, avversi per non so che ruggini a re 
Bernardo, molto aggiunsero al vero magnificando gli appresta- 
menti, narrando di guarnigioni alle Chiuse dell'Alpi già supe- 
rate, e ciò ch'era infame a dirsi (e un vescovo l'asseriva) 
incolpando le città tuttequante d'Italia nostra quali complici 
della congiura. Quai tranelli meditassero non so; ma certo e' 
facevano segno alla rabbia di un potente oltraggiato la inno- 
cente Italia. Lodovico Augusto non isgomentì; e radunato assai 
forte esercito venutogli da tutto l' impero, fu alla volta dell'Alpi. 

1. Suppo quum odio haberet Petrum 4. Anonym. Vita Ludov. Pii. - Quod 
Episcopum. Rod. Nit. 1. cit. cum cerlis nunciis referentibus, 

2. Ann. Francor- Laur. - Ann. Frane. maximeque Ralhaldo Episcopo et 
Moissiacenses eie. Suppone. - Rer. Gali, et Fran- 
zo Ob hoc celeri filii indignati suiti, cicarum, tomo VI, 1 01 , an. 817 

TfiEO. de rebus Qestis Ludov. Vii. (ed. Bouquet). 



1 CAROLINGI 173 

L'incauto Bernardo conobbe ad un tratto l'abisso che 
colle proprie mani avevasi aperto. Deposte l'armi, mosse in- 
contro all'irato imperatore; lui seguitavano que'congiurati ne* 
quali più che il timore del castigo potè la speranza del per- 
dono; ed Anselmo l'arcivescovo di Milano, e Wolfoldo vesco- 
vo di Cremona erano tra questi *. La cronichetta di Andrea 
Prete non farebbe spontaneo l'andarsene di Bernardo in 
Francia, ma procurato dall'arti fraudolenti di Ermengarda 
imperatrice moglie di Lodovico, la quale aveva in odio Ber- 
nardo anzi che no. 

Fu in questo male augurato sobbollimento che il nostro 
conte Suppone accusava Pietro vescovo pur nostro di pravi 
consigli dati a re Bernardo contro lo stesso Augusto 2 , chia- 
mandone testimonio il conte di Mantova Ottone, e Pietro 
abate del monastero di Nonantola. Il vescovo infelice passò 
l'Alpi, e fu alla corte di Lodovico per iscolparsi 3 : e presen- 
tatosi all'imperatore, sostenuto dall'arcivescovo di Milano, 
quel desso che complice vedemmo, perorò la propria causa, 
e fu non già perdonato, che il perdono suppone la colpa, 
ma dichiarato innocente (a. 818) 4 . 

Due uomini che tenevano in pugno la somma delle bre- 
sciane cose, conte l'uno, vescovo l'altro, e che pur si odia- 
vano colla maggiore cordialità di questo mondo, non dove- 

1. Rerum Francicarum eie. Bou- alla pag. antecedente parla degli 
quet, t. VI, pag. 101, an. 817. italici delatori 1' autore delle Gestes 
- Anonym. Vita Ludovici Pii. de Luovis le Dèbonnaire, traduz. di 

2. Andreas Presb. Chron. apud Men- quelle dell' Astronom. (Bouquet, 

chenium, 1. 1, et apud Muratorium, t. VI. pag. 142). 

Ani. IL M. JEvi, diss. II. 4. Innocens absolutus fuit, ind. XI. 

3. Illum accusavit... quod Bernardo Rod. INot. 1. cit. -Eginardo stesso, 
Regi dedisset mala Consilia contra e l'Astronomo con lui, riporta a 
ejus (Ludovici) obbedientiam eie. questa indizione il termine della 
Rid. Not. Histor. in questo volu- procedura contro Bernardo e suoi 
me a pag. 84. Oltre il brano cit. complici. Murat. Annal. a. 818. 



a. S17 



a. 818 



174 1 CAROLINGI 

«. sia vano rimanere nel cerchio delle stesse mura. Epperò Lodovico 
richiamato al suo palazzo il conte Suppone, lui rimunerava' 
dello spionaggio ch'avca diviso col vescovo di Verona 1 , fa- 
cendolo ad un bel tratto duca di Spoleti (a. 822) 2 . Al povero 
Bernardo, volente la disumana Ermengarda 3 , furono strap- 
pate le luci, onde allo strazio morì. Sì barbaro supplicio, 
per attestato di Eginardo, ad altri complici toccò, mentre 
i vescovi ribelli tolti ai loro seggi, furono relegati ne'claustri 
dell'impero. L'arcivescovo di Milano era tra questi 4 . Dirò di 
più, che non trovando indicati da un anonimo altri vescovi, 
che trattine i ricordati fossero involti nella congiura, mi per- 
suaderei da ciò stesso, ad omettervi altre cose, della reale 
innocenza del nostro 5 . 

a - 820 Due anni dopo affidava l'imperatore al primogenito Lo- 
tario tutto il regno italiano; noi lo vedemmo già compagno al 

a. 82i padre neh' impero. Adesso poi 6 , celebrate le nozze con Er- 
mengarda figliuola del conte Ugone, preparavasi al nuovo re- 
gno, e ad allestirgli la via; Lodovico istesso restituiva liberi 
alla patria quanti ancora gemevano proscritti per la rivolta 
dell'infelice Bernardo 7 ; ed il medesimo Adalardo, il celebre 
abbate di Gorbeja che tanta parte sostenne fra quei politici 
commovimenti, tornò lieto al possesso della sua badia. 



1. Rer. Gali, et Francie. Scr. I. VI. 5. Inter quos aliquos episcoporum 

Bouquet, pag. 101, a. 817. Vita hujus tempestati, 1 * procella involvit, 

Ludovici Pii. Anselmum scilicel Mediolancnsem, 

2. In cujus locum (ducis Spoletani) Wolfundum Cremonensem, sed et 
Suppo Brixice Comes subslilulus Theodulfum Aurilianensem eie. A- 
esl.-Ann. Eginhardi, a. 822. in nonym. Vita Lud. Pii - Bouquet, 
lier. Frane, t. VI, pag. 181. Rer. Gali et Frane. Scr. VI, 101. 

3. Andre/E PRESB. Chron. Ant. Hai G. EcCARDUS , Hist. Geneal Domus 
M. /Evi, diss. II. Habsburg. 

A. Theganus, in vita Ludovici Pii. - 7. Annales Francar. Laur. - Annoi. 

Pagi , ad Ann. Baronli. a. 818. Frane. Berlin. - Murat. a. 821 ecc. 



1 CAROLINGI 175 

Poi radunato il nazionale convento d'Altignì, in cui pub- a . 822 
laicamente chiedea perdono della morte di Bernardo, facendo 
penitenze il Bonario per le crudeltà della moglie, mandò il 
figliuolo a governarci, ponendogli a lato quel Walla fratello di 
Adalardo, che richiamato era già dal lungo esilio. E poi che 
morto era già il vecchio duca di Spoleti Gumigìso (Winigisus), 
sendo que' duchi spoletani beneficiarj dell'impero, vi collo- 
cava, e lo dicemmo, il nostro Suppone 4 , delegando a reggere 
la città di Brescia il conte Mauringo; il quale assai bene prin- 
cipiò col gittare in un carcere quel vile Macerunto che avea 
percosso a morte il santo ed inerme Farulfo 2 . 

Il nuovo monastero di s. Salvatore vantaggiava intanto a 
maraviglia. Non so precisamente in qual anno, ma certa- 
mente dopo l'819, Lodovico Pio, fatte venire alla corte varie 
nobili fanciulle (però ch'Ermengarda non era più), sceglie- 
vasi Giuditta in isposa 3 ; e, intercedente la novella consorte, 
veniva l'Augusto corroborando alle vergini bresciane di s. Sal- 
vatore i privilegi che re Carlo avea concessi. Ma ciò che mu- 
tava la libera condizione del monastero si è, che Lodovico 
stesso ne faceva un pingue beneficio a favore della sua Giu- 
ditta 4 . Non per questo cessavano le badesse dal ministrarne 
i lati campi; ed Eremperga, l'una di queste, infeudava un 
Rotperto de vico Margoni di alcune terre in Adro 5 . 

1. Winigisus, duxspoletanas iam senio monasterium dai et Salvatoris no- 

confectus ...infirmitate decessit. In stri Jesu Christi quod situm est 

cuius locum Suppo Brixicc Comes infra muros civitatis Brissie no- 

substitutus est. Eginhardi, Ann. stre liberalitate in beneficimi ha- 

a. 822, de Gest. Lud. Pii. - Bou- bere ostendit nobis etc. Cod. Dipi. 

Quet, Rer. Frane. Scr. t. VI, 181. Bresciano, parte IL 

2. Iste comprehendere fecit Macerun- 5. Astezati, Com. Manelmi in fine. - 

tum etc. Rid. Not. 1. cit. Doc. smarrito dopo l'edizione fatta 

3. Thegan. de Gest. Ludov. Pii, n. 26. da quel nostro erudito benedettino. 

4. Dilecta conjux nostra Iudith qui Cod. Dipi. Bresciano, II parte. 



170 I CAROLINGI 

a . 823 Ma venuto Lotario a prendere la corona dell' italo re- 
gno, terminata in Roma la cerimonia, fu di ritorno a Pavia, 
donde tornossi al padre, lasciandovi tra noi mal compiute 
alcune faccende di stato. Per la qual cosa l'imperatore a com- 
pierle rimandava in Italia un Adalardo conte del sacro palaz- 
zo, raccomandandogli di prendersi compagno il nostro conte 
Mauringo per terminare con esso le non compiute giustizie l . 

a. 824 Moriva in questo mentre a Spoleto il duca Suppone, ed 
il pio Lodovico facea duca spoletano, a rimeritarne siccome 
io penso le fatiche, il conte Adalardo ; ma sendo per cinque 
soli mesi vissuto dappoi, diede quel seggio al nostro Mau- 
ringo, il quale pochi giorni appresso eh' ebbe V annuncio del 
carico novello uscì pur esso di vita 2 . Il governo della nostra 
città fu assunto dal conte Villerado, personaggio di cui Ro- 
dolfo ricorda la mansuetudine, la clemenza, la religione 3 . 

Durante il suo reggimento, che fu di venticinque anni, 
scoprivasi nell'oratorio di s. Martino della corte di Rutiliano 



1. Anonym. in Vita Ludov. Pii } t. VI. catum Adaìhardus Comes Pala- 
Rer. Gali. Script, p. 105, a. 823. tii . . . accepit. Qui cumvix quin- 
Ad supplenda autem quoz minus que menses ... potiretur . . . decessit. 
perfecta erant, missus est Adalhar- Cui cum Moringus Brixice Comes 
dus Comes Palatii, adhibito sibi successor esset elecius, nuncio ho- 
socio Mauringo. - E gli Annali noris sibi deputati accepto, decu- 
d' Eginardo, ivi pag. 183, a- 823. buit, et paucis interpositis diebus 
...De justitiis in Italiam a se par- vitam finivil. 

tim factis, partita inchoatis fé- 3. Mauringus quum ad major em Po- 
cisset judicium, missus est in Ita- testatem Ducatus Spoletani eleva- 
liam Adaìhardus .... jussumque tus fuisset, Willeradus suscepit re- 
est ut Mauringum Brixiai Comi- gimen Comitalus Brissiani. . . . 
tem secum assumerei, et inchoalas Iste fuit vir pius et religiosus , 
iuslilias perficere curaret. benignus et mansuelus circa om- 

2. Eginhahdi, Ann. 1. cit. pag. 185, nes pcrwnas. Hod. Not. p. 85 del 
a. 824. Suppone apud Spole- presente volume. Cod. Diplom. Brc- 
tum . . . defunclo , eundem du- sciano, doc. XLIV. 



I CAROLINGI 177 

un'arca marmorea con entro le ceneri di quattro corpi, e a. s2< 
recante l' epigrafe eh' io dispongo siccome nello Zaccaria: 

d . M 

AYR . VICTORIAE . AVR . VICTORINO 

SECVNDO . CALISTO . M . AVR . FILEN 

TIYS . LIB . FECIT . 

Il prete Marino del battistero di s. Vincenzo di Calcina- 
to, ed Audualdo monaco leonense dichiaravano quell'ossa 
d'uomini pagani. Villerado, uomo pio, ma non immune delle 
superstizioni del tempo, comandò che la pugna così detta in 
allora per giudizio di Dio manifestasse il vero 4 . La vittoria fu 
per gli stolti che giudicavano que' resti come sante reliquie di 
martiri; e quattro cadaveri profani stettero venerati sull'al- 
tare di Rutiliano, fino a che il vescovo Ulderico (sec. XI) ne' 
tempi del buon Rodolfo, trascrittore dell' Hisloriola che se- 
guitiamo, fe'gittarli altrove 2 . 

Ma se quest' erano superstizioni del conte, noi dovemmo 
alla sua pietà la fondazione della basilica e del convento di 
s. Salvatore fuori delle mura, però che non molto lungi dalla 
porta di s. Andrea (che trovo ricordata in un documento di que- 
st' anno medesimo 3 ) e precisamente nell' antichissimo luogo 
dell'Aquario di Reiuffo, o d' Arco-buffone, che tuttavia s' ap- 
pella di Rebuffone, aperse un sodalizio di chierici per la ce- 
lebrazione dei riti sacri, e dotò il monastero di dieci masse- 
rizie, che noi diremmo tenute. 

i. Willeradus voluti per pugnam in- 3. Ego Amizo presbiter habitator di- 
venire veritatem. Rod. Not. 1. cit. frascripie civitatis Brixie prope 

% Que in islo tempore Uldericus Epi- portarn sancii Andree. Autog. ine- 

scopus abstulit de loco sacro, et dito Quiriniano, secolo IX, perga- 

abjecit in loco profano. 1. cit. mena XXV. 

Odorici, storie Brcsc. Yol. III. 12 



178 I CAROLINGI 



IT. 



1 TEMPI DEL VESCOVO RAMPEIVTO 



a. 827 Ed eccoci a 7 tempi del vescovo Ramperto , intorno al 
quale dobbiamo soffermarci più assai che la Historiola non 
faccia, ed il cui primo cenno sarebbe negli atti del concilio 
di Mantova (827), radunatosi per le istanze del patriarca 
d'Aquileja, desideroso di ridurre all'obbedienza antica la 
chiesa di Grado l . 

Ai torbidi civili, alla rivolta di Bernardo (817-830) 
era qui succeduto come una posa nella quale arguta- 
mente osservava il Muratori un volgersi dei popoli e dei 
principi al culto, ai riti, alla devozione; uno struggersi per 
avere le ceneri dei santi, per venerarle in sugli altari 2 . 
Era 1' effetto della dominazione di Pipino il Buono e di 
Lodovico il Pio; delle sacerdotali preponderanze che i Ca- 
rolingi di lunga mano avevano preparate a scapito delle 
civili. Ma queste devozioni, questo avvivarsi del religioso pen- 
siero, così potente fra libere nazioni, tra noi Lombardi, già 
servi e barbari allora per soprappiù, non era mai senza il 
ritorno delle antiche superstizioni: epperò nella sola pro- 
vincia nostra vedemmo collocati sopra gli altari quattro ca- 
daveri pagani dichiarati santi con un duello, ed i monaci di 

1. Murat. Ann. a. 827. - De Rubeis frodi per rubare le ceneri dei santi, 
Monum. Eccl Aquikjens. e. 47 ecc. ed il moltiplicarsi dei miracoli 

2. •' Frequenti cominciavano ad essere nelle loro traslazioni, eia burla 
« le traslazioni dei corpi santi ecc ». delle false reliquie per cavarne 
MURAT. Ann. a. 827; e narra delle dell' oro. 



I GAR0LING1 179 

Leno tesoreggiare per non so che miracoli del loro abate Ri- a . 827 
taldo: ed era pur singolare che in ambo le potestà bresciane, 
la sacra e la civile, fosse cotanto accordo e si potente armo- 
nia di religiosa pietà, che il conte Villerado e il vescovo 
Ramperto andassero a gara nel comunicarla ai padri nostri. 

Eppure al concetto religioso, per quanto lo permettesse a - 829 
l'indole dei tempi, venia del pari uu altro, ed era quello de' 
pacifici studi. Lotario Augusto, rimandato in quest'anno fra 
noi dal padre per moderare la cosa pubblica, in tempo non 
ancor bene determinato pubblicava un suo decreto, nel quale 
rimproverando ai ministri del trono e dell' altare lo spe- 
gnersi delle lettere in Italia per la costoro incuria, annuncia 
d'aver chiamati ad insegnarle assai maestri, e numera le 
città per ciascuna delle quali si trovi un precettore presso 
cui dovessero convenire i giovani scolari delle circonvicine. 
Adunerassi primieramente ( egli dice ) sotto D un gallo in 
Pavia la gioventù di Milano, di Brescia, di Lodi, di Bergamo, 
di Novara, di Como, di Aqui, di Tortona, di Genova e di Ver- 
celli *. Sospetta il Muratori altrimenti non essere quel Dun- 
gallo, che il monaco scrittore del trattato contro di Claudio ve- 
scovo di Torino, eh' avea scuola per l' appunto in Pavia. In 
Cremona dovevano per quel decreto venirsene quei di Reg- 
gio, di Parma, di Modena e di Piacenza. In Verona gli sco- 
lari di Mantova e di Trento, e così di seguito. È a sapersi 
per altro come que' nostri precettori non insegnassero che 
grammatica, benché in più largo senso abbracciasse in quel 
tempo colla lingua del Lazio le umane lettere , la filologia 

i. Primnm in Papia conveniant ad Cuma. Murat, Rer. lidi. Ionio I, 

Dungallum de Mediolano, de Bri- parie II, pag 153- Addimenla ad 

xia, de Laude, de Bergamo , de Leges Lutarti I, e. VI, de Doctrina. 

JS'ovara , de Vercellis , de Arlona E perchè ino negli Annali, a. 829, 

(recte Derlhona, nunc Tortona), esclude il Muratori Aqni, Genova e 

de Aquis, de Genua, de Asti, de Tortona? (Annali, a. Hl\) ed. Yen.). 



l&Ó 1 CAROLINO! 

«. ss» dei poeti e prosatori latini, qualche biblica tintura, e per 
giunta qualche computo d' astronomia. Non parliamo a" arti 
e di scienze del secolo IX. Beato chi avesse di que' tempi 
un discreto maestro di scuoiare il sacerdozio, com'era 
ben naturale 2 , continuò la ineluttabile supremazia scolastica, 
depositario dal IV secolo in giù fino all' età delle repub- 
bliche italiane, dell' italiano sapere. In quanto a noi, di nes- 
suno che lasciato avesse di questi tempi alcun nobile saggio 
delle lettere bresciane restò memoria che dell'unico Ram- 
perto, il cui nome venerando si fa più bello dal monumento 
che a noi lasciò del facondo ad una e semplice suo dire. 

Né alle lettere soltanto, ma il pio Lodovico provvedeva 
del pari allo stato politico del proprio regno; e perchè le 
giustizie con equa lance si terminassero, mandava suoi messi 
per le nostre città. Un vescovo ed un conte a mo' d'esempio 
sedevano in Roma neh 1 ' 829 per un placito insigne che il 
Muratori ha descritto, e che il Mabillone ha pubblicato 3 . 
Ingoaldo abbate di Farfa, querelandosi che due pontefici, 
Adriano e Leone, avessero invase le corti di s. Vito, di 
s. Maria, di Bariliano e di Ponziana ed altre del monastero, 
chiedeva giustizia. L'avvocato del papa rispondeva tenersi 
la romana chiesa per diritto quelle corti Farfensi. L' av- 
vocato del monastero fu dimandato allora de' suoi docu- 
menti; e questi produceva una carta colla quale Anselperga 
figliuola di re Desiderio e badessa del bresciano cenobio di 
s. Salvatore avea ceduto quelle sostanze ai monaci di Farfa; 
ed altra ancora offeriva, per cui Teodico il duca di Spoleti 
vendevate ad Ansilperga, oltre un contratto di Ansa regina 
stipulante una permuta con Teutone vescovo di Rieti, per la 

1. Murat. Annali, a. 820. nuò sempre ad eclissare quello dei 

2. Non divido l'opinione con chi asseri- chierici. 

va, che l'insegnamento laicale conti- 3. Ann. Ben. a. 829, t. II. App. n. XLII. 



I CAROLINGI 181 

quale veniva in proprietà delia moglie di Desiderio la corte a . 82» 
di s. Vito l : poi svolgeva innanzi a' giudici più altri decreti 
di Desiderio stesso e di Carlomagno riconfermanti la Farfen- 
se ragione su quegli averi. E perchè l'avvocato romano com- 
batteva il possesso reale dei solitari di Farfa, l' abbate loro in- 
vocava l'esame de' suoi testimoni affermanti la invasione pon- 
tificale essere stata contro il diritto. Ammutolivano i romani 
procuratori dinanzi alla prova tesiimoniale: ma la romana 
corte (rapace allora) protestò di non acquetarsi. Ho toc- 
cato di quel processo, e perchè v' ha cenno di bresciane me- 
morie, e per dare un pocolino di concetto dei placiti impe- 
riali, e perchè si conosca da quel tribunale piantato in Roma 
nello stesso palagio Lateranense, e dal vedersi costretto un 
pontefice per la istanza dell' aggravato a comparire, quanto 
evidente risulti (checché ne dicano i Romani) l'augustale do- 
minazione serbata in Roma dagli imperatori del secolo IX. 

Un errore di Lodovico sommoveva i regni de'suoi fìgliuo- ■ 830 
li. Togliendo l'imperatore alcun branello di que' regni per 
comporre uno stato all' ultimo de' figli giovinetto ancora 
(a. 829), Lotario, Pipino e Lodovico gli si ribellavano (830). 
Giuditta la imperatrice, accusata d'illeciti amori, è cacciata 
in un convento. Tuttala corte ne va sossopra, tutto l'esercito 
in armi; ma la discordia fra i sollevati guastò l'impresa. Lodo- 
vico ricuperò la contrastata signoria; e clementissimo com'era, 
s'accontentò di mutare la pena di morte ai ribelli decre- 
tata in penitenze claustrali. Ma d' allora in poi non ebbe 
più pace: i suoi figli stessi gliela toglievano, intantochè il sor- 
do contendere fra loro, mal contenuto dalla indulgente pie- a " 3 
ghevole natura dell' imperatore, non proruppe in aperta ri- 
voluzione di stato. Pipino, Lotario e Lodovico, stimolati 

i, Contincbatur qualiler Amilperga abbatissa etc. Docum. cit. 



182 I CAROLINGI 

a . 833 dall'ambiziosa ed irrequieta Giuditta *, gli sì levarono con- 
tro la seconda volta, finché il misero padre da tutti abban- 
donato, se medesimo abbandona e la moglie nelle mani di 
Lotario fomentatore principalissimo della rivolta. Giuditta fu 
relegata in Tortona, Carlo suo figlio nel monastero di Pru- 
mia ; e per decreto infame d'un triste conciliabolo di ve- 
scovi il misero detronizzato imperatore fu cacciato a Com- 
piègne, maravigliando i popoli, che la religione da' suoi sa- 
cerdoti si facesse ministra di sì brutte mene 2 . 

a . 834 Ma quella subita caduta fu per poco, sicché nei medesi- 
mi contratti non appare. Uno ve n' ha stipulato negli anni 
d'impero XX e XIV di Lotario e Lodovico (833), col quale 
Àliberto prete chiede a' monaci di Nonantola in feudo ibeni 
che loro avea donati nel giorno antecedente : sono presenti al 
contratto un Gariberto de Aucis ( il Muratori sospettò de 
Urcis - gli Orzivecchi), Audualdo di Yereniano e Rodemaro 
di Dungueno ( il Tiraboschi legge Jung ; ano ), luoghi tutti 
(meno l' Aucis tuttavia dubbioso) dell' agro nostro 3 . 

Lodovico risollevato dal re di Baviera suo figlio, tolto 
all' ugne del barbaro Lotario figlio anch' esso del troppo 
debole vegliardo, riprese il trono 4 , pur nuovamente rimet- 
tendo all'ostinato persecutore le colpe. Tra gli ambascia- 
tori che il buon Lodovico al figliuol suo mandava, era un 
Eberardo marchese del Frinii, marito di Gisla figliuola di 
Lodovico stesso, e dallo storico Tegano chiamato duca fe- 

1. Pascasius Ratpertus , in vita - Astronomia , in Vita Ludo- 
Wallca, 1. I. -Nitardus, Histor. vici Pii, eie. 

lib. I. 3. Murat. Antiq. Hai dissert. XXI, 

2. Agobardus, de Comparti one utrius- col. 213. - TlRABOSCHl, Istoria 

que Iierjim. - Katpert. 1. cìt. - Ni- della Badia di Nonantola, li, 50. 

tardus, I. cii. - Anonym. tfi VHn 4. Andreas Presb. Chron. p. I, Script 
Ludovici Vii. - ThegaNUS, de He- Germ. MENCHENII. - Murat. Ani. 

bus (jeslis Ludov. Pii, cip. 42. Hai. M. /Evi, diss. 11. 



I CAROLINGI 183 

dele. Nel Registro di sodalizio preghiere del monastero di a . 834 
s. Salvatore in Brescia da noi più volte ricordato è questa 
nota: Domnits Eberardus dnx tradidit filiam suam Gislam. Non 
parmi doversi aggiugnere commenti. Moriva il duca neh' 835. 

Cessate quelle burrasche, le civili cose ripigliavano l'usato 
corso; e già due messi di Lodovico e del perdonato suo figlio 
sedevano prò tribunali nella terra di Peschiera sul lago di 
Garda ad universorum causas audiendas. Ivi per lite insorta 
fra i monaci veronesi di s. Zenone e il conte Corrado, che 
delle loro terre s' era fatto usurpatore, compariva Leone 
abbate anche a nome di Rataldo vescovo di Verona. La ra- 
gione fu pei monaci; ed un diploma d' ambo gì' imperatori 
actum Mantua Palatio regio i la corroborò. Lo vi rammento, 
perchè vi si nomano Cuniberto e Pietro 2 vescovi di Brescia, 
1' uno successore d'Ansoaldo in sul cadere del secolo Vili, 
l' altro antecessore del vescovo Ramperto. 

Le ambiziose trame della insaziabile Giuditta si colora- a - 837 
vano. Fuggita dal luogo dell' esiglio, tanto s'adoperava, che 
al giovane Carlo figliuol suo prediletto, che non aveva com- 
piuto il terzo lustro, cedea Lodovico la maggior parte del 
regno di Francia; ond'ecco risollevarsi altre ragioni di stato, 
e lo stato dissolversi, affievolirsi l' un dì più che Y altro. 

Mentre che queste cose accadevano, il popolo bresciano a. 83s 
si preparava ad una sacra e cittadina letizia, però che il pio 
Ramperto divisava la traslazione delle ceneri di s. Filastrio. 
Vogliasi timore di mani sacrileghe, involatrici delle reliquie dei 
santi (vedemmo come al suo tempo non ne fosse penuria), 

1. Murat. Ani. ltal. t. I, col. 459. - Episcopo Brixianm Ecclesia} Cu- 
Ughelli, ltal. Sacra. Ep. Veron. niberto nomine commutaverat eie... 
t. V, col. 717. datis in ricompensatione eie. . . . a 

2. Olim predecessor prefati Goradi Petro quondam ejusdem Ecclesice 
(comitis) Vulvinus nomine cum Brixiance Episcopo eie. doc. cit. . 



a. 838 



184 I CAROLINGI 

o previdenza di torbidi civili, infausti sempre alle chiese su- 
burbane, o rincrescimento piuttosto ' di non veder quelle ce- 
neri con assiduo rito venerate in s. Andrea fuor delle mura, e 
desiderio d'aversele nella sua cattedrale ov' era la sedia de' 
suoi predecessori , fatto sta che il giorno sei di aprile fu dal 
presule devoto e da tutto il clero bresciano celebrata la tra- 
slazione solenne. Ed è singolare che il monumento più pre- 
zioso delle lettere bresciane a noi di quel secolo rimasto sia 
quel bello e affettuoso racconto della festa cittadina, fuor di 
proposito chiamato Sermone, che a noi lasciò Ramperto. E 
noi lo seguiremo, perchè si vegga come fra le barbane di 
fieri secoli la religione di Cristo schiudendo in quei rudi 
popoli un senso arcano di miti e sacri affetti, blandamente li 
confortasse, li rivolgesse alla misericordia ed alla preghiera. 
Consultato adunque il vescovo Ramperto, coni' era il so- 
ciale ed invidiabile costume della nostra Chiesa, tutto il cor- 
po sacerdotale 2 ; premessa, come vogliono i riti, la preghiera 
ed il digiuno, nel quinto giorno di aprile dell' ottocentotren- 
tasette scavando il terreno di sotto all'altare nella confes- 
sione dell'antichissima basilica di s. Andrea 3 , fu discoperto il 
venerabile corpo di s. Filastrio, cui tutto commosso il vescovo 
Ramperto sollevò, posandolo devotamente nel feretro appre- 
stato. Nel giorno appresso il popolo tuttoquanto avviavasi a 
porta s. Andrea: uomini, donne, fanciulli mossi da un unico 
pensiero andavano insieme come amici ad un gaudio, ad una 
festa convenuta; e s'accalcavano nel tempio 4 , e fra gli inni 

1. Bum officii assiduitas , et ah un- % Consullis univcrsis saccrdotibus 
dantia luminaria in eo venerabili meis. Ivi. 

loco ^(s. Andrew) non essent quo.... 3. Effosso clandestino antro. Ivi. 

Philastrii corpus iacebat. - (Nar- 4. Congregato clero, slipaniibus u- 
ralio B. Ramperli de Traslat. etc. triwque sexus immodicis cater- 

Galeard. in VP. Brix. pag. 261). vis de. Narrazione citata. 



1 CAROLINGI 



185 



e i cantici della moltitudine, e il suono alla distesa di tutte 
le nostre campane facean ala stipata e riverente al corteggio 
che di là, dove posavano da cinque secoli, sorrette dagli omeri 
sacerdotali recavansi l' ossa del beato Filastrio nella basilica 
vernale, che noi diciamo la Rotonda, presso l'ara di s. Ma- 
ria, dov'era da poco tempo la sedia de' nostri vescovi *. Poi, 
rinnovate nel giorno dopo le solenni preghiere, quell'ossa 
venivano sepolte nell'antro marmoreo, che è quanto dire 
nella confessione del tempio, la quale da poi serbò, come 
serba ancora, il titolo di s. Filastrio 2 . Non vi dirò degli in- 
fermi sanati all'ombra di quel feretro venerando, non del 
popolo prostrato gridante misericordia, sicché tutto il sacro 
aere della basilica ne risuonava; non della povera pargoletta, 
che rattrappita giacendosi presso all'ara massima, surse ad un 
tratto, e gridando tutta lieta e come bamboleggiante al padre 
atta otta 3 , gli cercò un bastoncello per sostenersi, e con esso 
la videro gli astanti muoversi intorno all'altare; non della 
donna che da tre anni assiderata, fattasi trasportare ac- 
canto al feretro prezioso, levavasi dopo sei dì cominciando 
ad aggirarsi qua e colà col suo bastone pel curvo ambilo del 



a. 83g 



1. Idem corpus iranslulimus in ma- 

trem Ecclesiam hiemalem noslram 
brixiensem, penes altare sancte Dei 
genetricis Marice, ubi prescriplo- 
rum ponti ficum erat sedes. Ivi. 

2. In marmoreo recondentes antro. 

3. Vulgari voce ajebat: Alta, Alta - 
1. cit. Splendido del pari che obliato 
esempio della schiatta italica già 
presso che tutta secondaria di fron- 
te all'altre settentrionali che da 
Narsete in giù allagarono le belle 
contrade subalpine, e della premi- 



nenza delle barbare voci sulle na- 
zionali. E notisi che non fanciulle- 
sca e puerile, ma voce vulgare 
chiama Ramperto la voce Atta, che 
è quanto dire generalizzata nel po- 
polo. — Ed Alta (così il Rosa ne' 
Documenti storici 1850, pag.3A) è 
padre in Goto, Mongollo e Turco; 
e tato ( il tata dei bergamaschi ) 
vale come padre in Islavo , ed u- 
gual senso ha la voce tetta (per 
giovarmi sempre del Rosa) nella 
Svizzera tedesca. 



18() I CAROLINGI 

a , 83fi tempio 4 . Sono cose che il buon vescovo ci narra con tale 
un' evangelica semplicità, con tale persuasione dell' intimo 
cuore, che lo stile medesimo se ne risente: non bagliore 
d'immagini e di frasi, non istupore dei narrati portenti; ma 
pacata e grave maestà di narrazione, ma quella calma serena 
e religiosa di chi non trova poi tanto incomprensibile che Dio 
creatore possa fare qualche cosa di più che all'uomo da lui 
plasmato non sia concesso. 

Nò tuttavolta io pretendo che voi, lontani dieci secoli dai 
fatti, crediate a' quei miracoli che il buon Ramperto asseriva e 
credeva come accaduti lui presente, sotto gli occhi suoi. Io 
li ricordo e nulla più, perchè se fossero ancora nulla più che 
tradizioni, sono però di quelle che ci riguardano, che fanno 
testimonianza dell'antica pietà dei padri nostri, che spar- 
gono alcuna luce sui monumenti bresciani. 

Senza di questi, come più vi piaccia, portenti o tradi- 
zioni, noi non potremmo farci un'imagine di quello spet- 
tacolo caratteristico e singolare cui fu campo in allora 
tutto l'ambito della Rotonda. La basilica parata a festa, il sa- 
cro feretro circondato da cento faci, diuturnamente guar- 
dato da vigili scolte 2 , l'aere vaporoso pei sacri timiami e 
risonante di cantici, di salmodie; e in mezzo a questo la luri- 
da ciurmaglia dei sofferenti per antiche infermità, per dispe- 
rate malattie, che abbandonati dagli nomini s'erano trasci- 
nati all'altare, asserragliando la bara di un santo per aspet- 
tarne un miracolo 3 : giacevano per lo tempio accovacciati 
alla rinfusa, imploranti lamentabilmente l' ajuto del Signo- 

\. Tempii ambitus tesludinem eie. ivi. venìebat . . . dum ... quidam de 

2. Custodibus in excubando erga ve- subjeclis cusfodum, inler IACENTIA 
nerandi pignoris loculum depu- languentium CORPORA transiret, 
latin. Narr. Rampoi liana cit. eie. . . . miraìriliter in languido-' 

3. Turba languentium 1MMOWCA coti- rum turba etc. 1. cit. 



1 CAROLINGI 1S7 

re, la intercessione di s. Filastrio ; e quella mestizia, a . *.* 
quelle facce pallide e dilavate, que' gemiti, quegli spasimi, 
quella miseria facesti terribile contrasto coli' esultanza degli 
accorrenti, la pompa degli apparati e la sacra festiva solen- 
nità della cerimonia; quindi cenci ed arazzi, lamenti ed inni, 
lagrime ed allegrezze si mescolavano. Era una triste scena 
tutta propria di un secolo nel quale pur troppo l'energia 
degli affetti civili e religiosi portava i popoli a manifestarla 
in tutta la sua realtà, e nella quale era sempre un non so 
che di risoluto e di violento come le loro passioni. 

Ed alla tradizione di quei portenti dobbiam la certezza 
che la Rotonda era già. Il templi ambitus testudinem del ve- 
scovo Ramperto non ammette questioni. Era già; ma fabbrica 
probabilmente di quel secolo istesso, non longobarda come 
fu troppo gratuitamente asserito l . 

Abbiam già provato qual povera ed insulsa ragione sia 
quella di taluno, che per farci longobarda la Rotonda vi so- 
steneva deposto il vescovo Benedetto (a. 774?), non ad altro 
affidato che ad una nota, la quale per soprassello ci fa com- 
prendere che la chiesa in cui era sepolto non era cattedrale. 
Sventato quel povero sogno, veniamo alle argomentazioni 
storiche o filosofiche dell' arte, che gli oppositori non sem- 
brano conoscere gran fatto. Noi le desumeremo dalla disser- 
tazione del celebre Giulio Corderò dei conti di s. Quin- 
tino, a me gentilmente dall'autore medesimo comunicata, e 
che per la prima Messa di un colto e nobil giovane bresciano, 
mio dolce amico, ho testé pubblicata 2 . 

È ormai bastevolmente avverato, che durante la longobar- 
da signoria non si adoperava generalmente altra maniera di ar- 
chitettare, che la romana guasta e imbastardita; e come le chiese 

1. Museo Bresciano illustr. t. ì, p. 107. Brescia. - Mem. — Brescia , 1854. 

2. Corderò, Dell' anlxo Duomo in Tip. Venturini, ed. di 40 esempi. 



188 



I CAROLINGI 



J».B38 



non si erigessero in altra forma di quella delle sacre basiliche 
cristiane fondate dai tempi di Costantino a quelli di Narsete. 

Se qualche esempio si può addurre in contrario, come i 
templi circolari eli s. Costanza e di s. Stefano sul Celio in 
Roma, la rotonda di Nocera, s. Angelo di Perugia, s. Vitale di 
Ravenna e pochi altri, o sono provati di più antica età, o non 
furono basiliche da prima, o non si trovano che in Ravenna, o 
dove i Longobardi non ebbero stabil sede, cioè là dove più 
stabile rimase la potenza e l'arte dei Greci-Bisantini. 

Addurvi gli esempi di questa verità sarebbe lo stesso che 
citarvi la bella serie delle basiliche longobarde nell'agro luc- 
chese, in Roma ed in Torino, e in questa Brescia medesima 
nella quale già noi vedemmo quelle di s. Filastrio e di s. Sal- 
vatore 1 . A riserva di pochissimi templi eretti a croce latina, 
non ha che il battistero eh' abbia avuto altra forma (ottango- 
lare per lo più, qualche volta rotonda), il quale sorgea vicino 
alle basiliche ed alle pievi. Insomma: non ha esempio bene 
accertalo di basilica fabbricata diversamente dalle prime dei 
tempi costantiniani se non dopo la Rotonda in Aquisgrana. 

E fu quella Rotonda come il segnale di un nuovo con- 
cetto, principio d'un' era particolare dell'arte, modello a tutto 
l'occidente di quel tipo straniero detto gotico da poi. Da lui, 
come quello di s. Sofia ne' tempi di Giustiniano e di s. Pietro 



\. Combini chi ha lena e volontà que- 
sti fatti con queste parole: « È 
« noto (!) che» (durante fra noi 
la signoria longobarda) « la pianta 
« delle chiese assunse forma di- 
« versa dalle precedenti ... ; che 
« i fregi si riempirono di animali 
« allegorici ecc. In Brescia esiste- 
te vano parecchi edifici longobardi, 
« coltre la rotonda dell'antica cal- 



ce tedrale ecc.». Vantini, nel Mus. 
Bresc. 111. t. 1, p. 107. — Per me 
sono pago di una cosa; ed è, che 
quando nella Guida di Brescia vi 
sosteneva 1' opinione corderiana, 
non propugnava una sentenza che 
avesse per base il troppo facile 
espediente ( come direbbe il Cor- 
derò) di un affermare a caso e di 
un negare gratuito. 



I CAROLINGI 189 

in Vaticano ai giorni nostri, derivarono le imitazioni dal nono a . iì9 
secolo in giù. Ed una di queste imitazioni terrei, se mal non 
mi appongo, la bresciana Rotonda, tanto simile al tempio 
d'Aquisgrana, quanto pili dissimile dalle basiliche primitive. 
Monumento insigne, che da per sé manifesta come in que' 
tempi di universale corrompimento ed abbandono dell'arti 
l'architettura perdesse meno d'ogni altra. 

La disparità dei pareri sulla origine di quel tempio ci 
avverte che le sue prime memorie sono smarrite, e che il 
mezzo meno incerto per fissarne V eia sarà sempre quello d'in- 
terrogare il monumento slesso, di prendere ad esame l'indole 
sua particolare, da non confondersi con quella dei lon- 
gobardici monumenti. Ma veniamo, se pur vi piace, anche 
alla cronaca di Rodolfo. Vi apprende questa come dal chiu- 
dersi dell' Vili al cominciare del secolo IX fossero in Rrescia 
due cattedrali. La maler ecclesia hiemalis cosi chiamata dal 
b. Ramperto. e la più antica cestiva di s. Pietro de Dom. 

Le doppie cattedrali non sono senza esempi; nessuno 
però che possa veracemente asserirsi dell'età longobarda. 
Della basilica di s. Pietro ha ricordo in Rodolfo Notajo fino 
dal 775, e vi è detta ecclesia major s. Vetri, ed è replica- 
tamele distinta in quella cronaca al 789 col titolo di mag- 
giore, detta poi la cestiva quando fu eretta la posteriore pel 
verno. È narrato da poi come il conte Raimone si propones- 
se fabbricarne un'altra; ma interrotta l'opera per morte, o 
forse ancora per la riattazione delle nostre mura, non la con- 
dusse a termine. Il similem basilicam non sarebbe in questo 
caso che somiglianza di grandiosità o di destinazione. 

Né terrei probabile che il Franco principe Raimone s'al- 
lontanasse nella scelta del concetto da quello che, quasi ad 
esempio de' suoi contemporanei, davasi in Aquisgrana sotto il 
medesimo titolo di s. Maria da Carlomaqno, Ecco per sen- 



a. S3S 



190 I CAROLINGI 

tenza del celebre Corderò, la cattedrale mentovala dal no- 
stro vescovo Ramperto. 

Nulla di più probabile che il pio conte Villerado, V uomo 
così devoto al quale dovemmo la fondazione di altri sacri edi- 
fìci, e vissuto fra noi per cinque lustri, ad esempio di Pi- 
pino ristauratore della basilica di s. Zenone in Verona, ter- 
minasse la fabbrica dal conte Raimone incominciata, e che 
il vescovo Ramperto vi trasportasse poco dopo le spoglie di 
s. Filastrio. Tanto succedeva per l'appunto in Verona qual- 
che tempo prima (809), dove appena terminata da re Pi- 
pino la cattedrale, vi si deposero le relique di s. Zenone. 

La sedia vescovile, accennata dal b. Ramberto come pree- 
sistente nella nostra cattedrale di s. Maria, nulla toglie all'uo- 
po nostro, avvegnaché vi sembri anzi ricordata come sedia da 
poco tempo (modo aderat) ivi esistente. E v'ha di più. Gli è noto 
che le tombe dei magistrati p rimani delle città, dei loro go- 
vernatori si collocavano nelle chiese più insigni del municipio 
sottoposto, e più nelle basiliche dai medesimi o fondate o 
protette. Se la Rotonda, la grande e celeberrima basilica, fosse 
veracemente stata compiuta dal conte Raimone, per doppio 
titolo dovea contenerne il sepolcro. Ma ond'è che lo vediamo 
per quella vece deposto l'anno 789 nella cattedrale di s. Pie- 
tro? Perchè la Rotonda non era terminata. Ma ond'è che le 
spoglie di s. Filastrio (838) e più anni dopo quelle di Lodo- 
vico II, non in s. Pietro, ma nella Rotonda si trovano col- 
locate? Perchè soltanto dopo la sua costruzione ebbe aspetto 
e titolo di cattedrale. Ma volete di più? Gli ostinati a cre- 
dere nella Rotonda una basilica hiemalis del secolo Vili non 
avvertivano che proprio nelle feste Natalizie, le quali come 
sapete non cadono ai quindici di luglio, il conte Ismomlo si 
reca del 774 ad assistere alle vernali cerimonie nella catte- 
drale estiva di s. Pietro. Ristm teneatis amici...? 



1 CAROLINGI 191 

Ma torniamo alla storia. Le ceneri di s. Filastrio furono a. $z& 
adunque deposte nell'antro marmoreo l della confessione che 
di sotto all' ara massima della hicmalis ecclesia 2 era costrutta, 
come lo è tuttora; e furono sepolte col bastone pastorale 3 
del presule beato, che tuttodì si conserva, ed esponesi la fe- 
sta di s. Filastrio nella nostra cattedrale. Il disegno che il 
Gradenigo ci dà 4 non ha nulla di comune con esso; al- 
l'ansa ricurva del bacillo è una fascia argentea. È molto 
probabile che col bastone si fosse appo l'urna collocato 
l'argenteo anello rinvenuto nello scoprimento dell' urna stessa 
l'anno 1456. 

Di quella vera cripta antica già vi tenemmo parola. Che si 
fosse eretta per confessione della Rotonda o no, è bambolag- 
gine il pensarlo, pari a quella di chi citasse il Doneda, il Biem- 
mi, il Gagliardi, lo Zamboni, il Gradenigo (buoni ed eruditi 
scrittori, ma cattivi giudici dell' arti italiane) a proposito del 
carattere longobardo della nostra Rotonda. Già da due anni, 
nel descriverla minutamente 5 , vi ho dimostrato per evidenti 
e parziali circostanze dell' edificio, che ad arte fu eretto sot- 
terra appunto per farne una cripta. Inutile quindi ogni altra 
replica di cose già ridette. 

Benché la storia noi dica, tiensi probabile che il pio Vil- 
lerado intervenisse a quella celebre traslazione. Le leggi ca- 

1. Et collocava illud in confessione pino. Antrum marmoreum, antrum 

maioris ecclesie s anele Bei Gè- opacumcolumnissubnixum.-Clan- 

netricis ; così chiaramente il no- destino antro è chiamata da Ram- 
stro Rodolfo Notajo. In quanto al- perto la confessione di s. Andrea. 

l'Antro Marmoreo, un anonimo scrii- 2. B. Ramp. De Transl. s. Philastrii. 

ture del secolo XIII, edito dal Maf- 3. Galeardus, Prccf. in s. Phila- 
fei (Histor. Dipi, pagina 330) così strio, pag. XIX. 

chiamava la confessione di s. Zeno 4. Gradon. Brix.Sacr.S.Philaslrius. 

in cui fu trasportato il santo verso 5. Guida di Brescia. - La Rotonda. - 
r 800 sotto il vesc. Natale e re Pi- Basilica di s. Filastrio ecc. ecc. 



192 I CAROLINGI 

a . 838 pitolarì di Lodovico facevano del vescovo e del conte due su- 
preme ad un tempo e fraterne potenze regolatrici, legate fra di 
loro, reggentisi a vicenda l , per cui non era forse civile o 
sacra festa di qualclie solennità cui non intervenissero del pari. 
Da qui l'altezza del vescovato ne' tempi di Lodovico, e la 
potenza, l' autorità forse per altri non avvertita del nostro 
Ramperto. Epperò non è meraviglia se per le supplicazioni 
di Amalperga, non ancora badessa del monastero di s. Salva- 
tore, ma solo reltrice 2 , a togliere non so che soprusi e ves- 
sazioni cui erano sottoposte le monastiche proprietà, stimo- 
lalo ancora dalle istanze di Ermengarda sua moglie, Lodo- 
vico imperatore comandava agli abbati benedettini Prandone e 
Gaslerano, ed ai vescovi Ramperto e Ladelgiso, perchè fosse 
riconosciuta la verità dell'asserto dalla pia rettrice, i cui voti 
adempiva con decreto del 15 dicembre 837 Actum Maringo 
Palaiio regio, permettendo che dopo la morte di Amalperga 
potessero le sacre vergini eleggere fra di loro la propria ret- 
trice 3 . Ma quello che premeva più, confermava le corti di 

1. Vobìs vero Comiiibus dicimus...cum +$► 

episcopis veslris concorditervivaiis, +£*• me reqviescit 

et eis adjutorium ad suum mini" heremberga 

sterium pcragendum prcebealis. Ca- vmilis abba 

pitular. a. 822, art. VI. - B. G. S. in page . 

t VI, pag. 427, art. 9. - Episcopis 

iterum Abbatibus et vassis nostris... 3. Diversis infervenientibus concussio- 

dicimus ut Comiiibus ad iustitias nibus eie. . . . ut pari voto simul 

faciendas adjuloressitis. art .18, ivi. curii conjuge dilecta nostra Hir- 

2. 11 diploma dell' 837 dice monacha mingarda eie . . . missis nostris..-. 

Amalberga; però in un contralto direximus Prandoncm et Gaslera- 

deir 822 , pubblicalo dall' Astezati num ejusdem ordinis . . . abbates 

Com. Manelmi eie. ci fa sapere che qui et presenlia venerb. episcopo- 

badessa in quel tempo era Erem- rum noslrorum Bamberti et La- 

perga, della quale esisteva ne'gior- dalgisicum nobilibus personis eie. 

ni dell' Astezati medesimo la lapi- Marg. Bull. Casin.l II, pag. 24. 

detta sepolcrale — Constit. XX Vili. 



1 CAROLINGI 193 

Miliarina, Rivariola, Pisale, Piserisso, Campadello, Gatte- a . s» 
riolo, Alfiano, Magone, Porciano, Novellarla, Cavomio, Go- 
liano, Cervonica, Summolaco, Grillano, Gerropicto, Bricia- 
go, i Molini, Iseo (Hisegies), P rad ella, Vallecamonica, Clu- 
sione, Subera, Barbada e Mellario. Meraviglia il Muratori 
perchè in un diploma nonantolano di Lotario, pur di gue- 
st' anno, non si parli di Lodovico. Eccone un altro eguale. 

Godeva già fino d'allora il monastero di s. Salvatore in 
Brescia molta celebrità; e come fossero numerose le fanciulle 
ivi chiedenti la pace che il mondo irride, ma che non può rapire, 
molte di regio sangue, tutte di nobilissimi natali, basti Y avverti- 
re, che sendo vicino a morte quel Wala, monaco sì famoso le 
cui vicende sono quasi che inseparabili da quelle dei Reali di 
Francia, Ermengarda la moglie di Lotario spediva suoi messi 
al suo monastero (il bresciano di s. Salvatore) in cui molte 
vergini s' accoglievano consacrate a Dio l ; dov'anzi parve a taluna 
delle pie claustrali di vedere lo spirito di Wala salirsene al 
cielo sovra Y ali di due cherubini 2 . Dal che risulta per altro, 
che il celebre convento era già divenuto un beneficio delle 
Franche imperatrici. 

Il perchè alcune di quelle nobilissime fanciulle si registra- 
vano allora nel Codice Giuliano delle Sodalizie Preghiere che 
abbiamo citato: epperò investigando pazientemente le sto- 
riche testimonianze a noi rimaste, potemmo scoprire anco la 
storica celebrità dei padri di alcuna di quelle vergini; ed 
eccovene un cenno, breve sì, ma non tentato per anco. 

Reginsinda 3 figliuola probabilmente di queir Adelberto 
conte che stimolava i Sassoni ad attenersi alle parti di 

1. Ad monasterium suum ( s. latice ) % Mabillon, Ann. Benedect. a 837. 

valde egregium ubi sanctimonia- 3. Adelbertus Comes tradidit filiam 

lium moltitudinem Domino famu- suam Reginsindain. Codice Giu- 

labatur. Astron. de vita Lud. Più liano citato. 

Odorici, Storie Brest. Voi. III. 13 



194 



1 CAROLINGI 



a. 838 



Lodovico nell' 839 l , che un anno prima sedeva nel giudi- 
zio d' Aquisgrana con Giuditta la imperatrice e Carlo re 2 , 
e che in quell'anno veniva donato di un privilegio dallo stesso 
Lodovico imperatore 3 . 

Gunigonda 4 figlia del conte Adelgiso, che neh" 836 facea 
parte di una legazione mandata da Lodovico a Lotario qui in 
eo tempore Ticini morabalur 5 , e che Missus Ludovici II presie- 
deva un placito cremonese in compagnia di Pancoardo vesco- 
vo di quella città, intervenienti assai Bresciani, verso l'842 6 . 

Gisla figliuola di Eberardo 7 duca del Friuli, benché 
negli altri documenti sia detto semplicemente Comes 8 . 

Adelei figlia del conte Liutfredo 9 , il quale interveniva nel 
sinodo Ticinense dell' 876, eia cui soscrizione troviamo nei 
Capitolari di Carlo il Calvo 10 ; da non confondersi col duca 
Liutfredo nominato in un placito di Trento dell' 846 li : pa- 
dre di Adelei potea essere anche Liutfredo figlio del primo , 
e conte di Cremona 12 . 



5. 



1. Ann. Fuld. in Rer. Gali. VI, 211. 

2. De Gestis Aidrici Cenoni, ivi, p. 301. 

3. Ivi, Diplom. Ludov. pag. 618, t. VI. 

4. Adehjisius Comes tradidit filiam 
suam Cunigutidam. Cod. Giul. cit. 
Bulland. S. Severi Episcopi vita. - 
Bouquet, Rer. Gali Script, t. VI, 
a. 836, in notis ad Ann. Berlin. 
Duosque comites, quum alter Wa- 
rinus, alter Adalgisus eie. p. 197. 

6. Lupi, Corf. Dipi. Berg. t. 1, col. 698. 

7. Domnus Ebcrardus dux tradidit fi- 
liam suam Gislam. Cod. Giul. cit. 
presso la Quir. B, li, 4. 

8. Il ducato Friuliese conservò lunga- 
mente questo suo titolo. Sappiamo 
che Banano (a. 839, pag. 162 del 
t. VII, Rer. Gali. Script) scripsil 



ad Notin gum et ad Eberardum 
comitati in Italia ( Sirmondus , 
t. Ili, Condì. Gali); e come An- 
drea Prete chiamasse queir Ebe- 
rardo Forojulianorum principerà 
eletto dal Franco imperatore (An- 
dreas Presb. Chron.) - Vedi an- 
che il Murat. Ann. a. 848. 

9. Liulfrid Comes tradidit filiam suam 

Adelei. Cod. cit. p. 44. 

10. Rer. Fratte. Script, t. VII, p. 689. 

11. Mur. Ant. Hai. dis. XXXI, p. 971. 

12. Tiradosciii, Badia di Nonanlola - 
t. II, pagina 61. — Si avverta che 
tutte le vergini in quel frammento 
giuliano registrate non sono che le 
accolte durante il regime d'Amal- 
perga. - Chi cercasse nel X secolo 



a. 838 



I CAROLINGI 105 

NuSla dirò di Ramberlo e d'altri conti ch'ebbero collocate 
nel bresciano cenobio le figlie loro; perchè ho sospetto che sie- 
no de' tempi di Eremperga, ne' quali non m'è avvenuto di rin- 
venirli. È un Ramberto però dell' 854 indicato dal Muratori 
negli Annali di queir anno quale abbate del monastero di Asti. 

Ritornando al racconto Rampertiano della traslazione 
di s. Filastrio (a tacere di assai belle particolarità e riti 
locali, e la memoria di un inno bresciano) prezioso è il cen- 
no del castello maggiore nell'agro suburràno ricordato al 
X articolo di quella narrazione parlandoci dei tempi del ve- 
scovo Ansoaldo (sec. Vili). Prova indubbia che altri castelli 
fortificassero neh' età longobarda la munitissima Rrescia. 
Notate qui soltanto che il castello medesimo colla unita 
basilica di s. Pietro era fuor delle mura. 

Ma del castello rifabbricato sull' Arx, prima gallico, poi 
romano, e serbatosi a nostra difesa V un secolo dopo l'altro, 
assai vi dissi e nella Rrescia Romana, e nella Guida, e nelle 
Storie Rresciane del secolo XIV. 

Lotario s'era ornai rappattumato col padre, la cui vita ca- 
dente s'affievoliva; il perchè fatte questi dell' impero due par- 
ti, lasciando a Lodovico altro suo figlio la Raviera, permise a 
Lotario la scelta. Restò a Carlo la Neustria; l'Italia, ch'era 
già sua, con parte della Francia e della Germania fu per 
Lotario, ma ferma sempre la supremazia paterna; ond' era- 
vamo i servi di due padroni: numero assai discreto, se guar- 
deremo agli altri che, già s'intende, per nostro miglior bene 
ci piovvero da poi. Due anni dopo moriva il mansueto Lo- a. s™ 
do vico lasciando i semi di sconcordie fatali tra i male pacifi- 
cati suoi figli. 

i conti Grimoaldo e Tisone andrei?- un atto del 918. Tiraboschi, ope- 

be errato. Avvertirò i due conti ra citata, tomo II, pag. 97 (Gii- 

Ciiinoaldo e Tisone nominati in maldus et liso comit. etc). 



190 I CAROLINGI 

a . 840 Trovavasi Lotario probabilmente a Verona, quando in- 
tesa la morte del padre, alzò Y animo a vasti ed arrischiati 
disegni. Schierò 1' esercito contro Carlo il Calvo e Lodovico 
fratelli suoi; si battagliò con varia fortuna, ma Lotario ne 
uscì vincitore (841), non sì tranquillo per altro, che la 
guerra non durasse fino al quarantatre. 

Pur que' politici ribollimenti non distoglievano Y infati- 
cabile Ramperto dal procurare alla Chiesa bresciana incre- 
mento e splendore. Lode a quel pio. che in tempi di tanto 
abbandono dell'arti italiane, se non le ravvivava dell' antico 
splendore, serbavane per lo meno la divina scintilla; e se 
dalla sola tradizione del nostro popolo l (perchè mai dalla 
nostra né dall' altre Ghiese fu onorato di sacra festività) gli 
venne il titolo di beato, dalla riconoscente posterità non 
siagli negato quello di restauratore delle lettere bresciane. 
Veramente lo stile della Traslazione di s. Filastrio, quale si 
legge nella sua Colectanea, lo ci palesa fra gli ottimi scrit- 
tori del povero secolo IX, ingiustamente dal Tiraboschi 
dimenticato. 

Né tra i buoni prosatori soltanto, ma tra' sacri vati di quel 
secolo noi dobbiam collocare il vescovo Ramperto , avve- 
gnaché il carme Saffico in lode di s. Filastrio 2 , del quale 
vi abbiam parlato, ho grave sospetto che sia proprio di 
quel presule nostro. Fu per altri confuso quest' inno con 
un secondo che Ramperto descrive, dicendolo già cantato da 
Pietro vescovo; ritmico nella forma, e le cui lettere iniziali 
d' ogni verso ci davano il nome di s. Gaudenzio. Ma l' inno 
rimastoci non é ritmico altrimenti; e dalle iniziali dei versi 



I. Titolo per altro che si dava pur S. Gaud. Sermo in die Orti, sui 
anco ai vescovi viventi. Maiuni, (1*1*. Brix. opera). 

Tapiri Diplomatici, n. 84, 87, 94. - 2. GALEARD. PP. Brix. p. 377. 



I CAROLINGI 107 

emergerebbe il titolo Filastrius Bricsiensis Pretesili. Finalmente 
lo stile non è del IV, ma del secolo IX; ed alcune ripetizioni 
materiali e servili di frasi e periodi Gaudenziani escludono 
la ipotesi che un padre della Chiesa di tanto grido siasi bas- 
samente replicato coli' ordine delle sue parole. 

Se pure ve ne sovviene, noi vi parlammo di una basili- 
ca bresciana intitolata a s. Faustino martire già fino dal IV 
secolo, probabilmente fabbricata dove adesso è quella di s. 
Faustino maggiore; e coni' ivi per quanto sembra, ed in quel 
secolo (347-380), s. Faustino vescovo di Brescia raccogliesse 
i corpi dei due martiri fratelli e nostri proteggitori 4 . L'ine- 
satto Malvezzi 2 attribuiva quella traslazione a un s. Antigio 
che mai non fu vescovo di Brescia, ed il cui frale fu traspor- 
tato in s. Faustino dal monaco Aimone 3 , secondo abbate del 
monastero Faustiniano, successore di quel Maginardo, di cui 
dal XIV al secolo XV se ne faceva non so che duca Aimone, 
o Namo, o Naimo che dir si voglia col facile Malvezzi 4 . 

Accanto a quella basilica il devoto Ramperto deliberava 
di aprire un asilo di conventuali Benedettini 5 : il perchè con- 
sultati all' uopo 1' arcivescovo di Milano 6 ed il vescovo della 
prossima Chiesa bergamasca, volonterosi animavano V uno e 



1. Storie Bresciane - t. II. Corporei 4. Chron. cit. col. 855. 

ss. min. Faustini et Jovitoz collegit. 5. Monasterium studuit aplissimo loco 

Mari. Adon. in Grad. Brix. Sacra extra muros ... quo Bealiss. Marly- 

Proem. p. XLV. ris Faustini corpus quiescit, condi- 

2. Chronicon in Rerum Hai. Script. tum iri. Ivi la lett. del vesc. Agano. 
t. XIV, col. 852-855-857-858. - Lupo, Cod. Diplom. Berg. t. I, 

3. Martyr. Adon. Cod. Vaticano 540 pag. 693. 

del secolo XI o XII, 13 novemb. 6. Mabillon, Analectis, pag. 427. - 

pubblicato dal Gradenigo, Brixia Grad. Brixia Sacra, pag. HG, 

Sacra, Prccf. p. XLIII, 24 e 25 del ov' è nomata come preesistente 

testo. - Biemmi, Storie Bresciane, la chiesa Vencrabil. Marlyrum 

I, 2G7. - Brunati, Legg. p. 208. Domus. 



a. 8{0 



1 ( .)8 1 CAROLINGI 

a .84o l'altro la santa impresa 4 . Ma qui siami lecito rettificare 
alcuni pensieri congetturali manifestati nella Guida con 
apparente disparità dal narratovi sin qui. Dietro le ipotesi 
del dotto autore del Leggendario dei nostri Santi (edizione 
1834) ebbi tenuta l'idea, che la basilica antica di s. Fau- 
stino ricordata nei dialoghi di s. Gregorio non fosse al- 
trimenti che il s. Faustinus ad Sanguinem, oggi s. Afra: 
che cinque secoli dopo si trasportassero da questa ad 
altra chiesa e monastero di s. Maria in Sylva le ceneri dei 
ss. Faustino e Giovita; del qual monastero sarebbe un ri- 
cordo verso F 815-817, e dal quale intorno al 780, o meglio 
al 740, Petronace levava poi la reliquia Gasinense: di più, 
che neh' 841 Ramperto edificasse non molto lungi un altro 
cenobio ed un' altra chiesa. — Dirvi le ragioni che mi 
persuasero a diverso e più maturo supposto sarebbe infinito; 
e l' autore di quel Leggendario ve ne debbe al certo, nella se- 
conda edizione sì largamente aumentata da esso, diffusamente 
parlare. — Che una nuova chiesa ricostruisse Ramperto, non 
parrebbe. La lettera di Agano vescovo di Bergamo non parla 
che del monastero ov 7 era già il sepolcro, che è quanto dire 
la chiesa del santo martire Faustino; e di chiesa non parla 
il celebre atto Rampertiano di fondazione e dotazione del 
convento istesso. 

Non so se primo o secondo abbate fosse del claustro 
benedettino quel Maginardo che il vescovo Ramperto ave- 
va ottenuto dal presule bergamasco. Gli succedette Ai- 
mone monaco francese, dal quale intorno alla metà del 
nono secolo, durante le scorrerie normanniche nel re- 
gno di Francia, fu trasportata nel monastero faustiniano 

I. Petere a sanctissimo viro domino tres ex Franche parlibus advenien- 
Angdberto Archiepiscopo fralres tes eie. Dotazione cil. puhbl. dal 

curavimus eie. Concessit nobis fra- GràDON. Brixia Sacra, p. 1 16 ecc. 



I CAROLINGI 199 

la salma di s. Àntigio vescovo di Langres l . Certo è che «. 8 4o 
per gli uffici di Angelberto arcivescovo di Milano, calda- 
mente implorati dal nostro vescovo, altri due monaci ve- 
nivano di colà per alla volta del bresciano convento : Leut- 
gario abbate già prima di Langres, ed Ildimaro monaco, 
ambo chi sa forse appena giunti in Milano presso il mede- 
simo arcivescovo 2 . 

Indi altri solitari venivano a popolare il nuovo con- 
vento: Giorgio ed Aistolfo nominati in un registro Augien- 
se di Società di Preghiere edito dal Mabilion, dove que' 
monaci ed abbati faustiniani si trovano segnati. Alle nor- 
manne scorrerie, che proprio di quest'anno incominciavano *• «» 
a mettere in iscompiglio la Franca terra 3 , dobbiamo la fuga 
d'Aimone, ed il costui venirsene al monastero di s. Fau- 
stino, in cui depositava le ceneri di s. Antigio vescovo di 
Langres per involarle alle mani rapaci de' barbari sorve- 
nuti, che imperversavano più che altrove nei sacri asili. 
Epperò non era duopo della lettera di Arnaldo Wion, so- 
spetta appunto perchè citata dal Rossi 4 , onde ritenere que- 
sto monaco secondo abbate di s. Faustino. 

Fondato il monastero, dotavalo Ramperto di molte proprie- 
tà; e nell'atto di questa dotazione facea precedere come un 
cenno storico dell' origine di questo suo ritiro. Si lamentava 
delle sacre istituzioni di nostra Chiesa ne' suoi giorni misera- 

1. Oh metum Nortmannorum ... ab ipso parlibus advenientes, vale a dire 

Sanato Sacerdote (Haymone) perla- che venivano non oriundi, 

tus (corpus s. Antigii), et in Italiani 3. Monacus Font, apud Du-Chesne, 

adductus, atque in civit. Brix. in t. II, Rer. Frane. - Biemmi, Stor. 

monast. scorimi mm. Faustini et Bresciane, t, I, Rer. Frane, pag. 

JovitcB quod ipse . . . per annos 260, 261. - Murat. Ann. a. 841. 

odo, menses IV ... rexit. - Mariyr. 4. Parla di questa lettera il Biemmi, 

Adonis(Grad. Brix. Sacr.y.XLVÌ). Storie Bresciane, t. II, pag. 267: 

2. Concessit nobis fratres ex Franciosi ma chi può credere al Bòssi ? 



200 I CAROLINGI 

a. 84i mente deperite; proponcvasi di porvi un rimedio: ed esitan- 
do la mente nella difficoltà dell'impresa di un nuovo asilo 
che volea sorgesse dove riposavano in pace Tossa dei marti- 
ri Faustino e Giovila, sorvenne a rianimarlo, com'egli disse, 
la voce del santissimo arcivescovo suo; nò quella d' altri ve- 
scovi mancò. 

Il perchè a ravvivare i già languenti riti sulla tomba 
dei martiri bresciani l , chiamati a consulta i suoi sacer- 
doti, chiestone anzi al proprio clero l'assenso 2 , affidava 
l'eretto monastero ai monaci di Francia ed all'abate da Ber- 
gamo che abbiam ricordato, obbligando i monaci del nuovo 
istituto al canone episcopale d'una libbra d'argento, e loro 
concedendo di poter eleggere da per sé il proprio abbate. 
Volete sapere di quali proprietà donasse il vescovo quel 
suo convento? Eccole senza più = 

La chiesa di s. Faustino coli' orto ed il prato recinto di 
muro, il campo Melesi, una tàberniila con un torchio, il fondo 
di Sabionaria, il monasteriolo di s. Martino nel vico di Tor- 
bola, la casa di s. Vito, il monasteriolo di s. Michele a Cal- 
sizio con V ospitale di s. Nazaro e di Campadello, la casa di 
s. Eusebio sul monte Boenno, non so che livelli del cunicu- 
lo od acquedotto, la selva che dicevasi al Monte, una sorgente 
in Mompiano col luogo di Villasca, ed altra in Montedegno. 
Largisce aUre terre ed il diritto di cavare argilla pei tegoli 
di s. Faustino nel campo di Freores (il Marg. legge Fumo), 
e con esso la Casa alta, cioè la famosa Gasolta dei secoli con- 
secutivi: stabilisce i famuli del monastero, alcuni dei quali 
sono di Medolc, di Fagiano (Fasiamis), di Rezzato (Regiade), 
di Luzzago; e nomina quattro chierici, e sottopone alla con- 
ferma dell'arcivescovo il suo decreto, ch'io veggo eziandio 

I. Adeo tunc solvebalur indoclc. rum sacerdolum consensu com- 

c l. Jlujus operis curam cum nostro- misimua. Delazione citala. 



1 CAROLINGI 



201 



firmato da Bilongo diacono che fu poi vescovo di Verona, 
e da più altri sacerdoti 4 . 

E la coda del gallo aeneo coli' epigrafe Rampertiana? 
Lasciamola pure sul comignolo del campanile di s. Faustino. 
Ci sono stato una volta, nò proprio mi sento voglia di salirvi 
la seconda. È un'iscrizione di dubbia data, di più dubbio si- 
gnificato; e tutti coloro che vollero provarsi ad una spiega- 
zione non ci cavarono costrutto. Se v'ha cosa certa, gli è 
proprio questa, che voi mi ringraziate issofatto di non par- 
lacene più oltre 2 . La conclusione sarebbe ad ogni modo, 
che ritenuta genuina Y epigrafe (cui forse il Malvezzi cronista 
dal secolo XIV al XV non ignorava), il beato Ramperto 
avrebbe fatto erigere nell' 820 il campanile di s. Faustino. 

Vi dirò piuttosto che Angelberto arcivescovo, dopo aver 
detto in un decreto dell'842 come Ramperto suo confratello 
cum sitorum sacerdotum aliopojmque fidelilm (notate bene) con- 



a. 811 



a. 842 



1. Grad. Brix. Sacr. p. 116. - Maro. 
Bull. Casin. t. II. - Ughelli, Bri- 
xia Sacra, IV, col. 533: editori 
della citata dotazione. 

2. Eccovi per altro la iscrizione del- 
l'antico gallo che sta infitto ancora 
in uno stilo di ferro sul campanile 
di s. Faustino. Vi porto il fram- 
mento dato da Cosmo dei Lauri 
come il più antico. 

1 DOMNUS RAMPERTUS EPISCO- 
PIO BRI . . . GA . . - PRECEPIT ANNO 
DN...RM OCTINGENTESIMO VIGE- 
SIMO INDICT. NONA ANNO TRA . . . 

ss ... o sexto. - 11 Rossi nella 
vita dei ss. martiri Faustino e Gio- 
vita ne la compose da poi a modo 
suo. Fu neWItal. Sacra daU'Ughelli 
replicata ( Episcop. Brix. t. IV , 



pag. 535 ) : la ci diede V Astczati 
(Coni. Marnimi ) , - il Gradenigo 
(1. cit. p. 112), - il Biemmi (Stor. 
Bresc. 1. 1); ma nessuno potè com- 
binare le date colle storiche realtà. 
Fatto sta che, recatomi a disegnare 
io stesso queir epigrafe, trovai non 
poche abbreviature delle rimaste 
parole che non sono del tempo. I 
barbarismi della scoltura si ravvi- 
cinano, ed il lavoro del gallo può 
illudere, e credersi del secolo IX: 
ma le forme delle lettere, i modi 
delle abbreviature hanno segni e 
moduli caratteristici che non in- 
gannano. Ad ogni modo pare che il 
Malvezzi l' abbia veduta ed ammes- 
sa. Dist. 5, capo IX, Chronicon 
Brixiensc in Ber. Ital. I. XIV. 



202 1 CAROLINGI 

a . 842 sensu avesse fabbricato il monastero, piegavasi alle preghiere 
del fondatore col sancire la novella istituzione bresciana *. 
L'editto è firmato, dopo Angclberto, da sette vescovi: Aldigi- 
so, Agano, Pancoardo, Ermenfredo, Walferico, Erchem- 
berto e Verendario. Dunque Ramperto non solo ebbe 
duopo dell'assentimento del proprio clero, ma pur anco de- 
gli altri fedeli; tra quali non esito punto a riconoscere il 

POPOLO BRESCIANO. 

a. 843 II quale neh 1 ' anno dopo era chiamato ad assistere coi 
sacerdoti ad una seconda traslazione di corpi santi; vuo'dire 
dei nostri martiri Faustino e Giovita. Ma quel traslocamene 
non si faceva da s. Maria in Sylva (come scrisse il Biemmi) 
alla basilica di s. Faustino: ivi già si trovavano, e lo vedemmo 
pel fatto che il monastero di Ramperto fu costrutto vicino a 
quella basilica: ma si facea per quella vece da un luogo 
ad un altro più adatto e decoroso della basilica stessa. Di 
quella traslazione non è memoria contemporanea; non la 
è neppure nella Leggenda matrice dei santi martiri Faustino 
e Giovita del IX secolo, e chi sa forse tessuta da Ramperto 
medesimo sulle memorie di s. Faustino il suo predecessore. 
Ma la è nel codice Vaticano 540 (non del IX secolo, come 
disse il Gradenigo, ma dall' XI al XII), cioè nel Martirologio 
di Adone 2 , e in una bolla di Urbano III del 1187 3 . 

1. Gradenicus, Brix. Sacra, p. 121.- credenza di Mabillon sulla data di 

Murat. Ani Ilal. M. JEvi, t. V, un registro (a. 817) ch'era di età 

col. 985. - Mansi, ConciL Suppl. posteriore ; cioè il registro Àu- 

t. I, col. 899, 903. - Ughelli, giensc di cui parlammo. 

Doneda, Faino ecc. ecc. Sbagliò 2. Ghad. Brix. Sacra, p. XLIII. — 

il Gradenigo col dire ampliato, ri- Mabillon , Ann. Beneclect. t. II, 

staurato il monastero. Desso fu 1. X.XX1I, n. 75. 

costrutto, edifièato di pianta; con- 3. Faino, Vile dei ss. Faustino e Gio- 

ditum, codificatimi, o come da una vita, parte III, pagina 5G. — 

bolla del 1123 di papa Calisto Biemmi, Storie Bresciane, tomo I, 

fundatum, 1/ errore provenne dalla pagina G 2Si. 



I CAROLINGI 20o 

Non terrei vero, come fu detto per altri, che si fondasse «. su 
in quella occasione il convento: egli era già costrutto due an- 
ni prima, e lo abbiam notato. Ad accrescere splendore alla 
solennità, e proprio nel giorno istesso della traslazione (se 
credasi ad un latercolo antico datoci dal Faino d ), il soler- 
tissimo presule consacrava la chiesicciuola d' Ognisanti che 
tutt' ora esiste, aggiugnendovila salutazione dei nostri martiri. 

Poche altre memorie ci restano di quell'operoso vescovo 
bresciano ; della cui spregiudicata pietà ci parla un ordine 
che prima dell' 814 egli ottenne dal pontefice Gregorio 
affinchè l'ossa di Ritaldo abate di Leno (che il Malvezzi fa- 
rebbe congiunto in parentela con Lodovico imperatore 2 ), già 
poste in venerazione dai monaci Leonensi perchè facessero 
miracoli ad impinguare il censo del monastero, si gittassero 
in luogo ignoto per togliere il sacrilego mercato, dal quale 
tant'oro estorto ai creduli provenne alla badia 3 . Il nome di 
Ramperto lessi pur anco in un contratto inedito dell' 842, 
che presto noi sarà più. È una vendita che Agiverto con- 
fessa ornai saldata dal prete Liutpert di tutte le sue pro- 
prietà nel vico di Ghedi, assenziente e confermante il vesco- 
vo Ramperto: la carta è stipulata in Gaudenziago. Pare che 
il beato Ramperto cessasse di vivere, o ad ogni modo smet- 
tesse il vescovato nell'ottocento quarantacinque. Il Bravo lo 

1. Thcs. Brix. Ecclesice. Cod. Quii*. sanguinella cibbas Leonensis. — 
E, 1, 1.- Ecco il latercolo che dice- Chron. Brix. dist. V, e. 17. 

si rinvenuto ncll' altare antico di 3. Ordinationem oblinuit a Gregorio 

quella chiesa. Anno 843. VII Idus Papa, ut in loco ignoto transfer- 

Maii Ramp. Epis. Brix. Eccl. ss. retar corpus Ritaldi Abalis Leo- 

Faustini et Jovitce in locum quo nensis, cujus miraculis Monaci 

nomenalur Casa alta in honorem congregaverunt magnani tesauri 

omnium sanctorum ac ss. mm. copiam. Sed Rampertus dicebat 

Faustini et Jovitce consecravit. illa miracula esse scandala. Rid. 

2. Ralaldus Ludovici imperaloris con- Kot. Histor.ln questo voi. p. 85. 



204 1 CAROLINGI 

a.»« santifica a dirittura; e senza altro permesso della Corte ro- 
mana, chiamalo s. Ramperto. 

Ha un frammento di donazione fatta ai monaci di s. Fau- 
stino, datoci dal Rossi, che serba carattere di sincerità. 
È senza data; ma il Rossi alla carlona, come suole, fallo 
dell' 847. Importantissimo frammento, che parla di un fra- 
tello del vescovo e di alcune sue nipoti l e mariti di esse. 

Eccovi tutto ciò che del nostro Ramperto mi fu dato rac- 
cogliere: il nome lo appalesa di origine straniera; ma qual 
mente non ingentilisce Italia nostra? 



III. 



CONTINUANO I CAROLINGI 



a. 814 



In questo mentre Lodovico II, figlio di Lotario Au- 
gusto , sia neh" 843 , come vorrebbe 1' Astezati , sia nel- 
T anno consecutivo, come il Muratori, veniva dal padre 
acclamato re d'Italia. Sergio papa lo incoronava; ond' ec- 
coci servi un'altra volta di un imperatore e di un re, per- 
che in ogni caso, escluso uno, non mancasse l'altro. E il 
motto di Virgilio. 
a. 845 Al vescovo Ramperto succedeva intanto Notingo, uomo 
di storica importanza, ed il cui nome risplende nelle crona- 
che italiane del proprio secolo. Sappiamo di lui, che sul prin- 
cipio del suo vescovato papa Sergio II lo regalava del corpo 
di s. Callisto pontefice e martire; che recatosi Notingo a 



1. VualperttB, Hildegardceet Arioaldm Vadelperto, Adelgisi de Bregnano, 
ex nostro Cuniperto fratre (il in; Ivimperlo, J mainisi, Garzice eie. 
Ramperto Ikriconis de Gussago* Rossi» Storie Bresc. Ms. Qùir. 



a. 847 



I CAROLINGI 205 

Brescia, lo collocava nella Cella d' oro l come in deposito. Av- a. 8* 5 
vegnachè pochi anni dopo (854) il conte Eberardo di Vero- 
na, poi duca del Friuli, quel medesimo forse ch'avea posta 
nei monastero di s. Salvatore in Brescia la figlia sua per 
nome Gisla (il nome della madre, ch'era figlia di Lotario 
Augusto 2 ), chieste quell'ossa dal vescovo Notingo, e forse 
prò cximìo miniere come nota il Gallicano Martirologio, 
le ottenne, seco recandole nella diocesi Tornacense 3 in 
Fiandra. 

E fu questi che dell' 848 riceveva nella propria corte 
il monaco Gotescalco 4 , novatore di ecclesiastiche opinioni 
sulla predestinazione. Il vescovo di Brescia trovavasi per 
V appunto in quella corte. Doveva egli partirsene per es- 
sere con Lotario : trovandosi per viaggio nel pago Loga- 
nense a'termini d'Assia e di Treveri, confuso poi dal Dionigi 
colla benacense Lugana, scontrò l' abbate di Fulda Rabano 
nemico del novatore. Disputarono concordi neh' avvisare gli 
errori di Gotescalco; e Rabano stesso indirizzava lettere al 
vescovo Notingo e ad Eberardo, sostenitrici del comune 



1. In Martyr. Gali. Nat. S. Callisti 3. A. DCGCLIV. Hoc anno Comes 

Notingus . . . dono accepit a Sergio Eberardus cognomento Bodulfus, 

Papa, suaque in ecclesia conloca- Dux Forojulii a Loihario con- 

vit. Grad. Brixia Sacra, p. 124. stitutus , Corpus Callisti Papoz 

- In Alberici Trifontii Chron. ab Episcopo Brixice Notingo im- 

Ab hoc Sergio (II) Papa Notingus petravit etc. — Albericus Tri- 

Episcopus Brix. corpus Callisti fontium , Chronicon seco. XIII 

Pape impelravit, et ad suamDioece- in Pistorii Ber. Gemi. Script, 

sim trans ferens, in Coela (sic) aurea ad an. 844. Che fosse contedi 

ad tempus reposuit. Grad. p. 126. Verona l' asserisce il Maffei, Ver. 

v 2. Murat. Ann. a. 848. Anche la Bai- Illustr. parte II, capo 2. 

telli registra la Gisla figlia di Ebe- 4. Chron. Belg. edit. a Pistorio, t 

rardo duca del Friuli qual monaca III, Rerum Ger manicarmi, pagina 

di s. Giulia. 65, an. 848. 



20G I CAROLINGI 

a . so assunto. Quelle lettere, già note l 3 si terrebbero dell' 8i7, od 
almeno anteriori al 49: al qual tempo ascrive il Rossi un 
privilegio concesso da Lodovico II al collegio dei Giudici di 
questa città. Datura V Hai. May. anno divisto propitio imperli 
D. Lothari Vii XXIV et Ludovici glor. Aug. in Italia IV. Ina. X. 
L'importanza del documento sarebbe gravissima, tanto più 
che parrebbe firmato in Palatio Regio Brixice: ed anche per 
ciò nulla di strano che possa far dubitare della sincerità del 
diploma. La mia paura, tutto il mio sospetto non istà che 
nel Rossi. Ce ne ha fatte tante quel bizzarro, che non gli si 
può credere anche quando sembra che parli col cuore in 
mano. Sappiamo che al principiare del secolo XIII il bre- 
sciano collegio dei Giudici esisteva 2 . 

Non è dubbio per altro un imperiale diploma col quale 
si riconoscono in quest' anno alcune proprietà del monaste- 
ro di s. Zenone in Verona, e fra queste non so che beni in 
fine Brìsciano in vico Posfici (Ponsvicus) 3 , come bello e sin- 
cero è il testamento di Bilongo vescovo di Verona pur di 
quest' anno 4 , col quale determina che alcuni campi e 
case in Ultiatica, Guziano ed altrove, morti che fossero un 
Gerardo ed un Sigone, passino in proprietà della basilica 
bresciana dei ss. martiri Faustino e Giovita a beneplacito 
del vescovo bresciano in quanto all'uso di quelle per l'utile 

\. Sirmondus, t. II, pagina 899. — dice ex principibus Lotharii, ed 
Ughelli, Hai. Sacr. t. III. Clu- al quale il vescovo Hicmaro scri- 
smi episcop. 593. — Mabillon, veva una lettera (Murat. 1. cit.). 
Ann. Benedecl. eie. In quanto al 2. Stat. Bresc. presso la Quiriniana. 
titolo di conte, duca, principe, 3. Ughelli, Hai. Sacr. t. V, col. 718. 
marchese, che troviamo dato se- k. Grad. Drix. Sacr. Cod. Quir. C,V,3, 
riamente dai cronisti ad Everardo, con Appendici Ms. di mano del Dio- 
notisi che lo stesso Rubano ado- nisi da Verona ; ivi 1' integrale 
pera i primi due indifferentemente Testamento scorrettamente pub- 
(MuRAT. Ann. a. 848). È il me- blicato dall' Ughelli, Italia Sacra, 
dosimo Eberardo che Frodoardo t. cit. col. 720. 



I CAROLINGI 207 

maggiore della basilica. Vuole che i servi e le serve, gli aldii a . sa 
e le aldie a lui sommesse, condotte all'altare di que' martiri 
nostri dair arciprete bresciano, con rito fra civile e sacro 
vi sieno fatte libere come se fossero nate da ingenue schiat- 
te *. Ricordovi che Bilongo era diacono bresciano ai tempi 
del vescovo Ramperto, del quale soscrisse la dotazione del 
monastero di s. Faustino. 

Vi dissi che una Gisla fidia di Lotario Augusto, divenuta a. s<s 
consorte del conte Eberardo, poneva tra le vergini brescia- 
ne di s. Salvatore una figliuoletta del medesimo nome. Ora 
vi debbo aggiugnere, che a questa moglie di Eberardo duca 
del Friuli, da cui nacque Berengario che fu- poi re d'Italia, 
del pari che ad Ermengarda la imperatrice sua madre, spet- 
tava come splendido benefizio nulla meno che tutto il mo- 
nastero Giuliano. Un' altra Gisla dunque pur figlia di Lo- 
tario fu quella che troviam monaca nell'asilo istesso, alla qua- 
le siccome alla prima potrebb' essere concesso il benefìcio 
di cui parlo : e sono quasi per propendere a quest' ultima; 
tanto più che vedremo innanzi come una semplice monaca 
che non era badessa potesse godere l'usufrutto di tutto il 
monastero (!). Ecco forse la ragione per cui dal duca si prefe- 
riva per la propria figliuola nipote della imperatrice un 
convento che era suo. Tanto risulta dal diploma 16 mar- 
zo action Aquisgrani, che l'Augusto concede a Gisla e ad 
Ermengarda, riconfermando loro quel ricchissimo convento 
per modo che, spenta la madre, passasse intero alla figlia 2 . 

1. Et habeant ad suarum conformali- Rifless. p. 36. n. IX. - Ugiielli, 

dam libertatem omnes scirpulas , Italia Sacra, tomo V, col. 720. 

et pricitate suarum quidquid ab Episcop. Veron. 

illa die habuerint et laundire post 2. Marg Bull. Casin. Cod. Dipi. Br. 

ab omnibus ad omnes illorum fi- t. II, parte II. — Cod. Dipi. Quir. 

deh servitio. — Dionisi , Apol. t. II, perg. XXX aujogr. 



208 I CAROLINGI 

a. «so Ma Lodovico intanto veniva dal padre chiamato a divi- 
dere con lui la corona imperiale l , come Angilberga era 
chiamata a dividere l' affetto suo col novello imperatore. La 
sua dote nuziale furono due corti; Y una su quel di Modena, 
l'altra in sul Reggiano. Anche le doti delle imperatrici si 

a . 85i facevano colle terre italiane 2 . L'anno appresso moriva Er- 
mengarda la moglie di Lotario Augusto, lasciando tre figli; 
Lotario, Lodovico II imperatore, e Carlo. Il buon Muratori, 
nel dirci che Gisla di lei figliuola era badessa dei nostro mo- 
nastero, non si ricorda che l'avea già fatta moglie del conte 
Eberardo duca del Friuli 3 . D'altronde non badessa, ma feu- 
dataria (se mi è lecito il dirlo) era Gisla di 4 quel convento, 
e nulla più; non ne godeva che il beneficio, a lei tutto intero 
per la morte di Ermengarda devoluto. La Gisla imperiale 
del codice Giuliano di Sodalizie Preghiere non può essere 
che la sorella, e non la figlia di Lodovico 3 . 

Un'altra morte accadeva in quest'anno; ed era quella 
di Villerado conte eli Brescia, cui succedeva Iselmondo, 
il quale essendosi abbandonato ad ingiuriosi detti contro 
il vescovo Notingo , fu dall' imperatore spogliato dell' o- 
nor suo, e Notingo fatto in sua vece conte di Brescia; 
dietro il quale ( seguito qui Rodolfo Notajo del secolo 
XI) i vescovi Ardingo, Gotifredo, Adelberto, Landolfo ed 
Ulderico serbarono quel grado, raccogliendo in una sola 
volontà, in un. solo potere la ecclesiastica e civile giu- 
risdizione: il perchè, non so poi con qual utile nostro, 

1. Annui es Franasti Ber Umani. Isoli nei diplomi Giuliani si chiami ba- 

die parlino di un fatto cosi gravo. dossa? 

2. Ani. il. M. Aiti, diss. 20, p. 117. 5. imperator lotiiarivs tuadidit 

3. MURAT. Ann. a. 848-851. filiam SVAM GISLAM. — Cosi a 

4. Docum. 16 marzo 848, e 8 sot- pag. 90 del Codice sudd. trascritto 
temlirc 84L — Quando è mai che dal P. Luchi, ora Quiriniano. 



1 CAROLINGI 



-20!) 



T autorità politica e religiosa era ornai nelle mani del 
solo vescovo l . 

Altro esempio di questo radunare in un solo amplissime 
facoltà, e più delle facoltà possidenze dismisurate di sacra 
origine, l'abbiamo nel diploma che Lodovico e Lotario rin- 
novarono in quest'anno (8 settembre actum Ganduìfi) a fa- 
vore di Gisla con ciò, che se la beneficiata premorisse al pa- 
dre ed al fratello, il monastero passasse nella proprietà del 
palazzo imperiale 2 . Ecco la ragione per cui ritengo altra 
fosse la rettrice, altra la badessa, ed altra colei cui era dato 
usufruttuario nomine iì beneficio del monastero. La prima e 
la seconda dovean essere monache, dovean essere elette 
dalle sacre vergini; la terza poteva essere del tutto secolare, 
nomavasi dall'imperatore, ed era un abuso di potestà, onde 
ancora terrei che l'usofruttuaria fosse la moglie del duca 
Friuliese; tanto più che trovo poi realmente poco dopo la 
Gisla figlia di Lotario monaca e rettrice del monastero, da 
non confondersi con una terza Gisla pur monaca di s. Sal- 
vatore in Brescia e fìdia di Lodovico II = Dom. *& Illudo- 
deus imper. tradidit filiam suam Gislam. 

Con esso diploma si confermano al sodalizio monacale le 
corti di Alina, Sestuno, Gampora, il monastero lucchese del 
duca Allone, il pavese detto di Pergine, il porto Piacentino 



a, $51 



1. PdDOLFL'S Not. Hisl.-Ejecius est 
de hoc onore, et Notingus factus 
est comes in locum ejns: prò cujus 
exemplo temporalem potestatem 
etiam tenueranl episcopi Ardingus, 
Gothifredus, Adelbertus, Landul- 
fus, et Uldericns. 

2. Marc Bull. Casin. t. II, const. 31, 
il quale sbaglia come al solilo di 
dicci anni. Pergam. Quirin. XXXI. - 



Odorici, Antichità Crisfiane di 
Brescia, 4845. Edizione con ta- 
vole in foglio massimo già depo- 
sitata presso la Commissione delle 
Scuole Infantili, a vantaggio delle 
quali offerse l' autore il suo volume. 
Aggiungo questa postilla perchè a 
lei si rivolgano coloro che bra- 
massero quel volume in continua- 
zione del Museo Bresciano illustr. 



Onor.ir.i, Storie Brest: Voi. llf. 



H 



210 



I CAROLINGI 



a. 851 



a. S52 



a. 853 



coli' ospitalo di s. Benedetto in Montelungo ; e troviam poi 
ritornato in proprietà delle vergini bresciane il monastero 
di Sermione, che da Garlomagno s'era concesso ai monaci 
di Tours l . 

Altre cure che quelle non fossero dei monasteri chiama- 
va in questi tempi Lodovico II. Trovandosi vicino alla pro- 
vincia nostra, cioè sul Mantovano 2 , fu obbligato recarsi con 
tutto T esercito su quel di Benevento, antica preda dei Sarace- 
ni: v'assediò la città di Bari; ma sloggiatone dai Mori, si trovò 
costretto a volgere le spalle, a tornarsi con poca gloria in Lom- 
bardia. Ma queste ed altre baruffe, non che le annuali visite 
normanne per lo regno di Francia 3 , non impedivano a papa 
Leone IV di raccogliere in un concilio romano (853) settanta- 
sette vescovi, quattro dei quali si mandavano da Lotario e Lo- 
dovico siccome rappresentanti l'autorità dell'impero 4 ; nei 
quale nobilissimo incarco troviamo il nostro vescovo Notingo 5 , 
che poi per soprappiù veniva eletto da Lodovico assieme al 
conte Adelchi 6 (forse quel desso che poi consacrava mona- 
ca in Brescia una sua figliuola 7 ), perchè la voce autorevole 
d' entrambi rimettesse a dovere il cardinale Anastasio, che 



1. Leggasi il cit. diploma. 

2. MvnkT.AnL Ital. diss. XXIX, p 867. 

3. Murat. Ann. a. 853. 

4. Anast. Bibl. Vit. Rom. Pont. - 
Rer. It. Script, t. Ili, p. 213. 

5. Baronius, Ann. Eccl. a. 853. — 
Labbe, Condì, a. 853. 

6. Gradonicus, Drixia Sacra, No- 
tingus eps. p. 133, dove ce ne 
reca la soscrizionc. 

7. Cod. C.iul. Ms. di Preghiere Sodalizio 

presso la Quiriniana. Si avverta che 
riolla serie di nobili fanciullo, da cui 
levo questa noia del conte Adelchi, 



si dicono poco prima fatte mona- 
che a' tempi di Amalperga. Gli è 
un dato che prescrive il tem- 
po dei personaggi, dal quale non 
si può prescindere. In quanto poi 
al duca Eberardo, se fa caso il no- 
me di conte datogli nel Codice, 
sappiasi che Prcefectus Urbis pro- 
miscue vocabalur ( nel tempo di 
cui si parla) Comes, Dux, Marchio 
etc. (Murat. Ani. Hai. Med. AEvi, 
l. I, diss. Vili) , e clic lo stesso 
Eberardo si dico conte nel suo 
testamento dell 1 867. 



i carolingi . 211 

fu poi deposto dal suo cardinalato. Ignota è la cagione per cui a . S s4 
l'anno dopo, scudo il tredici di giugno dell' 854, Lodovico li 
veniva dal popolo bresciano accolto nelle patrie mura l . Certo 
è che in Brescia corroborava con un suo decreto alcuni beni 
della Chiesa Novarense al vescovo Dodone. Che poi si recasse 
al monastero di s. Salvatore per salutarvi la figlia, non è a 
porre in dubbio. Accompagnavalo forse allora il famoso Ebe- 
rardo per impetrare dalla condiscendenza del conte e vesco- 
vo Notingo il corpo di s. Callisto, ch'egli ebbe sprezzo e 
portò seco in Fiandra 2 . 

Moriva intanto Leone IV, cui senza contrasti succe- a . 555 
deva Benedetto III: ed il decreto della sua elezione fu recato 
agli augusti Lotario e Lodovico da un vescovo e da Mercu- 
rio maestro dei militi 3 . Gl'imperatori non assentivano alla 
scelta; ed Anastasio, protetto dal voto imperiale, comandava 
che venisse dispogliato il pontefice dei sacri arredi, e messo 
in carcere. Ma la causa di Benedetto per volontà del po- 
polo trionfò. Trovavasi Lodovico già prima di quel tem- 
po (8 febbrajo) in Mantova; ed ivi chi sa forse udì come 
il vecchio Lotario già presentisse vicino il termine della 
sua vita. Della quale perduta ornai la speranza, il moriente 
Augusto divideva lo stato dandone un brano per ciascuno 
de' suoi tre figli. A Lodovico II fu confermata la signoria 
d'Italia. — Indi a non molto, svestito l'abito imperiale, im- 
baccucato in una cocolla, morì frate nel monastero di Pru- 
mia, lui che primo dilatò lo sperpero delle monastiche so- 
stanze, sparnazzandole in commende a' vescovi, alle impera- 
trici, alle principesse, ai graduati dell'esercito e della corte. 



1. Mi-rat. Ani. Ital. t. I, 927. Aduni 3. MuRAT. Ann. a. 855. Vedi il ma- 
in Brixia ch'itale. gìster militum della Cronaca di 
v 2. Albeiucus Trifontium, 1. cit. Kodoll'o JNolajo. 



a. S55 



21% 1 CAROLINGI 

Con tutto ciò fu qualche monaco che di questo Lotario se 
ne faceva un santo 4 . 
tt . 8 55 La divisione di quegli stati non fu da tutti accolta con 
lieto animo : Lodovico lì non era pago; metteva innanzi pre- 
tese, e rediva per questa Italia sua, che dicea non pervenu- 
tagli dal padre, ma più su dall' avolo. In una poi di queste 
peregrinazioni passava per Brescia (19 maggio), vi abbrac- 
ciava in s. Salvatore la figliuola e la sorella, per le cui pre- 
ghiere lasciava nel monastero alla badessa Amalperga (alla 
quale già Lotario Augusto n'avea trasmesso il reggimento) un 
privilegio riconoscente le cenobitiche proprietà, Actum Brixia 
cimiate Monasteri*) Novo 2 ; ed altro ancora di quel medesimo 
giorno, per cui Gisla sorella di Lodovico si raffermava rettrice 
di quel reale asilo e delle vaste sue corti, che il collocavano 
fra i più doviziosi di tutta cristianità 3 . Sembra per altro che 
l'imperatore si trovasse in Brescia già dal quattordici di mag- 
gio; perchè proprio di quel giorno per un diploma che noi 
pubblicheremo, assentendo alle preghiere d' Amalperga bades- 
sa di s. Salvatore, riconosceva le sostanze di un Ermealdo di 
lei raccomandato, per non so che permuta fatta con Adalardo 
vassallo imperiale di un campo chiamato Viticetio, colla pena 
di due mila mancesi d'oro a chi turbasse quelle proprietà 4 . 
Contuttoché non mancavano liti e placiti e sentenze da 
disgradarne le procedure eterne del secolo XIX. Clamorosis- 
sima fra queste fu la sentenza pronunciata da Gisolfo sacano di 
Lazise per ordine di Bernardo conte di Verona, presenti due 

1. Mi'ii.vr. Ann. a. 855. citato. Non so perchè al dotto Belh- 

2. Perg. Quiriti. XXXUl autogr. con mann facessero sospetto i mille man- 
sigillo. - Odorici, Cod. Diplom. cosi di tassa inflitta in Brescia da un 
Bresc. parte II. conte dei Carolingi, accennati nella 

'.). Autogr. Quir. n. XXXIV. - Odo- cronaca di Rodolfo Nolajo, quando 

MCI, Cod. cil. parte II. n'ha si frequente il ricordo nelle 

ì. l'erg. Quir. XXXII. Cod. Dipi. Quir. carte del secolo IX. 



a. 83 fi 



a. 857 



T CAROLINGI 213 

scabini e non so quanti altri chiamati al placito, fra i quali 
un Giselberto di Brescia. È una carta, che dataci manche- 
vole ed inesatta dal Muratori, può ritenersi inedita; epperò 
noi la daremo in luce. 

L'imperatore non iscostavasi gran fatto dall'Italia sua. 
Troviamlo in Mantova nel palazzo regio (5 aprile dell' 857), 
nella quale città firmava un diploma per la congregazio- 
ne di s. Michele in Dilana sull'agro Tarentino; documento 
inedito da noi scoperto fra le carte Giuliane K Ed è pur 
quel medesimo che al re di Germania dello stesso nome, 
di cui era nipote, mandava un anno dopo in Ulma, secon- a. sss 
do gli Annali di Fulda, due solenni ambasciatori; Notingo 
vescovo di Brescia ed Eberardo conte, probabilmente quel 
desso eh' era duca del Friuli, e che col presule bresciano so- 
venti volte nelle cronache s'incontra 2 . Si sa che T imperato- 
re, data loro udienza, li accomiatava; ma qual fosse la cagione 
di quel messaggio non è ancor noto 3 . io sospetto per altro 
che fosse per gl'insorti e gravi dissentimenti fra Lodovico 
di Germania e Carlo il Calvo, per lo stesso motivo che 
il primo rimandava poco dopo al nipote l'abbate di Fulda. 

Erano tempi infelici. La natura istessa parea voler co- 
gli uomini incrudelire; perchè il verno dell'anno appresso a - 8 ™ 
di tanto gelo costrinse la nostra terra, che i patrii fiumi ag- 
ghiacciavano, e spenta negli alberi la vita, la così bella e fio- 
rente provincia nostra ne fu diserta 4 . 

Tornava l'imperatore in questi tempi a Brescia; ed alle 
politiche burrasche, le quali già sordamente rumoreggia- 
vano , e' s' aggiugneva di que' suoi ritorni più gentile ca- 

1. Perg. Quirin. n. XXXVI. Cod. Dipi. 3. Murat. Ann. a. 858. - Biemmi, 
Quii*, pag. 100, t. II, sec. IX. Storie Bresciane, t, II, pag. 170. 

2. Ann. Frane. Ftdd. - Ann. Frane. 4. Andreas Presb. in Menk. t. I. 

Berlin, de. Her. German. 



a. 861 



a. S6I 



214 ! CAROLINGI 

gione — I' amore della sua figliuola. — Dal giorno IO 
al 13 per lo mono dell'incominciato 861 rimaneva tra 
noi. Perchè nel decimo giorno di queir anno rilasciava 
un passaporto a certo Gennaro, una carta di via, per la 
quale potea condursi nelle provincic longobarde, di Bene- 
vento, della Toscana, della Venezia, della Romania pe' suoi 
commerci, aderendo per questo modo alle preghiere di 
Àmalperga ignobile badessa: ai trasgressori dell'ordine s'in- 
fligge la pena di duemila mancosi d' oro l . Tre giorni ap- 
presso (poi che sua figlia Gisla dato il vale estremo alle 
umane grandezze, presente forse il padre, assumeva il can- 
dido velo delle ancelle del Signore 2 ) riconfermavasi da 
Lodovico alla figlia già monaca (!) il benefìcio od usofrutto 
di quelle corti che noi descrivemmo all'anno 851, come al- 
lora concesse a Gisla sorella sua. Ma quel beneficio , quel- 
l' usofrutto dovea passare, quando premorisse la figlia, ad 
Engilberga sua madre e moglie del donatore, finché morta 
quest'ultima, non ritornasse al fìsco dell'impero. 

Altrove intanto un uomo (861), cui premeva nel suo 
letto la paura della morte, faceva il suo testamento: Gri- 
moaldo daErbeto, il quale disponeva d'una sua corte in Ce- 
reto su quel di Mantova, e di un'altra in Pretoriano su quel di 
vSermione 3 . Ricordo l'umile documento, perchè dà luce alla 

1. Aduni Drixia. Marc. Dui!. Casin. mi, perchè la figlia non era monaca 
t. II, Perg. Ouirv n. XXXVII. - Cod. ancora. Odorici, Antichità Cristia- 
Dipl. Quii-, t, II. ne, parte I. Il diploma fu pubbli- 
ci. Perg. Quir, XXXVlII.Gucl.Dipl.il, cato dal Margarino Bull. Casin. 
108. Omnium fideliam ... noverit t. II, pag. 50, e termina Actum 
solertia quia no$... diketamfiliam Brixia Cimi Monasterio Novo. 
nostrum Gislam Domino famulo,- Odorici, Cod. Dipi. BreSc. par. II. 
rum deiiQvimus, atque in Cenobio 3. Dionisi, Vet. Veronmsis Ai/ri To- 
eie. . . . sub monastico abitu mi- pograph. doc. IV. - Odorici, Cod. 
litandum oblulimus: parole che non Diplom. Bresciano parte II, in ap- 
si trovano negli antecedenti diplo- pendice al voi. IV di queste Istorie. 



I CAROLINGI 215 

via Pretoria di un altra carta bresciana che abbiam pub- a . w 
blicato. Si sa che non l'ungi da Sirmione era una Manm 
della via Romana. . 

Parlammo già, se vi sovvenga, di normandiche invasioni 
pel Franco regno: più desolatrici che mai si rinnovavano 
fino dall' 858 l quando già stavano per minacciare la stessa 
città di Parigi, l'antica Lutezia: il perchè dalla Francia e dalla 
Germania si trasportavano altrove in salvamento Tossa dei 
santi stoltamente insultate da que' barbari nemici del nome 
cristiano. Come torrente che rotti gli argini dilaga, tutto il 
bel regno di Francia, tutta Germania fu in quest' anno (862) 
sconvolta da que' fieri popoli; ed alle loro eterne scorrerie ■>>■ *&* 
s'aggiugnevano le male augurate sconcordie. Due figli di resi 
ribellavano contro i loro padri; Lodovico domandava col- 
Farmi il soglio paterno di Carlo il Calvo, come da Carlo- 
manno lo pretendeva un altro Lodovico, benché suo figlio. 

Contese di re, miserie di popoli più che mai; confusio- 
ne, dissolvimento d'ogni ordine, d'ogni forza civile; di quei 
periodi ne' quali fra le sventure delle moltitudini e degli 
stati si preparano i germi delle grandi rivoluzioni politiche. 

Mentre si fiero turbine di guerra avea già incominciato 
a rumoreggiare, in questa nostra città, nel convento di s. Sal- 
vatore, fra il silenzio di romita cella, come una schiera di 
timide colombe s'adunavano mestamente le sacre vergini ad 
una scena delle più commoventi di queir età sciagurata, e 
che gli storici bresciani non avvertivano nemmeno. Era un 
imperatore che stavasi accanto al letticciuolo d'una moriente 
(28 maggio 861); Lodovico II, il più temuto dei monarchi, 
che tutto chiuso nel suo dolore, accoglieva in quell'istante su- 
premo l'ultimo vale della spirante sorella; e contristato da 

1. Murai*. Ann. a. 858, in fine. 



216 I CAROLINGI 

a. sr,2 quel tumulto di alletti che gli facevano sentire non aver esso 
qualche volta più dell'ultimo de' suoi schiavi che una co- 
rona, confortavala forse a quel passo fatale, cui dal giorno 
eh' avea lasciato lo sfarzo dei reali di Francia , quella 
figlia di re s' era già preparata. Il tenero episodio ci è 
narrato dallo stesso Augusto in un suo diploma, in cui 
svestita la rigidezza imperiale , diresti compiacersi delle 
laudi estreme della pia trapassata l . Non è improbabile 
che lo stesso Notingo, conte e vescovo di Brescia, l'amico 
dell'imperatore, fosse presente al transito di Gisla. Certo 
è per altro che ad annuale commemorazione della sua mor- 
te, e per la solennità del funebre convito 2 , Lodovico istesso 
destinava le corti di Timinga, di Gabbiano e di Laureto, colle 
peschiere di Sarnico. Il decreto è dato in Brescia nel dodi- 
cesimo giorno dell' 862. 

Pochi giorni dopo (14 febbrajo) trovavasi l'imperatore 
a Cremona 3 , come ci fa sapere un suo diploma non ancor 
pubblicato; e nel 26 di quel mese lo vediamo a Mantova nel 
regio palazzo, in cui Remigio l'abate del monastero di Leno, 
e che più è, arcicancelliere del medesimo Lodovico già fino 

1. Notum esse volumus quia .. .pater 2. Pro memoriate nominis et in refe- 

noster . . . filiam suam sororem elione famularum Dei ipso tempore 

videlicel nostram Gislam eie Dei quo preclieta Gisla soror nostra de- 

famida sacrami. Cujus antere- functa est V Kal. Junias (°28 mag- 

scenle nobilitatis prudentia et bo- gio) concedimus eie.... ActiimB risia 

nilatis benevolentia ad clamanlium civilate, eie. Erravano per altro il 

voce ibidem ancillarum Dei con- Muratori ed altri nel dire badessa la 

stillila est Iìectrix eie. . . . que dum povera Gisla. Questa non era che 

ibidem diviniler vivere decerlasset rettricc; il diploma lo accerta. 0- 

elc. Nobis aslanlibus divina vo- dorici, nelle Antichità Cristiane di 

catione vilam amisi 'i presenterà. Di- Brescia, parici. — Monastero di 

plom. 12 gjenn. 862. Bull. Casin. s. Giulia. 
t.II,const.39;Perg.Quir.XXXIX.- 3. Dragoni, Cod. Diplom. Crera. Ms. 

Odorici, Cod. Dipi, parte II. - a. 862. 



I CAROLINGI SII 7 

dall' 850, lui supplicava riconfermasse al convento i privi- a . 86 * 
legi largiti dalla pietà di Desiderio, di Carlomagno, di Lota- 
rio, di Lodovico I: e l'indulgente Augusto riconfermavali { . 
Ma più che a' monasteri ed agli abbati volgeva il guardo 
l'imperatore alle terre italiane su quel di Benevento e di Sa- 
lerno miseramente straziate dai Saraceni, dei quali vigliacca- 
mente Arigliiso il duca beneventano, comperata (862) una 
tregua 2 , facevasi tributario. Se non che due gastaldi tanto •• 8r,s 
colà si adoperavano da poi, che suadevano il duca di Spoleto 
ed il conte eli Marsi ad assaltarli; ma l'esito infelice della bat- 
taglia raddoppiò la baldanza dei Saraceni, che senza pietà 
correvano le terre loro taglieggiando , incendiando , met- 
tendo a ruba ed a soqquadro templi e monasteri 3 , i quali 
tra i barbari che li dispogliavano e le imperatrici che li vo- 
levano, vi so dir io che n'avevano un bel prò 4 . Stimolato 
dalla vergogna del sopportare lui vivo un'orda di Saraceni 
desolatrice di sì gran parte dell'agro italiano, stimolato dalle 
supplicazioni dei martoriati popoli di Benevento e di Ca- 
pila 5 , l'Augusto determinava di spegnere quel covo di ladro- 
ni, guerreggiarli a morte , sbarazzarne per sempre la terra 
beneventana. Fu allora che il re più italiano di quanti ci 
governarono in quel parapiglia della seconda metà del se- 
colo IX, pubblicò quell'editto che il Muratori chiamò se- 
vero 6 , ma che nel vile abbattimento di mezza Italia 
dovea chiamarsi appello nobilissimo, risvegliatole dell'or- . 

\. Zaccaria, dell' Antichissima Badia 4. Angilberga, od Engilberga, non era 

di Leno, pag. 17 e 63, docuinen- mai sazia di beni sacri o laicali: 

to li. dell'865 faceasi donare dal marito 

2. IIerchemp. Hist. cap. 29. - Murat. la corte di Guastalla. Murat. Ani. 

Ann. a. 862. Ital. a. 865. 

3. Chron. Volturn.. parte II, tomo I. 5. IIerchemp. Hist. e. 32. 

Rer. Ital. Script, pag. 403. - Leo 6. « Quel rigoroso editto ». MURAT. 
Ostiensis, Chron. I. 1. e. 35. Ann. a. 565. 



a. 8»; 5 



218 I CAROLINGI 

goglio e del coraggio italiano. L'indizione di queir editto, 
secondo il Pellegrini, sarebbe la XV l ; la XIV secondo il 
nostro Notajo. Ma dove si rifletta che nel mese di giugno 
del sessantasei già trovavasi la grande armata presso Monte 
Gasino, preferiremmo la cronaca bresciana, che direbbe quel 
decreto a tutta Italia intimato nel settembre dell' anno ante- 
cedente. A Ravenna in prima; nel mese di marzo ci troveremo 
in Pescara; e lutto l'esercito italiano, bandiva l'imperatore, sarà 
con noi. Gli uomini di Toscana colle genti circonvicine prendano 
la via di Roma e Ponte Corvo; indi a Capua, sino a che per Be- 
nevento non ci vengano incontro a Luceria pel venticinque di 
marzo 2 . Era la voce di un indignato cui pesava l'insulto e la 
baldanza di una marmaglia di Saraceni impunemente sof- 
ferta: una di quelle grandi e forti risoluzioni, che al pove- 
ro secolo nono dovean parere crudeli, ma che se trovano una 
gente che le comprenda, bastano a mutare le condizioni di 
tutto un secolo, rigeneratrici di popoli e di stati. Chi avesse 
tanto da pagare il guidrigildo (l'ammenda dell'omicidio), do- 
vea correre all'armi. Chi non avesse che dieci soldi d'oro, 
dovea mettersi alla guardia delle porte cittadine e delle spiag- 
ge del mare italiano. Chi meno di dieci soldi, era esentato. 
Dei molti figli di un padre, non dovea restarsene che l'inva- 
lido. A due fratelli indivisi non si perdonava. Di tre, lasciavasi 
a casa il meno forte. I conti ed i gastaldi non potevano esenta- 
re che un servo per essi, e due per le mogli. Maggior numero 
si puniva colla perdita del grado ; e del grado venivano 
spogliate le badesse e gli abbati che non avessero spediti al 



1. Iter erii nostrum per Ravennani eie. Kal. Aprilfs. Peurcrin. Histor. 

et omnis EXERCITUS iTALicus no- Principum Langoberdorum , par- 

hiscum. Tuscani au'em etc. desccn- te I, t. II. - Rerum Italkarum 

dant nóbii obviam Luceria Vili Scriplores., pag. °2<>5» 



I CAROLINGI 210 

grande esercito quanti si fossero i loro vassalli; ed i vassalli a , S gs 
trattenuti perdevano il feudo e 1' allodio. 

Era già morto il vescovo Notingo, e Bertario sedeva 
già conte della nostra città; quel conte Bertario di cui forse 
ha ricordo in una carta Leonense qual donatore a' monaci 
di Leno d'alcune terre l . — Bandivasi allora per le vie 
bresciane il guerresco editto, e di lamenti si empivano e di 
minacce come di popolo che non volea sommettersi 2 ad 
ogni costo. Un Astolfo arcicappellano dell'imperatore, paven- 
tando que' sintomi precursori d'una rivolta, scongiurava il 
conte a comportarsi blandamente col popolo: ma disprez- 
zando Bertario l'assennato consiglio, fra dispetto ed orgoglio 
di non vedersi obbedito facea prendere dalla corte i reni- 
tenti, e nella pubblica piazza flagellare a sangue senza mise- 
ricordia. E fu scintilla suscitatrice di terribile incendio. Il po- 
polo, che sordamente rumoreggiava in prima, scoppiato allora 
in aperto e vasto rivoltamento, corse in armi ad assaltare i 
carnefici; strappò loro di mano i condannati fratelli, e sfogò 
l'ira nel sangue dei manigoldi esecutori di sconsigliata sen- 
tenza. Bertario, ch'uomo non era di starsene a mezzo, radunò 
suoi militi, ed irrompendo nella piazza cittadina, tentò repri- 
mere coli' armi la ribellione; ma colpito in quella da ignota 
mano, cadde a terra e spirò. 

Sendo queste cose narrate all' imperatore che da Pa- 
via, la residenza imperiale, s'era già portato coli' esercito ai 
confini del Milanese, montato in ira, mosse alla volta della 

1. Zaccaria, Mon. della Badia di Le- sep femori, Indictione Decima Quar- 
to, docum. IV, png. 69, a. 958. tu, ut omnes Laici, qui arma ferre 
- Res Dertaldi comitis. possent, in exercilalem pergerent 

2. Quum inter viros esse desiisset No- expedictionem adversus Saracenos, 

tingus, Berfarius suscepit regimen querimoniis et minis piena facta 

etc . . . Quum Ludovicus Impe- est Civitas. Rid. Not. Hist. eie. - 

valor promulgasse} ediclum mense Odouici, Cod. Dipi, p, 1, p;ig. HO. 



a. £65 



220 1 CAROLINGI 

nostra città. L'offeso era noto quanto bastasse per togliere 
ai sollevati la fiducia del perdono; il momento infausto per 
T esempio d' una rivolta , che se ad altre città fra lo 
scontento dell'arduo decreto si fosse allargata, ne avrebbe 
scemata la riputazione di Lodovico proprio allora che volea 
dilatarla con una grande impresa. Ne andava quindi la digni- 
tà sua propria, la salute non ch'altro del suo regno italiano. 
Arrogi a questo, che tutto lo sforzo dell'armi imperiali, già 
dirizzate a reprimere V orgoglio dei Saraceni, era con lui. 

Non mai di tanto spavento fu colta la patria nostra. E co- 
me suole nei vasti e popolari commovimenti, qual consiglia- 
va l' arrendersi, e qual giurava di vincere o di morire. Sin- 
golare anche in questo il popolo bresciano, che di fronte ad 
un esercito, qual mai da lungo tempo non ebbe attraversata 
la lombarda valle, in quel tumulto pauroso e disperato vo- 
lea correre al brando, chiudere le porte, resistere sol es- 
so 4 fra tutti i popoli italiani, che muti e sospesi contem- 
plavano intanto V addensarsi intorno a noi dell' esercito 
di Lodovico; e ci ammiravano sempre uguali a noi stessi, co- 
me lo fummo nove secoli ed ottantaquattro anni dopo. Ma 
prevalse alla per fine più mite consiglio. 

Quasi angeli tutelari intercessori di pace e di perdono 
escivano intanto dalla porta milanese un vescovo ed una 
fanciulla: Antonio, che al potente ed ambizioso Notingo era 
succeduto; e Gisla figliuola di Lodovico istesso, monaca di 
s. Giulia. Commovente ambasciata, che assicurò il trionfo 
dell'amore paterno sugli sdegni fatali e procellosi dell'im- 
peratore: perchè ritornati que' messi al costernato popolo, vi 
portarono parole di venia che valsero la calma dei sollevati 2 . 

1, Qui limehant iram Imperatoria arma 2. Episc. Antonius et Gisla Abbatissa 
capere, portati chiudere (che razza di Mon asteri Sancte Julie cum feslina- 

ùmoìd) proclamabant.UiD.NA. di. t ione adier uni LudovicumetcA. cil. 



I CAROLINGI 221 - 

Entrava poi l'Augusto con gran seguito e colla spada ,. 8C5 
sguainala nella nostra città *. Il vescovo Antonio, Astolfo 
l'arcicappellano, Remigio abbate di Leno, Etperto abbate di 
Nonantola precedendo l'intero popolo, mossero incontro al- 
l'imperatore; e mentre la moltitudine gli si prostrava dinan- 
zi pregando misericordia, Antonio vescovo colla voce auto- 
revole del sacerdote perorava per loro. L'imperatore non 
disse verbo; ma respinto il brando nella vagina, cenno col 
gesto ai prostrati sorgessero eli terra. Chi avrebbe detto in 
quell'istante a Lodovico = Due lustri ancora, e le tue ossa 
rientreranno in questa città per esservi sepolte? = Nel dì 
seguente pubblicava dalla Curia, Gisla ed Antonio interce- 
denti, un generale perdono. 

Che la figlia di Lodovico fosse allora veracemente ba- 
dessa, parrebbe smentito eia un documento che il p. Luchi 
ritiene dell' 865, nel qual anno Amalperga venerabilis abba- 
tissa Monaslerii Novi otteneva dall' imperatore al ci austro 
bresciano di Onorio costrutto al nome di s. Maria, e dei 
ss. Cosma e Damiano (di cui rettrice parrebbe una Liutperga) 
la riconferma di una corte nel vico Vaìenlinìano 2 , al claustro 
largita dal defunto vescovo Notingo 3 . 



i. Ingressus est Ludovicus portas Ciri- Curiam venisset, seguenti die no- 
tai ishabensensem nudum in manu, mine Giste Abbatisse, et Anto ni i 
' et obviam facti sunt Antonius Epi- Episcopi edietum clementieet venie 
scopus etc. ... seguenti multitudine publicare fecit. Rio. Not. 1. e. 
civium; qui ad conspectum Impera- 2. Notisi questa reliquia del basso 10- 
toris citili lacrimis, et gemitu humi mano impero. 
se procubuissent , Antonius miti- 3. Lupi, Cod. Dipi Berrj. t. 1, col. 764. 
bus verbis hortalus est Imperatorem - Dissivi già de' miei sospetti sul- 
etc . . . lite nullum dixit verbum, l'origine di quel monastero, fondato 
sed soìum posuit (jladium in va- non già dal vesc. Onorio, che allora 
fjinam, et manu indicavit civibus precederebbe ira titolo a quel no- 
ut surgereut de terra. Quum ad me, ma da un personaggio civile. 



a. Sti5 



222 I CAROLINGI 

Qui termina Rodolfo Notajo; qui ricade il velo che dal 
buono e candido cronista del secolo XI erasi levato, e nuove 
tenebre subentrano ad arrestarci. Ma noi ci proveremo a 
scongiurarle. Di più fitte ne abbiam tentate; queste poi sono 
le ultime. Ancora due secoli, e noi toccheremo l'aurora del 
Comune Bresciano. 

j - SG7 La guerra coi Saraceni fu lunga, ostinata, infelicissima * 
ne' primordi suoi. Moriva intanto Eberardo duca del Friuli. 
Avea già testato 2 colla moglie Gisla figlia di Lodovico, 
chiamato conte in quell'atto; e divideva i suoi beni tra i figli 
Unroco, Berengario ed altri due. Succedevagli il primo 3 . 

». 868 Continuava la guerra con miglior fortuna; bloccata la stessa 
Bari, il forte dei Saraceni, conquistate parecchie città, ga- 
gliardamente munite le terre occidentali di Benevento a 
gran plauso dell'imperatore. 

La cui moglie intanto, quella terribile Angilberga di cui 
tanto favellano le cronache italiane del secolo IX, vogliasi 
per cessione di Gisla, o più probabilmente per la sua morte, 
otteneva dallo splendido ed arrendevole marito il beneficio 
del bresciano convento di s. Salvatore. Esiste ancora il di- 
ploma (28 aprile) dato sul campo di battaglia (aclum Ve- 
misti), col quale si concedono all'avara e già opulente An- 
gilberga quelle corti amplissime del monastero, che per 
gli antecedenti decreti spettavano a Gisla, con ciò che, se la 
imperatrice fosse premorta ad Ermengarda sua figlia, que- 
st'ultima si prendesse il beneficio 4 . Sei anni dopo riconfer- 

\. Herchemp. Hist. e. 33. - Leo Ost. 3. Miraeus, Cod. Donai cap. 15. - 

Croti. 1. I, e. 36. Ann. Francar. MuRAT. Ann. a 8G7. - Andre.e 

Metenses eie. de. Presb, Chron. t I. - Rer. Ger- 

2. Ragione di più por crederlo quel man. Menchen. 

desso di cui parla il Registro Giù- 4. MuRAT. Ani, Hai. il/. /Evi, t. VI, 

liano di cui vi dissi; e del quale col. 343. - ODORICI, Cod. Diploni. 

vi darò qualche frammento. Bresciano, parie 11, 



1 CAROLINGI 223 

mava il diploma (874) *. Le solite miserie del IX secolo. ». «ò* 
Né i vescovi potean dirsi immuni da questa labe. Ila me- 
moria, per esempio, di alcune peschiere fabbricate da No- 
lingo sul Mincio a danno dei monaci Bobiensi, che poi 
vennero a Bobio neh 1 ' 865 restituite 2 . 

Mentre la guerra si prolungava nell'Italia meridionale, 3 . S r l9 
s'adunava in Bisanzio una sinodo, alla quale spediva l'impe- 
ratore il conte Suppone, che fu poi duca di Spoleto, e dona- 
tore più tardi ai monaci di Leno della corte di Gambara 3 , 
colle chiese di s. Maria e di s. Pietro. Era Suppone figlio di 
Maurino, diverso da quel Suppone che fu conte di Brescia 
nell'811, e che dell'82G fu duca spoletano anch'esso . Il Mu- 
ratori (Ann. a. 872) segue la cronaca Gasauria: distingue 
il primo col nome di Suppone II ; ed è arguta la costui 
congettura, dove sospetta che il Maurino padre di Sup- 
pone II non sia che il Mauringo già duca di Spoleti e poi 
conte di Brescia nell'824, e che questo Mauringo avesse poi 
per padre Suppone I. Ha un Supo conte di Modena (942) 
e nipote di Ardingo vescovo di Brescia 4 . 

Finalmente la contrastata Bari cadeva nelle mani di Lo- a - s:i 
dovico; i Saraceni venivano dispersi, e nell'auge della vitto- 
ria meditava l'Augusto di togliere a' suoi nemici la Sicilia 
istessa. Ma gli avari e superbi trattamenti d'Angilberga sua 
moglie guastarono quelle vittorie e quell'impresa; perchè 
stomacato il popolo beneventano dei militi di Francia e della 
imperatrice rotti ad ogni nequizia , con alla testa il suo 

1. Mabillon. Ann. Benedect. a. 874. 3. Zaccaria, dell' Ant. Badia di Leno, 

-Ben disse il Muratori che Angilber- p. 19, e docum. IV, p. 69, a. 958. 

ga era donna innamorata più dell'o- Cortem imam que vocatur Gamba- 

ro che della giustizia. Ann. a. 868. ra qnam dedit Suppo comes. 

2. Ughelli, hai. Sacra. Ep. Brix. 4. Tirabosciii, Codice Nonanlolano, 
t. IV, pag. 963. note al documento LI - pag. 67. 



224 I CAROLINGI 

a. »*,• principe Adelclii ribellavasi ad un tratto, facendovi prigio- 
niero l'imperatore *; elio l'avea tolto di mano ai barbari 
esecrati, e con esso la figlia Ermengarda e la consorte. 
Atto fellone a dir vero, e bassamente ordito dal vile Adelchi; 
ma cui fu spinto dall'esercito di Francia superbo e dissoluto, 
e dall'avarizia della imperatrice. Senonchè i sorvenuti Sa- 
raceni resero necessaria la libertà degli Augusti. Lodovico fu 
nuovamente in campo, e i barbari un'altra volta respinti. Ci 
arrestiamo quasi nostro malgrado su questa imperatrice, 
' perchè la vedremo ben altramente morire nella nostra città. 
Quest' erano sciagure lontane. — Ora coglievanci alla 

a - s '3 nostra volta altre sciagure: che nell'agosto dell' 873 levatosi 
dalla Venezia un nembo di locuste, adombrò il nostro cielo, si 
gittò sulle terre del Cremonese e del Bresciano, e divorate le 
nuove messi, rosi gli alberi, guasto dovunque e spento quan- 
t'era di verdeggiante pei nostri campi, volse altrove portando la 
solitudine e lo squallore nei piani del Lodigiano 2 . Le crona- 
che italiane raccontano l'eguale sventura toccata più su nella 
Germania, e da opposti siti nell'agro Campano 3 . E come 
suole nei popoli percossi da flagelli arcani, che le menti si 
esaltano paurose dell'ira di Dio, gli Annali di Fulda ci tra- 
mandarono la fola, che per tre giorni sulla terra bresciana 
grondasse sangue. Era ben naturale che la fuldense tradi- 
zione venisse accolta dal nostro Malvezzi 4 , e colla sua fa- 
condia vi si arrestasse come un soggetto di declamazione. 



1. Erchcmporto lo chiama Sanclis- finibus, inde perrexerunt in lau- 

simum virum Salvatorelli scilicet densesparlcs.KNDW.VREsn. Chron. 

Beneventanorum provincie. - An- Rer. Gemi, in Menken. I. I. 

dhkas Presb. Chron. cit. 3. Joannes Diac. Vita Episcop. Neam 

% Multa locusta; advenerunl de vi- p II, t. t, Rer. Hai. Script. - Ann. 

senlinis partibus in finibus bre- Frane Fuldenses. 

trioni*, deinde in cremoncnsibus h. Chron. Drix. dist. V, e. 21. 



I CAROLINGI 225 

Quali paure, quai rimorsi movessero Àngilbergaa fabbri- **su 
care un anno dopo un monastero di sacre vergini col titolo 
della Risurrezione in Piacenza, non so. Parea quasi che pre- 
sagisse remoti guai. Perchè neh 1 ' anno appresso , correndo a. «75 
l'agosto, l'imperatore, che già da qualche tempo avea 
lasciate le terre infortunate del Sannio e della Campania, 
moriva in sul confine dell' agro bresciano. Antonio vescovo 
di Brescia fu tosto a levare la salma del trapassato, seco re- 
candola in città per comporla in un sepolcro nella cattedrale 
di s. Maria, dove posavano l'ossa del vescovo Filastrio *. 

Ansperto arcivescovo di Milano, volendo che la spoglia 
dell'imperatore gli fosse restituita, mandava un arcidiacono 
suo per levamela di qui. Ma il vescovo Antonio rifiutò di 
renderla. Onde il presule milanese rimandava due vescovi, 
Garibaldo della chiesa di Bergamo, e Benedetto della cremo- 
nese, cui faceva corteggio il seguito dei sacerdoti e di tutto 
il clero dell' una e dell' altra, perchè si presentassero ad 
Antonio richiedendo le ceneri au gustali. Non fu chi a 
tanto messaggio le contrastasse: epperò levata la terra che 
le ricopriva, trassero il cadavere, lo imbalsamarono, lo com- 
posero nella bara, e con riti solenni e sacri cantici lo si reca- 
vano a processione fino a Milano 2 : se non che giunti all' Oglio, 

1. Sequenti autem mense Augusto scopus mandavil ei per Archidiaco- 
Hludovicus Imperai or defunctus est nurn suum, ui reddat corpus illud. 
pridie Idus Augusti (12 ag.) in lite autem (Antonius) no hit. Tunc 
fuiibus Brescianis. Antonius vero mandami Garibaldo Bergomensi 
Brescianus Episcopus tulit corpus Episcopo, et Bencdicto Cremonensi 
ejus, et posuit eum in sepulcro in Episcopo , ut cum suis Sacerdo- 
Ecclesia sanctee Marim, ubi corpus tibus et cuncto Clero irent eie. . . . 
sancii Filaslrii requiescit. Andrene llìuc perrexerunt, tra h entes eum a 
Presb. Chron. cit. in Aniiq. Ilal. terra ; et mirifice condientes , die 
M. JEvi, 1. 1, diss. I, col. 50. - Odo- quinto post transitum in phere- 
rici, Codice Diplomatico, parte li. trum posuerunt eie. Andr. Preso. 

2. Anspertus Mediolanensis Archiepi- Chron. L cit. 

odorici, Storti Brese. Voi. II. ti 



22G I CAROLINGI 

a . 87S confine allora da quelle parti del Bergamasco, pare che i 
sacerdoti bergomensi reclamassero l'onore di sopportare 
lungo la patria terra il feretro. Perchè il buon prete Andrea 
di quella chiesa, Fautore della cronaca preziosissima che il 
Menchenio, il Muratori, il Pertz han pubblicata, lo sostenne 
per un tratto di via, compagno sempre del resto ai sacerdoti 
che lo portavano dall' Oglio all'Adda l . 

Pervenuti a Milano, la spoglia imperiale confortata delle 
lagrime di tutto il popolo, fu sepolta con funerea pompa nella 
basilica di s. Ambrogio. 

a . 876 La morte del marito ebbe scossa queir anima superba 
della vedova Angìlberga. « Dileguate dal triste evento le tor- 
bide speranze della imperatrice, lei che tanta parte aveva 
occupata di se nelle italiane vicende, cercava i silenzii del 
bresciano cenobio di s. Salvatore, dove con testamento 
pubblicato dal Campi 2 lasciava non poche delle sfondate 
sue ricchezze al monastero della Risurrezione e di s. Sisto 
in Piacenza da lei medesima innalzato. Testamento rico- 
nosciuto da papa Giovanni Vili, dalle cui lettere deduce- 
vano il Baronio ed il Mabillon avere quella vedova impe- 
ratrice professato in Brescia il monastico voto 3 . E vera- 
mente, volgendosi Giovanni ad Angilberga divisto dicala, 
seco lei si congratula, però che perduto un terreno con- 
sorte, se ipsum w temimi contulU sponsum 4 . Ma il testimo- 
nio di altre lettere, e quello più evidente dei fatti, ne con- 
duce a diverso pensiero ». 

1 . Ibi fui, et partem aliquam portavi, monasterium secessit, ibique reli- 

et cum portanlibus ambulavi a fin- giosum induit habilumM.\\iiLiON r 

mine, quod dicilur Oleo usque ad Ann. Benedect. a. 874. 

(lumen Addua. Andr. Presb. 1. e. 4, LabbEI et CossARTIl Concilia. EpisU 

2. Storia Ecclesiastica Piacentina. Iohann. Vili, a. 877, ri. XLIII, 
'.». Engilberga augusta in bruciente.... col. '35. Venezia, 1830. 



1 CAROLINGI 227 

« Amichevole relazione si manteneva tra Giovanni Vili ed a . 876 
Àngilberga; e la epistolare corrispondenza loro bene ci persua- 
de non avesse la vedova di Lodovico rinunciato alle cose del 
regno; prendessevi anzi ed assai forte pensiero. Brevemen- 
te: voleva sul trono Bosone il rapitore e sposo della propria 
figlia Ermengarda. Avvedutosene Carlo il Grosso, obbligata la 
sorella ad uscirsene del chiostro, cacciavala esiliata in Alle- 
magna: ed è appunto nelle lettere che Giovanni a Lodovico e 
a Garlomanno indirizzava, pregando fosse dato ad Àngilberga 
il ritorno in Italia, che appare non essersi nel bresciano 
convento dedicata a Dio; però che meno supplichevole sa- 
rebbe stato un pontefice contro i violatori del monastico 
albergo; e la promessa che il pontefice medesimo sorveglie- 
rebbe clrcumspecta custodia la imperatrice in Roma ut nil pe- 
nitiis... contro, eundem imperatorem vcl contro, eos agere possit l , 
appalesa in Àngilberga una potenza ed un'ambizione ancor 
viva e rigogliosa, non compatibile certamente collo stato 
claustrale » 2 . 

Sendo morto l'imperatore senza prole maschile, resta- 
vano liberi l' impero e questo italico regno a chi potesse più. 
Accorsero per adugnare l'Italia Carlo il Calvo re di Francia, 
Carlomanno e Carlo il Grosso figli di Lodovico re di Germa- 
nia. Da qui lo sciagurato sovvertimento della terra lombarda. 
Carlo il Grosso già dal cadere del settantacinque, attraversato 
1' agro milanese, correva i campi del Bergamasco e del Bre- 
sciano 3 per unirsi a Berengario duca del Friuli, che veniva 
in suo soccorso. Due lievi abbagli temo qui prenda il Mu- 
ratori. Primo, perchè fa in un luogo Carlomanno, in un 
altro Berengario dispogliatore dei tesori d' Àngilberga radunati 

1. Episl. Mann. CCLXIII, 887. L cit 3. Odorici, Monumenti Cristiani di 

2. Andrea Presb. Chron. cit. E narra Brescia, illustrali in appendice al 

che li ponesse a ruba ed incendio. Museo Bresciano. Parte prima. 



ÌÌ8 I CAROLINGI 

;( . s 7 f, nel chiostro di s. Salvatore in Brescia. Secondo, perchè 
colloca lo spogliamento al settantacinque *. 

Carlo il Calvo sbarazzavasi intanto de'suoi rivali (876); e 
radunato il consiglio, la dieta del regno d'Italia alla guisa 
degli Augusti, v'accolse coli' arcivescovo di Milano diciotto 
vescovi, Bosone fratello di Richilda imperatrice e dieci conti, 
fra i quali primeggiava Suppone duca di Spoleti. E fu pri- 
mo esempio di conti e vescovi italiani raccolti ad eleggersi 
con rito solenne un re 2 , alla guisa dei duchi longobardi 3 . 

;.. sn Viveva intanto Angilberga nel suo monastero di s. Sal- 
vatore, lo si godendo come un feudo, una commenda che suo 
marito le aveva concessa; e qual che ne fosse la cagione, de- 
liberava in quest'anno di fare il suo testamento: atto solenne, 
celebrato in Brescia nel monastero di s. Salvatore correndo 
il marzo del settantasette alla presenza d'Ansperto arcivesco- 
vo di Milano, dell' abate e messo imperiale Ugone, di Ricar- 
do conte e messo dell'impero, di Antonio vescovo di Brescia, 
con Vuiboldo altro vescovo, Anselmo diacono e vicedomino 
(forse della nostra chiesa), il conte Sigifredo , i due conti 
Supponi, Vualfredo ed Aribaldo altri conti, due altri vesco- 
vi Giovanni e Bodone, e co' due giudici Pietro e Vasperto, 
Amalperlo Notajo *, a non dirvi più oltre. 



1. Annali, a. 875. - L'indizione della gimus eie. Veggasi 1' edizione del 

lettera famosa di Giovanni Vili è Concilio dataci dal Muratori (Rei: 

la X, quella dell' 875 sarebbe la Hai. Script, t. II, parte II). 

Vili. V'ha di più: le lettere di Gio- 3. Murat. Ann, a. 876. 

vanni per confessione slessa del 4. Anno Imperli D. Karoli hic in 

Muratori (Ann. a. 876) non s'in- Italia sccuudo mense marcio Ind.X. 

cominciano a leggere che del set- Aclum Brixicc in Monastevio Novo. 

lanlasei. Questa è la data veduta dall' A- 

i.iSos nnuutitar Yos Protcclorem, Do- stezati. Il Campi v' introduceva di 

miuum,ac Defemorem omnium no- proprio capo il m'onaslcrio s. Julia' 

strorum, et Italici Begni Regem eli- e l'anno lucani. Doni. 877. 



I CAROLINGI 229 

Non mai por un' ultima volontà si radunava in Brescia 
così nobile comitiva. Se la testatrice fosse tale da meritarlo 
non so, ma certamente da esigerlo. Premesso il cenno della 
fondazione del monastero femminile in Piacenza dei ss. Sisto 
e Fabbiano con un ospitale, all'uno ed all'altro lascia la 
imperatrice dotazione amplissima di corti cremonesi e pia- 
centine, e beni su quel di Modena, e tutta Guastalla, ed altro 
ancora per altri comitati, oltre alla Villula sul Mantovano: 
stabilisce alcune regole monastiche: a se medesima riserva 
la potestà dell' ospizio e del convento, che lascia, lei morta, 
ad Ermengarda l'unica sua figlia, quando assumesse il velo: 
ogni monaca o badessa doveva essere consecrata dall'arci- 
vescovo di Milano, con due seriche vesti ed altri doni retri- 
buito, ed in sua mancanza dal patriarca d'Aquileja: venti- 
quattro letti pei poveri e pei pellegrini costituisce nel- 
T ospitale, a tacervi di più altre sue volontà che non fanno 
all' uopo nostro. 

Aveva la imperatrice accolte nel nostro monastero le sue 
molte ricchezze. Quando ad un tratto, e mentre Carlo il 
Calvo di Lodovico il Bonario re di Francia baloccavasi col 
papa nella sua Pavia tutta in festa per le nozze di Bosone, 
prorompeva dall'Alpi Carlomanno con un esercito di Tede- 
schi l . Scompigliata la festa, fuggito il papa e l'imperatore, 
avanzavasi Carlomanno al libero conquisto della corona d'Ita- 
lia. Nò la riverenza del claustro bresciano di s. Salvatore lui 
trattenevano dall' invadere co' suoi quel sacro asilo, dove largo 
dono di tanti re si custodiva una suppellettile preziosissi- 
ma. Del tesoro Giuliano parlarono il Nazari 2 , la Baitelli 3 , il 



i Aiinales Francorum Fuldenses. - s. Giulia (Misceli. Quir. F, II, 11), e 
Murìt. Ann. 877. Slorie Bresc. Ms. Quir. C, l, 11. 

2. Concessioni e Priv. del Monast. di 3. Storia del Menasi, di s. Giulia. 



H. òri 



230 



I CAROLINGI 



a. 877 



Malvezzi *, l'Astezati 2 , il Faino 3 , il Rossi \ il Capriolo 5 : 
ma più di tutti un rituale di quel monastero, codice perga- 
menaceo del secolo XV presso la Quiriniana. Già noi ve- 
demmo quante figlie, vedove, sorelle, attinenti di re, di duchi, 
d'imperatori, che sospirando l'oblio, la solitudine del chio- 
stro, abbandonato il tumulto fastoso delle loro corti, in que- 
sto bresciano asilo si raccogliessero quasi fuggendo, ma tal- 
volta indarno, alle tempeste del loro cuore. Da qui l'origine 
delle molte offerte; né da loro soltanto, ma venivano le più 
volte da que' duchi, da quegli imperatori, sia che riverenti 
sciogliessero un voto, sia che volessero far tacere con un pugno 
d'oro la voce di un rimorso. Àbbiam veduto come la Croce 
di Galla Placidia potesse credersi un donano venuto dalla 
preda dell' espilata Ravenna. Altro donano, nò certamente in- 
degno di re, o della pontificale munificenza, potremmo a quel 
modo congetturare l'eburnea Lipsanoteca 6 (custodia di reli- 
quie) ed il rarissimo Evangeliario, cose tutte chi sa forse da 
Carlomanno rapite, indi rese. Noi le serbiamo nella Quiriniana. 
Avvisato il pontefice di quella rapina, minacciava di sco- 
munica l'imperatore, ov' entro sessanta giorni non avesse 
restituite le involate ricchezze 7 . E' si pare ancora che real- 



\. Chron. Brix. Dist. I, e. 187, e Dist. 
IV, e. 87. Rer. Hai. Script, t XIV. 

2. Indico cron. e stor. dei Doc. Giu- 
liani (Codice Quirin. Ivi la Storia 
Ms. premessa all' Indice). 

3. Vita di s.Obicio. C Quir. D, VII, 17. 

4. Slor. Bresc. Ms. Quir. in due esempi. 

5. Ilist. Brix. lib. I. 

G. Chi non potrebbe sospettarlo un 
dono di papa Paolo III quand'ebbe 
nel 753 consacrala egli stesso la 
basilica di s. Salvatore? 

7. Asserens et afjìrmam te Italiani in* 



gressum ad monasterìum acces- 
tisse ancillarum Dei apud Brixiam 
constitutum ; indegne . . . aurum 
ablalum tum ipsius venerai), mo- 
naslerii quam dileclce filicc nastrai 
Antjelberlce etc. Benigne nisi . . . 
intra sexaginla dierum spalium 
thesaurum . . . reddere proposue- 
ris eie. sis ex lune exeomunica- 
tns eie. Dato VI Kal. Aprilis In- 
dici. X. Joannis Pont. Episi. XLII. 
- Laiìijei et Cossartii Conc. L XI, 
n. XLII. - Uauduini , Conc. eie. 



I CAROLINGI 231 

mente restituisse la preda, perchè il minacciato anatema 
non ebbe luogo, o non appare almeno dalle cronache ita- 
liane e dalle lettere pontificali. 

Della Croce così come della Lipsanoteca vi ho già parlato 
illustrando l'una e l'altra, pubblicandone in più tavole i dise- 
gni nelle Antichità Cristiane di Brescia. Intorno a quest' ul- 
tima sapeva che un erudito sacerdote avea pronta una sua 
dissertazione : ricordomi anzi averla letta ed ammirata ; 
ma tutto volto allora ad altro scopo, ch'era quello dell' Ico- 
nografia Cristiana cui attendeva; ed il pensiero di raccogliere 
ed illustrare le sacre nostre antichità essendomi venuto 
molto tempo dopo, quando già più non sovvenivano né 
delle idee ne del complesso di quella dissertazione dalla 
quale non avea tratti che pochi appunti per Y Iconografico 
mio lavoro, non mi fu dato recarvi di essa, e ne sarei cer- 
tamente andato superbo, un pensiero, una parola, una con- 
gettura. Dolente che per tal modo mi fosse tolto di por- 
gere all' erudito autore una testimonianza della stima che 
sempre gli ho professata, mi posi colle sole ed uniche mie 
scorte, deboli, ma mie nò d'alcun altro, all'arduo lavoro; 
e consultati poscia que' gravi ingegni dello Zardetti, dell'a- 
bate Polidori, del Corderò, del Labus, del Raoul-Rochette 
e di più altri, mi trovai largamente ricompensato dello scon- 
tento di non aver potuto profittare del patrio preesistente la- 
voro; e parvenu poi anche di averne bastevolmente riparata, 
volgendomi a que' dotti, la lacuna. Tutto ciò per la pura ve- 
rità, ed a scanso di equivoci. — Ad ognuno il fatto suo. 

Tra le cose del monastico tesoro ho citato l'Evangeliario; 
la cui somiglianza col piacentino, largizione anch'esso della 
imperatrice al proprio monastero di s. Sisto, fece nascere il 
sospetto che Angilberga ne donasse un altro alla chiesa bre- 
sciana di s. Salvatore. Veramente i caratteri non sareb- 



a. 877 



;2:ì2 I CAROLINGI 

... 87i bero posteriori al secolo IX. Il Bianchini * lo ha già pub- 
blicato ed illustrato. Un cenno è di esso nella memoria del 
Sala intorno ai Monumenti Queriniani 2 ; e l'idea che il 
nostro venisse dalla mano istessa della fondatrice del clau- 
stro piacentino, se risponde alla pietà (qual ch'ella fosse) 
degli ultimi anni d' Angilberga, non può essere che un so- 
spetto; perchè l'aver essa donato al monastero di Piacenza 
un codice, non potea togliere che di un consimile per altri si 
presentasse il bresciano asilo. 

a. 878 Dal quale piacentino cenobio essendo fuggita una mo- 
naca, ed avendola ospitata il conte Liutfredo, Giovanni Vili 
proibiva per lettere ad Antonio vescovo di Brescia, che non 
s'attentasse di conservare al sacrilego la sua relazione 3 . Con 
tutto ciò frequentissime a' giorni di cui parliamo parvero 
queste fughe o rapimenti di nobilissime vergini votate a Dio. 
Vedremo altrove un Liutvardo vescovo di Vercelli, cattivo 
cittadino e pessimo sacerdote, rapirne un'altra in Brescia 
per un suo nipote. 

Più degno assai delle nostre indagini è il nostro vescovo 
Antonio, il quale poco tempo addietro (876?) riceveva da 
non so qual presule di Germania una lettera che il Cancia- 
no 4 ed il Lupi 5 hanno serbata, colla quale interrogavalo co- 



1. Evangeliarium Quadruplex. 3. Epistola Iohann. Vili, ldcirco vo- 

2. Monumenti Quiriniani illustrati. - lumus ut nullaleiius ci comunice- 
V Evangeliario. Lo descrive un bel lis. Dat. XIII Kal. Decembr. Imi. 
codice Gallicano delscc. IX, di fama XIII. - Labbei , Coutil, t. XI, col. 
quadrata, o poco meno, come i co- 164, n. 237. 

dici antichi, acchiudente come due 4. Canciani, Leges Barbar orum, t. II, 

codici: l'uno dei canoni Eusehiani n. XXVI, pag. 413. 

frammentati ; l'altro dei quattro E- 5. Lupi, Cod. Diplom. Bergom. t. T, 

vangelii secondo la versione italiana. col. 882. Dileclissimo . . . N. N. 

Argentei sono i caratteri, sopra pa- Episcopo il le Brixlensis Ecclesia 

gine di pergamena tinta di violetto. Pastor c/c. 



» ^AHOMNY.I 



233 



me n'andassero costà nella povera Italia nostra le politiche 
faccende; se in ira fossero od in pace, se convenuti ed a qual 
patto i re; perchè noi, scriveva, piuttosto coloni che abitatori 
iV Italia, preda or di questi o di quest'altro, stiamo in aspetto 
a cui passi questa provincia 1 . Gli manda poi qualche dono, 
tre patii, due stragule, due verdi rami di palma, ed altro an- 
cora. Pregalo finalmente di procurargli un generoso cavallo. 
Rispondevagli Antonio come i tre figli di Lodovico vives- 
sero in pace maravigliosa 2 . De cavallo quem me expostulastis , 
continua poi, ve ne mando un cotale prestantissimo 



a. s:$ 



librimi de gente, patri quos daedalea Circe 
Subposita de maire nothos furata creavit 3 . 

E qui lo viene paragonando ai più celebri cavalli dell'antichi- 
tà,, non escluso quello fatidico di Giobbe; poi trasvolando 
colla mente ad imagini poetiche levate qua e là dai classici 
e dalla Bibbia, gl'insegna come tenerselo e come cibarlo: 
documento un po' singolare della bresciana letteratura del 
secolo IX, inosservato da' miei predecessori 4 . 



1. Nos habitatores Italia? , et poiius 
inquilini , . . prozda mine horum 
nunc illorum etc. — Lupi e Can- 
ciani, 1. cit. 

c 2. Ita se mutua charitate compleciun- 
tur , ut summam Trinitatem me- 
diam inter illos diversari creda- 
mus. Canciani, 1. cit. pag. 413. 

3. Virg. Mneid. 1. VII, v. 282-83. 

4. Quod ne fabulosum existimetis, 
aerius ei color innalus etc. . . . 
Qui perniatale Cillarum, animo- 
sitate lìhebum, mirabili singoiar 



ritate Ducephalum antecellat . . . 
qui procul odoretur bellum, et 
gaudeat ad vocem tubai, et cum 
sanguineam pugnam videat, dicat 
Vali! (fatto a posta per un vesco- 
vo!); quimontes oppositos laitus et 
alacris exuperet, et ftuvios rapaces 
innatet et latissimos lacus trans - 
vadet. Belgica vel molli melius 
fcrat esseda collo (Virg. Georg. 
lib. Ili , v. 204) ec ec. che qui la 
fantasia del nostro vescovo Anto- 
nio non ha più limiti. 



234 I CAROLINGI 

». sts Deirottocentosettantasette è pure un'altra lettera, che da 
papa Giovanni è indirizzata 1 air arcivescovo di Milano e al 
vescovo di Brescia pel concilio di Ravenna in cui sedette 
Antonio 2 ; ed un'altra del settantotto, colla quale fa sapere 
ad Antonio vescovo ed a Berengario duca del Friuli, aver 
Garlomanno dichiarato il papa vicario suo nell'italo regno 3 . 
Non so poi comprendere come di quel re, mal fermo della salute 
in Baviera, si trovi un decreto in quest'anno aclum Piscarice 4 . 
L'indizione per altro sarebbe l'XI: ed allora tutto si combina 
colla sua correria per la lombarda valle di un anno prima. 

Vero è che dell'879 Carlo il Grosso re di Lamagna, saputo 
in bilico la vita del fratello, calava in Italia preparando le cose 
per la successione 5 , poiché veramente l' anno appresso il fra- 
tello moriva. Ci rimangono degli ultimi tempi di Carlomanno 
alcuni patrii decreti. Appare dall'uno che la monaca Ermen- 
garda, badessa del nostro convento di s. Salvatore, per mano 
di Antonio vescovo di Brescia presentasse al re gli antece- 
denti diplomi delle monastiche immunità, pregando perchè 
venissero convalidate. Alla conferma si aggiungono alcuni beni 
richiesti dalla badessa; ed erano di Corticelle, di Canelle, di 
Borgonago, le peschiere di Sermione e le picciole corti do- 
vute all'avvocato, cioè Campo Gomulfo, Persego e Pratum Ca- 
prioli 6 . Né per questo cessava l' abadessa dal vantaggiare le 
sue proprietà: avvegnaché stipulasse in quest'anno una per- 
muta di beni con Rotecherio di Affes nei confini di Garda sul 
nostro Benaco, dandogli alcuni beni sul Vicentino in Quarto 
ed in Bellonio, col santuario di s. Maria 7 ; ed ottenesse la 

1 . Ladbei, ConciL t. XI, n. 53 col. 42. 4. Murai. Ani. II. M. /Evi, 1. 1, col. 927. 

2. Idem, t. XI, pag. 307. - Grad. 5. Annales Francor. Berlin. 

Brix. Sacra, pag. 138. G. Marc Bull. Casin. t. II, pag. 34. 

3. Episl. Johann. Vili, n. 155, 237. 7. Odorici, Antich. Cristiane di Brc- 
- Murai. Ann. a. 878. scia, parte I. 



I CAROLÌNGI ^35 

riconferma regale (878) di alcune proprietà possedute da 
un Allone od Illone dentro i limiti del comitato bresciano 
alla corte Zitolfa, colle viti, gli olivi e la selva Cavallara 
presso i fiumi Lava ed Inolia nel luogo di Tazun *. 

Un altro diploma, non saprei se più importante o più 
contrastato, fu segno a liti letterarie, le quali con un motto 
poteano sciogliersi: ed è la celebre donazione di Carlomanno 
fatta nel mese di ottobre ai monaci Zenoniani di Verona 
della corte bresciana di Desenzano, co' suoi lali campi sino 
a Maguzzano; e le cacce, le pescagioni, i pascoli, le rive 
sino alla rocca di Minerva ed alla terra di Scovolo con 
tutte le case, le proprietà che un Adelberto possedeva 
nell'Isola (ora Leclii) e nella corte Scovolese, colie viti, 
gli oliveti, tutto che al medesimo appartenesse nel mezzo 
giorno del lago di Garda fino a Sermione ed a Peschiera, e 
per tutta la selva Lugana, colle cacce dei majali, elei cervi, 
dei caprioli ecc. Il decreto è segnato in Verona entro il 
claustro di s. Zenone 2 : preziosissimo documento, dal quale 
fra l' altre cose inosservate risulterebbe che la sì bella isoletta 
di Garda illustrata dal Labus avrebbe avuti già fino dalla metà 
del secolo IX, che non era. per certo de' più felici, e campi 
e case e abitatori suoi proprii. Ma il Biancolini rifiuta quella 
carta; rigettanla il Persico 3 ed il Prato 4 . Se non che 
più coerente alle storiche testimonianze V avrebbero trovata, 
dove, non già il figlio di Carlo Martello, ma riconosciuto 
avessero nel donatore quel Carlomanno di Lodovico re di 

1. Murat. Ani. hai. M. Mvi, t. I, col. 699. Fu riprodotto dal Bianco- 
col. 930. Perg. Quir XL. - Odo- lini, Chiese di Verona, t. 1, lib. I, 
rici, Cod. Diplom. Quir. t. II. e per altri. 

2. Primo editore di quel diploma fu 3. Città e Territorio di Verona, t. II. 
r indiligente Ughelli, Italia Sacra 4. Opuscoli scelti; raccolta Ferrarese, 
in Episcop. Veronensibus , t. V, t. XX.IV. 



a. 878 



a. «78 



a. fio 



23(i 1 CAROLINGI 

Germania, il cui terzo anno di dominio nella Baviera correva 
appunto neh 1 ' 878, a cui si accorderebbe l'indizione XII. 
Che se si vodia errato dadi amanuensi il V anno di reuno 
in Italia, e si ritenga il II (come appare sotto la medesima 
indizione ed anno di bavara signoria in due altri diplomi 4 ), 
non avremmo quasi più oltre a contendere sull'autenticità 
del patrio documento. E che in quell'anno (878) attraver- 
sasse l'imperatore le campagne del Veronese, lo si ha pel 
decreto datimi Piscarice da noi ricordato. Un solo passo è nel 
diploma che non può assolversi, ed è la frase — prò anima 
Pipiìii avi et Karoli Martelli patris mei, introdotta senza più 
per attribuire ad un Carlomanno più antico (e non è nuovo 
l' esempio 2 ) la donazione, facendone risalire i diritti al se- 
colo Vili, non avvertendo che tutto il resto dei titoli regi 
distruggeva l'alterazione, mettendo anzi in bilico l'autorità 
del documento. E ben disse il Troja, che troppo corrivo fu 
rilghelli a collocarlo nel 743, troppo indulgente il Coleti a 
non commentarlo 3 . Né quest' Adelberto possessore dell' i- 
sola nostra doveva essere volgar personaggio; però che non 
a Scovolo soltanto, né alla vicina isoletta si limitavano gli 
averi suoi, ma largamente si distendevano ben oltre a Pe- 
schiera ed all'ampia selva della Lugana. 

Spento, come dicemmo, Carlomanno, il fratello suo Carlo 
il Grosso prende la corona del regno d'Italia, prende l'im- 

1. Astezati, Indice dei documenti polto nella loro medesima chiesa, 

Giuliani. Ms. Quirin. - Le Tavole in Adriano I (Muuat. Ann. a. 885). 

Cron. del Lupi, Cod. Dipi. Berg. 3. Codice Diplomatico Longobardo, 

1. 1, dimostrano errasse quel dotto t. IV della Storia d'Italia, parte IV 

Benedettino ncll'ascriverli all'anno di quel Codice, pag. 125, docu- 

consccutivo. mento mini. 50 1, a 7 43, note. - 

2. A citarvi dei mille un solo esempio Per la sua topografica importanza 

dei monaci Nonantolaui, questi con- porteremo il documento nella par- 

vertivano Adriano HI, benché se- le li del nostro Codice Diplomatico. 



t CAROLINGI 237 

pero vacante da tre anni, ed è incoronato dal papa. Ma già a. m 
prima (879) di queste sue rapide salite donava Carlo alla 
chiesa regiense di s. Prospero l'isola di Suzaria nel contado 
bresciano tra Zara ed il Po, presso il pago Policino (grave 
argomento, non isfuggito al Muratori dell'ampiezza in quel 
tempo del nostro comitato 4 ); e con altro diploma dell' 880 
9 dicembre actum Placentia riconosceva le immunità e le 
possidenze del bresciano cenobio di s. Salvatore, i cui docu- 
menti a nome di Ermengarda venivano presentati all' impe- 
ratore dal vescovo Liutvardo arcicancelliere dello stato 2 . Che 
buona gioia fosse quel vescovo lo vedremo fra poco. Intanto 
avvertiamo come da un terzo diploma firmato in Margola nel- 
l'883 più evidente risulti la vastità dell'agro nostro, e vi si 
dica spettare la corte di Fontana, parrocchia cremonese, al 
comitato di Brescia 3 . Né vi tacerò di un altro dell' 887, in 
cui risulta il continuato possesso dei monaci Turonensi sui 
loro beni di valle Camonica e delle corti di Peschiera, di 
Liona 4 (probabilmente Lonato) e di Solaria. 

Certo è che intanto nell'umiltà delle proprie abnega- 
zioni, di sotto al velo claustrale di s. Benedetto, la irrequieta 
Angilberga nutricava nel suo secreto l'antica fiamma delle 
ambizioni, l'orgoglio antico della non anco pentita impera- 
trice. Che pratiche mantenesse dal suo non so se carcere, o 
monastero bresciano, col pontefice Giovanni Vili dirlovi non 
saprei. Certo è, che fattosi Bosone genero suo, re della Pro- 

1. Murat. Ant. Ital. M. JEvi, ti, 3. Fontana Comitato Brixicnsi pa- 

co]. 362, ove si rende ragione del- rochia Cremonensi, la quale poi 

l'essersi ascrilto dall'editore il do- viene donata da Carlo il Grosso a 

cumento al 79, benché in fine al Giovanni Gastaldo di Margola sul 

documento si legga T870. 11 di- Bergamasco. Murat. Antiq. Ital. 

ploma fa rinnovato neh" 883. Mu- M. Mvi, t. II, col. 205. 
rat. 1. cit. t. Ili, col. 60. 4. Martene , Thess. Anecdoctorum 

2. Murat. Ant IL de. t. Ili, col. 753. Novus, t. I. col. 49. a. 887. 



238 1 CAROLINGI 

a. ssi venza e di Borgogna, Carlo il Grosso ne ingelosi; e fatta 
prendere Angilberga, la costrinse ad uscire dal chiostro per 
vivere proscritta in Allemagna. Papa Giovanni pregò, sup- 
plicò per lei finche n' ebbe promessa di libertà, dove per al- 
tro i due re di Francia Lodovico e Carlomanno si fossero 
accontentati. E Giovanni a scrivere sommesso all'uno ed al- 
l'altro, aver la sedia pontificale assunta la protezione della 
vedova infelice; a lui caldamente averla raccomandata Lodo- 
vico II; potesse rifugiarsi a Roma; sorveglierebbela, tal guardia 
le metterebbe dattorno, da rendere impossibile qualunque sua 
trama in favore del suo Rosone e della figlia Ermengarda l , 
epperò nò contro l'imperatore, nò contro i re di Francia. 
Né pago tuttora, non fu conte o vescovo od arcivescovo d'I- 
talia cui non si volgesse perchè implorassero dall' imperato- 
ro l' adempimento dei voti pontificali. La voleva in Roma 
presso di sé; prometteva di custodirla, eli porla in cotal luo- 
go da renderla innocua 2 . Non erano dunque larve le paure 
di Carlomanno. Poteva dunque Angilberga sommuovere 
dalla sua celletta claustrale, o dall'esilio, tutto l'impero. 

a. 882 E tanto affaccendarsi di papa Giovanni non fu senza prò. 
Angilberga riebbe la sua libertà; ed il famoso Liutvardo vesco- 
vo di Vercelli riconducevala al papa 3 , in Roma stessa. Quel 
Liutvardo cui nulla potea negare l'imperatore, e che otteneva 
il dono dall'imperatrice, ornai rimessa nel godimento del 
nostro convento, di una piccola corte monasterii sui Bri- 

\. Iohannes Epist. n. CCLXIII, a. 881. trarium ad hujus regni et imperii 

Ut nihil penitus contro, eundem perlurbalionem. 1. cit. 
imperalorem vai cantra eos agere 3. Engilbergam . . . per Leudoardum 

possit. Si veggano di piale epistole vercellensem cpiscopum (arcicanc. 

282, 208. Laucei, Conc. t. XI. dell' imperatore) I ohami papcc, si- 

2. Et nos eam in tali loco habitare culpetieraf,llomamrcmissit.-Ann. 

faciemus, (juod nihil adversi mo- Francar. Berlin. - Murat. Ann. 

Uri, nihilque valeat machinari con- a. 882. 



I CAROLINGI - 839 

xiai l ; quel Liutvardo, che gli annali Fuklensi accusano di gra- a . 8«2 
ve delitto 2 , o che il Muratori tenta difendere inutilmente 3 , 
perchè le lodi pontificali date al vescovo vercellese 4 non lo 
assolvono di più altri misfatti che il resero indegno della 
male assunta sua tiara. 

Avvegnaché, salito dalle abbiette origini della sua nascita 
ad alti gradi, al supremo d'arcicancelliere dell'impero, te- 
muto ed ossequiato più assai che l'imperatore non fosse, 
rubava dai monasteri le più nobili fanciulle d'Italia e di La- 
magna, per maritarle a cui gli talentasse più de' suoi con- 
giunti 3 . 

E più non veggendo a se d'intorno chi potesse levarsegli a - 887 
contro, uscito innocente appena colla stolta prova per giu- 
dizio di Dio da imputatogli gravissimo furfato, circondava 
de' suoi satelliti il nostro convento di s. Giulia, e ne fa- 
cea rapire la nobilissima figlia di Urenoco duca del Friu- 
li, la nipote di Berengario che fu poi re, la parente del- 
l'imperatore, per darla in moglie ad un nipote suo proprio 6 . 
Il perchè Berengario fratello di Urenoco, mal sofferendo l'in- 
sulto, corse in armi a Vercelli, e mettendo a sacco il palazzo 
del vescovo rapitore, facea vendetta dell'oltraggiata fanciulla 7 . 

Ed anche Berengario fu costretto a discolparsi presso 
l'imperatore di quella incursione, tanto potea Liutvardo. 

1. Margar. Bull. Casin. Perg. Quii*. stultitiam . ... ut Monaslerium 

n. LXIV. - Odorici, God. Dipi. puellarum in Brixia . . . invaderei 

parie II. et fdiam Unruochi Comitis pro- 

2. Ann. Fuldenses. pinquam Imperatoria vi raperei, 

3. Murat. Ann. 882. suoque nepoti in conjugium darei. 

4. Epist. 8 Iohann. Vili. - Ann. Francor. Lambecianì, 1. cit. 

5. Murat. Ann. a. 886. - Ma più gli 7. Il Bravo, narrando che il re Grosso 
Annali Lambeciani.-Aii». Francor. avea compagno Liutprando, tra- 
R. ltal.Scr. t. II, p. II, col. 97. Nani sporta il rapimento ali' 875; ma una 
nobilissimorum filias rapuit eie. dozzina di anni più o meno non 

G. Qui etiam ad tantus devolutus est altera la cronologia. 



240 I CAROLINGI 

a 888 Ma quell'uomo straordinario, calunniato di colpevole 
amore colla imperatrice Riccarda, cadeva intanto dall'alto 
seggio della sua potenza. Il cielo italiano si rabbuiava: Be- 
rengario cercava una corona, volevala ad ogni costo; e l'ambi- 
zione di un privato fu quasi per gittarei semi della nostra indi- 
pendenza. All'alta, nobilissima intrapresa non potea correre 
più propizio l'istante. Sfiaccate le forze del già cadente ed 
avvilito imperio, e queste pur suddivise, contrastate, pretese 
da chi potesse più: gli animi stanchi di questo ignobile al- 
ternarsi d' imperatori e di re, non ad altro intenti che a suc- 
chiellarci fino alle midolla, pronti a ricevere, a sostenere 
coli' apatia di chi poco spera e nulla crede il primo che 
avesse levata una bandiera, purché fosse mutar di lato. Que ? 
conti, que' duchi, quei marchesi, benché d'origine forestiera, 
italianizzavano, direi quasi, di sangue, di speranze, di pro- 
prietà; sentivano che di tanto s' accresceva la loro influenza, 
quanto diminuiva languendo ne' feudi, nei comitati la fore- 
stiera; sentivano appressarsi il loro istante. Deh, perchè mai 
non distaccarono al tutto gli animi loro dalle straniere pre- 
ponderanze, non si fecero tutti ed esclusivamente italiani, 
non abbonirono l'infamia del braccio altrui per lemosinare 
all'invocato straniero un branello d'Italia? Perchè non lo si 
fecero essi un esercito, un popolo, una nazione, o noi ten- 
tarono almeno fra popoli così pronti a secondarli? che la 
paura del non riescirvi non avrebbe scemato nelle moltitu- 
dini il concetto della loro potenza; e la perduta riputazione 
non li avrebbe indispettiti e fatti crudeli, corrotti, scellerati, 
gittati pel mezzo alle infamie d'ogni natura coli' abbandono 
di un' anima cui pesa 1' amaro convincimento di non aver 
più diritto alla stima della propria età. 

Mi. A p:iR. I9.S, linea 9 si omettano le paiole nf.i.i,' MIRO ftUBUftBANO. 



LIBRO DODICESIMO 



I RE D'ITALIA 



I. 



I TEMPI DI BERENGARIO PRIMO 



È indubitabile: un errore della Franca dominazione fu a. ss» 
tra le cause più risolventi del mutamento caratteristico negli 
ordini sociali dell' Italia subalpina. La potenza della Chiesa 
nelle cose civili salita di secolo in secolo, temuta e preva- 
lente per l'opera dei Franchi, più che in nessun altro, fu 
nel secolo nono ambita, cercata e voluta dalla razza armata 
e forestiera, avida anch'essa dei larghi beni sacerdotali, 
che già parevano contendere il primato al feudo militare o 
cittadino: epperò vennero invasi o poco meno dalle schiatte 
dominatrici; e l'elemento Franco, Germanico, straniero in- 
somma, giganteggiava nella rappresentanza della proprietà. 
Né tutto è qui : ma i vescovi elevati a cotal seggio, che mag- 
giore non fu mai dal IX secolo in giù, redinvestiti del pasto- 
rale e della spada, arbitri e donni della curia e del tempio. 
Questo avanzo di latina magistratura sublimata dall'impero, e 

Odoricf, Storie Dresc. Voi. HI 16 



242 i re n* Italia 

a. gas non da noi, non era più che uno splendido e vezzeggiato 
strumento di quella mano che Y avea posto in alto. Le più 
grandi concessioni del secolo di cui parliamo sono sempre 
ai sacerdoti, ai vescovi, agli abbati. Era lo stesso che infeu- 
darli all'impero, alla corona, che per disdetta non era italiana. 
Ma qualche vescovo latino ricordossi della propria origine; si 
valse dell' armi e della potenza di cui V impero Y avea re- 
cinto, per togliersi a lui, per favorire quando l'una, quando 
T altra delle italiche fazioni che nel secolo di cui parliamo 
levarono il capo intolleranti di servitù. Speravano gli stra- 
nieri nell'elemento sacerdotale; forse lo accarezzavano per- 
chè faceva paura, lo innalzavano quasi al pari dell'armi lo- 
ro ; ma non sapevano che queir italo elemento non cangiava 
ne patria, né tradizioni, nò ambizione di signoria. Si accorse 
l'impero d'aver sollevato un ordine, il massimo degli ordini 
sociali , più che non comportassero gì' interessi e la quiete 
dello stato, un ordine che potea farsi nemico, ed assai volte 
si fece. Nò il sacerdote soltanto, ma il contesi duca, il vasso, 
il feudatario civile splendidamente rimeritati di privilegi, di 
beneficii, nelle dure necessità della corona facilmente com- 
presero che v' era bisogno del loro braccio, e che il re lo 
comperava. Una è questa per certo delle cause moltiplici 
di quel lento, ma continuato risorgere a indipendenza, la 
quale s'avvalorava nel secolo di Gregorio VII, il più glo- 
rioso della storia italiana. Come poi e' entri soccorritrice 
all' ardua prova la polvere di cannone l non so capacitarmi. 
Terrei per quella vece tutto al contrario. Perchè la scoperta 
della polvere e del cannone (il quale, sia detto fra di noi, fu 

I. Leciii, Tipografia Bresciana del «mondo in oppressori ed oppres- 

sec. XV - pag. 9. « La forza ma- « si . . . Nella lotta crudele s'era 

« teriale, già passala dai più nelle « frapposto il prete ... ma fuorvialo 

« mani di pochi , avea diviso il « ecc. - Se non che tra le invasioni 



I RE D* ITALIA 243 

quasi sempre nelle mani di chi tutt' altro avea in mente che la 
nostra indipendenza) avendo preceduto, come sapete, il con- 
solidarsi delle straniere preponderanze dei secoli XVI e XVII, 
diede un' arma nelle mani dei tirannelli e dei venturieri da 
Carlo Vili in giù contro le povere moltitudini, fino a che non 
passasse quest' arma tra gli eserciti fatali che d' allora in poi 
discesero dall' Alpi a ribadire le nostre catene ; il perchè 
tutt' altro che soccorritrice, fu la polvere a noi nemica. Bre- 
vemente: la forza italiana, già posseduta dai piùne'secoli XII 
e XIII, cominciò ad essere un privilegio dei pochi proprio 
quando fu scoperta (vedete fatalità!) la polvere da cannone, 
la quale terminò poi col rassodarlo a chi l'avea già in pugno. 
Tornando al caso nostro, la potenza regale di tanto perdeva 
d' autorità, quanto donava più : e le province intanto si possede- 
vano dai duchi e dai marchesi, le città dai vescovi e dai conti: 
al re, inchini e disprezzo. E duchi e vescovi e marchesi vedu- 
tisi allora vassalli di nome, principi di fatto delle terre loro, 
fecero a qual più potesse per assorbire nell' orbita del loro 
beneficio le povere feudalità subordinate, sicché ne' tempi di 
Carlo il Grosso già si trovava in Italia chi potesse un bel 
giorno pensare a farsene padrone. Questo ardito pensiero 
brillò di fiera luce nella mente di Berengario duca del Friuli, 
e di Guidone di Spolcti. Ma ben altro gli era lo impadronir- 
sene, altro levarla in seggio e dignità di nazione. Arrisero le 
sorti al Friulese, il quale circondato da' principi d' Italia, e 
forse più dai vescovi che dai principi *, s' incoronò. 

« barbariche e li interminabili con- « più retaggio di nobili e di preti... 

« Atti avea durato un avanzo di ci vii- a e il popolo usci di gregge ». Ho 

« tà, che valse a ridestare fra' più il recato un lungo brano perchè si 

« bisogno di rivendicarsi nell'indi- vegga parlarsi qui ben anco d'in- 

« pendenza. All'ardua prova, fu soc- dipendenza civile. 
« corritrice la polvere di cannone 1. Sismondi, Histoire des Republiq. 

« ecc. - Forza e scienza non furono Italiennes, t. I. 



a. 888 



244 1 RE D' ITALIA 

a . 888 Preparavasi Guido contro air emulo potente. Arnolfo re 
di Germania preparavasi anch' esso contro i due rivali. L'ar- 
mi dovean decidere. Ma giunto il re germanico nella città di 
Trento, astutamente Berengario l'ossequiò l , ed un ossequio 
l'assicurò della corona. Restava Guido, il quale scontrando 
sotto le mura della nostra città Y esercito che Berengario 
in persona capitanava, venne a giornata: orribile il con- 
flitto, sanguinosissima fu la strage d'ambo le parti. Ma la 
vittoria secondo Erchemperto sarebbe stata del Friulese, che 
rimasto padrone del campo, non interrotto dal vincere che 
per le tenebre sorvenute, raccolse le opime spoglie della 
battaglia. Secondo lo storico Liutprando, Berengario per 
quella vece avrebbe presa la fuga 2 , confondendosi lo scritto- 
re con altra battaglia dell'anno dopo. Pur si venne ad un 
patto , convenuto il giorno dell' Epifania; ma Erchemperto 
dimenticollo, chiudendo appunto con quest'unica e vaga no- 
tizia la cronaca preziosa, e lasciandoci al maggior uopo 3 . 
Sappiamo da qualche cronista per altro come Guido implo- 
rasse dall' emulo una tregua per seppellire le sue migliaia 
di cadaveri ond'era lurido il campo, e come tutta fosse dei 

1. In oppido Tarentino (corrige Tri- sunt. Patti sunt tantum ad invi- 
dentino) regi se prevsentavit eie. ceni usque in epiphania, quee cete- 
Ann. Fuld. Freheri apud Eccard. bratur Vili idus jannarii. Quum 
Rer. Germ. - Murat. Ann. a. 888. autem uterque se junxerint ad pa- 

2. Fuga se se Berengarius Uberavit. cium vel ad bellandum, quod dein- 

- Liutprandi, Hist. 1. 1. ceps egerunt.prccsenti opuscolo in- 

3. Hoc etiam anno (888) reversus est seram. Così termina Erchemperto 

Guido ad Italiani, quarti princi- (Hist. e. 81, 82). Veggasi ancora 

piare citpit; sed oblinere nequit. Camillo Pellegrini, Hist. Princ. 

In Ilaliam juxla civilatem brescia- Langob. R. I. S. t. II, in cui ri- 

narn cum Berengario et ipso duce corda le parole di Sigibcrlo e di 

confliclus , in quo nimirum con- Liutprando relative a quel fatto. 

fliclu ulriusque parlis acies cru- Leggasi Palatino Socio nella Si- 

deliler coesa est. Spolia autem nodo Ticincnsc. Rer. Hai. Script 

coesorum a Berengario recollecla t. II, col. 41G ecc. ecc. 



I RE D ? ITALIA . 245 

primo la vittoria, la quale risulterebbemi ancora dal panegi- 
rista di Berengario. Allude quell'Anonimo ad una pace durata 
per quasi (vix) un anno dalla incoronazione di Berengario *. 
Come si combini questa pace colle due grosse fazioni l'una 
dopo l'altra sostenute contro Guido, sulla Trebbia la prima 2 , 
vicino a Brescia la seconda, non sa comprendere il Muratori, 
se non riportandole tutte e due sul cadere dell'anno; e quel 
benedetto vix ci viene opportunissimo conciliatore. Il franco 
asserire del Biemmi sulla sconfitta di Berengario non è che 
un seguire alla carlona il cronista più confuso di tutti. «Liut- 
prando non la seppe giusta » esclama il Muratori « e s'ingannò » . 
Il primo fatto d' armi tengo io che succedesse nel territorio 
di Brescia; e questo nell'anno presente e colla peggio di 
Guido, l'altro nell'anno consecutivo e colla peggio di Beren- 
gario 3 . In quanto al primo, le spoglie degli uccisi raccolte dal 
figlio di Gisla e di Eberardo attestano la vittoria sua. Fu pro- 
priamente il fatto della Trebbia che tornò fatalissimo al duca 
del Friuli. Anzi fu così certa nel conflitto bresciano la vitto- 
ria, che l' anonimo panegirista avverte come le tenebre della, 
notte ne impedissero il corso, restando però Berengario 
padrone del luogo 4 . 

Quale dei due venisse favorito dai padri nostri durante 
il conflitto, non è bene accertato: pare per altro che propen- 

1 . Annua vix loto rutilarunt sidera del secondo conflitto una minuta ed 
mundo - Pace sub hac. Anonym. in esatta descrizione, e portandocelo 
Panegyr. Berengarii. - Rer. hai. poi d'un tratto sull'agro nostro. 
Script, t. II, parte I. Campello, Storia Spoletana, 1. 9, 

2. Parlano di questa duplice fazione 1(372. - Murat. Ann. a. 889. 

gli Annali Fuldensi, i Melensi, Liut- A. Che Berengario fosse allora giare 
prando, Scotto, Erchempcrto etc. d'Italia risulta dall'Anonimo (in 

3. Murat. Ann. a. 888. Errava certo Panegyr. Berengarii, t. II, parte I, 

Bernardino dei Conti di Campello, Iter. hai. Script. - e dal Valesio, 

nella Storia di Spolcli, facendoci Berengar. Aug. Vita, in cit. voi. 



a. S8S 



246 I UE D'ITALIA 

a. sss dessero per Berengario, avvegnaché l'astuto condottiero si 
ponesse in aspetto dell' inimico sotto le mura di Brescia. 

a. 889 Ma le tregue non erano che a pigliar fiato. Lo Spoletano 
avuti soccorsi di Francia, rinnovava la guerra. Berengario 
dal canto suo rinvigoriva l'esercito di Tedeschi, di Lombardi, 
e a dirla in breve, d'ogni soccorso che potesse raccogliere sotto 
le sue bandiere, sicché fino alle torme dei villici si mescola- 
vano coi veterani del campo. Né strano a credersi fuor che 
dagli ignavi del carattere di que' tempi, mancarono vescovi, che 
gittata la mitra e il pastorale, si posero in capo un elmo e 
strinsero una lancia l con quella mano che non doveva alzarsi 
che per benedire. La vittoria questa volta sorrise a Guido. 

Al cui tempo , in fine al volume della mia Brescia Ro- 
mana, ebbi ascritto un documento bresciano della più grave 
importanza. L' Astezati non potè leggervi il nome d' un im- 
peratore che già contava tre anni d'impero; noi potè il Gar- 
belli armato di lenti, né per supposizione potevano combi- 
nare l'uno e l'altro un principe che avesse imperato pel terzo 
anno nella VII Indizione 2 . Io lessi la pergamena, e vi trovai 
queste parole ===== Ito imperatore in Italia anno imperii ejus 
tertio = e secondando la ipotesi dell'uno e dell'altro, lessi 
Witto. Ma Guido non ebbe il terzo anno d'impero che all' In- 
dizone XI dell' 893 3 . Rettifichiamo adunque restituendo ad 
Ottone quella data, il cui terzo anno d' impero correa preci- 
samente nell'Indizione VII del 964 4 . 

1. Anonym. Panegyr. Bereng. 1. cit. Medii Mvi. Dissert. LXX. Ha poi 

2. Astezati, Indice Univers. Cronol. un diploma Ottomano del 964, Ind. 
dell'Archivio di s. Giulia (Diplomi). VII, anni d'impero III, pubblicato dal 
Ivi una dottissima digressione sulla Pattola (Istoria Casincn.se.) , che 
data del documento. molto viene all'uopo nostro. Veg- 

3. Anliquil. Hai. M. JEvi. Diss. Vili. gansi del resto le tavole del Lupo 

Mukat. Annali, a. 892. nel Codice Dipi. Berg. t. 1, e il 

4. MURATORI , Antiquitates llalkw, Mukat. Annali, a. ( J04. 



1 RE D'ITALIA 247 

Lo sconfìtto Berengario, il principe italico, siccome lo 
chiama l'Anonimo, serbato il Friuli paterno, mise la corte 
in Verona. Ma che loro principe lo riguardassero tuttavolta 
i Cremonesi ed i Bresciani risulta da' suoi diplomi. Avve- 
gnaché nel 18 agosto dell' 889, ritrovandosi a Cremona, 
cedendo alle preghiere del vescovo Adalardo, largiva non so 
che picciola terra, dicendola de curte relpublice nostre Mu- 
dano, dvitate Brixie , al monastero bresciano di s. Salvato- 
re 4 . E non è improbabile, che sbaragliato nel secondo fatto 
d'armi sul Piacentino, rivalicato il Po, rannodasse a Cremona 
in quegli istanti le scompigliate sue forze, tanto più che 
Liutprando chiaramente ci parla della sua fuga 2 . 

11 perchè forse ninno avvertì come il solo italiano che o 
bene ornale tentasse qualche cosa nel secolo nono anche per 
noi, non altrimenti cercasse un asilo che nell'agro bresciano e 
cremonese, in cui ricoveravasi quel vago anelito, quella poca 
luce eh' era appena comparsa d'indipendenza italiana. Ed era 
senz'altro nei decreti del cielo, che il primo esercito nazionale 
che dispiegasse un'insegna per una causa nostra, combattesse 
la prima battaglia ed esultasse della prima vittoria sotto le 
mura della nostra città, come sui nostri campi venia cercando 
poco appresso un rifugio nella sconfitta. Guido frattanto im- 
baldanzito dalla fortuna, congregava nel suo palagio i vescovi 
delle proprie città, perchè gli dessero la corona d'Italia. 
Erano dunque i vescovi che davano e toglievano come lor 
talentasse i regni. E perchè i vinti hanno sempre il torto, nel- 
l' atto solenne della elezione non risparmiarono al vinto Be- 
rengario insulti e rimproveri 3 . 

1. Margar. Bull. Casin.t. II. - Cod. 3. Ada Concila, anno 889 prò ele- 
Dipl Quir. sec. IX (Ad. Cremone). dione Widonis, pag. 416, in Rer. 

2. Hist. lib. 1, e. 6. Fuga se se He- Ital. Script, t li, parte I. - Giam- 
rengarius liberavit. bullari, Storia d'Europa, lib. I, 



a. 689 



248 I RE D' ITALIA 

a . 89o Ma Berengario dalla sua Verona 4 pensava intanto alla 
a . 8 92 riscossa contro Guido, che da un documento inedito parreb- 
besi appostato in Parma 2 , mentre il papa chiamava di Ger- 
mania, se vogliam credere agli Annali Fuldensi 3 , Fimpera- 
a. 893 tore Arnolfo perchè ci liberasse, non dell'uno e dell'altro 
come pensò il Muratori, ma di Guido, che il papa dicea 
tiranno. E poi che è noto come per le contese fra questo 
Arnolfo ed il duca Zventebaldo apprendessero gli Ungheri 
più facilmente la via d'Italia, dovemmo in parte ad un pon- 
tefice questa nuova benedizione. 

Se non ctie gli Annali di Fulda ci dimostrano il papa d'ac- 
cordo con Berengario, che mal reggendo anch'esso alla potenza 
di Guido già fatto imperatore, volgevasi ad Arnolfo, e gli si 
clava pur troppo a discrezione. Onde l'imperatore mandava 
un esercito a sostenerlo, a circondare lo stesso Guido nella 
città di Pavia, avendo all'uopo soccorsi dai militi d'Italia. Buon 
per noi che la fazione tornò vuota di effetto, e che Zventebal- 
do raccolto il campo, ripassò l'Alpi. Ma Guido in breve dilatò 
le conquiste alle città dell' emulo suo, né Brescia fu rispar- 



pag. 12 e seguenti. - Rer. Hai. 3. Il continuatore degli Annali Ful- 

Script. t. Il, parie li. - Ani. Ilal. densi parla di messi che papa 

M. /Evi, Diss. HI, ecc. Formoso avea spedili ad Arnolfo. 

1. Anliq. Ilal. M. /Evi, Diss. LXV1I. Murat. Ann. a. 893, ove si legge 

- Dal diploma col quale donava la l'intero passo Fuldcnse. Missi au- 

corle di Mclelo presso Garda al- lem Formosi apostolici cum epi- 

V abbazia di s. Zenone in Verona slolis, et primoribus italici RE- 

(Murat. Ani. Hai. M. /Evi, t, II, gni ad regem in daioaria ad- 

col. 218.- Bianco-lini, Chiese di venerunt, enixe deprecantes, 

Verona, t. V, pag. 73). Dare che vi ut italicum regnum , et res s. 

si trovasse anche ncir 893. petri ad suas manus a malis 

±. Donazione di Guido a Fnlcrodo ciiristianis eruendum adventa- 

d'una corte presso Pavia (Codice ret, quod lune maxime a Widonc 

Quiriniano, secolo IX, intercedente tyranno ajfectatumest.- Ann Fuld, 

il vescovo Viliedo). in FREHERUM. 



1 RE I)' ITALIA 249 

miata. Arnolfo intanto sollecitato dal papa e da Berengario, „. 893 
punto al vivo per la male riescita impresa di Pavia, scen- 
deva egli stesso con un altro esercito. 

Presa Verona, fu alla volta di Brescia, che gli aperse le a. 894 
porte 4 . Il conte di Bergamo le chiuse; ma l'ardimento gli 
costò caro. Perchè assaltata ferocemente, occupata di viva 
forza la sua città, rimase vittima degli eserciti irritati, tanto 
più che già promesso era il sacco ai combattenti. Lo stesso 
vescovo Adalberto, rimasto prigioniero, fu dato in mano ad 
altro vescovo, Addone 2 . In quanto al nostro v'ha chi lo disse 
già passato a più tranquille regioni, ma non pare dai docu- 
menti campasse ancora. Il Gagliardi ci ha serbato un elogio 
mortuario del presule Antonio 3 . È come in continuazione di 
quello del vescovo Landolfo, e leggevasi nella basilica di 
s. Pietro de Doni, il cui altare da quell'elogio parrebbe che 
si fosse per cura di Antonio rimarginato, fatto bello ed adorno 
come si addice alla casa del Signore 4 . 

Di questa cattedrale che più non esiste avea sperato re- 
carvi un pocolino di prospetto. Dissivi già che il chiarissimo 
architetto sig. Vantini possedeva il disegno di quella fronte. 
Fu chi per me supplicava il possessore perchè volesse appa- 
gare un mio desiderio coir usarmi la cortesia di comunicar- 
melo. Che volete? Me ne rimasi col dolore divedermelo negato. 

Dopo il fatto di Bergamo l'altre città si diedero non 
più a Berengario, ma nelle mani dello straniero da lui 

1. Annales Fuldenses in Freherum. 3. Il Biemmi (Storie Bresciane - t. II, 
- Sigonius, de Regno Italico, 1. VI. pag. 190) porrebbe la morte di 

2. Annales Lambeciani, p. 120. -Rer. Antonio nel 903. 

Ital. Script, t. II, parte II. - Anon. 4. Omnia quce mine his potiora vi- 

in Panegyr. Rerengar. 1. III. - R. dentur in Aulis - Multiplici studio 

J. S. t. II, parte li. - Anonym. fecerat ipse pius. Graden. Rrix. 

Benevent. pag. 279, luogo cit. - Sacra, pag. 138. - Cod. Diplom. 

Liutprand. Hist. 1. I, e. 7, cit. voi. Bresciano, parte II. Append. al t. II. 



250 i HE D'ITALIA 

a. 894 chiamato. Milano e Pavia furono d'Arnolfo, e con esse To- 
scana e Lombardia. Venivano dinanzi al vincitore i marchesi 
d'Italia pei loro inchini e vili atti di sudditanza, che il fore- 
stiero accolse; venivano per le solite pretese di feudi e be- 
neficii, e non s'accorgevano che i vinti non hanno mai nulla a 
chiedere. Il perchè furono incarcerati e dati ad un principe 
in custodia: il solito compenso di chi si fa strumento delle 
invasioni altrui. Berengario volle Arnolfo perchè l'aiutasse a 
riprendere lo stato; e com'era poi naturalissimo, inevitabile, 
provato dall'esperienza di tutti i secoli, nessuno eccettuato, 
Arnolfo lo si prese per se l . Che se noi vediamo Berengario 
padrone di Milano sul cadere di quest'anno, diciam pure 
alla buona e senza scrupoli, che fu per accordo imperiale. 

a - 895 La lontananza di Arnolfo lasciava un po' più libero il 
pentito Friulese, che da una parola di colore oscuro del 
cronista Contratto direhb.esi ribellato. Ma non sappiamo, 
dirò col Muratori, se la Lombardia seguitasse almeno per 
qualche tempo a stare sotto il governo degli ufficiali da lui la- 
sciali qui; perchè già morto Guido, era poi anche un Lam- 
berto giovinetto suo figlio con titolo d' imperatore 2 , sicché 
Lamberto, Berengario ed Arnolfo padroneggiavano con ti- 
toli diversi ed eguale bramosia di regno la stessa miseranda 
Italia, talché parve a Liutprando che noi fossimo gli stolti 
volonterosi di due padroni 3 . Fatto è che Lamberto andava 

i. Ecgardus, Rerum Germanicarum, subdidit. Così Dandolo con aspro 

lib. 32. - UGHELLI, Italia Sacra. - e reciso detto, ma con tutta verità. 

Vescovi di Chiusi, ed ivi un diplo- Chron. Veti, t. XII in Rer. It. Scr. 

ma di Arnolfo. - Saxius, in Nolis 2 Chron. Voltimi, pag. 430. - li. I. 

ad Siyon. de Regno Italico. - S. t. I, parte II. - MuRAT, Ani. 

Murai. Annali, a. 894. - Arnulfus Hai. Diss. XXXIV. 

intravit Italiam, Berentjarium re- 3. Sed quia semper Ilalienses (jeminis 

fjem cepil, Ambrosium comilem in uli dominis volunt ( Bello quel 

[urea suspendit, et Italia se sili semper!). Liutpuandus, Uist. 1. 1. 



I I\E D'ITALIA 251 

ricuperando gli stati del padre, e che il papa, siccome al so- a . 895 
lito, richiamava intanto Arnolfo col 'promettergli di farlo 
imperatore 4 . 

Nò l'invitato ritardò. Berengario, che troppo avea pro- 
fittato dell' assenza del re straniero col riprendere la per- 
duta signoria, ne fu atterrito. Tutto gli tolse Arnolfo, anche 
il Friuli paterno 2 : pur meditava di soppiatto quell'irrequieto a. 896 
una terza rivolta; ma come poi s'acconciasse coli' irato impe- 
ratore non so. Fatto sta, che dell' 896 firmava Berengario un 
suo diploma in Verona con titolo di re. Coronato frattanto 
in Roma l'imperatore Arnolfo, risalì per la via di Trento alla 
sua Germania poco meno che fuggitivo 3 , lasciando a Milano 
il suo figliuolo Ratoldo, che fu poi scacciato dai Milanesi. A 
Lamberto e a Berengario tornò l'ardire: rifecero da capo le 
loro conquiste, di Milano il primo e di Pavia, l'altro del Friu- 
li, di Verona, di Brescia (come opina quel venerando istorico 
del Muratori 4 ), di Bergamo e così via sino ai margini dell'Ad- 
da. Seguì fra questi non so quale riconciliazione patto che 
si voglia, il quale ci procurò tre anni di pace, che l'ano- 
nimo panegirista, facendo l'ufficio suo, veste di preparata 
e non al tutto veridica poesia 5 . Poco dopo moriva il mi- 
sero Lamberto ucciso da Ugone, un giovane scudiero cui a#89g 
l'imperatore avea dannato a morte il padre ch'era conte 

1. Iterum rex a Formoso apostolico Contracti Chronic. in Cam- 
per epistolas et missos enixe Ro- slum Edict. 

mani venire invitatus est. - Annui. 3. Hermann. Contr. apnd Canisium t 

Fuldenses in Freiier. - Così ad pag. 558. -Ann. Fuld. pag. 581. 

un dipresso Ermann. Contratto. - Liutprand. Hist. lib. I, e. 8 e 

2. Berengariumque perterrilum , ad 9, nel voi. II. - Rer. It. Scr. p. I. 

deditionem venientem , reynumque k. Murat. Annali - a. 896. 

pervasum Ilalioe reddeniem susce- 5. Terlia mox tamen hunc Latto pro- 
sit etc. . ..et omnia vastando (già duxerat ozstas, - Ubere telluris 
s'intende) transies eie. Hermann. potientem pace sequestra- 



252 I Kfc D' ITALIA 

a. 69s di Milano 1 . Moriva Arnolfo; e Berengario doppiamente si ral- 
legrava che la morte gli sgomberasse dinanzi gli antichi ri- 
vali, poiché a tanto non era giunta la propria spada. Gli 
restò Italia incontrastata: e più che conquista da fare, gli 
parve un' ampia eredità da ricevere. 

E l'ebbe, ma difenderla non valse. Non parliamo della 
fazione di Lamberto, che non era estinta, e che impotente a 
sostenersi, invocava il braccio di Lodovico re di Provenza, il 
quale poi, varcate l'Alpi, vergognosamente le ripassò intimo- 
rito dagli apparecchi del suo nemico: bensì di quel malanno 
che minacciava guai per tutta l'Italia subalpina; di quegli Un- 
gari od Unni, al cui nome soltanto impaurivano i padri nostri. 
« Più barbari d'ogni belva » narraci Reginone 2 « dormono 
a cielo aperto sulla nuda terra; e cacciandosi dinanzi gli ar- 
menti loro, trascinano con sé sopra carri coperti di cuoio le 
loro famiglie: il carro è la loro casa. Ridendosi dei turbini e 
delle piove, s' avviluppano nelle pelli delle fiere uccise. La 
pesca e la caccia fornisce loro il vitto, né mai scagliano dar- 
do che non feriscano: combattono a cavallo e sempre in 
corsa; e quando gli hai volti in fuga, guardati che non t'ab- 
biano già vinto e accalappiato ». La dice razza ferocissima, 
errabonda, non mai nomata nell'occidente; venuta dalle step- 
pe e dai geli della Scizia estrema, cui sono vitto le crude 
carni e bevanda il sangue. Superba, sediziosa, crudele, frau- 
dolente, di tardo accento, di truci fatti, e le cui donne ga- 
reggiavano coli' uomo in crudeltà. 

1. Anonym. in Panegyr. cit. lib. Ili, bresciana inedita, in cui Berengario 

pag. 401 e scg. t. II, parte I, dicesi re da dieci anni. - Cod. Dipi. 

Rer. Hai Script. - Herman. Con- Quir. t. II, scc IX; ed un'altra del- 

tuacti in Chron. pag. 559. - 1' 81)7, che segna il VI anno <T im- 

Liuttrand. Hist. e. 9, 10, 11, i% pero dell' infelice Lamberto. Fu- 

- Ueginaud. in Chron. 1. II, p. 49. magalli, Cod. Dipi. doc. CXXXV. 
È di quesf anno (898) una carta 2. In Chron. - Muhat. Annali - a. 889. 



I RE D' ITALIA ' 253 

Gente cupida, arrischiata, più conoscente delle scellerag- a . 899 
gini che di Dio, la ci presenta Liutprando l . E benché non sia 
tutto a credergli, dal complesso delle cronache ne risulta 
per altro quanto basti per non differenziarla da tutte le razze 
barbare e feroci del settentrione: alle quali, se qualche cosa 
dovevano invidiare le già colte del mezzodì, era la ferrea 
gagliardia degli animi e dei corpi duramente esercitati alle 
inclemenze ed alle solitudini del loro cielo e delle loro fore- 
ste: quella robusta esuberante vitalità che è carattere d'ogni 
schiatta o primitiva o non corrotta, e che sui ghiacci del Tanai 
e lungo i tartari deserti alimentava que' milioni di uomini che 
pareano serbati a ritemprare della medesima gagliardia la 
declinante Europa, se per lo contrario non fossero venuti a 
desolare il meglio della infelice Italia 2 . 

Ci vennero dal Friuli. Fra il cadere dell' 899 ed il prin- a. 900 
cipiare del 900 sulla Brenta facevano strage dei militi lom- 
bardi, disertavano la terra di Nonantola 3 , venivano mettendo 
a soqquadro la terra veneta e lombarda, uccidendone i vescovi 
ed i conti, ponendone a ruba le miserande città, ed a fil di 
spada gli eserciti radunati a contenere quella rabbia loro K 

Parrebbe che spazzata come turbine distruggitore la pro- 
vincia bresciana, volgessero al Ticino; ma che respinti dagli 
eserciti di Berengario, si ritirassero all'Adda, e che poi ripas- 

i, Hunfjarorum gentem cupidam, au- 4. Tata devastata Italia.- Continuator 

dacem, onnipotentis Dei ùjnaram, Ann. Fuld. in Freher. - Quam 

scelerum omnium non insciam. plurimi episcopi et comites occide- 

Liutprandus, Hist. lib. I, e. 5. runt. Reginard. in Chron. - Italici 

2. Murat. Annali - a. 889. contra eos depellere molientes in 

3. Accolliamo i fatti della Cronaca di uno predio. ..cecideruntvigintimil- 
Nonantola pubblicata dall' Uglielli. Ha. (Sono un pò troppo anche se- 
Ilalia Sacra, t. II, in Episcop. cond-o iì Muratori). Annali, a. 900. 
Muiin. In quanto al tempo di quella Continuazione degli Annali di Ful- 
invasione leggansi le incertezze del da ecc. ecc. Veggasi del resto il 
Muratori, Annali, a. 899. Muratori, Ani. Ital. Diss. VI e XIII. 



254 I RE D' ITALIA 

«. 900 sando in quelle fughe l'agro nostro, si fermassero alla Brenta, 
dove chiesta una pace, che fu loro stoltamente negata, esaltati 
dalla disperazione, assaltavano il campo di Berengario per 
sì fatta guisa, che non battaglia, ma fu scempio terribile e 
disumano delle cristiane genti 4 . 

Per quasi una metà del decimo secolo durò l'Unnica 
razza ad invadere la fiaccata e irresoluta Italia, ad incu- 
tere lo spavento ne' pusillanimi suoi re, dentro al cui petto 
non era di grande che l'ambizione. Il perchè a largo prezzo 
pagaron essi la colpa del loro dividersi e del parteggiare 
quando per Francia e quando per Lamagna, buoni e forti 
popoli da tenersi alleati quando che sia, ma fuori di casa 
nostra. Berengario fu il tipo di questi principi dappoco, il 
quale piuttosto che farsi un esercito nazionale, cercollo già 
fatto agli altri, né staccarsi mai seppe dalla smania del mendi- 
care straniere forze. Accusiamo i papi del sec. Vili. Che papi? 
Avvegnaché se fu colpa in essi (e gravissima fu), se ne mac- 
chiarono forse più ancora i principi italiani del X secolo, 
fatti ornai tristo esempio ai barcheggianti pontefici dell' età 
loro, che poi la diedero pel mezzo ad ogni viltà; sicché dal 
terminare del IX a mezzo 1' XI secolo veggiamo la peggior 
serie pontificale ( tranne qualche povera eccezione ) che 
mai bruttasse la storia italiana. Né mai sortì con sì profondo 
convincimento dall' anima cristiana e direi quasi romana di 
Cesare Balbo una sentenza più coraggiosa e più vera come 
questa = In somma i papi sono nomini 2 . 

Diciamo selvaggi i barbari. Ma diciamoli pur anco avve- 
duti, perché sapevano scegliere i tempi delle vergogne e 

1. Regin. in Chron. a. 899-900. - capo 4,5 e 6. - Cont. Ann. 

Dandolus, inChron. Venel. p. 191, Fuld. a. 900 ecc. 

tomo Xli. - Rerum Italie. Seri- 2. Sommario. - Età V, pag. 106, ed. 

ptores. - LiUTWtAND. Ilisl. lib. I, di Lugano. 



I RE D' ITALIA 255 

delle turpitudini italiane per venirci addosso. La storia lo a . 900 
insegna. 

In quanto a noi Bresciani, era impossibile che delle no- 
stre paure, de' nostri guai per quelle ungariche incursioni 
qualche memoria non ci restasse qua e colà. 

Scriveva il Rossi, che le torrite rocche di Maderno e di 
Gambara si riparassero dai monaci di Leno, e per altri 
quelle di Padenghe, di Bagnolo, di Mezzane, di Montechiaro, 
di Volongo, di Capriolo, d'Iseo, diRogno, diMoso, di Gasalalto, 
di Montecchio, di Breno in Valcamonica, e di più luoghi assai 
delle valli Sabbia e Triumplina l per lo timore di que' bar- 
bari. Potea ben dire a fidanza, che tutti i principi, tutti i conti 
rurali, tutte le povere città lombarde faceano a gara perchè 
la fossa ed il bastione sopperissero al loro coraggio 2 . Potea 
dire senz'altro, che a queste paure si debbe l'origine di non 
poche altre rocche ornai cadenti, le cui meste rovine fanno 
a* dì nostri sì pittoresca la Franciacorta, l'agro Benacense, 
le patrie valli, tutta in somma la provincia bresciana. Erano 
argini impotenti contro all'ungarica rabbia; erano asili contro 
a tanto furore, ma non sicuri, perchè quando si trema non 
e' è asilo che ti salvi. 

Ed anco nei diplomatici documenti del Codice Bresciano, 
che noi mettiamola prima volta in luce, ha dolorosa memoria 
di tanta sventura. Un decreto di Berengario del 909 concede 
ai Lonatensi di erigere a sé d'intorno qualche propugnacolo, 
per difendersi dalle temute incursioni dei barbari 3 : con altri 
del 915 4 e 916 5 permette al monastero di s. Giulia i ri- 

1. Storie Bresc. Ms. presso la Quirin. nato, ed inserito nelle inedite sue 

2. Murat. Ani. Hai. M. Mvi. Dis- Memorie Lonatensi manoscritte, 
sert. XXVI, ecc. 4. Cod. Diplom. Quirin. sec. X. 

3. Comunicatomi dalla gentilezza del 5. Marc Bull. Casin. t. II. - Cod. 

sacerdote Giuseppe Zambelli di Lo- Quirin. t. II, sec. IX. 



256 1 RE D' ITALIA 

a, 900 stauri di un castello in Temolina, e di erigerne un secondo 
al porto di Sclavaria in sul Ticino ; ed una carta del 966 ci 
apprende che il monastero di Maguzzano era stato incen- 
diato da quell'orde settentrionali l . Ma di queste cose a' 
luoghi loro. 

a . 901 Principiamo adunque il secolo decimo, dirò col Muratori; 
secolo di ferro, pieno cV iniquità in Italia per la smodata corru- 
zione del costarne non meno nei secolari che negli ecclesiastici 2 . 
Incominciamolo con un re forestiero, che tragge profitto 
dello shigottimento del vinto Berengario, per discendere da 
vero un'altra volta in Italia, se pur nella prima vi avea toc- 
chi realmente i confini. 

Lodovico re di Provenza fu coronato re d'Italia in Roma 

a. 902 nel febbrajo di quest'anno. Posto il seggio reale in Pavia, 
visitava le appena piuttosto invase che conquistate province 3 ; 
epperò forse la bresciana, tanto più che l'anonimo penegirista 
narra d'aver Lodovico presa Verona colle città circonvicine 4 . 

Né Berengario si die'vinto per ciò: richiamava intanto gli 
sbandati suoi partigiani, ed ebbe a' suoi disegni propizia la 
sorte. Perchè ripresa Verona, potentemente soccorso per 
Adelberto duca di Toscana, risalì quel trono che tre volte 
avea perduto. 

Ritornò quindi la città nostra sotto di lui con tutto l'italo 
regno; ed un suo diploma concesso al vescovo di Modena, e 
firmato da Notingo vescovo bresciano ed arcicancelliere dello 
stato, chiaramente lo prova 5 . Nò quest'auge di fortuna debbe 

1. Daciiery, Specilegia, t. n, p. 236 : 2. Murat. Ann. a. 901. 

ibi Lib. Apol. Ralerii Episcopi 3. Liuttrandus , Histor. libro II , 
Veron. - Biancolini, Chiese di capo 11. 

Verona, t. V, parte I. - Fratelli 4. Ih Panegyr. Berengar. 

Ballerini, nella edizione stupenda 5. Ùghelli, Italia Sacra, t.ll-Ep. 
delle opere di Halcrio vescovo. Mulincnses. 



I UE D' ITALIA 257 

confondersi (e qualche volta lo fu *) con un altro ed infelice 
ritorno di Lodovico III, il medesimo re di Provenza ed impe- 
ratore, nella quale circostanza avendo ritolto a Berengario 
Verona e Milano, credendosi bastevolmente securo nella pri- 
ma città, si trovò circondato in una notte dall'armi di Beren- 
gario, che ripigliata Verona, fattovi prigioniero P imperatore, 
barbaramente ne l'accecò, ed obbligollo a ritornarsi col 
vinto esercito alla male abbandonata Provenza 2 . 

Ove raccogliesse Berengario così di soppiatto le proprie 
forze non è ben noto: parrebbe in qualche valle dell'agro 
veronese appo il lago di Garda: non fuori d'Italia, come opi- 
nò il Muratori; perchè in giugno firmava un decreto in vaile 
Pruviniano juxta Plébem s. Floriani 3 . Errava poi, s' io nulla 
veggo, anco perciò che Berengario non potea cogliere fuori 
d'Italia il destro d'una sorpresa in Verona; e pare ancora 
che poco se ne scostasse dal fatto che neh 1 ' agosto di quel- 
Panno firmava un diploma nel vico benacense di Torri sulle 
sponde veronesi del lago di Garda \ E il Pruviniano dell'ac- 
cennato documento non è forse che il Pruviniaco bresciano 
della Valtenese, Riviera di Salò. E se ciò fosse , non sarebbe 
improbabile il sospetto che in quella parte amenissima del 
territorio nostro s'accogliessero i militi di Berengario pel 

1. Tanto avverte il Muratori negli 4. Murat. AnL Hai. t I, col. 790. 
Annali - a. 902, 905. Che il luogo di Tulles qui possa 

2. ANONYM. in Paneg. lib. IV, p. 404. interpretarsi per quello di Torri, 

- Reginard. in Chron. a. 904, parrebbeci dall'altro berengariense 
pag. 49 e 50. - Liutprand. Hist. diploma del 90i, in cui la Civita- 
c. X e XI. - Hadriani Valesii, tem Gardensem dicesi propinqua 
Bereng. Aug. Vita. - Rer. Ital. alla corte quee dicitur Tulles. - 
Scriptores, tomo II, fogl. 383, 384. Murat. AnL Hai. t. 1, col. 792. - 

- Sigon. De Regno [tal. a. 901. Pruviniaca per Puvegnago in Co- 

3. Ani Hai. JJ.^w'.Diss. XVIII. -Mu- mitato Brixiano ritroveremo nei 

ratori , Ann. a. 905. documenti dell 1 XI secolo. 

Odorici, Storie Brest: Voi. IH 17 



a. 905 



258 1 RE D' ITALIA 

a. 905 meditato assalto. So che Reginone farebbe richiamato Be- 
rengario dalla Baviera, ma poi non combinano i tempi. 

a . i>06 La pace, che o bene o male pur seguitava, turbavasi ben 
tosto dagli Ungari, i quali furiosamente ridiscesi nella valle 
lombarda, e distrutto un esercito di ventimila uomini che 
Berengario mandava lor contro, ponevano a sacco Trevigi, 
Padova e Brescia, dilungandosi coli' orde vandaliche sino a 
Milano, quando ^er altro non riporti Dandolo a quest'anno 
il fatto dell' 899 4 , perchè pur troppo in questo secolo vanno 
insigni le cronache per la loro ambiguità. 

a . 907 Ed erano forse quegli Ungari stessi che risalivano alla 
Baviera 2 , e facendone il mal governo che dell' Italia avean 
fatto, devastavano la Turingia, la Sassonia 3 ( a. 908 ) e 
l' Allemagna (909). Il perchè intorno a questi tempi nelle pro- 
vince italiche si fabbricavano castelli, si riparavano i cadenti, 
si munivano le muraglie cittadine, le terre, i casali, i mona- 
steri prò persecutione Ungarorum 1 *, come dicono le memorie 
di quel tempo infelice. E Berengario autorizzava que'mano- 

a . 910 fatti ne' suoi diplomi 5 , nell'uno de' quali, actum in curte Ito- 
dwgn 6 , intercedente Bertila sua moglie, donava una corte ad 
Anselmo conte di Verona. Sarebbe questa, più che una coite 
pavese 7 o bolognese 8 , la bresciana terra di Rodcngo in 
Franciacorta? Nulla di più probabile. Certo che Berengario 
pochi mesi appresso era in Cremona 9 ; e mal potendo col- 
l'armi proprie, tenea lontani gli Ungheri coli' oro. 



i. Dandolus, in Chron Venct. t. XII, 5. Dipi, ad Adalberto vescovo di Ber- 

- Rer. Hai. Script. gamo. Lupo, Cod. fierg. - t. I. 

2. Conlinualor Rheginonis eie. G. Diploma 27 luglio 910. - Murat. 

3. Hermann. Contract. in Chron. - Aiiliq. Hai. M. /Evi. Diss. XXII. 

Ed. Canisii. 7. MuRAT. Ann. - a. 910. 

4. Diploma di Berengario ai Canonici 8. TlRABOSCHI, Ab. Nonant. - II, 225. 
di Verona. Muuat. Ann. a. 909. 9. Murai. Annali - a. 910. 



I nE D* ITALIA 259 

E un anno prima, trovandosi nella sua Verona, accoglie- a . 910 
ra i legati della comunità di Lonato, Cmnilalus Brixice, Troilo 
Volongo, e Panfilo Lanterna (se genuino è il diploma reca- 
toci dall' ab. Giuseppe Zambelli), i quali esponevano i danni, 
le stragi, gli spogliamene dagli Ungari sofferti; ed imploran- 
do a nome di Lupo arciprete e degli altri sacerdoti lonatensi 
di potersi erigere alcun propugnacolo, rimarginare gli esi- 
stenti, e cingere di fosse e di ripari la patria terra, Beren- 
gario assentiva ricostruissero le muraglie ed il castello colle 
torri e culle porte, specialmente per la difesa della basilica 
dei ss. Giovanni e Zenone, dove l'arciprete credesse meglio 
per la custodia delle sacre cose *. 

Veramente quel re nostro blandì cotanto quegli Ungari 
fatali, che per qualche anno godemmo una pace, ma quale 
pur vogliasi, e bassamente avuia, come le paci di quel tem- 
po. Ed in Verona trovavasi ancora nel 915 quando a Berta a. 915 
sua figlia, badessa del convento bresciano di s. Salvatore, 
concedeva una strada intorno al castello di Cendolo in Te- 
molina, una terra bresciana di proprietà del claustrale asilo, 
permettendo lo scavo delle fosse, Y innolzamento di forti e 
di muraglie a rendere più secura la monastica rocca. « Nel 
quale diploma è da notarsi l'invocazione di s. Giulia 2 per 
la prima volta sostituita alle precedenti denominazioni. Né 
del mutamento sapremmo addurre valida cagione; perchè le 
ossa della vergine cartaginese veneravansi, per quanto sem- 
bra, nel claustro di s. Salvatore sino dai tempi di Desiderio; 
ed il martirio di quella santa rappresentato in un capitello 
probabilmente del sec. Vili tolto alla cripta di s. Salvatore 3 , 

1. Cod. Dipi. Bresciano, par. II. - Ab. 2. Berctham. . . . monasterii s. Ju- 
Giuseppe Zambelli, Memorie An- lice abbalissam. Diploma citato, 

tiche di Lonato. Ms. presso l'Ale- 3. Tavola II delle citate nostre Anti- 
neo di Brescia. chità Cristiane. 



260 I RE D' ITALIA 

a. t)<5 non è lieve argomento dell' antichità del culto di s. Giulia 
nel monastero di cui parliamo * » . 

Ma Berengario già toccava l' ambito seggio, e la corona 
imperiale veniagli data solennemente in Roma nella Natività 
del 915 2 . Neil' ottobre di queir anno certamente non era 
per anco imperatore; poiché tale non ci risulta da un atto 
inedito di quel mese che noi pubblicheremo 3 , pel quale Al- 
berto vescovo di Bergamo cangia parecchie terre col conte 
Didone, cedendo questi al pontefice assai luoghi in Fara 
Libani, in Barbata e Pusenengo, colla Campanea super strata 
iuxta ripa Oleo loco ubi dicilur Caneto. Fra gli estimatori ha in 
quella carta un Odelando de Guài, che forse è a leggersi de 
Gedi, il nostro Ghedi. Una poi delle sue benemerenze, colle 
quali segnalava questo nuovo imperatore italiano un' era da 

„. «le da lui sospirata cotanto, è un diploma del 25 maggio 916 
col quale a Berta sua figlia (badessa, come dicemmo, del nuo- 
vo monastero di s. Giulia) permetteva di erigersi lungo il 
Ticino presso il porto di Sclavaria un castello 4 cum ber- 
tiscis, spizatis, turribus et meridorum propugnaculis, fossatis at- 
que aggeribus, con tutte l'altre difese che a ben munito luogo 
fossero duopo, e colla facoltà di tagliare a maggior sicurezza 
le vie circonvicine. Anche al vescovo di Cremona, per inter- 
cessione del conte Grimaldo e di Ardingo vescovo e conte 
di Brescia, e nella circostanza di porte, di torri, di posterie 
fabbricate a respingere le incursioni degli Ungari, largiva Be- 
rengario que' Portatici, o Curate, o Fazioni, o Tolonei che 
nella di lui giurisdizione si fossero posti dai pubblici ministe- 
riali del comitato di Brescia 5 al di là del confine cremonese 

1. ODORICI, Ant. Crist. cit. - pag. 13. 4. Nostro Codice Dipi. Bresc. p. II. - 

2. Secondo il Murai. Annali - a. 915, MARGAR. Bull. Casin. I. II. 

916, 921-924; 5. Ughelli, Italia Sacra, (omo IV, 

'.'. Cod. Diplom. Bresciano - parie II. Episc. Cremori, ch'io ritengo per 



1 RE D' ITALIA 2G1 

per cinque miglia dell'agro nostro, dilatando fino a que'ter- a . 9!6 
mini la giurisdizione del vescovo di Cremona. 

Nò Berta la figlia di Berengario s' accontentava del ricor- a. w 
dato decreto; ma intromessi gli uffici del marchese Olderico, 
riesci ad ottenere dal padre la riconferma del monastero Pia- 
centino di s. Sisto, già fondato, come narrammo, dalla celebre 
Angclberga, e con esso la corte di Guastalla ed altre assai. Il 
diploma è firmato in Curie Sìnna. Gran che per altro! Sì tor- 
bida, sì povera di fatti e di notizie si presenta negli anni di cui 
parliamo la storia italiana, che ad ogni pie sospinto se ne la- 
menta il Muratori: e noi bramosi di rompere quelle tenebre, 
d'interrogare quella misera età, siamo costretti ad appagarci di 
qualche pergamena rimastaci fra lo sperpero delle memorie 
cittadine. Il buon Muratori confessa la povertà, la mancanza 
di nozioni sui principi, sui papi, sugli imperatori 1 . Ma, e le 
povere popolazioni, le moltitudini di uomini che sentirono il 
peso dell'acerba e prepotente signoria di questi esseri privi- 
legiati, eppur uomini anch'essi al pari di loro, non avevano 
una storia? Nessuno fu mai che ne ascoltasse le lagrime, ne 
tramandasse a'posteri i patimenti, i voti, gli sconforti o le spe- 
ranze? — Nessuno — come se papi, se principi, se im- 
peratori comandassero ad un deserto: ed erano pure le 
moltitudini eh' essi volevano, eh' essi angariavano, e della cui 
proprietà si facea bello il trono ! 

Ed anco le trame, le congiure di stato appaiono assunte a- » 2 » 
dai soli conti, dai vescovi e dai marchesi; e non ha cenno di 
quelle braccia, di quei petti che si mandano avanti ad ese- 
guirle. 

altro assai male recato ; epperò il « pe 1 quali vengasi a cognizione di 

senso del testo Ughelliano riesce « quel che operavano i papi, l' im- 

assai confuso. « peralore e gli altri principi d'Ita- 

1. «Non ci restano nò storie, nò atti « lia ». Ann. a. 917. 



2G2 I HE D'ITALIA 

a . 92i Dacché il regno di Berengario preconizzava pel suo mi- 
sero dissolvimento una prossima rivoluzione, le virtù di que- 
st'uomo, rapidamente accennate dal Sismondi *, non potero- 
no bastare ad impedirla; i tempi erano più corrotti e più 
sporchi, direbbe Cesare Balbo, di quanto foss'egli risoluto 
(o lo potesse umana forza) di voltarli a bene, ad incremento 
di nazionale virtù. Pagò gli è vero a prezzo dell'oro nostro 
Tungarese avidità, ma qualche volta la respinse col brando; 
e fu per lui se Italia respirò qualche istante di pace. 

Ma egli era circondato di vili e d'ingrati e d'ambiziosi, 
che più sospiravano di giltarlo in fondo all'ultima rovina, più 
quell' anima indulgente e generosa di Berengario venivali 
beneficando. Ed anche qui noi fummo la cagione de' nostri 
guai, se la colpa di un cattivo arcivescovo e di qualche mar- 
chese più perfido di lui può dirsi colpa italiana. 

Lamberto arcivescovo di Milano, succeduto a Gariberto, 
dovea comperare il consenso imperiale della propria elezio- 
ne. Per togliersi da dosso l' odiato balzello, pensò di ribella- 
re lo stato, di muovere novità sì che ne cadesse il povero 
Friulese. 

In questo mentre un Adelberto marchese d'Ivrea, gene- 
ro dello stesso Berengario, ed Olderico marchese e conte 
del sacro palazzo, quel desso che il re deluso chiamò nel 
ricordatovi diploma suo diletto e fedele, tramavano con Gilber- 
to altro conte una rivolta doppiamente infame, sia perchè 
mossa contro l'uomo cui dovevano l'alto loro posto e dal 
quale venivano colmati di beneficii, sia perchè suggerita da 
quella smania che negli italici del secolo IX e d'altri secoli 
ancora infino al nostro parrebbe attaccaticcia in noi d'aversi 
un re straniero. Olderico fu discoperto, ed affidato all'arci- 

\. Ilisluirc dei Republiq. ltalkmm, t. I. 



I RE D'ITALIA 263 

vescovo di Milano, al quale ridimandavalo Berengario da poi: 
ma il prete, ch'era dabbene e timorato di Dio, rispondeva, 
che i canoni della Chiesa non gli permettevano di conse- 
gnare un uomo 4 alla giustizia, e lo facendo, n' andrebbe il 
vescovado: poi lasciava libero il traditore 2 . 

11 quale ritrovati i complici antichi, si divisava i modi 
della rivolta. Si rifuggiva con essi, mi servirò delle parole di 
Liutprando, sul monte di Brescia, che il Rossi 3 cercherebbe 
fra le pendici di Gollebcato, ma che terrei per quella vece 
un colle urbano, perchè il monte della città non sarebbe 
a investigarsi più da lunge della cerchia dei nostri colli; e 
dalla difesa che un pugno eli ribelli v' ebbe sostenuta ne sa- 
ria forse a dedurre la fortezza del luogo. Sarebb'egli stato il 
medesimo castello di Brescia? Veramente non ha poggio che 
possa dirsi il monte della città di Brescia, tranne il Gidneo 4 . 
Avrebbero forse i congiurati avuti fautori nella stessa città? 
Ed anche questo è supponibile 5 . 

Volevano perdere Brescia per dare 1' Italia ad un re 
della Borgogna, Rodolfo II; e sono cose che non s'intra- 
prendono senza un polso d'uomini su cui fare assegnamento. 

1. Liutprandl'S, Hist. lib. II, e. 45. capo XVI. - Rerum ltalìcarum, 
Adelberto, cioè il marchese d'Ivrea; tomo II, pag. 439. 

il che avvertiamo col Muratori per 3. Storie Bresciane. - B, VI, 27. Ms. 

distinguerlo dal marchese di Toscana Quiriniano. 

del nome uguale, ed cgual traditore 4. Anche il Biemmi ci mette innanzi 

di Berengario a'tempi di Lodovico. la congettura. - Storie Bresciane, 

2. Adelberlus denique Marchio atque t. II, lib. V, 196. 

Odelricus Comes Palalii Gileber- 5. Dal complesso di questo fatto e da 

ius edam Comes (alias Giselber- più altre testimonianze risulta che il 

ius) pluresque atti dum in mon- castello bresciano era fuori delle 

tem Brixiance civitaiis .. .conven- mura. N'avremo a discorrere più 

licula ob Berengarii dejectionem lungamente quando e' intratterremo 

habereni, rogavit Berengarius Hun- delle varie modificazioni e della sto- 

garos eie, Liutprand. Hist. 1. II, ria in generale del nostro castello. 



a. 921 



264 i nr. r>' [talia 

a . 021 Quasi ad un tempo erano ealati dall'Alpi due condottieri 
di quegli Ungheri fatali (non più della schiatta degli Avari, 
ma dei Magiari ) che Berengario teneasi amici alla lontana, 
ed erano venuti, come dice il buon Muratori, per salassare la 
misera Lombardia. Chiamavansi Dursac e Bugat. 

Berengario colse il momento, ed avuti a se que' ventu- 
rieri, chiese loro qual pegno d' amistà che n' andassero ad 
allegrare d'una visita que' ribelli. Dursac e Bugat seco traen- 
do lor selvaggia marmaglia, sitibondi forse più di bottino 
che di sangue, volarono per vie sconosciute sulla terra bre- 
sciana; e giunti al luogo dov' erano chiusi gli ammulinati, fu 
dato sì rapido l' assalto, che i sorpresi non ebber tempo ad 
opporre che debole disordinata resistenza. In quel difendersi 
a caso, più da gagliardo che non visse moriva il conte Odel- 
rico; Gilberto ed Adelberto con altri complici rimasero pri- 
gionieri: se non che il primo, spogliato delle ricche sue vesti 
e bastonatolo a dovere, lo si traevano cosi nudo a Verona. 
L'altro, più avveduto, non aspettò d'esser colto; ma gittati gli 
abbigliamenti, s' era già travestito da gregario, e come tale 
dagli Ungari fu preso. I quali chiedendolo tra via eh' e' si fos- 
se, impasticciava (uomo astuto e da ciò) non so che pappolata, 
esser egli un pover uomo, un fanticino d'altro milite; aver 
congiunti per altro in Calcinato che gli avrebbero comperata 
la libertà. Gli Ungari bevuta la istoriella, furono a Calcinato, 
in cui realmente si trovavano soldati del prigioniero Adel- 
berto : e Leone, così chiamavasi Y un dessi, riconosciuto in 
quelle povere vesti il signor suo, lo riscattava, dicendosene 
parente, a vilissimo prezzo. Così terminò la burla; e que'duc 
venturieri, che venivano per suonare, furono suonati l . 

1. Adelberlus . . . balleum armillasrjue plus igilur sciscitusque quis esset, 
aureas .... projecit, vilibustjne miliiis cujusdam militerà se esse 
te induil vesluncnlis eie. . . . Ca- rcspondil. llogaviU/ue se ad vici" 



I RE D ITALIA 



2G5 



Fu presentato il conte Gilberto a Berengario. E Beren- 
gario, vedutolo così nudo, lo rivesti di splendidi paludamen- 
ti, e più sconsigliato che indulgente, perdonò. Chi mai vinse 
col perdono l'anima rea di un traditore? Gilberto volò da 
Rodolfo re di Borgogna, spronandolo perchè scendesse a 
prendere Italia già sua. E 1' invitato calò dall'Alpi, ed ebbe 
l'offerto stato 4 , rimanendo per altro a Berengario Verona 
ed il Friulese. Ma il vinto, radunato un esercito, sbara- 
gliava tra Piacenza e Borgo s. Donino il suo rivale; poi, vol- 
gendo le sorli della giornata, venia sconfitto egli stesso 
un'altra volta e rincacciato a Verona 2 . Chiese allora que- 
gli Ungari ch'altro non aspettavano per desolarci, e ne 
li spinse a Pavia. Questa improvida risoluzione gli costò 
la vita; perchè scontenti alcuni suoi fedeli, congiurarono 
a' danni suoi, sicché Flamberto, cui Berengario avea tenuto 
un bimbo al sacro fonte, mettevalo a morte nel suo mede- 
simo palazzo, mentre che inerme con volto amico gli ve- 
niva incontro. Ma Flamberto medesimo co' suoi cagnotti e 
sgherri iniqui al pari di lui, colti da un prode, furono appic- 
cati, l'unica fine che sia degna dei traditori. 

Distrutta dagli Ungari Pavia 3 , tornavano ai loro boschi. 
Rodolfo liberato da costoro e dall'emulo suo, tornò in Italia 
non più a lui contrastata. 



a. 021 



a. 022 



a. «23 



a. ©24 



num Castellimi duci, vocabulo Cal- 
cinarla (senza dubbio Calcinato, 
avvegnaché gli Ungari si condu- 
cevano i prigionieri a Verona), in 
quo pareiites, qui eum redimer cut, 
se habere asserebat. Ductus iyitur, 
quia non aynilus, vilissimo prrjc- 
tio comparalur. Emit autem illuni 
suus ipsius miles nomine Leo. 



Liutprandus, Eistoria, libro II, 
e. XVI, in Rer. Ital. Scrip. t. II. 

1. Liutprand. Hist. lib. II, e. 17, 18. 

- Frodoard. in Chron. apud Du- 
chesne, t. II, pag. 591. 

2. Frodoardus, in Chron. - Du- 
chesne, Rer. Frane. Script, t. II. 

3. Liutprand. Hist. lib. II, e. 17, in 
Rer. hai Scrip. t. II. 



2<>6 I RE D' ITALIA 



IL 



I SUCCESSORI DI BERENGARIO PRIMO 

a. 925 Adesso più clic mai si deturpa la storia nostra. Ermen- 
garda, ima principessa che faceva la prostituta, essendo la so- 
rella di Ugone conte eli Provenza e moglie di Adalberto mar- 
chese d'Ivrea, stringeva pratiche per dare uno scettro al 
fratello; il quale sapendo vergognosamente ritornato Rodolfo 
a - 926 alla sua Borgogna, occupava il regno l d'Italia, e dividendo il 
a - 9 3i trono con Lotario suo figlio, empiva lo stato di provenzali, 
infieriva contro i sudditi che avevano la dabbenaggine di non 
sopportare in silenzio le sue crudeltà, e sposavasi la celebre 
Marozia, un'altra meretrice di chiarissimo sangue, che do- 
minava in Roma i partiti della città e le nomine dei papi 2 . 
In mezzo a questo, vescovi ed abbati che impinguavano e 
dilatavano lor beneiicii infeudandone quinci e quindi i vastis- 
simi colti, ond' ha memoria della infeudazione di beni collo- 
cati in Asola del comitato bresciano che Ingilberto abbate di 
Nonantola cedeva intorno al 930 (aclum in Cantano Jadicaria 
piacentine) ad un conte Sansone figlio di Venegisio 3 . E se 
prestiam fede alle tradizioni cittadine intorno a questi tempi, 
l' abbate di Leno dava qual feudo la terra di Gambara ad un 
Ancilao venuto di Germania, che poi soprannomato da Gam- 

1. Liutprandus, Hist. lib. IH, c. 5. riputi eie. Le quali parole in bocca 

2. Mi valgo di un autore di massime di un uomo così propenso a Roma 

pontificali. Ges. Baldo (Sommario, non sono senza significato. 

Età V, lib. V, art. 8), - e del Ba- 3. TiRABOSCHi , Storia del Monastero 

ronio, che è tutto dire. Johannes, di Nonantola, t. II, pag. 108. - 

qui per impudicam feminam . . . Murat. Ani. Itili. M. /Evi, t. V, 

aposlolicam sedem vioknkr ar- col. 075. 



1 RE D' ITALIA 267 

bara, fu stipite primitivo della celebre famiglia nostra di tal a . 931 
nome. Jacopo Malvezzi lo dice * chiamato dall'ai), di Leno a 
difendere le proprie terre corse dagli Unni. Il Bravo 2 ed 
altri qui aggiungono (empi e circostanze, ma non docu- 
menti. Vedemmo altrove l'origino longobarda del castello 
di Gambara, e come gli abbati di Leno lo ricevessero quasi 
un ibenefìcio alla Franca dal conte Suppone fino dal se- 
colo IX 3 . Ma di questo Ancilao Gambara, come di tutta 
la nobilissima famiglia di cui fu capo, avrò campo d' in- 
trattenermi più a lungo nella pubblicazione delle famiglie 
celebri d' Italia del conte Pompeo Litta, rimaste inedite per 
la morte di quel robusto e nobile scrittore. È come un se- 
guito alle cento e tredici poste in luce dallo storico insigne. 
E un santo e cittadino pensiero che ci muove a compiere, 
fin dove arrivano le sue postume fatiche, il monumento non 
perituro della sua gloria, perchè le memorie da sì gagliardo 
intelletto raccolte in quarant' anni di pazienti e vaste ricer- 
che non sieno indarno. Epperò noi gentilmente chiamati dal 
conte Balzarino suo figlio all'alto ed arduo ufficio, scusar- 
cene non sapemmo, benché a scusarci ne bastasse la povertà 
del nostro ingegno: e già sotto il torchio è il compimento 
dei Malaspina, come sono i Gambara già pronti per le stampe. 

E poiché narriamo di vescovi e d'abbati nostri, e dello a. 932 
ingagliardirsi a' tempi di cui parliamo della loro potenza, non 
è ad omettere il famoso Ardingo, vescovo e con le della no- 
stra città. Già noi lo troviamo arcicancelliere di Berengario 
fino dal 902 4 ; e benché del titolo di vescovo appaia di- 

1. Chron. Brix. in Ber. Bai Script. 3. Zaccaria, della Badia di Leno, 
t. XIV, col. 8G7. pag 19, monumento XXIX. 

2. Storie Bresciane - t. II, lib. XII. 4. Diploma di Berengario concesso 
11 quale poi dice essere stato l'ab. a Gotifredo vescovo di Modena. - 
Donino, che abbate non fu se non Ughelltjs, Italia Sacra, t. II. 
venlisei anni dopo. Mutiti* Episc. 



268 1 RE D' ITALIA 

a . »32 stinto neh 1 ' anno 901 4 , nei diplomi non ha questo titolo 
prima del 903. 

Nella carica insigne avuta da Berengario lungamente du- 
rò, e pare morisse intorno alla metà del secolo decimo. Fu 
sepolto ante posterulam s. Marice Majoris, che è quanto dire 
dell'antica Rotonda 2 . 

a. 933 Ma viveva egli certo quando la provincia nostra, se va- 
gliami credere al Malvezzi 3 , veniva corsa, imperante Ugone, 
da una bordaglia d'Ungari, i quali sfogavano sui miseri coloni 
la rabbia di non aver potuto invadere la nostra città, da cui 
venivano respinti. 

La quale ungarica scorreria, se non è ricordata nelle ita- 
liche memorie del 933, la è certamente a noverarsi tra le 
infinite che dal principiare fin oltre alla metà del secolo X 
ponevano quasi a ciascun anno 4 in iscompiglio la povera 
terra lombarda: e veramente può dessa conciliarsi col fatto 
dell'abate leonense, il quale per la paura degli Ungari cir- 
condava di torri, di fosse e di palafitte la corte di Gotto- 
lengo ; epperò faceasi amici que' barbari dispogliatori dei 
nostri campi, e stipendiava d' altronde non so che militi 
di Germania per le difese dell'abbazia, cedendo in feudo 
al loro capo la terra di Gambara. Già noi vedemmo come 
probabilmente quel venturiero fosse V origine dei nostri 



1. MURATORI, Antiquitates ltal. Mwdii circa anno 933 Ungari Brixiensem 
Airi , tomo 1 , colonna 742. - urbem invadimi, sed- . . nihil con- 
Gradonicus, Brixia Sacra, pa- tra eam civitatem exercere posse 
gina 140. • conspicerent , ruraliet crudeliter 

2. Onofri, de ss. Episc Brix. in fine. depopulantes eie. 

- ODORICI, Cod. Dipi. Brescpag. 70, 4. La Cronaca di Riccardo Clunia- 

t. Ili delle Storie presenti. censo parlaci chiaro, e narra che 

3. Malvezzi, Chron. Dist. VI, e. 5. fere quolannis venivano a ritro- 
Uac tempestate imperante Uyonc, varci. - All' rat. Ann, a. 910. 



1 RE d' ITALIA 269 

Gambara *. Che si chiamasse Ancilao narraci Ottavio Rossi, 
cui per altro non vuoisi credere a fidanza 2 . Lo Zacca- 
ria nulla dice. Che ad ogni modo i Gambara fossero inve- 
stiti di quel castello dall' abbate di Leno risulta dagli atti 
della causa ventilata nel secolo XII tra il vescovo Giovanni 
e l'abbate leonense 3 ; e forse per lo stesso motivo della dife- 
sa 1' abbate istesso affidava qual beneficio ad un conte le 
terre Asolane. Di ben altra natura è la infeudazione che 
Uberto altro abbate di quel monastero faceva nel 939 di al- 
cune terre nella villa Bajovarìa, nome che avanzo è certo 
di barbare popolazioni venute a visitarci 4 . 

E veramente dov' era indarno la virtù dei regnanti per 
comprimere l'insubordinato e respingere l'invasore; dov'e- 
rano vassalli deboli contro i nemici, forti soltanto contro il 
proprio 5 re, la società dovea confondersi, dissolversi, disor- 
dinarsi; e V individuo pensare gravemente a se stesso , prov- 
vedere alle cose sue con quell'arbitrio che nell'abbattimen- 
to d'ogni ordine gli era dato. Forse un tiranno era duopo, 
qui soggiunge il Sismondi, a farci sentire il bisogno d'una li- 
bera costituzione. Ma non hanno istanti, per isciagurati che 
si vogliano, ne' quali sia d'uopo d'un tiranno. Noi l'ebbimo 
anche allora, ed a qual prò? Ad abbattere la potenza dei 
principi italiani per darci in mano anima e corpo a' suoi Pro- 
venzali e Borgognoni; dispensare i vescovati a' suoi bastardi, 
e i pingui beni dei monasteri alle sue concubine, a tal che 

1. Porro ab isto generoso milite prò- di Leno. Documenti. - Lucili, Mo- 
genies Nobilium de Gambara ori- num. Monasterii Leonensis, e. VI. 
ginem traxit. Malvezzi, Chron. De investitura Gambarce in gentem 
Brix. Dist. VI, e. VII. - Rer. hai. Gambarescam. 

Scr. t. XIV. 4. Zaccaria, dell' antichissima Budia 

2. Storie Bresciane. Manoscritto Qui- di Leno - Documento III. 

ridano da noi citato. 5. Sismondi, Des Republiques Ita* 

3. Zaccaria, dell' antichissima Badia Hermes, t. I. 



a. 931 



270 1 RE D'ITALIA 

a. 933 fatta serva V Italia senza combattere, non trovò più in se 
stessa i mezzi, La vigoria d'una forte risoluzione, ond' ebbe 
duopo d'uno straniero impulso e d'una spada straniera *. 

a - 934 La cercarono in Rodolfo II re di Borgogna; ma Ugone il 
tiranno li prevenia. La implorarono da Arrigo re di Germa- 
nia; ma il povero re aveva troppe cose a fare in casa pro- 
pria. La chiesero ad Arnolfo duca di Baviera, eri egli venne; 
ma poi sconfitto jie' campi di Gossolengo, alla sua Baviera se 
ne tornò. E ben a ragione fu osservato come, deprimendo i 
vescovi ed i principi, Ugo sapesse a tempo blandire quegli 
uomini che non temeva, perchè l'essere crudele con tutti 
non è dato a nessuno. Il diacono bresciano Andrea gli do- 
mandava due piccoli campi sul monte Beo del comitato di 
Brescia, ed Ugo con suo diploma del 943 glieli concedeva 2 . 
Forse quel monte non è che il Boenno d'altre carte del se- 
colo consecutivo; e Fatto è segnato da quel vescovo Bosone 
di Piacenza, bastardo di Ugo , notissimo nella storia per lo 
scandalo dell'elezione sua propria 3 . 

a. 9<o Fra queste miserie che lungamente afflissero i padri no- 
stri, due principi italiani, i soli che possedessero ancora l'a- 
vita eredità, vennero in sospetto ad Ugo, e non a torto, avve- 
gnaché tramassero contro di lui: Berengario marchese, ed 
Anscario che lo era di Spoleti e Camerino 4 . Ma Anscario 
cadea vittima del proprio ardire, e Berengario fuggiva ripa- 
rando nella corte del sassone Ottone re di Germania. Fi- 
nalmente poi da tutta Italia desiderato scendeva Berengario 

a. 9<5 dall'Alpi Tridentine, accolto siccome un angelo di redenzione. 

In questo mentre un vescovo di regio sangue faceva il 

suo testamento: indi al radunarsi di una sinodo milanese 

1. Sismondi, 1. cit. 3. Era figlio della concubina Bcrula. 

2. Codice Quirin. - t. Ili, secolo X, McRAT. Ann. a. 938. 
pergamena probabilmente inedita. 4. Lasciato nella penna dal Sismondi. 



I RE D'ITALIA 271 

nella basilica di s. Ambrogio e di quasi tutti i vescovi suffra- a . 945 
ganei ed altri assai l , terminata la messa, lcggevalo dinanzi a 
quel consesso ed al Legato dei due re d'Italia. Stabiliva fra 
l'altre cose clic ad ogni quaresima si celebrassero divini uf- 
fici nell'Ambrosiana presso la tomba di s. Ambrogio per l'a- 
nima del testatore, non die per quelle di re Desiderio e de' 
suoi figli Ansprando ed Everardo, come d'Ermenulfo padre 
del re longobardo. Everardo, soggiunge Attorie, fu mio tri- 
savolo, e padre dei conte Guido mio bisavo: e narra che 
il figlio di Guido fu il marchese Attone Anscario, e così via, 
sicché ci apprende essere il testatore discendente della fa- 
miglia di Desiderio, che noi provammo bresciana. Ed è a 
quest'atto, difeso da Carlo Troja, dal Mai riconosciuto e pub- 
blicato 2 , che noi dovemmo un ramo importantissimo di 
quella stirpe reale che certo è la più illastre delle bresciane 
di tutti i tempi. E questo Attone fu personaggio distinto nelle 
povere letterature del X secolo, ed abbiamo di lui molte 
cose messe in luce dal Buronzio 3 e dal Mai. 

Di consimile celebrità fu Landolfo pontefice bresciano 
contemporaneo di Attone, succeduto ad Ardingo nel seggio 
episcopale di Brescia. Terminava l'opera che Antonio vescovo 
aveva incominciata, e seguitandone gli esempi, erasi messo 
a' ristauri della basilica di s. Pietro de Dom. Landolfo I ne 
riparava la cripta, come parrebbe dal marmo sepolcrale a 
noi dato dall' Ughelli 4 . 



1. Card. Mai, Scriptorcs Vaticani, molte altre pubblicazioni del do- 

tomo VI. - Roma, 1832. - Troya, cumento anteriori al Mai. 

Discorso intorno ad Everardo, nel 3. Sancii Attonis Vercellensis Oper. 

tomo V, anno II del Museo Napo- pubblicate dal Buronzio del Si- 

letano di Scienze e Letteratura. gnore vercellese, 1768. 

Napoli, 1845. 4. Ughelli, Italia Sacra. Ed. Colleti, 

% Script, Vatic. I cit. - Ometto le Ep. Brix. - t. IV, p. 536. 



272 l RE' D' ITALIA 

a . 9<5 Non si confondano per altro i due Laridolfi I e II, ad 
ambo i quali dovette la basilica riparazioni ed ornamenti. 

Né può sospettarsi che 1' anonimo scrittore della notizia 
de obilu s. Apollonii l attribuisse a Landolfo II le opere del I; 
avvegnaché uno scrittore contemporaneo di Landolfo II come 
avrebbe potuto, forse ancora lui vivo, attribuirgli costru- 
zioni che non erano sue? descriverle ed asserirle con un 
ordine, una franchezza che avvalora d'un tratto la verità 
dell'asserto? 

Il pio Landolfo ebbe sepolcro, come risulta dalla citata 
epigrafe, vicino a quello del suo predecessore Antonio; e 
non è infondato il sospetto che sorgesse nella chiesicciuola 
dei ss. Grisanto e Daria 2 , la quale aprivasi per l'ap- 
punto di fianco a s. Pietro dal lato di mezzodì, tra le due 
cattedrali. 

Berengario intanto s'avvicinava. Il chierico Adalardo (già 
messo alla rocca di Formigara da quel Manasse arcivescovo 
d'Arles che aveva ingoiato i vescovati di Trento, di Manto- 
va e di Verona 3 , governatore ad un tempo della Marca Tri- 
dentina) adescato dalle promesse di Berengario, gli diede il 
forte. Milone conte di Verona, Guido vescovo di Modena 
cui premeva V abbazia di Nonantola , Y arcivescovo Arde- 
rico ed altri italici si ribellavano, si davano al duca d'Ivrea 
per ismungere, sono parole del Muratori, un qualche governo 
o podere o monastero o vescovado. Berengario già vincitore, 
accolto in Milano dai principi italiani, non corrispose alle 
facili e belle aspettazioni dei popoli lombardi , e cominciò 
colle arbitranze a rompere Y aureo sogno delle moltitudini, 
che già in lui salutavano un padre più che re. 

1. Cod. Quii-in. A, I, 8. - Legionario - BiEMMl, Storie Bresciane, t. II, 
non posteriore al 1067. pag. 200. 

2. Guadonicus, Brixia Sacra, p. 145. 3. Mukat. Annali - a. 945. 



1 RE D' ITALIA 27!) 

Vescovo di Brescia, benché non registrato ne'patrii do- 
cumenti, era un Giuseppe sacerdote, che all'età giovanile sa- 
pea congiungere maturo senno. Comunque fosse il motivo, 
dispogliavate Berengario della sedia vescovile, che poi con- 
feriva con insolito ardire ad Antonio l , secondo di questo no- 
me, dal quale fu sostenuta per più lustri 2 . Le dubitazioni 
del Gradenigo e del Bravo sulla realtà del fatto non reggo- 
no. Liutprando che lo narra, benché talvolta non incol- 
pabile narratore, non inventò mai nessun personaggio. Era 
scrittore contemporaneo, segretario non eh' altro del nuovo 
re 3 ; ed il Muratori che notò ad una per una le pecche della 
storia Liutprandina, recisamente ammise il fatto di quel ve- 
scovo bresciano. E poi: qual meraviglia? Chi non sa che 
vescovadi si diedero e si tolsero a vicenda con istrano ar- 
bitrio da Ugone in prima e poi da Berengario? Che quest'ul- 
timo avendo promesso ad Adelardo la diocesi Comense, da- 
vala quindi ad un Waldone, che poi ne la correva come un 
masnadiero? Che ad Adelardo conferiva la chiesa di Beggio? 
Che riuscito a porre Manasse neh' arcivescovato di Milano, 
dispogliava Liutfredo della chiesa di Pavia, coni' era per to- 
gliere a Bosone quella di Piacenza? Che la Chiesa riconosces- 
se o no simili pasticci, e che però nei sacri documenti delle 
singole diocesi non resti di qualche intruso vescovo memo- 
ria, è un altro conto: ma negare un fatto che ha riscontri 
in altri simili e di quel tempo, che è narrato da cronache 
contemporanee, credo non lo si possa oramai senza ribattere 



1. Liutprandus, Hist. lib. V. - Si- ejus (Ber eng arii) conscium, ac epi- 
gonius, De Regno Italico. stolarum conslituunt signatorem. 

2. Labbei, Concili, t. XI. - Concili. Liutprand. Histor. lib, V. - Dis- 

Ravenn. dL.%l.-\\\,Antonius Bri- si Berengario nuovo re; benché 

xiensis.- Gr\d. Brix. Sacr. p. 147. noi fosse ancora di nome, lo era 

3. Lo narra egli stesso. Secrelorum di fatto. 

Odorici, Storie Bresc. Voi. Ili »8 



a. <nr. 



274 1 RE lì' ITALIA 

a . 9i5 con qualche valida testimonianza la cronaca narratrice. Chi 
può negarci che Giuseppe vescovo non fosse un intruso di 
Ugone, e che appunto per ciò venisse deposto dall'emulo 
Berengario, come volea fare coli' intruso di Piacenza figlio 
naturale di Ugone? Erano vescovi, dirò così, regali. E che 
perciò? Anche un Notingo parrebbe avere, se crediamo al 
Rossi * ed all'Ughelli 2 , brevemente usurpata la sedia vescovile 
di Brescia. E benché la fonte sia mal sicura, non è per altro 
improbabile, come pensa il Biemmi 3 , che tanto avvenisse; 
molto più che il Fiorentini, il cui catalogo non è senza auto- 
rità ed egli stesso è a noverarsi tra i più eletti raccoglitori delle 
sacre memorie della Chiesa Bresciana, ammette un Notingo 
successore di Landolfo. Ma usciamo da questo laberinto: è 
uno spinajo dal quale altri forse ve ne trarrà con più soffe- 
renza e lena; e il tempo non è lontano. 

Moriva intanto Ugone. Lotario il fìgliuol suo regnava ancora 
lo permettendo Berengario, cui era tocca un' altra visita di 
Ungari, i quali siccome al solito respinse . . . coli' oro nostro. 

Ed anche il giovane ed infelice Lotario moriva: narrasi che 
Berengario lo avvelenasse 4 ; nulla di più probabile. Era un 
delitto che gli dava un trono, e avrebbe fatto coni' altri pari 
suoi. Esso ed Adelberto suo figlio furono coronati re il 15 
dicembre del 950. 

Tolto di mezzo quell'emulo, ad assodare vieppiù la sua 
potenza proponevasi Berengario che Adelaide figliuola di 
Rodolfo II re di Borgogna 5 e vedova del tradito Lotario, 

1. Storie Bresciane. Ms. Quirin. che reye. Frodoardus, in Chron. - 

abbiamo citato. Murat. Ann. a. 950. 

°2. Italia Sacra, t. IV in Episc. Brix. 5. IIroswitve Monialis Paiwpjricus 

col. 537. in Laudem Oddonis Augusti, pnb- 

3. Storie Bresciane - Ionio II, lib. V, blicato dal Meibomio negli Annali 
pag. 201. del monaco Wilichindo. - Fran- 

4. Veneno (ut furunt) nccafo Lotario coforte, 1021. 



a. 947 



a. 950 



a. 951 



I RE D' ITALIA 275 

sposasse Àdelberto. Per que' fieri tempi la pensata non era a . 95t 
senza merito: giustificava dinanzi agli uomini l'usurpazione 
di un regno; affievoliva il sospetto della morte di Lotario; 
assicuravasi che nessun principe avrebbe colla mano della 
misera principessa ereditate le sue ragioni *; e gli astuti ed 
arrischiati suoi disegni si colorivano, prendevano un aspetto 
che meno si risentiva della prepotenza con cui furono inco- 
minciati. Era Adelaide giovinetta ancora 2 , e sotto avvenenti 
forme chiudeva un' anima di alti e squisiti sensi 3 . Aborrendo 
farsi nuora di lui, che le aveva probabilmente avvelenato il 
consorte, ne rigettò la proposta, e contro all'aperto suo niego 
nulla valsero tutti gli sdegni di Berengario. Ma l'insistente 
rifiuto giunse a lui sì acerbo, così lo inasprirono le istigazioni 
della sua consorte, cui troppo era grave la bellezza ed il can- 
dore della povera Adelaide, che fece chiudere la infelice nella 
rocca di Garda 4 , ridotto militare piantato sull'erte rupi della 
montagna che racchiude ad occidente un ampio seno del 
lago Benacense, alle cui rive sporgesi ancora la nobil terra 
di Garda, l'unica di quel caro lago che vantasse già fino dal 



1. Murat. Ann. a. 951. - Labus, invocando l'eloquenza di Cicerone 
Fasti della Chiesa. - S. Adelaide. (notate bene che trovavasi alla 

2. Nata nel 931, fatta sposa di Lota- corte dell'imperatrice) per degna- 

rlo a sedici anni, rimase vedova mente commendarla, 
in sui venti. S: Odilone abb. Clu- 4. È questa per mio senno la più 
niacense, famigliare della medesima probabile congeltura. - S. Odilone 
principessa, nel suo libro De Adha- tacesi del luogo. - Tacesi ancora 
laide conjngis Ottonis I ( apud la monaca Rosvida. - L'Annalista 
Canisium. Thesaur. Monum. Eccl. Sassone pubblicato dall' Eccardo 
et Hist. t. Ili, parte li, pag. 73) (tomo 1, Corp. Hist.) narra come 
la dice maritata adirne juvencula, Adeleidem . . . caplam , Cumis c/e- 
suli' anno XVI dell'età sua. prcedavit, et in custodia et inedia 

3. S. Odilone paragonavate senza più lacrymabiliter afflixit. Il che risulta 
alle celebri Paola, Eustochia, Mar- ancora dalle Cronache Ditimarcnsi, 
cella, Melania, Fabiola, Blesilla ecc. lib. 2, che sono più antiche; e d' oli- 



276 



I UE IJ ITA EIA 



*j6I 



IX secolo il titolo di città l . Lungo tempo ivi languì la sfor- 
tunata, ed unica le fu compagna del suo dolore una fida 
ancella 2 . Ma il Dio che affanna e che consola, che ve- 
glia sempre sui derelitti e sugli oppressi, voleva rendere 
ad Adelaide quella corona, che prima di così nobile rifiuto 
sarebbe stata sul di lei capo men bella. Un pio sacerdo- 
te, ingannate le scolte, aprì furtivamente il carcere, e 
di cheto fra le tenebre della notte trasse le prigioniere 
dall' ardue mura del formidabile castello ; poi fattosi loro 



de forse l'epigrafe Trevcrina dataci 
dal Browero, Ani. et Ann. Trev.t. I, 
lib. IX, pag. 459, in cui leggesi... 

CAPTA EST ADEL1IEIDIS IMPERATRIX 

cvmis a Berengario etc. Ma Doniz- 
zone, che raccolse con diligenza le 
nolizie degli avi della contessa Ma- 
tilde, e che però doveva essere del 
fatto molto bene informato, narra 
decisamente r= Propterea capta, 
super arcem denique gardam — Mi- 
sit eam etc- Vita Coni- Matildis. - 
Murat. Script. Rer. hai. V, 34G. 
- Sicché il Browero stesso rigetta 
la lapide da lui recata. - Il Mura- 
tori anch'esso dopo molto discutere 
s'attenne a Garda (Ann. a. 950, 
951) seguendo anche 1' Anonimo 
de Vita Comit. Matildis, in Rer. 
hai. Script, t. V: - come vi si at- 
tenne Butler (s. Adelaide, 16 di- 
cembre); Labus (Fasti ecc.); Ti- 
raboschi ( Memorie Storiche Mo- 
denesi, tomo I); Persico (Guida 
ecc. ); e nelle sue Repubbliche il 
Sis.monm, e F Orti nel suo volu- 
me in foglio sulle avventure di 
Adelaide, e più altri assai. - Così 



l'esatto Fiorentini (Memorie della 
Contessa Matilde , libro III ) del 
pari che V inesatto Pourtoneaux 
(Storia della conquista di Lombar- 
dia fatta da Carlo Magno. Milano, 
1842); e dietro lui la fila d'altri 
storici di lutti i tempi; cioè il Mel- 
lini, il Bacchini, il Contelorio, 
ecc. fino ai romanzi del Manzi, del 
Gaiter, del Marinelli, del Peretti, 
del Rovida, del Puccher, che sa- 
rebbe a farne un volume. 

1. Intra civitatem Gardensem. Dipi, 
di Berengario. Murat. Ant. hai. 
M. JEvi, t. I, Diss. XIV, p. 791, 
a. 904. - Biancolini, Chiese di 
Verona, t. IV, pag. 611, e t. V, 
parte I, pag. 73. - Il Comitato 
Gardense pare che già fosse a' 
tempi dei Carolingi nel secolo IX. 
- Orti, opera cit. pag. 17. - Mr- 
niscalciii, Osserv. sulla scrittura 
Iienacus. - Ballerini , Risposta 
alla Dcduz. Austriaca. 

2. Horoswita, Op. cit. - Donizo, Op. 
cit. Famulaiu sibi tantum prcebuit 
unaiìi. - Presbitefumque bonuin 
Martinum nomine solum. 



I UE d' ITALIA 277 

scorta, se le condusse tragittando il lago 4 frale lande ina- a,9si 
bitate della Lugana, o di qualche altra piaggia benacense, 
fino a che non le guidasse a più lontano sito, probabilmente 
in una qualche foresta del lago di Mantova 2 . Giunto colà, 
pietosamente provide perchè potessero attendere senza pe- 
ricolo il compimento dell' opera sua: correva egli intanto 
per avvertirne il celebre Adelardo vescovo di Reggio, in 
cui molto sperava la infortunata regina. Il commosso prelato 
rimandava Martino (così chiamavasi quel prete) ad Azzone 
Alberto suo vassallo; e questi messo in armi un pugno di 
prodi, venuto al lago di Mantova, e nobilmente scortata 
la principessa, metteala in salvo nel castello di Canossa, a 
lui soggetto per investitura feudale ottenuta dal presule 
reggiano. 

CO» 

Surse questione fra gli eruditi, e più del nostro secolo, 
intorno al sito di quel rifugio, perchè assai luoghi pretesero 
l' onore d' aver dato un asilo a così bella e sventurata don- 
na, e più le terre nostre circonvicine al patrio lago. 

Ma il primo ostello che accolse la pia regina non era 
molto lontano dalla rocca di Garda. Odilone medesimo, 
contemporaneo e famigliare della perseguitata imperatrice, e 
dalla stessa muneribus et honoribus affectum 3 , n' assecura fa- 



\. S. Odilone, 1. cit. al!ro non dice dica, vi allude raccontando del pe- 
clie in ipsa nocte, qua educebatur sentore che offerse ad Adelaide uno 
de carcere incidit in cujusdam ha- storione , pesce particolare di quel 
rundineti paludem. Che seguisse il lago. Il Visi, nelle Meni. Manto- 
tragitto del lago lo abbiamo dalla vane, non ne fa dubbio alcuno. 
Cronaca riputatissima di Andrea 3. S. Odilo, 1. cit. De Adalhaide con- 
Dandolo. Rer. Ital. Scr. t. XII. jutje Oltonis I ( apud Canisium, 

2. Donizzone conduce V eroina sino al Mon. Eccl. t. III). Benché dubiti il 

lago di Mantova: Usque lacum ve- Basnagio sulP autenticità del ma- 

niunf, quem servai Manina vivum. noscritto, è tal documento per al- 

S. Odilone medesimo, benché noi tro da non disprezzarsi. 



278 I RE D' ITALIA 

a . 951 cendoci comprendere come in quella notte eh' era uscita 
dal carcere avesse già trovato ricovero; e Dandolo aggiugne 
come approdasse quandam ad insulam 4 : nò saprei come 
in quella notte istessa potessero i fuggitivi condursi più lungi 
dall'Isola Lechi, o di qualche lido circonvicino. Anche il 
nostro Venzago, anche le rupi di Campione sulla Riviera di 
Salò vantano tradizioni, essersi la meschina occultata nei 
loro boschi. 

Di Venzago portano il Rossi 2 ed il Faino 3 la seguente 
epigrafe: 

ADELEIDA QVONDAM DOMNI IÌL0TAR1I REGIS VXOR HIC APVD DOM- 
NVM IOSEFH . . . EPJSCOPVM BR1XIANVM PER MENSEM 1NTEGRVM 

commora vit proter perseculionem berengarij 

ANNO DCCCCL 

Qual ch'ella sia questa lapide, commenterebbe ad ogni modo 
i racconti dello storico Liutprando 4 e del Sigonio sul ve- 
scovo Giuseppe cacciato dal seggio episcopale, epperò trattosi 
a vivere fuor della sua città neh' erma Lugana; nemico di Be- 
rengario, epperò fautore della santa regina. QueW integrum 
mensem non istarebbe a cappello colle sollecitudini del buon 
Martino. Ma non è improbabile, che temendo i satelliti di Re- 
rengario, i quali già s' erano sparsi alla cerca dei fuggitivi 5 , 
si conducesse il prete da Mantova a Reggio. È noto che da 
Reggio fu rimandato a Canossa, e le velocità dei nostri giorni 
non erano a supporsi nel decimo secolo. Dirò di più, che 
Venzago è tra Carda e Mantova. Terrei che il marmo sia 
genuino, benché posteriore di qualche tempo, ma non re- 

1. (Ihron. Venel. in Ber. Hai. Script. con qualche varietà, quali trovava in 
l. XII. una copiacela delle Slor. del Rossi. 

2. Sior. Bresc. ani. Qnir. B, VI, 27. 4. SlGONIUS, De Regno Italico, 1. V. 

3. Thcs. Eccl. brix. Ms. Quir. E, 1, 1, 5. HonoswiJA, De lieb. Ollonis Awj. 



i nr d' italia 279 

chi tutt'al più che una vecchia benché rispettabile tradizione 
del secolo XIV, in cui sembra essere scritta l . 

Delle rupi campionesi non faccio parola. Sono in Campio- 
ne alcune mura antiche appellate la Camera della Regina » così 
nel Grattarolo 2 « dove non ha calle veruno ». E il Rossi di ri- 
mando: « In una delle sue balze (di Campione) vi fu altra volta 

una chiesetta dedicata a s. Ercolano Questa fabbrica al 

presente è quasi distrutta, e il volgo V addomanda la Camera 
della Regina, raccontandone molte favole 3 » . Eie favole ci ven- 
gono raccontate dal Faino k , dal Fonghetti 5 e dal Dugazzi 6 , 
il quale ci fa sapere essersi Adelaide colà rifugiata in una 
cella, ch'ebbe nome di camera della regina. 

La chiesetta di s. Ercolano ci fu realmente. Noi stessi 
ne vedremo le origini; e senza tanto congetturare sulla sin- 
cerità della epigrafe del sec. XIII da noi già recata 7 , e che 
il Rossi ha pubblicato citando il Gataneo, bastivi i- atto del 
26 ottobre 1355, con cui l'abbate e conte di Leno concede 
regimen et administralionem Ecclesice s. Reqiiiliani 8 de Campi- 
Mone districtus Tridentini, nobis . . . jure pieno subjectce. Noi 
vedremo come Campione fosse luogo dei monaci di Leno 
fino da questi tempi; darem ragione del districtus Triden- 
tini del secolo XIV: ma l'esistenza di questa chiesetta non 
dovea condurre gli scrittori benacensi a vedervi la impe- 
ratrice Adelaide intenta al fuso ed alla conocchia per cam- 
pare la vita 9 . 

1. 11 Rossi nelle cit. Istorie la dice 6. Informazione dell'origine ed anli- 
posta nel 1350. chità dei Benacensi. Ms. 

2. Storia della Riviera di Salò. 7. Odorici, Storie Bresciane - t. Il, 

3. Meni. Bresc. ed. Vinaccesi, p. 109. pag. 170. 

4. The*. Bi'ix. Eccl. - S.Herculanus. 8. Zaccaria, dell' Ant Badia di Leno - 
Ms. Quiriniano. pag. 277. 

5. Della indipendenza della Riviera. 9. Si veggano gli scrittori delle cose 

Ms. presso di me. benacensi del secolo passato. 



a. 951 



280 j nr: n' Italia 

>. osi Le gesta di quella misera imperatrice compilate da Ber- 
nardo Breydenbac decano della chiesa di Magonza e scrittore 
del secolo XV, le Monumenta Germanica di Giorgio Enrico 
Perlz che si vanno pubblicando, e nelle quali si promette col 
VI volume una vita di s. Adelaide sui manoscritti di Oxfort, 
di Wurzburg e di Monaco, potranno condurci sulla fuga della 
vedova di Lotario a nuove ed importanti scoperte. Noi frat- 
tanto abbiamo raccolte o come a dire stipate in poche pa- 
gine, per quanto riguardi l'agro benacense, il frutto delle 
nostre ricerche. 

Il pietoso avvenimento avea scossi gli animi delle corti 
germaniche *: ed i principi, e forse più i vescovi italiani 2 , 
stanchi del loro proprio, invocando sicome al solito un altro 
re, offerivano ad Ottone I la mano e la corona della vedova 
di Lotario. Anche il papa supplicava quel principe stranie- 
ro. Nessuna più nobile impresa, per lui che magnanimo 
ora, del proteggere coir armi queir Adelaide, la cui rara bel- 
lezza, la cui pietà facevano così grave a tutti i cuori le sue 
sventure. Nessuno maggior compenso che quello di un nuo- 
vo impero. 

a. 952 Nel 952 passò l'Alpi ornai vane. Le sue nozze furono ce- 
lebrate in Pavia. Ma di poi ritornavasi nella Germania, dove 
l' incauto Landolfo eh' era suo figliuolo, indispettito neh" in- 
timo cuore per quelle seconde nozze, avea tramata una ri- 
volta. Berengario , di que' cotali che non sono bastevolmente 
grandi per gittarsi al rischio d'una grande impresa, nò ba- 
stevolmente astuti per cogliere il destro delle occasioni, an- 
dava in Germania con Adelberto suo figlio mendicando appio 
del trono il vassallaggio forestiero, dimandando in feudo la 



1. Murat. Ann, a. 951. 2. Sismondi, Hist. dee Republiq. 1. 1. 



I UE D' ITALIA 28-1 

corona d'Italia; dopo la quale viltà Berengario stesso dimissus a . 952 
cum grada et pace, in Italiani remoavit l . « Ed ecco un nuovo 
esempio » esclama il Rosmini 2 « dal quale i re di Germania 
vollero derivare i loro diritti sul regno d'Italia ». Quasi che 
la paura di un vile sia Y espressione della volontà di milioni 
di uomini, e che Berengario portasse al trono dei re di Ger- 
mania le nostre supplicazioni per essere loro servi. Duolmi 
che nulla possa dirvi sulla sincerità del diploma citato dal 
Sansovino, col quale Ottone I nel 953 dichiarerebbe suo fedele 
vassallo Tebaldo Martinengo, infeudandolo di Valegno (Da- 
legno), Cimbergo, Artogne, Nigoline, Calino, Torbiato, Aleno 
(sic), Cotogne, Bigolio (perchè legge Bagolino il Rosa? 3 ), 
Oriano, Isorella, Quinzano, s. Gervasio, Calvisano e Nave, 
chiamandolo Vicario imperiale 4 . Potrebb' essere un atto ge- 
nuino, benché le indagini mie proprie per rinvenirlo presso i 
nobili Martinengo andassero a vuoto. Ammessane la realtà, 
parrebbe che presentatosi Tebaldo con Berengario stesso al 
re nella corte di Germania, venisse donato di quel diploma. 
Parrebbe ancora non infondato il sospetto del bravo e dili- 
gente Zamboni, che morto nel 955 Enrico fratello di Ottone, 
Tebaldo Martinengo gli succedesse nel vicariato della Marca 
in Verona ed Aquileja 3 . 

Ma la storia municipale di Brescia comincia a farsi più 
luminosa, più certa, più caratteristica; e noi che vi abbiamo 

1. Ab. Uspergensis, in Chron. - Veg- Ottone di Frissinga, I. VI, e. 19. 

gasi del resto la monaca Horoswi- 2. Storie di Milano, t. I. pag. 86. 

da, De gest. Oàdonis, cit. - il Di- 3. Rosa, i Feudi ed i Comuni, p. 51. 

timaro, in Chron.- il "Witichindo, 4. Sansovino, sull'origine delle Ca- 

nelle Istorie, lib. Ili - Liutprando, se illustri d'Italia - p.ig. 296. 

benché sbagli la data, in Legatio- 5. Zamboni, Libreria Martinengo. Note 

nibus, pag. 489 - Rer. Hai. Scr. alla prefazione. - Veggasi anche il 

t. Il - il Continuatore delle cronache Corte , Storie di Verona , 1596 , 

di Reginone - F Ann AL. Sassone- lib. IV, pag. 218. 



282 I RE I)' ITALIA 

a. 952 condotti pei laberinti delle scorse età, godiamo escire una 
volta, se non all'aperto, in luogo almeno dove un po' di rag- 
gio sia dolce scorta alla navicella dell' ingegno mio, 

Che lascia dietro sé mar sì crudele. 

a. 953 Trattenuto re Ottone in Germania dalla rivolta e dalla 
guerra civile procurata dal figlio, non badava a Italia ed al 
suo re -vassallo, cui per altro avea tolte le province di Ve- 
rona, di Trento, del Friuli e di Trevigi, e datele sotto il no- 
me di Marca Veronese in feudo ad Enrico di Baviera, il fra- 
tei suo l . Ma Berengario, assente Ottone, la invade, sorprende 

a. 956 Azzo il suo giurato nemico nel fatale castello di Canossa, e 
lo vi assedia. Lotolfo, pacificato col padre, scende a compri- 
mere r audacia di Berengario 2 : ed avea già liberata Canossa, 

a. 957 riconquistata Italia, quand'eccoti la morte, che mai non perdo- 
na, coglierlo in mezzo alle sue vittorie 3 : epperò Berengario 
ed Adelberto riprendere assai parte del regno, dilapidarlo, 
emungerlo, tiranneggiarlo un' altra volta 4 ; e più che tutto 
vessandone la Chiesa, che non sapendo a cui volgersi, man- 

a. 9S1 dava legati al vecchio Ottone. Ed egli reduce nel 961, supe- 
rate le Chiuse di Val-Lagarina 5 , ove stavasi Adelberto cogli 
accampamenti e con un esercito di sessantamila italiani, giù 
per la valle di Trento passava lunghesso la lombarda terra, 



ì. Maffei, Verona Illustrata, - e quasi 3. Muratori, Ann. a. 957. 

lutti gli storici Trentini, Friulcsi 4. Regnantibus, immo sceventibus in 
e Triviciani. Italiani . . . iijrannidem exercenti- 

2. Annalista Saxo. - Regin. Chron. bus eie. Liutprand. Hist. 1. VI. 

- Frodoardus, in Chron. a. 957, 5. Anonym. Salern. Rer. Hai. Script. 
p. 620. - Ditimar. in Chron. L IL - t. II, parie I, pag. 299. - Cum 
Donizo, in Vita Malhildis, e. I. - magno apparata populoque nimis 

Rer. Hai. Script, t. V. - Arnulfus, valido Clusas venil. Feruntque 

Hist. Mediol. lib. 1, e. 6. - In Rer. plurimi ut sexaginla rnilia pu- 
Ifal. Script. I IV, ecc. ecc. ynatorum cum rege . . . fuissent. 



I RE d' ITALIA 283 

attraversava probabilmente il comitato di Brescia per con- a . nt 
dursi a Pavia, la regale città, a ricevere in Milano la co- 
rona dei re, com'ebbe l'anno dopo in Roma quella dell' im- 
pero, nomando re d'Italia Ottone II il figliuol suo. a. 962 

Mentre queste cose avvenivano, Berengario s'era già chiu- 
so nel forte di s. Leo 1 su quel di Montefeltro, ed Adelberto 
e Guido suoi figli nella rocca di Garda, fra quelle torri ove il 
padre avea gittata la infelice Adelaide: epperò l'imperatore 
imponeva che i vescovi della Marca Veronese venissero colle 
loro genti per combattere quel castello. Il solo Raterio, co- 
me notammo, si opponeva. Non lo curando Ottone, assaltò il a. 963 
forte, e 1' ebbe. Alberto e Guido camparono colla fuga, e la 
città di Garda, se crediamo al Panvinio 2 , fu smantellata pre- 
sente il re pochi secoli dopo il suo innalzamento. Ma questo 
abbattere sfugge sì facilmente dalla penna degli storici, che 
sarei tentato di sospettare coli' Orti del fatto istesso 3 ; molto 
più che Raterio vescovo nelle sofferte persecuzioni medi- 
tava di rifuggirsi entro la rocca di Garda. 

E qui dovrei narrarvi di alcuni diplomi Ottomani di 
qualche terra nostra, ch'io reputo falsi; l'uno dei quali a fa- 
vore degli Asolani rilasciato nel 951 (quando Ottone non avea 
ancora in Italia un palmo di terra), con frasi tutt' altro che 
di quel tempo 4 : ma di esso vi parlerò nel Codice Diplo- 

1. Contin. Reginon. in Chron. - Cui scopi et clerici istins provincia?... 

risponde l'Anonimo Sassone, che sui hoc ordinis etc. - Baller. nella 

scrive Gard (Resch. Ann. Eccl. Vita di Raterio. -Carli, t. II, Stor. 

Sabion. V, III, 480, 81). - Ed a Veron. p. 376. - Venturi, 1, 167. 

coloro che sospettarono perlaRoc- 2. Anliq. Veron. lib. V, e. 28, p. 142. 

ca di Peschiera, dirò senz' altro che - Arccm Garden diruit. 

Raterio vescovo di Verona si la- 3. Avventure di Adelaide, e. V, p. 48. 

gnava d'essere chiamato da Otto- - Notizie Sloriche di Garda. - 

ne I alla oppugnazione di Garda: Baller. Vita di Raterio, p. 31,32. 

cum imperiali prcecepto urgeremur h. Mangini, Storie Asolane. Ms. presso 

Gardam obsidcre Cast rum, et Epi- di me. 



284 I RE D' ITALIA 

a . 9C3 matico. Non terrei però falso, dove guardisi al complesso, 
un atto degli Asolani intorno a questa età, col quale ad 
espiazione dei mali che aggravavano in quel tempo la reli- 
gione dei padri loro, donavano alla loro basilica dell' Assun- 
ta quattrocento piò di terra colle norme longobarde, non 
possedendo quella basilica che qualche campo in Casal 
Mauro e Casal Podio *. E scompigli assai gravi conturba- 
vano in que' giorni la Chiesa Bresciana; il che desumo dal- 
la sedia episcopale rimasta vacante per qualche tempo dopo 
la morte di Antonio. 

Miseri tempi, ne' quali erano principi italiani che duel- 
lo e santo diritto di eleggere da sé il proprio vescovo detur- 
pavano cogli arbitrj e colle spogliazioni, e volevano che pre- 
valesse innanzi alla pubblica la volontà di un solo. Se non 
rendevano le chiose, le toglievano in pagamento di non so 
che servigi eh' essi dicevano aver prestati ; e si vedevano 
adolescenti fatti vescovi, ed obbligato il popolo a votare 
per essi 2 . 

». osi Vinta Garda, cadeva l' anno dopo il castello di s. Leone, 
e con esso all' intutto il partito di Berengario: ond' eccoci ad 
un' era novella, che noi ci proveremo d' investigare per poi 
dilatarci alla storia del Comune di Brescia. 

Dal termine dell' Vili al cadere del X secolo abbiam 
dovuto penosamente racimolare la storia del Popolo fra le 
memorie dei vescovi, degli abbati, dei conti che lo infrena- 
vano; ond' eccovi ragione per cui preponderanti in queste 
pagine dovevan essere gli elementi sacerdotali, e con più 
vasto senso delle personalità. Ma noi lentamente ci accostia- 

1. Mancini, 1. cit. - Codice Dipiuma- 2. Muratori, Armali d'Italia - at- 
tico Bresciano, l. 11. V anno D5 ( J. 



1 RE D' ITALIA 285 

mo a quelli dei popoli e delle masse, che in sul tramonto del a . 96 s 
decimo secolo principiavano a capire di poter essere qualche 
cosa a questo mondo. Ed agli abbati la cui smodata ricchez- 
za non era certo evangelica; ed ai vescovi del secolo X ar- 
bitri e donni delle intere città, fomentatori talvolta di torbidi 
civili, facitori tal altra e disfacitori di re, più amanti della 
spada che della croce, vedremo arrestato il corso d'una po- 
tenza che trasmodava. E nel trovarci moltiplicati sottomano i 
monumenti cittadini, e nel diradarsi vieppiù delle tenebre del 
medio evo sentiamo come il racconto dei nuovi fatti dovrebbe 
accalorarsi, pigliare alcuna cosa della loro grandezza e mae- 
stà; il che ci proveremo di ottenere. 

Svincolati, o poco meno, dal dubbio e dalle sottigliezze 
della erudizione, inevitabili fin qui perchè alcuni solenni e 
venerati errori venissero non tocchi appena, ma discussi; noi 
correremo più libero ed aperto il campo della storia bre- 
sciana. Né v' increscano, ve ne scongiuro, le noterelle appiè 
di pagina. Se v'interrompono, e come no? la narrazione, 
passate oltre; ma lasciate che vengano a suggello dei fatti, 
e permettete ch'io vi provi le glorie vostre. Già lo sapete: 
questa cara città, questa provincia nel cui mezzo par che 
segga regina, la patria nostra insomma, che è certamente 
la più storica delle lombarde dopo Milano, non ha per anco 
una storia : non e' è scampo ; bisogna farcela da capo a 
pie; e sopra tutto documentarla per questo appunto che 
dal Malvezzi al Bravo nessuno ci ha detto il perchè doves- 
simo creder loro a fidanza. Buono e fedele istorico è chi 
prova ciò che dice; e di raccontamenti narrati a credenza ne 
sono ammorbate le lettere italiane: che se ridir cose per 
altri già rischiarate ci dispensa dalle citazioni o allegazioni 
monumentali, sono queste un debito per chi si mette a scri- 
vere una storia che non abbiamo. 



ì28G I HE D' ITALIA 

i, 9C5 Ma già la parie più avviluppata ed incerta, ch'altri avvol- 
sero fra le tenebre dolorose dei propri errori sanzionando 
gli altrui, noi l'abbiamo trascorsa; e nello schiudersi di più 
certi e più vicini tempi anche lo stile potrà correre più lar- 
go, più famigliare : non umile però ; che gli alti e virili fatti 
della patria nostra non devono raccomandarsi ad umili 
parole. 

Sarebbe lo stesso che pretendere (mi si passi un para- 
gone ) quanto mi fu richiesto da un elegante scrittore a 
proposito del mio Laocoonte. Perchè, dicevami, in ciò che 
riguarda l'espressione degli affetti adotterei semplicissimo lo stile l . 
Di quali affetti? risposi a me medesimo. Se di miti e pacate 
affezioni, sono con lui: ma volere che lo spettacolo più 
miserando di tutta V antichità, la scena di un padre stroz- 
zato da inesorabili serpenti , che a lui s' avventano lordi 
ancora del sangue de' suoi figliuoli, ti si metta innanzi 
tranquillamente colla calma serena con cui ragioneresti 
di un angioletto del Buonvicini, o di una vaga madonella 
di frate Angelico, la è cosa di cui non so persuadermi, 
e eh' egli stesso vorrà concedere non invidiabile retaggio 
dell'anime tarde ed agghiadate, le quali non possono ca- 
pacitarsi che nei forti esaltamenti dello spirito, la parola, 
che è riverbero del pensiero, non può starsene imper- 
turbata come se descrivesse i petali di un fiore, ma tutta 
si risente di quella esaltazione, riproducendone, per così 
dire le vibrazioni. Arrogi che lo storico ha un' alta mis- 
sione: ci debbe scuoterci, lo dissi altra volta, impressio- 
narci d' abbonimento o d' amore ; sia eh' egli strappi dis- 
pettosamente il velo ai cupi avvolgimenti della colpa, sia 
che in più spirabil aere ci levi al senso inenarrabile della 

J. Lettera gentilmente indirizzatami dal nob. saceid. profess. Zambclli. 



I RE I)' ITALIA 287 

virtù. Il perchè , secondo che volgono miti o neri tem- a . us 
pi, volge lo storico suo stile; e se tranquillo e vasto pro- 
cedimento di fatti ci spiega innanzi con ampiezza e grandio- 
sità di parola, tutto che tiene dell' aspro e del crudele con 
aspri detti fieramente tratteggia. Dicono che la semplicità è 
un pregio. Certo sì, riprende il Botta 1 , per la chiarezza nei 
soggetti piani; ma non è, anzi è difetto grandissimo quando si 
tratta di muovere gli affetti 2 . Le passioni non sono come la ra- 
gione, la quale procede con metodo; ma sono faccende molto tor- 
bide, e non hanno tempo di andar sempre colla squadra, e di 
camminar sempre col nominativo avanti e coli' accusativo dietro 2 . 

1. Botta, Storia d' Italia in continua- che dice in questo caso difetto gran- 

zione al Guicciardini. Pref. dissimo la semplicità, per amor del 

2. Tra chi mi suggeriva per gli affetti cielo ditemi voi decisamente a cui 
semplicissimo lo stile, ed il Botta debba tenermi. 



LIBRO TREDICESIMO 



Gì; IMPERATORI 



DI GERMANIA 



GLI OTTONI 

Vedemmo già come la corona d'Italia « prostituita da que' 
principi che non so se dica italiani » l passava nel grande 
Ottone. Doppiamente grande : perchè accolto il marchese 
d'Ivrea, gli permetteva di radunare intorno a lui le sparse 
membra della povera Italia; e perchè in un commovimento 
politico risollevato in Italia coi soli eserciti italiani, lascia- 
vaci T arbitrio di accomodare da per noi le cose nostre. Noi 
stolti che non ne approfittammo; il perchè la corona del ro- 
mano imperio stette per otto secoli e mezzo di là dall'Alpi, 
e noi più non avemmo indipendenza neppur del nome. Be- 
rengario non s'accorse che non era più il tempo di consoli- 
dare una potenza con un delitto: ed al magno Ottone offerim- 
mo le nozze di una regina fuggita dal carcere, ma che portava 
con sé l'eredità di un regno. Ottone fu coronato imperatore 

I. Balbo, Sommario della Storia Italiana - Età V - Edizione di Losanna. 

Odorici, Storie Prnc. Vo!. Ili 19 



290 



IMPERATORI DI GERMANIA 



965 dappoi (9(32), ed assestate le italiane faccende, ritornava in 
Germania. Ma qui lasciava nel popolo bresciano già fino dal 
sessantadue testimonianze della sua splendidezza. Però che, 
intercedente Adelaide, riconosceva le proprietà vastissime 
dei monaci di Leno e i privilegi loro concessi da Carloma- 
gno in sino a lui. Riconfermava loro quindi il monastero in 
Summo lacu, e i siti di Viniola(sul Modenese presso Miliarina, 
od oscura terra benacense?), Campilione, Sullo, Materno, 
Gavardo, Puliaco l , Calvisano, Gade 2 , la chiesa di s. Pietro 
inGontaringo 3 , Gapriana, Quinzano, Campaniola, Sabionetta, 
Gonzaga, Bajoaria, Gussago, Carpenedolo, ed in Gambara le 
due chiese di s. Maria e di s. Pietro, Gausaringo, Hildros 4 , 
una casa in Brescia con un brolo sino alla via Orientale 5 , ed 
altre terre in più altri comitati d' Italia. 



1. Probabilmente Campione, Surro, 
Maderno, Gavardo, Puvegnago. 

2. Ghedi (?) 

3. Gotfolengo (?) 

4. Gussolengo ed Idro (?) - Molto con- 
fusamente parla il dotto Zaccaria di 
tutti questi beni. Pare anzi che Som- 
molago, Campilione, Sullo, Materno 
collochi d' un tratto sul lago di 
Como (pug. 270 dell' Ant. Badia di 
Leno): ma noi vedemmo il Sommo- 
lago del nostro Benaco in una carta 
del secolo Vili (Cod. Dipi. Bresc. 
parte I); - vedemmo già posseduta 
in Campione sul lago stesso dai 
monaci di Leno la chiesa di s. Er- 
colano, e la favola di quel vescovo 
creduto monaco lconcnsc non e 
senza perchè (Bartii. Vitalis, Vita 
s. Hcrcul.).- Campilione eragià dei 
monaci forse dai tempi di Deside- 
rio, iìud secoli circa dopo la morte 



5. 



del solitario vescovo: i Leonensi vi 
collocavano forse allora, e sul di 
lui sepolcro, una edicola, promo- 
vendone il culto e la venerazione. 
Ed ecco il facile volgo a sospettarlo 
un santo del loro ordine. - Sommo- 
lago, Materno e Campilione sono 
ancora sul lago di Como; ma sa- 
rebbe lo scambio un grave errore. 
- Sullo, probabilmente Surro, è una 
terra valligiana fra Campilione e 
Materno, della quale io serbo assai 
documenti del secolo XIV. - Ed a 
proposito di sbagli territoriali, è 
singolare quello del Bravo, suppo- 
nendo che i figli di Berengario ri- 
parassero nel nostro vico di Trava- 
gliato. // Travalium del Coni, di 
Rcginone lo credo tutt' altra cosa. 
Nome di romano sapore, come la via 
orientali* di un doc. cremon. del 
sec IX. Dragoni, Cod. Dipi. Crem. 



IMPERATORI DI GERMANIA 291 

Il diploma fu soscritto in Pavia nel 962 *, ed è docu- a . 955 
mento insigne per alcune località dell'agro nostro, al quale 
dobbiam qui aggiugnere Casalalto in Comitato Briocìensi, dove 
l' lionata femina Ermengarda lasciava per la scuola dei sa- 
cerdoti veronesi nel 964 una cappella di s. Ambrogio 2 . Intor- 
no a questo tempo uno Zacano da Brescia presso alla porta 
s. Andrea, compiendo la promessa che aveale fatta nel di 
nuziale, donava secondo la romana legge alla moglie Andre- 
verga il terzo dell' aver suo, con beni collocati nella via del 
Granarolo (Horreum), e fuor delle mura in Cajonvico, in Ra- 
gine ed in Marmorea. Ho già pubblicata quella carta impor- 
tantissima per alcune località municipali e per la tradizione 
ivi rimasta di tre fabbriche romane: = YHorreum, il Lin- 
phceum, la Porta Mediolanensis 3 ; località che noi determi- 
nammo altrove. Ma quali fossero quelle che Berta badessa 
del bresciano cenobio di s. Giulia dava in cambio al custode 
della basilica di s. Proculo in Verona circa il 966, 1' una 
delle quali confinante coi beni del Comune, non so 4 . Certo è 
che al monastero avea già dal 942 lasciati gli averi suoi un 
Tuizione da Luciago 5 ; ed Otta, badessa del 960, scambia- 
vane altri in Nuvolento 6 . Tutte cose che ci dinotano l' amor 
del guadagno là dove non sarebbe a cercarsi che quello di 
Dio. Ma la Chiesa ne' tempi di cui parliamo lamentabilmenie 
avea scapitato. Da un Antonio vescovo e conte bresciano ad 

1. Zaccaria, dell'Antica Badia di Le- dell' Astezati e del Garbelli sul do- 
no - docum. n. V. curaentoistesso.- Astez. lnd. Giù!. 

2. Dionisi, Veter. Veronensis Agri 4. Odorici, Ani. Crist. di Brescia - 

Topogr. docum. XXIII. parte I, doc. ined. n. Ili, pag. 20. 

3. Odorici, Brescia Romana, ediz. II, 5. Astezati, Ìndice dei documenti del 
in fine. La data dell' 880 non istà. Monastero di s. Giulia. - Cod. Quir. 
L' abbiam corretta e commentata 6. Idem, docum. smarrito - Odorici, 
nelle pagine antecedenti per ap- Antich. Crist. - lnd. Cron. di do- 
pianare cosi le lunghe discussioni cum pag. 17. 



292 IMPERATORI DI GERMANIA 

a . 965 un Goffredo altro vescovo e conte sono forse meglio di 
quattro lustri, ne' quali ha un non so che di torbido e di 
confuso nella storia ecclesiastica di Brescia, che ci fa sospet- 
tare sinistri inceppamenti, e contrasti, e guai, che la storia 
non ha serbati, perch'era forse meglio non raccontarli. 

a . »66 Ben lo sapeva il buon Raterio vescovo di Verona: per- 
chè, a levare lo scandalo dell'abate di Maguzzano (terricciuo- 
la dell' agro nostro nella Riviera Benacense), il quale abben- 
chè prete non volea fossegli tolta la sua consorte eh' e' si 
teneva nel solitario convento già dagli Ungari desolato, pro- 
curava con apposito decreto restituire nel cenobiolo bena- 
cense la smessa e profanata disciplina *. Ed anche Donino, 
Y abbate di Leno, pare che in questi tempi assai più del mo- 
nastico ritiro vagheggiasse l' ampiezza delle tenute. Già pa- 

a . 96: drone della corte di Gonzaga, la cedeva adesso (967) al 
celebre Azzone conte di Modena e di Reggio ( il liberatore 
di Adelaide ) in cambio del fondo Tartaro tenente comitatit 
Brixiano e d'altri su quel di Modena e di Reggio, presente 
Banerio di Rivoltella messo di Ottone 1° 2 . 

Quand'io vi dissi niun altro aver mai sì degnamente me- 
ritato fuorché Ottone 3 , Carlomagno e Buonaparte quel ti- 
tolo di grande che si profonde adesso a chi può calcarsi in 
capo una corona, non ebbi aggiunto che forse più di tutti lo 
meritava il primo 4 . Perchè se negli altri due la tenacità 
dei propositi, e Y ambizione di stato, e la paura dei popoli 
convertiva il preconcetto loro sistema in una concatenazione 
di potestà tenute in rispetto dall' unico loro braccio mo- 

1. Dachery, Apoiog. Lib.Iialherii ' eps. 2. Zacc. della Badia di Leno, doc. VI. 

- inter Spedi, t. IL, pag, 236. - 3. Nel prcsenle volume, libro X, dove 

Biancolini, Chiese di Verona, t. V, per altro in alcuni esemplari fu di- 

p. I. - Ballerini, Opere di Raterio, menticato il nome Ottone, 

dove il doc. è posto all'anno 966. 4. SlSMONDl, Ilist. des Reputi, t. I. 



IMPERATORI D) GERMANIA 293 

deratore ed arbitro supremo di tuttequante, in questo pri- 
mo vediamo un non so che di larghezza, di concessione, 
di fidanza nel popolo italiano, che ci muove non solo a ri- 
verenza, ma ben anco ad affetto. Certamente non avvertiva 
quel grande nella concessione istessa un'arma fatale, che poi 
rivolgemmo contro la potenza de' suoi successori; ma chi è 
magnanimo non può a meno di esserlo co' suoi contempora- 
nei anche a danno di un principio, quando in questo principio 
sia tutt' altro che indipendenza ed amore di popoli soggetti. 

E forse ne Ottone istesso notò che non mai sì a tempo 
per una grande rivoluzione di stato e di condizioni sociali 
venivano largizioni da un trono come dal suo. 

Quelle povere congregazioni, quelle timide rappresen- 
tanze del popolo che si chiamavano Comuni, erano quasi 
dissi uscite d' infanzia, s' erano fatte grandicelle. I Franchi, a 
rattenerne la vita, le avevano date, come noi vedemmo, 
anima e corpo ai vescovi: ma questi, padroni sol essi delle 
coscienze e della spada, si tenevano l'una e l'altra a modo loro: 
ed era ben naturale che procurassero l' incremento della città 
che venia loro affidata, come incremento della loro potenza. 
Ma intanto ravvaloravano il Comune; sicché allorquando i 
vescovi e gii abati (ch'eran uomini anch' essi) tenevano natu- 
ralmente per l' impero che gli avea sollevati, e lo invocavano 
anzi contro i sudditi stessi per contenerne le volontà, il 
Comune sentivasi già sì forte da pensare a più larghe indi- 
pendenze. Da qui la ragione per cui quel bestione di Guido, 
quando la diede pel mezzo agli abbati, ai presuli ed ai gran- 
di vassalli non per altro che per avere un partito a meglio 
tiranneggiarli tutti, il popolo non si mosse che a rilento: e 
quel primo crollo, quelle infamie che poi successero negli 
assegnamenti delle cattedre vescovili, queir anarchia mise- 
randa e dissolutrice desìi ordini ecclesiastici e feudali era un 



8. 967 



21)4 IMPERATORI DI GERMANIA 

S67 passo di più per la prevalenza del popolo e del Comune: il 
quale nell' avvertire la combattuta potenza dei duchi, dei 
conti, dei vescovi, degli abbati, sentiva 1' un di più che 1' al- 
tro sbucciare ed allargarsi la sua, la quale poi di mano in 
mano s' accrebbe coli' accostarsi ad essa del laico feudatario 
contro il principio episcopale, saldo ancora e temuto più 
eh' altri non asseriva. 

Ad una caratteristica rivoluzione di cose non mancava se 
non che l' Ordine del Comune venisse riconosciuto e convali- 
dato da quella potenza morale e materiale che a tutti gli ordini 
sovrastava. Ed ecco il perchè le disposizioni Ottoniane non 
potevano sovvenire più a tempo, e tutto cambiassero in Ita- 
lia ( dirò col Trova ! ) nel modo stesso che tutto s' era can- 
giato alla venuta dei Franchi, la cui dominazione veniva ora 
spenta, e modificato con essa il Salico principio. Io però non 
avrei chiamato queir Ordine il Comune Ottoniano, perchè im- 
prontato ancora di quei principii longobardici che per ultimo 
s'erano tanto romanizzati: né pure lo direi nuovissimo, per- 
chè Ottone stesso fu chiamato dalla razza longobarda e da- 
gli ordini che la rappresentava a liberarla dai Salici. Del 
resto non mai fu pronunciata più grave sentenza di quella 
del Troya quando scriveva 2 : « ciascuno a sua voglia può 
trarre l' origine dei Comuni d' Italia, così dalle moltissime 
franchigie naturali non dirò solo dei Longobardi, ma dei bar- 
bari, come dalle memorie non mai spente dell' antica Roma ». 
Insomma romana o longobarda che pur si voglia la pri- 
ma origine del Comune italiano (e voglio che siate contenti 
col dettovi nel precedente volume), fatto sta che per gli 
addotti motivi questo principio convalidavasi adesso in 
una potente realtà. Né potea succedere altrimenti, dacché il 

1. Romani vinti dai Longobardi - pa- 2. Ivi, pagina 30G , edizione di Mi- 
glna 298 e 'M)\, lane. 



IMPERATORI DI GERMANIA 295 

magno Ottone in tre guise gagliardamente lo favorì. = 1° Gol „. H1 
suddividere le grandi rappresentanze feudali, formando alla 
spicciolata dei marchesati e dei ducati altrettanti contadi 
(ch'io soglio dire comitati alla latina) anche minori degli 
antichi, ristretti quasi ad ogni città, ad ogni castello ( comi- 
tato rurale); ond' ecco al feudatario spezzata in mano la 
spada che solea snudare contro a' suoi rivali ed a sminuz- 
zamento delle forze cittadine. =2° Col non lasciare ai conti 
ed a' marchesi dell'ampie città che l'esterno contado, e raf- 
fermando più che nel passato al vescovo ed alla Chiesa la 
città stessa col territorio suburbano tolto ai conti ed ai mar- 
chesi — ond'ecco l'origine dei Corpi Santi suburbani — ; e ne 
avvenne che rinfeudandosi a' valvassori del vescovo e a' val- 
vassini e capitani e cattarti di essi questo come a dire prin- 
cipato clericale, venivano a parteciparvi, ad aumentare d'in- 
dipendenza assai cittadini; ed era questo un passo a libertà, 
benché per altri si creda che il Comune indipendente affatto 
dal vescovo non appaia che un po' più tardi. = 3° Facendo 
rivivere le pretensioni dell'impero nella elezione dei papi. 

In quanto allo stato felice di Brescia in queir età la- a. 969 
sciamo pure ch'altri si beva le frasi oratorie del nostro Mal- 
vezzi, che a noi dipinge la città nostra piena di popolo e di 
ricchezze, fiorente per colti campi, né ad altri soggetta che 
al solo Cesare l . Che avesse consoli e milizia non oserei 
asserire: ma in quanto ai consoli, nulla di più probabile; per- 
chè i Sapienti milanesi del 983 citati dalle storie di Arnolfo, 
che stabiliscono una pace col vescovo, non erano forse che i 
consoli 2 . Ma il nostro Malvezzi avvolge la frase di tanto 

1 . Brixiana cìvitas . . . habebat . . . fiumani pnncipis jugo subjacebat 

divitiarum copiam, grandis militice eie. Malv. Chron. Dist. VII, e. IV. 

gloriam (anche!), egregiorum ci- 2. Consultu Sapientium. Arnulph. 

viummultitudinem eie, Ntill insiline Hist. - Rosa, Dei Com. pag. 120. 



29(J IMPERATORI DI GERMANIA 

969 splendore che quasi non ci si crede K Mantova stessa (a. 1025) 
pochi lustri dopo ebbe un senato, imitando per altro ne! 
suo vero significato i consoli del X secolo, avvegnaché non 
fossero per avventura consoli d' allora che un eletta di con- 
sultati all'uopo; in somma i boni vircs, i seniores, i sapientes 
dei documenti di quel secolo, chiamati dal Comune secondo 
la gravità dei casi. Né al solo Cesare obbediva Brescia, ma sì 
ben anco ad Adelberto e Landolfo conti e vescovi suoi 2 . 

Che poi convalidasse Ottone i privilegi dei Brusati e dei 
Martinenghi (i primi de' quali avean già forse dal medesimo re 
Carlo un diploma 3 ) nulla di più probabile \ Di questi privilegi 
non era largo soltanto l'imperatore a' vescovi ed ai grandi vas- 
salli bresciani, ma sì più volte alle sorgenti Comunità dell'agro 
nostro. Uno è rimasto a noi recato dal Vitali 5 , concesso agli 
uomini di Maderno, ivi chiamati da Ottone fedeli suoi. Vi si leg- 
ge ancora, che il Comune e Y Università di Maderno, mandati 
all'imperatore suoi messi per ottenere la riconferma delle pro- 
prie immunità, veniva di tanto esaudito, gli concedendo tutti 
quegli usi e balzelli che dai principi antecedenti venivano al 
Comune perdonati, assolvendo i Madernesi da tutte le ser- 
vitù, con facoltà di pesca e di caccia per tutto il circuito del 
lago, e di fare checché loro paresse per lo Benaco; esoneran- 



1. Florebal fune nostra urbis militia, 3. Malvezzi, Dist. IV, e. XXIV. -Tìe- 
gaudebat vulgus eie. 1. cit. - Una rum Hai. Script, t. XIV. 

delle solite ampollosità oratorie alle 4. Malv. Chron. cit. Dist. VII, e. V. 

quali sì facilmente s' abbandona il 5. Vitalis, Rerum Maternensium Mo- 

Malvezzi. Dist. VII, e. IV cit. nini. Importante manoscritto presso 

2. Una volta per sempre : parecchi ve- il Comune di Maderno, di cui trassi 
scovi dopo Notingo furono conti di una copia per gentile condiscen- 
Drcscia fino ad Ulderico: non tutti denza della Deputazione. Noi pub- 
per altro lo furono; per esempio: blicheremo il documento nel no- 
ne i due Antoni!, nò un Landolfo, slro Codice Diplomatico Bresciano, 
né un Altone. parte II. 



IMPERATORI DI GERMANIA 297 

doli dall' Ostiatico, dal Ripatico, dal Toloneo, vietando il 
disturbameli (fatiget) a chicchessia. Trovavasi allora V im- 
peratore in Verona. 

È un privilegio parziale del solo e circoscritto Comune di 
Maderno, ma che per gl'infiniti propugnatori dell'esclusione 
dei Benacensi dall' aero bresciano fu citato, Dio sa come, a 
testimonianza dell' essere il castello di Maderno capoluogo di 
tutta la Riviera. Almeno il territorio di Garda fu detto Judi- 
caria, Comitatus; e Garda stessa, Civitas: ma qui per quella 
vece il nobilissimo castello di Maderno, benché largito di tanti 
privilegi come a rimunerazione di qualche nobile prestato 
servigio (ed io sospetto per soccorsi dati allapresa diGarda), 
non è distinto che del solo titolo di Comune, di Università. 
Anche Scovolo due secoli dopo aveva dall' Enobarbo l'egual 
privilegio; e vorrem noi dire che la Riviera benacense avesse 
due capoluoghi? Erano esenzioni, benemerenze parziali che 
nulla toglievano, per quanto riguardasse l'aggregazione del ter- 
ritorio dei beneficiati, alla provincia cui erano ascritti. Ov'è il 
cenno in quel diploma Ottomano che alluda ad una preminen- 
za di Maderno sugli altri comuni circonvicini : a Toscolano 
per esempio, a Scovolo, a Desenzano, a Gargnano, all'antica 
Salaude? Ov'è l'inchiesta dei messi del Comune di Maderno 
per un diritto qualsivoglia sopra qualcuna delle terre circo- 
stanti? Molto meno poi si debbe citare a documento di sepa- 
razione della Riviera dalle limitrofe province. Il cantico pro- 
babilmente del b. Ramperto, e che certo è del secolo di cui 
parliamo, non ha risposta 1 . Esso ricorda i limiti della provin- 
cia bresciana, la fa giugnere al curvo Ohio, vi parla del Clisi 
e del Mella, e dice bresciane le ripe del patrio Benaco 
— nostra bexaci habitans et ora. — Bensì non ha forse 
documento più raro di questo privilegio dei Madernesi, 
i. Gagliardi, PP. Brix. Op. 



■j 'ìo* 



298 IMPERATORI DI GERMANIA 

s. 969 che è dato non ad un vescovo, ad un abate, ad un conte, 
ad un fedele, ma veramente al Comune di Maderno. Docu- 
mento singolarissimo per questo, che assai radi negli italici 
monumenti sono i diplomi del secolo IX concessi ad un 
Comune. E bastivi per ora, che il rispondere a tutte le apo- 
logie scritte e stampate su quel diploma in favore della cosi 
detta indipendenza dei Benacensi sarebbe infinito. Dirovvi 
soltanto, che quel diploma ci avverte la importanza del ca- 
stello di Maderno, fra i principali senza più di tutto il Benaco. 
Era uno di que' privilegi, di quelle concessioni che ser- 
vivano a disgiungere, a scemare le forze di unità d'un comi- 
tato e d' una diocesi. Per questo modo altri diplomi ebbe 
Ottone concesso ad alcuni vassalli fedeli suoi della pro- 
vincia bresciana, sempre a scapito dei territorii e delle va- 
ste infeudazioni. Per quella guisa Tebaldo Martinengo rice- 
vea in beneficio dagli Ottoni le terre di Nigoline, Calino, 
Cologne, Trebiato, Bigoglio (sugli Orzi-vecchi) ed altri luoghi 
nostri 1 ; i Lomelli avevano forse le corti di Volongo, di Mar- 
carla, d'Asola, di Mosio, dei Remedelli, di Redoldesco, 
di Montechiaro 2 ; i Brasati assai tenimenti nella Yalca- 
monica ed in Franciacorta 3 ; gli Avvogadri qualche tratto 
della Valtrompia; i Luzzaghi un castello appo Manerbio, così 
detto di Roccagliana 4 ; Rampaldo Averoldo le investiture di 
Maguzzano e di Padenghe 5 ; e per farvela finita, Liutprando 
da Manerba i luoghi di Manerba e di Moniga 6 : tutti conti 
rurali, frazioni di potestà sempre a discapito più del conte 
di Brescia che del Comune bresciano. Uno lo era quel ventu- 
riero, che il Rossi ed il Maggi nomano Ansilao conte di 

1. Sansovino, Storie delle Famiglie 3. Rossi, Elogi Stor. - Malv. Chr. eie. 
illustri, p. 238. - Non so poi come 4. Sempre sulla fede del Rossi. 

vi s'attribuisca il diploma a. 953. 5. Rossi, Storie Bresc. Ms. - Elogi. 

2. ZAMBONI, Misceli. Ms. fi. Rossi, Storie ci», - Ms. Quir. 



IMPERATORI DI GERMANIA 299 

Norlinga *, divenuto feudatario del castello di Gambara per a , < J6 v 
l'abate di Leno che glielo avea concesso: e l'abate era pur 
esso un altro conte della stessa guisa, e come tale cignea di 
l'osse, di torri e di steccati la corte di Gottolengo 2 : così un 
terzo lo era queir Attone coste di Lecco che nel 973 facea 
dono alla cattedrale di Verona di alcune terre sul Vero- 
nese, e d'altre in Gargnano del Comitato di Brescia 3 (no- 
tino bene i sostenitori dell'agro benacense disgiunto dal ter- 
ritorio bresciano). N'era un quarto quel conte Antonio che 
riceveva in permuta nel 954 dal vescovo di Cremona una ròc- 
ca Idest Monticelli confinante col nostro lago qui dicitur Isei, con 
licenza del conte Lanfranco 4 . Eralo un quinto quel conte 
Unifredo di Vitaliana, che dava in cambio d'altre terre al 
vescovo di Cremona nel 968 un campo a Pontoglio 5 . Epperò 
più frequenti divennero le questioni e i placiti sulle proprietà 
sminuzzate. Del 971, per esempio, venia permesso ai preti a. 971 
della basilica veronese dei ss. Faustino e Giovita un combat- 
timento giudiziario per fini di proprietà 6 . E poiché siamo in 
sul citare contratti, gli unici documenti che ci narrino la storia 
della* proprietà di que' tempi oscuri, non vada senza ricordo 
l'affittanza che il patriarca d'Aquileja faceva un anno dopo 
(972) al vescovo di Bergamo delle sue proprietà nella Valca- 

1 . Madius, De Reb. Brix. Ms. Quir. C, I, 4. Dragoni, Cod. Diplom. della Chiesa 

14. -Rossi, Storie Bresc. Ms. cit. di Cremona. - Ms. pag. 146, sec. X. 

2. Zamboni, Memorie di Gottolengo, 5. Ivi, pag. 165. 

p. 17. - Malvezzi, dist. VI, e. V. - 6. Cito il documento per avvertire che 

Maggi, De Reb. Brix. cit. a. 934. - non alla nostra basilica de' martiri 

Rossi, Stor. Bresc. cit. - Ms. Quir. bresciani Faustino e Giovita, come 

B, VI, 27. Non arriva che al 1223. porrebbe il Trova (Della condiz. dei 

3. Dionisi, Veteris Veronensis Agri Rom. vinti dai Long. ed. di Milano, 

Topogr. doc. XXXI, pag. 147. - a. 971), ma spetterebbe quell'atto 
Lupi, Codice Diplom. Berg. t. II, alla Chiesa veronese di quel titolo 
a. 973. - L'atto è firmato da due stesso; testimonianza per altro dei- 
germani de Vico Passeriano. l'antica veneraz. dei nostri Martiri. 



300 IMPERATORI DI GERMANIA 

a. 972 monica l , come vedremo nelle Storie di quella valle, in corso 
di stampa 2 . 

a - ' j: * Ma Ottone stesso moriva quasi che a mezzo della sua 
grandezza, favoreggiatore insigne delle prerogative de'Comuni 
a scapito delle signorili: sminuzzatola di feudi e di potenze 
clericali, fu certo il solo che desse una grande occasione ai 
Comuni per fare poco meno che da sé, come dopo il terzo 
Ottone volevano e potevano fare. 

Succedevagli Ottone II il fìgliuol suo, già chiamato a 
parte dell'impero sino dal 987. Ma non potè scendere in 
Italia, per le sconcordie civili della Germania, che sette 

a. 9so anni dopo la morte del padre. 

Intanto la proprietà dei Comuni s'era fatta più generale. 
Quel Dagìberto vescovo di Cremona, che nel 941 riceveva 
non so che beni da Teoperto di Casalmaggiore nel Bresciano 3 , 
permutavane altri vicini alle terre comunali 4 : ed alcune pro- 
prietà comunali di Mantova e di Verona, non molto lungi 
dal fiume Esseno, compaiono in un contratto da me pub- 
blicato 5 , pel quale nel 977 si cangiano alcuni beni fra un 
Riccardo da Lonato e Berta badessa del monastero di santa 
Giulia, dando il primo qualche podere presso i beni comunali 
di Solferino ed il fiume Rodone. Contratto singolarissimo, 
nel quale appaiono i beni di tre comuni, stipulato in Ser- 
mione con licenza del celebre Àzzone Alberto signore di 
Canossa, conte di Mantova, di Reggio, di Ferrara, di Ve- 
rona e di più altre città, e chi sa forse ancora di Bre- 

1. Lupi, Cod. Dipi. Berg. - col. 302 pag. 141; a. 941. - Nel bresciano 

del Ionio II. io dissi, e m' è testimonio un do- 

2. Odorici e Guadagnine, Memorie cumenlo pubblicalo dal Muratori 
Storiche della Valcamonica: la Me- nelle Ani. Estensi, p. I, pag. 40. 
moria del Guadagnini è già stam- 4. Ivi, pag. 146. 

patri. 5. Odorici, Antichità Bresciane - par- 

li Dragoni, Cod. Diplom. Creili.- Ms. le I, pag. 20, docum. IV. 



IMITATORI Lìl GEHMAMA 



noi 



scia l , di cui vi terrò più innanzi ragionamento. Da qui la ra- 
gione per cui nell'amenissimo Sirmione non si potea soscri- 
vere un contratto di simil fatta senza il suo permesso. 

Intanto anche le Chiese facevano il loro prò, domanda- 
vano ed ottenevano esenzioni ed immunità; ed è speciale 
quella che s'ebbe nel 978 il vescovo di Cremona da Ottone 
II, colla quale ricevea quanto spettasse alla Parte Pubblica 
lino alla distanza di cinque miglia sul comitato di Brescia: e 
notisi un sopruso rivendicato a quella città; perchè la Parte 
già Pubblica v' è qui detta sua imperiale (nostrani, olim pu* 
blicam par lem). E questa parte cos' era dunque se non un di- 
ritto cittadino 3 ? E questo diritto passava nel vescovo. 

Noi frattanto eravamo governati da un personaggio insi- 
gne: dal celebre Gollredo nostro vescovo e nostro conte; 
niente .meno che il figlio del celebre Azzone Adelberto 
conte di Modena e di Reggio, ch'era bisavo della contessa 
Matilde 4 , e che avendo fortificata l'avita sua ròcca di Ca- 
nossa, v'ebbe aggiunto la basilica di s. Apollonio già vescovo 
di Brescia 5 . Per una bolla del 975 noi sappiamo che verso 



» 930 



1 Murat. Ant. Est. parie 1, capo II. 
hi, in una carta del 1013, è detto 
Adelbertus qui Azo vocaius, come 
nella nostra di Sirmione. Conte di 
Brescia certamente lo era il fi- 
gliuol suo Teoduklo. V'ha un altro 
Alberto Azzone, lo so, di questi 
tempi, ma non è a confondersi eoa 
quello di cui parliamo. 

2. Murat. Annali, a. 1003, e docu- 
mento inedito citalo. 

3L Murat. Ànt. hai. t. I, col. 997. 

4. Donizo, in Vita Comitissce Malkil- 
dis. - Erra il Gradenigò nel dire 



che Goffredo (e meglio Gotifredo, 
come in Rodolfo Notajo) avesse due 
fratelli. Non aveva che Teodaldo, 
successore nel paterno marchesato. 
5- Murat. Annali, a. 978 - E non è 
al tutto infondata F ipotesi del 
Bacchini là dove (Storia del Mori. 
Poliron.) mi fa marchese di Brescia 
(qui dovea dir conte) lo stesso Adel- 
berto Azzo. 11 Gradenigò (Brixia 
Sacra, pag. 140) ne fa le meravi- 
glie, perchè la eosa era nuova: ma 
noi getteremo su questo fatto un 
po' di luce. 



',)0Ì IMPERATORI DI GERMANIA 

a, ko il 971 quella basilica erasi fondata in onore di tre vescovi 
bresciani l , Apollonio, Ursìcino e Rusticiano. 

Ma com'ebb' egli Azzone alcuni resti del vescovo Apol- 
lonio? Uditene il racconto da uno scrittore dell' XI secolo 2 . 

Ardeva l' opulentissimo marchese d' aversi una reliquia 
del santo vescovo; ed avendo pregato indarno perchè le 
fosse data colle buone dal vescovo Goffredo, ch'era suo figlio, 
con un grosso di militi occupò la basilica suburbana in cai 
era sepolto 3 , ed apertavi l'arca lapidea, ne trasse il capo ed 
il manco braccio; poi se n'andò colle rubate esuvie alla sua 
Canossa *■. Anche il Malvezzi parlaci di quel furto un po' sin- 
golare 5 . Donizzone, più cortigiano, e posteriore ai fatti di 
quasi mezzo secolo, non osò dire il vero in un poema ch'era 
un elogio della pronipote di Azzone, e narrò come Goffredo 
spontaneamente donasse al padre que' resti venerandi. Ma 
Goffredo avrebb' egli potuto privarsene? E tanto è vero, che 
Donizzone istesso introduce il miracolo del vivo sangue sca- 
turito dagli arti recisi, per aggiugnere che il principe com- 
mosso offeriva come ad espiazione la decima delle sue terre 
e del suo tesoro 6 . Per me starei colla cronaca più antica, 

1. R. 1. S. t. V, col. 359. Apollonii 4- Atto ditissimus marchio ad surri- 
videlicet Ursicini alque Rusticiani. piendam . . . corporis particulam 

2. Lezionario della Chiesa Bresciana nimiumexardebat. Is cum jamlongo 
scritto dal 1025 al 1067. - Pre- tempore prò ali qua corporis parte 
zioso Codice Quiriniano A, I, 8. mullis incassumusus esset rogatio- 
Dico dal 1025, perchè la trasla- ritinti, quadam die armala mililum 
zinne di s. Apollonio nel Cod. qui moltitudine . . . violentia quadam 
ricordalo vorrchbcsi di queir anno. abscissum caput, sinistrumquebrac- 
Lo dissi anteriore al 1007 per uivj, chium venerabilis Apollonii, suam 
nota sul libro che porta questa data. reduxit ad arcem Camiti. Codice 

3. Sepultus est juxta aliare Domini citalo. Lezione inedita. 

in arca saxea non lunge a muro 5. Malv. Chron. Disi. Ili, cap. IX. - 
Brixiw. Cosi nel citato Codice, òv'é Ber. Hai. Scr. t. XIV, pag. 802. 
la notizia de abita s. Apollonii. (». Continuo terra' propria', decimavi- 



IMPERATORI DI GERMANIA 303 

più naturale, più conforme all'uso invalso di que' tempi del a. 9s» 
rapire a forza le reliquie, ed alle conseguenze naturalissime 
dell'insistente divieto del vescovo bresciano, ch'era poi un 
debito suo, e che la cronaca non tacque. 

Racconciate adunque alla meglio le cose della Germania, 
veniva Ottone II in Italia sul cadere del 980, chiamato dal 
pontefice Benedetto a sgomberare l'Àpulia e la Calabria dal- 
l'armi dei Greci e dei Saraceni *. Passate l'Alpi, fermavasi 
a Ravenna, in cui nel febbraio dell'anno dopo rinnovava i a. 98t 
privilegi dei nostri monaci Leonensi 2 . Giunto nell'agro na- 
poletano, s'incominciò la guerra colla oppugnazione di Sa- 
lerno : ma le grandi fazioni di quella non avvenivano che 
l'anno appresso, in cui Romoaldo salernitano racconta che Ot- a - 982 
tone per Brixiam (leggi pure a fidanza col Muratori Brutios) 
et Lacaniam in Calabria perrexit 3 . 

Ma fatto sta, che soccorsi dai Saraceni, si presentarono 
i Greci coli' oste poderosissima contro l'armi germaniche ed 
italiane. Senonchè Ottone costringeva presso Taranto i suoi 
nemici a chiudersi fra le mura d'un' altra città, dalla quale 
usciti alla riscossa, fu data una battaglia, in cui grandissima fu la 
strage dei Greci e dei Saraceni. E forse un episodio di quella 
fazione, che viene così glorioso al nome vostro, miei cari con- 
cittadini, fu l'audacia di Tebaldo Martinengo, il quale trovan- 
dosi recinto, asserragliato dai Saraceni che gli volevano strap- 
paredi mano il vessillo imperiale, mal resistendo all'urto di 

que monetai vovit. Donizo , de Chron. t. VII. - Rer. Ital. - Her- 

Reb. Gestis. Com. Matildis. - Rer. man. Contr. in Chron. - Lupus, 

Ital. Script, t. V. - Di questa de- Protospata in Chron. t. V. - Rer. 

cima parla il Muratori nelle Ani. Italie. - Chron. Voltimi, t. I,'par- 

Ital. M. /Evi, tomo II , col. 766, te II. - Rer. Ital. Script. 

diss. XXV11. 2. Zaccaria, doc VII. Badia di Leno. 

1. Frodoardi Coniinuat. in Chron. 3. Rom. Salern. Chron. tomo VII. - 

apud Durhesne. - RoMUAL- Sal. in Rerum. Italie 



304 IMPERATORI DI GERMANIA 

». 932 quella calca, e pur volendo salva la propria insegna, o morire 
sovr'essa, ne infranse l'asta, ravvolse d'intorno al petto la 
contrastata bandiera, e fatta strage a sé d'intorno, e svilup- 
patosi dal cerchio formidabile de' suoi nemici, recoìla tutta 
rossa del proprio sangue appiè del treno *. 

Lo dissi un episodio di quella, e forse lo potè essere della 
presa di Taranto, ma non d'altra fazione; perchè i primi Sara- 
ceni che aiutassero l'impresa venivano in Calabria del 982; e 
perchè in quell'anno soltanto è cenno di popoli italiani arruolati 
alla grande spedizione, nella quale, se vogliami tener fede al 
Rossi 2 , un Corrado Gambara, un Arrigo dei Casaìoldi ed un 
Luzzago di Roccagnana (Manerbio) conducevano un esercito 
bresciano 3 . Nulla di più probabile del resto; più probabile an- 
cora dal trovarlo spento in quelle terribili battaglie. Tebaldo 
Marti nen go , che il Rossi direbbe figlio d'altro Tebaldo go- 
vernatore di Verona, ebbe chi sa forse in premio del felice 
ardimento, come vogliono gii scrittori delle cose nostre, l'im- 
presa dell'aquila rossa in campo bianco listato di sangue. 

Ma la gioia di quella fazione durò per poco; avvegnaché 
i Saraceni, colto l'esercito cristiano sbandatosi alla preda, ne 
facessero poco dopo sanguinosissimo macello, e vendessero 
il riscatto dei prigionieri a peso d'oro k . Abbati e vescovi ita- 
liani (che al sacerdozio piaceva il campo e la spada) subirono 
quella sorte. 

*-984 Poco stante venne Ottone spirando vendetta in Lom- 
bardia: convocò una unione di principi italiani, ed in Ger- 

\. Rossi, Elogi Storici, pag. 19. Te- Mi cita un privilegio di Ottone a 

baldo Martinengo. - Nicolini, Ra- casa Gambara, in cui de' Luzzaghi 

gionamenli Storici. è parlato. Ma chi lo ha mai veduto? 

2. Vorrem noi credere tutto ciò che 3. Dodicimila uomini dice il Rossi (?) 

dei Luzzaghi a pag. 10 e 17 ci 4. Ditimar. in ChronA. III. - Herm. 

narra il nostro Ottavio? E come Contr. in Chron. apud Canisius, 

credergli, se tante volte inciampa? pag. 571. - Amiaks Sax. efc. 



IMPERATORI DI GERMANIA 305 

mania dettò leggi, emanò diplomi e privilegi, ma sopra tutto B> 9U 
pensò a raccorre un esercito qual mai principe avesse arruo- 
lato alle proprie insegne. Se non che la morte il colse a ven- 
tott'anni, e spense colla fredda sua mano in quell'anima 
giovanile ogni sdegno ed ogni speranza. 

Succedevagli un bamboletto di quattro anni, Ottone III 
fìgliuol suo. Teofania, che gli era madre, governò per lui 
sino al 991; e dopo questa, la celebre Adelaide, l'avola sua. a. 99» 
Minorità fatalissima all'impero, che i sorgenti Comuni co- 
glievano ad allargare un po' più le loro indipendenze. Non 
essendo incoronato, i Lombardi si rifiutavano di riconoscere 
Ottone III, molto più che né a Milano ebbe nome di re, né 
alla regale Pavia l . Che se un messo imperiale vediam noi 
far le giustizie in quest'anno medesimo nella città di Brescia, 
in Curie prima Eloni, non longe de domum sce Brixiensis eccle- 
sie 2 , già dal 980 il popolo bresciano aveva il suo pubblico Fo- 
ro, presso a cui Liutprando arciprete della Chiesa bresciana 
possedeva una casa 3 : e notisi che più volte si legge in quella 
carta de prope, ovvero de intra Foro publico: e l' omissione della 
formola loco ubi dicitur, simili quasi costanti ove si parli di 
nomi tradizionali, del pari che l' aggiunta di publico mi suade- 
rebbe che qui già non si parli degli ultimi avanzi del romano 
Foro, il cui nome durò per molti secoli, ma del Mercatura e 
della Piazza per le popolari magistrature del secolo X 4 . 

Già il popolo milanese sollevatosi in armi contro Lan- 
dolfo da Carcano, un cotale che per molf oro avea carpito 
dall'imperatore il seggio arcivescovile, scacciava tumultuando 

1. Murat. Anecd. Lai t. II, pag. 204. lo e la chiesa di s. Benedetto dei 

2. Dionisi, Vet. Agri Veron. Topogr. monaci di Leno, vicina alquanto 
Doc. XL. Sarei quasi per leggere alle cattedrali ed alla via Orientale. 
Curte prima Leoni, cioè la corte 3. Perg. ined. Quir. -Cod. D. Q. t. III. 
Leonense, v'era la casa, il bro- 4. Odorici, Brescia Romana - parte I. 

Odorici, Storie Bresc. Voi. Ili 20 



30t> IMPERATORI DI GKRMANIA 

ti m fuor delle mura il Garcano e suoi partigiani; nò ritornovvi che 
discendendo a patti col popolo sdegnato l . E quasi ad un 
tempo i Cremonesi correvano le terre del vescovado, e il 
vescovo non eh' altro spogliavano de) grado suo 2 : gli effetti 
dell' Ottoniano governo si coloravano. Anche il marchese 

». m Teodaldo, l' avolo di Matilde, diceva suoi non so che beni del 
vescovo di Verona 3 . E Giovanni XV fuggiva di Roma per la 
paura di Crescenzio e del senato romano 4 . Ed un Raimondo 
da Brescia, d'alte fortune e d'animo efferrato, cominciò dal 
perfidiare colle terre vicine: poi si volse ai monasteri; e presa 
di mira l'abazia di Leno, seguito da una bordaglia di ventu- 
rieri eguali a lui, ne corse in prima, e ne spogliò le corti ed 
i castelli; poi giunto al claustro, lo invase, lo deturpò, bruttan- 
dolo in guisa, che lo splendido e santo asilo mutava in una 
stalla e in un covile 5 per quel suo marmagliume ivi rac- 
colto a gozzoviglia ed a bordello. 

E se non temessi nel cronaco Malveziano gli slanci che 
assai volte convertono la storia in un esperimento di fantasia, 
dovrei qui aggiugnere il coro eli svergognate fanciulle, che 
guidate dalla consorte del venturiero, gavazzavano nel tem- 
pio del Signore. Erano di que'moti che guastano sempre 
lo scopo altissimo e generoso dei principali da cui proven- 
gono. Perchè negli umani che s'appigliano alle occasioni per 
una grande rivolta è impossibile non eccedere all'unico di- 
visamente che santifica i sacrifizi; com'è impossibile guidare 
costantemente a rettitudine la forza incomposta delle plebi, 

1. Arnllpiii Hisl. Mediol. LI, e. X, Ulani cìevestiverunl , ma bone il 

voi. IV. - Rer. Hai. Scr. - Lan- Muratori suppliva illuni. 

dulphus Sen. Hist. Mediol. 1. II, 3. Ughelli, Italia Sacra, t. V, Ep. 
e. 17 noi citato volume. Veron. - Murat. Annali, a. 993. 

2. UGHELLI, Italia Sacra, t. IV, in 4. MURAT. Annali - a. 995. 

Episc. Cremori. Leggesi por vero 5. Malvezzi, Chron. - Iter. Hai. Scr. 
dira, quasi alludendo alla Chiesa, l \1V, disi. VII, cap. VI. 



IMPERATORI DI GERMANIA 307 

ma forse più di qualche anima rea che la si volge a sue tor- a . n| 
bidè mire coli' esca, potentissima sempre, dello sperpero e 
del sacco. 

Ma Ottone III già preparavasi a rimettere in Italia colla a. 996 
forza dell'armi l'autorità dell'impero. Ad ogni modo, benché 
i placiti continuassero in tutto il vigore (à tal che il famoso mar- 
chese Teodaldo perdeva il castello di Riva sul lago di Garda, 
restituito al presule veronese per non essere Teodaldo com- 
parso al tribunale di Enrico marchese delia Marca di Vero- 
na), vedemmo come i Bresciani serbassero in quel tempo ì 
loro pubblici tribunali, il Foro pubblico. 

Arrivato Y imperatore a Verona, intese le violenze brutali 
del feroce Raimondo; ed avutolo colla moglie nelle sue mani, 
ordinò che ad ambo, frequentissima condanna di quel secolo, 
fossero diverte le luci 2 . Poi restituiva il claustro, già rimesso 
negli antichi beni, al povero Ermenulfo che n' era l' abate, quan- 
do non vogliasi lo fosse allora un Luizzone 3 . Anche un Gual- 
berto giudice fu condannato in un placito tenuto nella provin- 
cia bresciana da Arduino conte 4 , mentre Ottone ad un altro 
presiedeva per lite insorta fra il marchese Adeìberto e l'ab- 
bate di s. Flora, presente il vescovo di Brescia 3 , quel me- 
desimo che l'anno dopo vediam messo di Ottone e giudice in 
altra lite 6 , e nel 1001 presente ad un placito pavese, come 
lo fu cinque anni dopo ad un concilio di Francoforte 7 . 

1. Vcggansi le quattro dotte scritture Monast. Leonensi - ibi docum. 
intorno al lago di Garda del Mini- a. 994 sive 1009. 

scalchi, del Ballerini, del Tamburini 4. Murat. Ani. Lai. Diss. Vii. -Ann. 

da Riva e del Cristiani. a. 996. 

2. Malvezzi, Chronicon Brixlanum. 5. Muratori, Ant. Estensi - parte I, 
Dist. VII, cap. VI. -/n Rer. Lai pag. 187. 

Script, t. XIV, col. 870-871. 6. Grad. Brixia Sacra, pag. 152. 

3. Zaccaria, Dell' Antica Badia di Le- 7. Biemmi, Stor. Bresc. t. II, p. 214. 
no, pag. 21. -Lucri, Moinniiait - Labbe, Concil. t. XI, p. 1056. 



308 IMPERATORI DI GERMANIA 

a . 996 Pervenuto l'imperatore nell'eterna città, ricevute le inse- 
gne dell'impero, venivasi un'altra volta in Lombardia; ma 
non avea perciò la corona d'Italia 1 . Tornò in Germania, poi 
ridiscese in Italia l'anno dopo costrettovi dal terribile Cre- 
scenzio, che coli' armi occupava la città di Roma. Giunto a 

a. 99: Cremona, era largo alla badessa di s. Giulia di un privilegio, 
che ravvalorava le monastiche sue proprietà, come il porto 
Piacentino, l'ospitale di s. Benedetto in Montelungo, il con- 
vento di Sermione 2 ; e ad un Rogerio suo fedele corroborava 
le castella di Maleto, di Casalmoro (Casale de Mauri) e quanto 
in Valcamonica gli spettasse, a Barriano cioè, a Bergiem (vi 
ricordate del dio Bergimo, il dio delle montagne da noi già 
illustrato nella Brescia Romana?) e a Monticello. 

Poi ricomposte le lombarde cose, vassene Ottone a Roma, 
rende a Gregorio V la sedia pontificale, ed avuto Crescenzio 

a . 998 lo spegne in Castel sant'Angelo. Morto Gregorio, l'imperatore 
facea papa Silvestro II, il quale a Lunizzone abbate di Leno 

a. 999 riconfermava nell'anno consecutivo i privilegi del bresciano 
convento 3 . 

Ma non valsero bolle pontificali a difendere il monastero 
da Riperto, un nuovo ribaldo, che profittando dell'assente 
imperatore, occupate alcune terre della badia, vi piantava il 
castello di Dale (forse il presente cascinaggio di Bredadale 
predium Doli 4 ). Ricorreva il povero abbate ad Ottone III im- 
plorando giustizia, ed Ottone spedia tosto da Roma quai 
messo imperiale un Lionforte suo cappellano. Riperto poneva 

1. Murat. Annali a. 99G. - Giulini, del Morigia, e non esente di 

Memorie di Milano, parte II, pa- mende. 

gina 426 e seg. - Rosmini, Storia 2. Cod. Diplom. Quirin. - l. Ili, a. 997. 

di Milano. Introduzione, 1. 1, p. 91. 'J. Zacg. Della Badia di Leno - docu- 

- Il Muratori termina col sospct- mento Vili, 

lame, ma non cita che un passo 4. BRAVO, Storie Bresc. - t. II, 1. XIII. 



IMPERATORI DI GERMANIA 



309 



in campo non so che permuta dell'usurpato sito formata col 
monastero, il cui avvocato per nome Giovanni propose il 
giudizio per duello. Riperto, di que' ladri che hanno paura, ne 
sgomenti, si rifiutò; onde il messo ripose l'abate negli invo- 
lati possedimenti, e la conferma ottomana della sentenza 
tolse a Riperto ogni diritto d'appello ! . Ed un patrio docu- 
mento parlaci d'altra sentenza dell'anno istesso, colla quale 
nella corte di Farfengo Judicaria Brixiensi, Teodaldo marchio 
et comes Comitatu Brìxiense, circondato da quindici suoi tra 
giudici e vassalli, investiva della corte di Solara V abazia di 
Nonantola, usurpata da un Rosone figliuolo del conte Manfre- 
do 2 . Gravissimo documento da tutti gli storici bresciani di- 
menticato, il quale ci apprende come Rrescia venisse ancora 
presieduta da un conte dell'impero, e come sul principiare 
dell' XI secolo si governasse dal conte Teodaldo, padre del 
marchese Ronifacio ed avolo della celebre Matilde. Ed è in- 
gegnosa la induzione del Tiraboschi a toglimento delle peri- 
tanze del Muratori, cioè che di Reggio, Modena e Rrescia, e 
forse ancora di qualche prossima città, com'io sospetto di 
Mantova, si formasse il marchesato del celebre Teodaldo 3 . 
Ed anche le vergini di s. Giulia venivano confortate da 
quel marchese di favorevole sentenza per alcune proprie- 
tà contrastate in Miliarina da una Farlinda, presente un 
Richelmo de Comitatus Brìxiense ed altri molti 4 . Vedrete 



a. 999 



a.1001 



1. Zaccaria, op. cit. p. 21, 22 e 23. 

2. Tiraboschi, Badia di Nonantola, 
tomo II, pag. 134, docum. 100. - 
Mabillon, Annali Bened. a. 1092. 

3. Vedremo nel Cod. Dipi. Bresciano, 
parte 1, qual Marca fosse questa. 

4. Murat. Ani. hai. M. /Evi, t. I, 
col. 408. - Murat. Annali, a. 1001. 
- « A qual marca presiedesse Te- 



baldo io noi so dire » qui sog- 
giunge il grande Annalista. Noi lo 
congetturammo sulle induzioni del 
Tiraboschi, ed ecco le sue parole: 
« Il Muratori ... ha confutato l' o- 
pinione di coloro che lo affermano 
marchese della Toscana! Qual era 
la sua marca? È certo ch'egli era 
conte del contado di Modena e di 



310 IMPEHÀTQHI DI GERMANIA 

».ioei da ciò quanto è improbabile il dire del Capriolo, che un Ot- 
tone facesse indipendente nel 93(> (!) la città di Brescia, non 
d' altro aggravata che di un piccolo censo *, e come vaga 
l'espressione del Malvezzi intorno alla libera milizia cittadina. 

a.. (02 Tormentato dal rimorso per l'ucciso Crescenzio, e avve- 
lenato da Stefania vedova del console romano giustiziato in 
s. Angelo, muore Ottone III. Ed ecco risollevarsi le antiche 
speranze dei principi italiani, e il desiderio di fare da sé, di 
coronare alla loro posta un uomo cui scorresse nelle vene il 
sangue della nazione che gli veniva concessa. === Arduino 
fu eletto marchese d'Ivrea, e fra i suoi diplomi due n'ha per 
la Chiesa comense colla nota Actum Castro Montigio 2 . Frat- 
tanto i magnati della Germania facevano re proprio Arrigo IL 
Preparavasi Arduino alla lotta; ma cominciava l'incauto a sca- 
varsi la propria rovina col bistrattare que' potenti nostri che 
r avevan posto in trono. Perchè narra il Ditimaro 3 , che avute 
dal vescovo di Brescia (quell'Adelberto che abbiam nomato) 
non so che acerbe parole, preso il vescovo perla sacra' chio- 
ma, buttollo a terra. Epperò molti nobili italiani staccavansi 
dal violento per favorire le parti d'un re straniero. E poiché 
Firn fatto mette luce nell'altro, questa brutale vendetta del 
nuovo re su di un presule bresciano mirabilmente s'accorda 
colla notizia eh' ebbe Arduino delle forze di Federico arci- 
vescovo di Ravenna, del vescovo di Verona e del marchese 

Reggio. Questa enrta ci mostra ciò quello di Brescia ), e forse alcuni 
elio il Mabillon aveva asserito, ma altri, formassero tutti assieme la 
che il Muratori non credeva ap- marca del marchese Tedaldo. Non 
poggiato ad alcun fondamento; cioè troverei altra spiegazione più op- 
en' egli era ancora non marchese, portuna di qucsla». - Tirab. 1. cit. 
ma conte del comitato di Brescia. 1. Chron. Drix. lib. V. 
Ila dunque creduto il Muratori 2. Murat. Annali, a. 1002. - Tatti, 
clic i dm contadi di Modena e di Storia della Chiesa di Como, 1. 11. 
Reggio (e noi vi aggiungiam ora 15. Chron. lib. V. 



1MPEUAT01U Di GERMANIA 



311 



Teodaldo contedi Brescia, suscitato forse quest'ultimo dal 
nostro vescovo, il quale per Àdelboldo s'annoverava tra i ne- 
mici coperti che maneggiavano la venuta di Enrico li *. E no- 
tisi che Rodolfo Notaio mette fra i conti di Brescia lo stesso 
Àdeìberto vescovo, chi sa forse da Enrico stesso elevato a 
quel grado non ostante il titolo di Teodaldo per compen- 
sarlo del sofferto sfregio e del soccorso prestato neh' acqui- 
sto del trono. — Come combineremo del resto due conti 
di Brescia ad un medesimo tempo? Yedremlo più innanzi. 

Arduino intanto fu alle Chiuse dell'Adige, vi cacciò i sol- 
dati del vescovo di Verona; poi giunse a Trento, indi alle 
Chiuse un'altra volta, in cui fugava l'armi di Ottone mandate 
dai santo Arrigo 2 ; ma poi dovea cedere alla potenza dei fa- 
ziosi che l'osteggiavano. 

Ed ecco sventato un altro di que' nobili conati nazionali, 
di que' moti veracemente italiani che splendono radi, ma ter- 
ribili come il fulmine fra le tenebre paurose dell' XI secolo. 
Dovrem noi proprio accusarne i vescovi italiani? L'accusa è 
grande, e quel che è peggio, non risolvibile. Àdelboldo e Diti- 
maro parlano contro loro; ma chi può conoscere le recondite 



H.1092 



a.iooì 



1. Atelboldus, in Vita s. Remici. 

2. Atelboldus, in Vita s. Henrici. - 
Ditimarus, in Chron. 1. V. - Ar- 
nulphus, Hist. Mediol. 1. I, e. 15. 
- Pei nemici aperti od occulti di 
Arduino veggasi la dotta indagine 
del Muratori, Annali, anno 1003, 
per la quale risulta che la inarca 
di Teodaldo abbracciasse ancora 

. Modena e Reggio, e forse Mantova 
e Ferrara; - ma più il passo di 
Àdelboldo: Aliqui manifesti, aliqui 
crant occulti. Tieboldus namque 
marchio et archiep. ravemias , et 



episcopus mutinensis, veronensis, 
et vercellensis, aperte in fegis 
Henrici fidelitate manebanl. Arch. 
autem mediolanensis et episcopi 
cremonensis, placentinus, papien- 
sis, brixiensis, comensis, quod vo- 
lebant, manifestabant. - In quanto 
all' arcivescovo di Milano si sa che 
Arduino non volle attendere da lui 
la incoronazione, ma facevasi inco- 
ronare da un altro vescovo. Ar- 
nulphus, Hist Mediol. 1. I, e. li. 
- Murat. Anedoct. Latin, t II, 
pag. 204. 



312 IMPERATORI DI GERMANIA 

a.toos fila di quel parteggiare per Lamagna? Ad ogni modo l'insulto 
del vescovo di Brescia non era tale da respingere l'Italia 
intera nella germanica servitù. invidia italiana, qui rispon- 
derebbe Cesare Balbo', quando sarà che tu soffocherai quel 
tuo fremito personale contro la splendida prospettiva della 
libertà di tutto il paese ! 



11. 



I SUCCESSORI DI OTTONE 

ORIGINE DEL COMUNE BRESCIANO 

a.1004 ]\f a no i senz' avvedercene abbiam passato il mille fatale, 
temuto da' padri nostri come Tanno del finimondo, e che noi 
francamente diremo il principio della rigenerazione italiana. 
Perchè gli è vero bensì che Arrigo II giugneva col proprio 
esercito nella città di Trento, accompagnato dal vescovo di 
Verona e da più altri italici primati ch'erano venuti ad osse- 
quiarlo * e a presentarlo di magnifici doni 2 ; che trovate le 
Chiuse impedite dall' esercito di Arduino, volse ai monti vi- 
centini e trevigiani, e scese di colà; che Teodaldo, il marchese 
di Mantova, di Brescia, di Reggio e d'altri luoghi l'avea già 
proclamato re d'Italia; che Verona, presente il marchese, lo 
avea ricevuto a braccia aperte, come lietamente accoglievalo 
con alla testa il suo vescovo Adalberto la città di Brescia 3 ; 

1. Murat. Annali, 1004. - Land. Sen. c seg. - Adelholdus , in Vita 

lìist. Mediol. 1. II, e. 19, t. IV s. Henrici. - Ciironogr. Saxo, 

Iierum hai. Script. - Ditimarus, apud Leibnilium. - Annales Hil- 

Chron. 1. VI. - Anal. Saxo, apud descheim. 

Eccard. - Hermann. Contract. 2. Cum regiis muneribus. Ann. Saxo. 

apud Dulland. t. Ili , pag. 748 3. Ateeboldus, in Vita ». Henrici. 



IMPERATORI DI GERMANIA 313 

che Bergamo gli apriva tutta in giubilo le porte. Ma nel dì aJO o4 
stesso della incoronazione il popolo di Pavia sollevavasi con- 
tro l'intero esercito straniero, il quale non potendo più 
difendere il re fuggitivo 4 , né prendere la città barricata, si 
vendicava coli' incendiamela. Era inutile: già il Comune di 
Pisa intimava guerra a quel di Lucca, e la vinceva 2 ; e qua 
e colà mirabilmente apparivano i segni della rivoluzione ci- 
vile del paese italiano. 

Abbati, conti, vescovi, marchesi s' affollavano intanto al 
trono imperiale per emungerne privilegi, possedimenti, be- 
nefizi (e noi vediamo in quella folla il nostro Luizone abbate a.iooe 
Leonense 3 ), pronti sempre alcuni di questi a mutar di parte 
tosto che il rivale Arduino promettesse di più, come avvenne a.ioo* 
di Pavia, partito appena dall' Italia Arrigo, e di quasi tutte le 
città piemontesi: quindi le due fazioni rappresentate non più 
da conti, da vescovi, d' abbati e da marchesi unici e soli, ma 
in compagnia de' popoli che già sentivano di essere qualche 
cosa. E un ardore di libertà scoppiava dalle Alpi all'estrema a.ioi3 
penisola 4 , e col combattere s' aumentava la militare virtù, 
si raddoppiava il sentimento della potenza cittadina. E tutto 
questo fino al tredici, quando ridiscese Arrigo. 

Era vescovo e conte della nostra Brescia, e governavaci 
a quel tempo Landolfo II, probabilmente milanese, fors'anco 
dei Castiglioni di quella città, e fratello di Arnolfo arcive- 
scovo di Milano. Non è quindi a farsi le meraviglie se que- 
st' ultimo, partigiano aperto di Enrico II, mandasse il nostro 
presule, come abbiamo dal Rossi 5 , di là dall'Alpi, solleci- 

1 Arnulphus, Histor. 1. I, cap. 16. nali, a. 1006) lo chiama Ivizzone. 

2. La prima guerra di due città italiane. - Zacc. Badia di Leno, pag. 22. 

Murat. Annali - a. 4004. 4. Balbo, Sommario - Età V, pagi- 

3. Ughelli (Italia Sacra. - Episcop. na 113, ediz. di Losanna. 

Clusin. t. Ili ). - E il Murat. (An- 5. Storie Bresciane. Ms. Quir. cit. 



344 IMPERATORI Di GERMANIA 

a.iota tanclo l'imperatore venisse a rimettere coir armi nelle città 
lombarde la fiaccata potenza del nome suo. Venne Arrigo 

a-ioi4 a Pavia, represse i moti di parte Arduina, poi fu a Roma 
ov'ebbe la corona dell'impero; indi reduce a Verona ed a 
Pavia, riconosceva i privilegi di Luizone abbate Leonense l . 
Noi lo vediamo in Verona (a. .1014) riconfermare alla 
badessa Rolinda pel monastero di s. Giulia qualche pro- 
prietà in Alfiano 2 (quella Rolinda che ad Otta 3 era già suc- 
ceduta), definire di spettanza della Chiesa veronese assai 
beni in valle Trentina, in Lagare, sul Benaco e in Comitatu 
Brixiano la corte di Pruviniaca (Povegnago) 4 , a tacervi d' altri 
beni ad Alfiano ecc. Poi recedeva alla sua male abbandonata 
Germania, lasciando il nemico in balia di se medesimo; fino 
a che dopo aver tentato salire il trono per l'ultima volta, si 

a.ioÌ5 facea monaco di Fruttuaria, usurpatore scomunicato, e santo 
fondatore di monasteri, nuovissimo degli italiani che abbia 
osato ascendere il trono d'Italia 5 . 

Come reggevasi allora questa provincia nostra che ancor 
serbava il nome di Contado 6 , cioè di terra soggetta al conte? 

1. Zaccaria, Badia di Leno - Doc. X. dallo Zanetti in fine all'edizione 

2. Cod. Dipi. Bresc. parte II. - Codice bolognese della Zecca Bresciana 

Quirin. t. IV, secolo XI. del Doneda. 

3. Di cui esiste un contratto inedito 6. Benché in un atto del 1006 ricor- 
del 1005. - Cod. Quirin. cit. che disi Adro ed Iseo (Isex) senza 
noi pubblicheremo. cenno della provincia cui spelta- 

4. Bjancolini, Chiese di Verona, 1. 1. vano (autogr. presso l'autore), un 

pag. 49. - Qui Pruviniaca. Ma Pu- altro del 1010, stipulato dalla con- 

veniaca è detto più precisamente in tessa Richilda e dal prete Pietro 

un bel documento inedito del 1016, di Casalpaolo, nomina il Cornila- 

col quale Pietro arciprete di Salò lus Brisknse ; icd altro del 1011 

vende alcuni beni appo Cacavero vi colloca le lontane terre di Vidi— 

e Puvegnago. celo o Scandolaria attualmente nel 

5. MXIV obiU Arduinus. Cronaca di Cremonese (MuRAT. Antichità E- 
s. Salvatore di Bologna, stampala atensi, parie 1, png. 1*20). 



IMPERATORI DI GERMANIA 315 

Nel tempo di cui parliamo, e certo non si contrasta, aveva il ,., is 
suo — Landolfo II, ch'era poi anche nostro vescovo. 

Sappiamo che del 1019 comperava questi da Milone, 
arcidiacono della Chiesa bresciana, la corte di Caretto in 
Botticino, colla basilica di s. Pietro e fondi nella Casa Mar- 
marea in Solario o Carpenedo, confinanti coi beni delle corti 
di Viiie e Botticino; per omettere diverse proprietà nel ca- 
stello di Virle, e nei luoghi di Gajonvico, Puseniano, e lungo 
il fiume Olisi * (Cleuso). Sappiamo ancora che verso il 1023 
pubblicava uno statuto preziosissimo pei canonici della cat- 
tedrale e pei sacerdoti della prossima chiesicciuola de' santi 
Grisanto e Daria: noi lo riporteremo, benché già dato in un 
raro opuscolo 2 . Si sa che per questo bel documento rimet- 
teva in tutto vigore alcune discipline ecclesiastiche da tem- 
po trascurate, e fra le altre quella d'istruire i pueros paga- 
nos e di somministrare i sacramentali precedenti al battesi- 
mo; oltreché dà norme al primicerio ed al cantore di s. Gri- 
santo; e nomina le biblioteche, i passionari, la chiesa di 
s. Giovanni, la via che conduce a s. Fiorano; e raccomanda 
che le terre di s. Grisanto non siano dal collegio canonicale 
decimate, e che il suddiacono partecipi delle candele di s. Fi- 
lastrio ; e pubblica il suo statuto dalla Laubia di s. Trinità. 

Sappiamo che esso Landolfo nel 6 ott. 1025, inteso il furto 
del marchese di Canossa, ad evitare simili violenze 3 traspor- 
tava le sacre ceneri di s. Apollonio dall'antico luogo subur- 
bano alla confessione della basilica di s. Pietro de Dom; 



Manoscritto Quir. E, I, 1. -Faita, 2. Dissert. anonima sulla Messa Con- 

Annali del Monastero di s. Eufe- ventuale della Cattedrale di Brescia, 

mia presso l'archivio dell'Ospitale. 3. Notizia inedita del secolo XI, De 

Il documento trovasi nel Codice obilu s. Apollonii nel Cod. Quir. 

Perg. di documenti Eufemianei. A, I, 8. - Cod. Dipi. Brcsc. p. II. 



316 IMPERATORI DI GERMANIA 

mois della quale avea perciò ristaurata 1' ara massima ed altre 
parti della basilica, già dal tempo offese *. Sappiamo an- 
cora che, radunato il popolo ed il clero, non escluse le 
donne, celebravane con rito solenne la traslazione, collo- 
cando i santi resti nel sacello preparato vicino alla sedia del 
suo episcopio; ed istituito un collegio canonicale, lo arricchì 
de' suoi redditi privati, perchè alla tomba del venerato pa- 
store non mancassero le preci 2 . 

Sappiamo ancora ch'egli fondava il monastero suburbano 
de' monaci benedettini, col titolo di s. Eufemia, alle radici del 
colle Degno e presso il borgo di quel nome, al quale mona- 
stero lasciava poi le cose acquistate da Milone, rivendicate ai 
monaci verso il 1022 per un placito imperiale, e specialmente 
i beni di Botticino usurpati da quel Comune. La fondazione 
del claustro Eufemiano ci risulta dall'elogio sepolcrale dieci 
ha servato il Doneda 3 , che ci apprende ancora come il vescovo 
morisse intorno al 1030 4 . Ma non 1' epigrafe (che è tutto dire 
in un elogio), non gli statuti suoi s J arrischiano di tramutare 
quel titolo di conte che Rodolfo gli dà, e che realmente gii 
avea concesso l' imperatore, ma che per le mutate condizioni 
dei tempi non era più che una larva, come dopo il trattato 
di Costanza lo era per tutta Italia rigenerata quello di re. 

. Nulla di meraviglia. Vedemmo come sotto i Carolingi 
l'insofferente popolo bresciano sbolliva ne'suoi conati repressi 
dal vicino imperatore e dalla natura compatta e vigilatrice 
delle Franche leggi. Ma le larghezze ottoniane a prò' dei Co- 

1. Tuttoché Antonio I avesse già ristau- 3. Gradonicus, Brixia Sacra, pa- 
rata quella basilica, e Landolfo I gina 155. 
avesse fatto altrettanto della cripta. 4. MXXX obiit Landulfus Ep. Così 

1. Gi\ad. Brix. Sacr. p. 154. - Done- nella citata cronichetta di s. Sal- 

DA, lettera II, p. 15. - FIORENTI- valore e nel! 1 epigrafe — Decies 

no, de Ep. Brixia!. Ms. pag. 8. ccnlum, terni deciesque fuerunt. 



IMPERATORI DI GERMANIA 317 

munì, e lo sminuzzamento del braccio feudale, e tutte insieme 
le già da noi discusse cause della nostra risurrezione anda- 
rono lentamente preparando un'età novella, insegnando al 
popolo la confidenza della sua virtù; e le parti del popolo si 
dilatavano sulle frazioni degli spartiti poteri di conte, di ve- 
scovo, d'abbate, di marchese, occupando per così dire gli 
spazii da quelle rappresentanze d'impero abbandonati. E in 
verità cos'erano questi vescovi-governatori delle Franche isti- 
tuzioni (parlo sempre del X secolo), che predicando dal pulpito 
lo sprezzo delle ambizioni e della opulenza, ad ogni nuovo re 
gli si accerchiavano dintorno a fronte prostrata per non levarsi 
di là che col titolo di conte o di marchese? che apostoli d' abne- 
gazione, altra mente non avevano che di rassodare sul popolo 
soggetto la loro potenza? che banditori della misericordia e del 
perdono, teneano corte di sgherri e valvassori per contenere 
colla paura la sommessa città; maestri di mansuetudine, par- 
teggiavano per Francia o per Lamagna, offerendo Italia a cui 
più pagasse, scompigliatori d'ogni ordine civile? che sacerdoti 
della preghiera e dell'altare, cavalcavano pei campi colla 
spada in pugno, il morione in capo e la rabbia in cuore? 
Ecco altre ragioni per cui le moltitudini si separavano l'un 
dì più che l' altro dal vescovo a cui erano congiunte nel- 
l'età longobarda dai vincoli dell'unanime pensiero di un ri- 
torno a libertà. 

E là vicino a'iuoghi dell'antico Foro Nonio l , già dal ca- 
dere del decimo secolo noi vedemmo ricomposto dal po- 

1. Odorici, Brescia Romana, ed. del la romana porla Orientale di Cre- 

1851, parte I, pag. 39 e seg. - mona si ricordava nei documenti 

Cod. Diplom. Quir. perg. del 980- del secolo IX; cito la cosa a con- 

prope foro publico. - Notisi che il forto del mio supposto fondato sulla 

contraente abitava presso porta via Orientale di Brescia del sec. X), 

s. Andrea, probabilmente l'antica cioè vicino al Foro appo il quale 

porta Orientale Romana (si sa che si trovavano i testimoni. 



a.t0(5 



318 IMPERATORI DI GERMANIA 

Moi5 polo bresciano quel suo pubblico Foro, che forse aprivasi 
colà quasi a riunire le tradizioni gloriose del secolo di Ve- 
spasiano colle modeste ma belle anch' esse di un popolo che 
sorge ad altra vita; quasi ad apprenderci che il Municipio 
da tanti secoli deserto non era spento ancora. Io non so di 
qual palazzo parli una carta del 1014, che noi daremo alle 
stampe: pubblico certamente, chi sa forse cittadino; epperò lo 
ricordo qui. Ad ogni modo il Comune faceasi più risentito e 
più forte; ed il vescovo Landolfo di Brescia, che non ardiva 
nomarsi conte in una carta nella quale un altro Landolfo si 
dice conte di Bergamo, non può valersi del monte Nigrino 

.loia su quel di Borno (1018) se non coli' assenso degli uomini di 
quel paese, i quali dichiarano rilasciarlo, presente un Valtfe- 
rico di Bagnolo l , perchè nessuno aveva diritto a quell'alpe 
tranne che gli abitanti di Borno 2 . 

A cui paressero acerbi que' detti miei sui vescovi del X 
secolo, apra le pagine della storia, e mi dica se non a ragione 
il buon Muratori così alto facea sentire il suo lamento: apra il 
Codice Diplomatico Bresciano, e vegga se di tante beneme- 
renze, privilegi, larghezze d'ogni fatta concesse a' vescovi, agli 
abbati, ai conti nostri nei secoli Vili, IX e X, più che un solo 
ed unico decreto, epperò preziosissimo, ci resti (sec. X.) per 
un Comune, per quello di Maderno. — Ma intanto i Comuni si 
alzavano da sé senza i diplomi: ed il lontano Arrigo, dimentico 
d'Italia, non s' accorgeva che le fuggia di mano, a talché Ge- 
nova e Pisa combattevano da sé e per conto loro i Saraceni 
della Sardegna: poi la si disputavano coli' ardore d'uomini 
che assaggiano la prima volta l' indipendenza del braccio e 

1. In un ali ro documento del 1019 è Murat. Ani. Hai M.&vi, t. II, 

memori;! di quella terra nostra, col pag. 275. 

quale Adelberto di Castiglione ri- 2. Lupo, Cod. Dipi. Borg. i. II, pa- 

ceve da Gcsonc alcuni beni colà. gitia 492. 



IMPERATORI Di GERMANIA 319 

della patria. — E mentre Benedetto recavasi nella Germania n . m9 
per muovere l'imperatore di là, il lento principe non veniva 
che l' anno dopo l : poi rimettendo alla meglio che fosse dato «.1021 
T autorità dell'impero in Benevento e sul Napoletano, risaliva 
a Toscana, quindi a Lombardia. Passò probabilmente allora a.1022 
dalla nostra città; ed avviato in Germania, pare che giunto 
alla corte di Botticino, s'arrestasse col fìgliuol suo Corrado 2 
e con tutto il seguito ad aprirvi tribunale per quanti aves- 
sero duopo della suprema giustizia. 

Lui seguitavano i vescovi di Parma, di Trajetto, di Cre- 
mona, un Ottone viceclomino, il marchese Auberto, e conti 
e principi nomati nel placito, che se ben vi ricorda v' abbiam 
citato. Presenti al quale trovavansi due Ottoni, l'uno da Ro- 
dengo, l'altro di Bedizzole; un Leone da Calcinato (vi ricor- 
date il Leone da Calcinato dei tempi di Berengario?), un 
Alberto da Porziano, bresciani tutti. Ma più di tutti vi ri- 
splende il nome di Lafranco Guizzone da Martinengo 3 , pro- 
babilmente della nobile stirpe di quel Tebaldo che difese fra i 
Saraceni la sua bandiera. Il medesimo Lafranco per avventura 
che nel 1032, facendo il suo testamento, lasciava parecchi 
beni posti nell'agro benancense a' luoghi di Pagazano, di 
Maderno e di Morgnaga, nonché altri di Trenzano alla Chiesa 
bergomense di s. Alessandro 4 ; ed era figlio probabilmente 

1. Hermann. Contr. ed. Canisii. - A- determinare la data che manca ed 

nalista Saxo, Apud Eccardum. ascrivere il documento al 1022. 

- Mcrat. (Annali, a. 1021), ed Ant. 3. Il Lupo ci dà un Lafranco q. La- 
Estensi, parte I. franco Martinengo del 1023. 

2- Manca la data al documento; ma la 4. Lupo, Codice Diplom. Berg. - 1. II, 
presenza di Corrado suo figlio, che col. 571. - Codice Diplom. t. II, 

noi sappiamo disceso col padre nel pag. 554 - ond'io levo lu virgola 

1021, ed aver combattuto sul Na- messa dal trascrittore nel docu- 

polelano valorosamente; quel tro- mento di Botticino tra Lafranco e 

vailo ancora col titolo di re ci fa Calzone. 



». 1022 



320 IMPERATORI DI GERMANIA 

di quel Guizone che fu all'atto d'investitura bresciana del 
castello degli Orzi (1020). Giovanni, abbate del sacro mona- 
stero di s. Eufemia, domandava che gli uomini di Botticino 
gli restituissero le monastiche proprietà lasciate al convento 
dal vescovo Landolfo che l' avea fondato, e che aveva com- 
perati que'beni dall'arcidiacono Milone. L'imperatore sen- 
tenziava doversi rendere all'abbate l'aver suo l . Poi ritorna- 
vasi nella sua Germania, dove moriva due anni appresso. 

Frattanto il Comune di Brescia avea già da qualche anno 
le sue pubbliche concioni, che si tenevano dinanzi alla cat- 
tedrale di s. Pietro de Dom, in una delle quali fino dal 1020 
Stefano il banditore comunale investiva gli uomini degli Orzi 
a nome del Comune di Brescia, così del castello degli Orzi 
come delle fosse e degli spaldi. E gli Orceani prometteano 
difendere la rocca infeudata contro gli audaci che ardissero 
contenderne il possesso al Comune Bresciano, e sovvenire ad 
esso le cavalcate che all'uopo abbisognassero, col patto che 
ad ogni quindici anni si rinnovasse il giuramento: e l'an- 
nuo livello si determinava in cinque soldi milanesi che gli 
Orceani dovean pagare alla Madonna d'agosto. Ed è poi mi- 
rabile documento della sorgente indipendenza il fatto di Be- 
dealdo de Grillano, Bibaldo Teutonico, Otto Balzola, Teu- 
daldo d'Ussequicola, ed un Teuzone (i primi rappresentanti 
da me conosciuti del Comune di Brescia), che non rico- 
noscono nella investitura Y impero d' Arrigo II 2 . Che il 



1. Documcnli del monastero di s. Eufe- quello di cui ci serviamo è ora de- 

mia presso l'archivio dell' Ospitale. positato presso la Quiriniana, tanto 

2. Liber Poleris Drix. Monum. insigne avend'io medesimo implorato dal 
del medio evo, di cui esistono due condiscendente Municipio, perchè ne 
esemplari, ambo municipali, porga- profittassero gli studiosi della storia 
meuacei. Di questo libro parleremo d'Italia. Il documento verrà pub- 
più innanzi : qui basti il dire che blicato nel Codice Diplomatico. 



IMPERATORI DI GERMANIA 321 

castello degli Orzi fosse del Comune per compera fattane a .io23 
dai Martinengo , lo narra il Bravo *, ma non conosco do- 
cumenti per asserirlo. La cattedrale di s. Pietro de Doni 
cominciò dunque fino d'allora ad essere l'uno de' cittadini 
convegni del sorgente Comune. 

Ed è forse per ciò che un prete della chiesa bresciana di 
s. Desiderio infeudava nella basilica di s. Pietro, correndo il 
1022, Gian Guiscano da Fiumicello di alcuni beni in Vinetis 
Brkice all'antico luogo di Cerropicto (Cerpentum) 2 . Fatto 
sta che noi già da quel tempo avevamo i nostri statuti; e la 
scoperta ch'io feci d'uno statuto bresciano del 1029 3 è 
forse tra le più importanti della storia nostra, perchè di- 
mostra quanto già fino d'allora fosse ordinato il nostro Con- 
siglio; e come non fosse iattanza la mia quando vi avea pro- 
messo che avrei con queste pagine provato come il nostro 
Comune avanzasse i lombardi risurti dopo il mille. Che se 
poi vi aggiugnessi riguardare lo statuto del 1029 il trattamento 
dei feudi, non potrete a meno di maravigliarvi che il popolo 
bresciano con sue rappresentanze dettasse leggi nel princi- 
piare dell' XI secolo sui diritti feudali. Epperò le parole Sta- 
tutum et ordinatimi est, che precedono quel decreto, annun- 
ciano la volontà d'un Consiglio già prevalente sul popolo 
che lo ha chiamato a difendere i suoi diritti. 

La morte di Arrigo 4 avendo risollevato nei principi ita- a - 1024 
liani il desiderio di un re che non fosse tedesco, si proferi- 

1. Bravo, Storie Bresciane t. II, pa- 4. Erra il Rosmini col fissare la morte 

gina 164: cita il Liber Poteris, ma di Arrigo al lo luglio 1025. Wip- 

non è in quel libro che la semplice pò, in Vita Conradi Salici, p. 423, 

investitura sunnominata. ed Herm. Gontr. in Chron. apud 

2. Codice Diplomatico Quiriniano, se- Canis. pag. 581, da lui citati, so- 
colo XI, t. IV. no anzi contro di lui, perchè ci 

2. Statuto autogr. perg. Bresciano. - vengono a testimonianza di quella 

Cod. Munic. presso la Quiriniana. morte accaduta nel 1024. 

Odorici, Slorie Brcsc Voi. IH 21 



322 IMPERATORI DI GERMANIA 

M024 vano a Roberto re di Francia; avuto lo smacco di un ri- 
fiuto, si proferivano al duca tV Aquitania: « e il duca viene in 
Italia, guarda, esamina, e va via * ». Misera Italia! coloro che 
li bandivano all'incanto portavano di corte in corte la tua 
corona, eppur non era chi la volesse! mai nessuno de' tuoi 
principi che dicesse davvero: son qua io. Intanto un arcive- 
scovo se n'andava cosi bel bello in Germania 2 , v'incoronava 

a.1025 Corrado II figliuolo dell'estinto Arrigo; e il nuovo re fu 
sotto le mura di Pavia, città ribelle, temuta ornai dagli stessi 
imperatori. Più imperiale fu Milano, perchè il terribile Ari- 
perto, l'arcivescovo ornai donno della città, vi comandava. 
Ma Pavia resisteva; e Corrado più non valendo contro di lei, 

;l! o27 fu qua e colà bersagliando assai castelli: finalmente fu a Roma, 
dov'ebbe le insegne dell'impero, poi di ritorno per le città 
lombarde. 

E non è certo senza riso che voi leggerete nei Curiosi 
Trattenimenti Camuni 3 del buon padre Gregorio un ampio 
diploma col quale Coradus . . . imperator quintus (del 1024!), 
dopo aver narrato come i Federici venissero dal sangue pu- 
rissimo celeste di Ottavia Faustina e di Giulio Silvio fratello 
di Ottaviano Augusto, e come fattisi compagni di Vespasiano 
all'assedio di Gerusalemme, se ne ritornassero colmi di onori, 
crea l'Illustrissimo signor Federico, ed Ottavio il Brusalo, ed 
altri dei Federici di Brescia e della valle Olliola \ marchesi di 
una parte di essa valle, con isperticati privilegi 5 che è una dol- 

1. Balbo, Sommario di Storia Italiana. 5. Ve no riparleremo nella Storia della 

2. Arnulpiius, Hist. Mediol. lih, II, Valcamonica in corso di stampa. 

e. II. - Wippo, in Vita Conr. Sai. Il buon frale Gregorio non ne ha 

3. Giornata V - pagina 348. Vene- tutta la colpa; e' tolse la cosa da 
zia, 1608. documenti apografi Fcdericiani ar- 

ì. E chiotto chiotto V Ercoliani a co- latamente falsati. Quo 1 documenti 
glierc quel caro [Olliola per sosti- ho già veduti fra i molti da me 

tuirlo a Valcamonica. consultali per le Storie Cannine. 



IMPERATORI DI GERMANIA 323 

cozza ad udirli. Bensì del 102G noi troviamo Corrado stesso 
in Peschiera, dov' era largo ad Odone abbate di Leno delle 
consuete immunità l ; ed in Verona l'anno dopo, nella quale 
giustamente a queir abbate restituiva il castello di Milzano 
che gli avea usurparto un Everardo figlio di Lafrànco da 
Rodengo 2 . E quanto ci narra il Rossi di questo Odone, ch'egli 
dice dei Gambata, soccorritore di Arnolfo arcivescovo di Mi- 
lano contro i Cremonesi, e che due secoli dopo la sua morte 
fu rinventuo nel suo sepolcro con armi splendidissime d'ar- 
gento da capo a piedi e ravvolto in manto d' oro, non oserei 
asserire 3 . 

Terminate codeste ed altre cose, tornossene l'impera- 
tore di Là dall'Alpi dond' era venuto; e l'arcivescovo di Mi- 
lano che l'avea chiamato, fatto vicario dell'impero, comin- 
ciava dal cavalcare alla testa de' suoi soldati per costringerò 
i Lodigiani ad aversi quel vescovo che non volevano; e da qui 
l'odio tra Lodigiani e Milanesi, venuto da quelle fonti epi- 
scopali che fece nascere l' odio antico tra Milano e Pavia. 

Ma la guerra scoppiata tra l'arcivescovo di Milano ed i 
suoi valvassori segnava il principio di quella emancipazio- 
ne dei sottoposti ai grandi feudatari^ tra sudditi e signori 4 , 
che ancor non è cessata. I vinti valvassini s' adunarono al 
campo della Motta fra Milano e Lodi contro il superbo arci- 
vescovo e suoi partigiani; opperò Y incendio s'allargava, sicché 
valvassini d' ogni parte si rannodavano contro i valvassori o 
capitami dal Seprio, da Lodi, dalla Martesana; e non seguaci, 
come pare al Sigonio, ma imitatori dei Cremonesi che avean 

1 ZACCAR. Mommi. Leon. - Mon, XIV. tegibus vivere , eosque opprimere 

2. Zacc. 1. cit. - Mon. XV. volentcs, validam co njn rat ione ni 

■\ Elogi storici - pag. 21, 22. fecere. Herm. Contr. ih Chron. 

4. in Italia minore* mìlites eontra - Murat. Annali, a. 1 035. - Wippo, 

domino* suos insurrjenles, et suii in Vita Conr. Sai. eie. 



a 1027 



a.iOS* 



324 IMPERATORI DI GERMANIA 

a.1035 cacciato il vescovo Landolfo, rumoreggiavano minacciosi per 
ogni dove. 

a. tose Scese allora un'altra volta Corrado; e, com'era da pre- 
vedersi, decise a favore dei valvassini, della parte già premi- 
nente, che rappresentava l'addotto sistema delle piccole sud- 
divisioni feudali: e forse a compenso dell'essere stato fuori di 
quel sommovimento, all'abate di Leno venivano riconfermate 
le anteriori immunità 4 . 

Era già morto (a. 1030) il nostro vescovo Landolfo; 
ed Ulderico già teneva il seggio, vescovo e conte an- 
ch' esso della nostra città, cui Y imperatore dava potestà 
sopra tutti i monasteri della Bresciana, e concedeva giuris- 

«1037 dizione sul castello di Brescia, sulle rocche di Montedesjno 
e di Gastenedolo : consegnatagli ancora le porle di Brescia 
ed il governo suburbano pel raggio di cinque miglia fuor 
delle mura; e secondo la modestissima domanda del prelato 
bresciano, gli donava il possesso dei fiumi Oglio e Mella con 
ambo le rive e colle loro sorgenti 2 . E tanto più sembrerebbe 
in ciò una benemerenza pei non seguiti commovimenti, che 
nell'anno istesso i vescovi di Cremona, di Piacenza e di 
Vercelli assieme coli' arcivescovo di Milano venivano pro- 
scritti 3 . Diremo altresì che, celebrato in Verona il santo 
Natale 4 , passava Corrado sul principiare di quest'anno, come 
narra il Contratto, per le città di Brescia e di Cremona, in- 
dirizzato a Milano 5 . 



1. Veggasi la pittura che Arnolfo ci - Gallus, de Fructibus, pag. 90. 
dà del feroce Aripcrlo. Eist. Mal. Il diploma è dato da Caldièro. 
li)». II. 3. lYluKAT. Annali - a. 1037. 

2. Registro Memb. A dei Privilegi Mu- 4. Wippo, in Conradi Salici Vita. 
nicipali presso l'Archivio Comunale. 5. Hermann. Contr. in Chron. - Per 
-Ughelli, Italia Sacra, t. IV. Ep. Brixiam et Cremonam, Mediala- 
Briz. col. 539 ( not. Gagliardi ). tium p&rvenit. 



IMPERATORI DI GERMANIA 325 

Ma il regno assoluto dei conti-vescovi era cessato; il 
tempo di questi privilegi non poteva essere scelto più a pro- 
posito; e durava ancora lo sdegno mal represso dei valvassini, 
tenuti appena in rispetto dall'imperatore: onde i Bresciani, 
come avvenisse non so, ma certo è che, levatisi a rumore, 
costringevano il vescovo loro a discendere a patti col nostro 
Comune. Epperò nell'anno istesso, dinanzi all'assemblea dei 
rappresentanti la città di Brescia, i cui personaggi si nomano 
ad un per uno entro all'atto convenzionale, dichiara il ve- 
scovo ai Uberi Bresciani, che per ispegnere ogni contesa, e 
perchè vivano senza tema di molestie, non farà mai nessuna 
fortezza su quella parte del colle Cidneo ('sul quale come 
sapete ergevasi la rocca bresciana di cui nel 1041 è un do- 
cumento che vi daremo nel Codice) cui lambivano le mura 
della città, la fontana del Linfeo — l' antico Ninfeo che vi ho 
già illustrato — , la Casalta, il Carnario e la torre dei Saranci. 
Di più cede al Comune suoi diritti feudali di Montedegno 
dalla valle di Botticino alla fontana di s. Eufemia, e quinci 
ai limiti di Nave e di Mompiano , nonché quelli di Caste- 
nedolo dalla via di Mantova a tutta la Campagna, lasciandone 
il godimento al nostro Comune, da cui ebbe come in segno 
(launechild) della convenzione una veste (crosinam imam), 
la quale dal prete Bravo è chiamata Launechild crosina. 

E non è meraviglia se per entro all'elenco dei cittadini regi- 
strati nel documento predomini la serie dei nomi barbari, delle 
razze Franche e delle settentrionali d' ogni fatta, che riusci- 
vano a questa preminenza dei nomi, ma non del cuore e del 
sangue italiano. 11 diritto ecclesiastico e delle antecedenti sue 
proprietà rimaneva però sempre intatto nel vescovo Olderico; 
e noi vediamo i chierici ed i laici di Edolo, di Agnosine, di 
Vesia e di Vione ricorrere a quel presule nostro, perchè a 
ciascuna terra vengano concessi alcuni diritti plebani di bat- 



a.iojJ 



'.\2C> IMPERATORI DI GERMANIA 

».w37 tesimo ed altro, che non potevano mantenere nell'unica 
pieve per le distanze e le difficoltà dei cammini *: ed Ulderico 
stesso facea permuta di beni col monastero di s. Eufemia, 
ricevendone altri in Gardone, Anzino (forse Inzino) ecc 2 . 

Pare ad ogni modo che non potesse a Corrado venire 
impreveduto quell'accordo fra il Comune di Brescia ed il 
suo vescovo, del quale abbiam narrato; ed io lo sospetto già 
combinato, lui mediatore, nel suo passaggio da Brescia, 
perchè seguiva tosto dopo la dipartenza della corte imperiale 
dalla nostra città 3 , e perchè trovo da poi tanto esaltato da 
quella corte il nostro vescovo Ulderico, che oltre all'essere 
insignito del grado di consigliere di re Corrado, veniva l'anno 
appresso per la sua mediazione al vescovo di Torino resti- 

a.ioss tutta la sedia episcopale 4 . Oltredichè, non avea già Corrado 
pubblicata la sua famosa costituzione, colla quale proteggendo 
i piccoli feudatarii contro la potenza dei grandi, ne li facea 
capaci di successione? Ed ecco un altro e nuovo passo a libertà. 

«io* Ma Corrado moriva nel 1039, lasciando il trono incon- 
trastato al proprio figlio Arrigo III, promotore di una piuttosto 

a.1040 tregua che pace fra il brutale Ariberto e i valvassori della 
Motta 5 . Senonchè la tregua si ruppe in nuova guerra, du- 

u. imi rante la quale, vivente ancora Ulderico vescovo e conte della 
nostra città, un pio sacerdote per amore de' suoi cari e 
di quei vescovo suo stipulava un atto, che il Luchi ci ha 
i'edclniente ricopiato; ed è la donazione che Arderico l'arci- 

1. Luciif, Cod. Hip/. Brix. Ms. presso ginn 107. -Graden. Brixia Sacra* 

1" autore. pag. 158. - Biemmi ascrive la caria 

*l. Cini Di-)!. Ouir. B, e. XI, t, IV. dell' Offmann ;il 1039, e segue in 

'.5. La covenzione seguiva nell'll gcn- ciò il Sigonio e il Muratori (Biemmi, 

najo del 1037. - Sappiamo die Slor. Bresc. II, u 2i0). - Ughelli, 

nel 28 del mese antecedente irò- Italia Surra, !.. IV, Ep. JJrix. a 

v.iv.isi Corrado in Verona tuttavia. pagina 1037 ecc..' 

i. lloriMANN. Coli. Mommi. !. I, pa- 5. MuRAT. Annali - a 1040. 



IMPERATORI DI GERMANIA 327 

prete di Manerbio, e figlio di Alberto foris cìvìiati brixie ahi- 1.1-041 
tator locus Arco, facea nel 1041 alla nostra basilica di s. Pie- 
tro in Monte, d'alcune terre in Nuvolento, in Serie, Caino, 
Yallio, Bagnolo, appo il fiume Rudone, Rino, Maderno, Mil- 
zano ed altri luoghi assai, ricomponendo quasi dissi quei 
monastero, il cui abbate dovesse nomarsi dall'arcivescovo di 
Milano. In quell'atto è asserto che la donazione si fa per 
l'anima del largitore come per quella di Ulderico vescovo: 
dal che parrebbe essere questi passato a miglior vita: ma 
gli è certo che il buon sacerdote ave a soscritta quella ob- 
lazione vivente ancora il suo presule, ch'ei noma Se- 
niore suo l , e che il vescovo Ulderico viveva ancora. 

Già da tre anni durava intanto la miserabil guerra fra «.«ou 
nobili e plebei nella scompigliata Milano 2 . Poi rannodata 
una pace, si evitarono dalla parte popolana i soccorsi fatali 
di Arrigo III, da cui Ricardo abbate leonense otteneva la 
riconferma di proprietà, cedute all'abazia da un Sigifredo 
e da Ferlinda sua moglie, oltre alla terra di Milzanello già 
da tempo leonense 3 : come V avevano quattro anni dopo 
da quell'imperatore le nostre vergini Giuliane 4 , alle quali 
nel 1050 il loro avvocato giudice Lafranco da Cazzago di- 
fendeva dinanzi al duca Guelfo nella città di Vicenza ed a 
Manfredo conte di essa parecchie terre che si volevano usur- 
pare al monastero 5 . 

Frattanto Arrigo III facea la solita passeggiata dei re di *>**** 
Germania per avere dai nostri papi la corona imperiale. Fu 
a Roma, e ne tornò imperatore, avendo prima seduto nel 

\. Lucili, Cod Dip.BHx. Ms. aut. degli 3. Zaccaria, Meri. Leon. pag. 103. 

eredi Labus, ed apog. presso di me. documento XVII. 

2. Arnulphi Hist. Med. 1. II, e. 17 4. Cod- Dipi. Quir. t. IV, perg. orig. 

ni 19. - Landulphus Senior, 5. Codice Quiriti, t. IV, perg. orig. 

libro II. capo 26 ? $ P n inèdita, sec. XI- 



328 



IMPILATORI DI GERMANIA 



a 1046 



a.1047 



concilio di Sutri, come a quello di Pavia soscriveva Ulderico 
il nostro vescovo *. 

Partivasi Arrigo per la via di Trento. Ed è pure a no- 
tarsi lo sprezzo del popolo bresciano pel nome imperiale, 
sicché nelle sue contrattazioni, a differenza delle stipulate dai 
nobili, quasi mai di questi tempi non lo ricorda. Così Gasil- 
berto de loco Castello, che vendeva una pezza di terra (1041) 
presso porta Matolfa (porta bresciana ch'io sospetto d'ori- 
gine longobarda) ; così Bonaldo prete in un atto per beni 
presso Nigularia (Nigolera) pur di quell'anno; così Adamo 
d'Iseo per fondi in Adro nel 1050; et sic de ceteris. Da ciò 
vedrete quanto la libera costituzione del nostro Comune, ben- 
ché tuttavia ne' documenti a me noti non appariscano i Con- 
soli bresciani, fosse già innanzi, e più assai che in alcun' altra 
città. Perchè se Genova può citarvi le sue consuetudini antiche 
del 1057 2 , Aosta qualche statuto del 1118 3 , Capua non so 
che capitoli del 1109 4 , Pisa le proprie costituzioni del 1160 5 , 
Verona i decreti del suo consolato nel 1140, Milano il suo 
statuto del 1216 6 , annuncio adesso il nostro del 1029. 



1. Ughelli, Italia Sacra, l. V, Ep. 

Veron. pag. 760. - Labbè, Condì. 
t. XI, pag. 139. - Gradonicus, 
Brix. Sacra, pag. 162. 

2. Cibrario, Storia di Savoja - 1840. 

3. Bonaini, Statuti antichi d'Italia. 
Questi d'Aosta furono pubblicati 
dal Cibrario. 

4. Pubbl. da Giov. Manna 1588. 
- Bonaini, nel citato suo dottis- 
simo lavoro. 

5. Bonaini, luogo citato. 

6. Morbio, Municipi! Italiani - Milano, 
1838, pag. 3. - Il più antico sta- 
tuto milanese conservasi gelosa- 
mente all'Ambrosiana, ed è scrino 



del 1216. -Escludo gli statuti delle 
congregazioni sacre, d'abbati, di 
capitoli canonicali ecc. di cui n'ha 
del IX, X e XI secolo: il piti 
antico fra gli indicati dal Bonaini 
non risale che al XII secolo. — 11 
sapiente raccoglitore di que' pre- 
ziosi documenti della sorgente Ita- 
lia già n'ebbe adunati di anteriori: 
noi poi godiamo aggiugnere la no- 
tizia di un inedito statuto deH'833, 
imposto dai Canonici di Cremona ad 
un loro castello donato alla Chiesa 
di quella città da Carlomagno (Dra- 
goni, Codice Diplom. inedito, gen- 
tilmente comunicatomi dall'autore). 



IMPERATORI DI GERMANIA 329 

Ma fra l'arduo contese di popolo e nobiltà come n'anela- a.to<s 
vano l'arti, come le'scienze? Ed anche qui solo ed unico 
risplende un raggio di sacre lettere * fra noi Bresciani, ed 
è la dotta epistola che Adelmanno vescovo di Brescia fulmi- 
nava contro all'eretico Berengario arcidiacono d'Angiò, il 
quale rispondeva poi coll'alterezza di chi non vuole maestri, 
combattendo 1' essenza divina della Eucaristia 2 . Fu Adel- 
manno il successore eli Ulderico, e da un passo di quella let- 
tera parrebbe italiano 3 . Discepolo del famoso Filiberto ve- 
scovo di Ghartres, riesci degno di lui; fu precettore nelle 
scuole di Liegi 4 . Eletto vescovo di Brescia, pare non bastasse 
a trattenere nella sua Chiesa il corso infame della simonia e 
del concubinato, che bruttava in quel tempo il sacerdozio, 
come pare che a tanto non bastasse il di lui successore 
Ulderico II 5 , ch'ebbe la sedia episcopale verso il 1053. a - 105 s 

Perocché tengo non al tutto inverosimile ciò che narra 
il Capriolo di legati bresciani spediti a Roma (1059 ?) coi 
nostri lamenti per quelle due delle tante piaghe da cui era di- 
lacerata la povera Chiesa. Certo è per altroché s. Pier Da- 
miani fu spedito a Milano, raffinatore di quelle licenze 6 , 
ond'ebbe per ricompensa 'dal papa[d' essere dispogliato di 
tutto l'aver suo 7 . Se dobbiam prestar fede al Biondo, 
P intrepido s. Pier Damiani altamente rimproverava quegli 
scandali anche al vescovo ed al clero della nostra città 8 . 
Né quel vescovo era certo Adelmanno, come il Biondo, il 

1. Ed anche qui sempre il prete ... 5. Ulderico, Udolrico, Odorico, ed an- 
che rappresenta fin ora le nostre cheAdalrico, sempre lo stesso nome, 
colture. Parlo di lettere, notate bene. 6. P. Damiani, op. cit. 

2. Galeard. Coli PP. Brix. Anche il 7. Murat. Armali - a. 1059. 

Bravo pubblicò quella lettera (Bre- 8. Biondo, Decade V, lib. III. - Anche i 

scia, 1810, tipi Franzoni). Milanesi deputavano al papa una si- 

?.. Galeard. In Prcef. Adelm. p. 302. mile legazione (Savellus, in Vita 

4. Idem. Prcef. ad Adelmanni Epist. Nicolai II. - Rer. It. Scr. t. III). 



330 IMPERATORI DI GERMANIA 

a.1053 Sigonio, il cardinal d'Aragona, e per ultimo il Biemmi hanno 
supposto ': né il vescovo s'accusava di concubinato e di si- 
monia, ma solamente di troppo facile condiscendenza. Cencio 
Savelli, ne' vescovi dannati da un Concilio del 1059, non dà 
che le iniziali e la frase A. Brix. che certamente fu male sup- 
plita leggendo Àdelmannus Brixiensis; perchè questi era morto 
già prima del cinquantatre. Il vescovo Ulderico variamente 
si nominava: e noi vedemmo 1' Ulderico I chiamato Adalricus, 
formola comune al nome Ulderico del sec. XI. L'errore sta 
tutto qui. Colpevole di troppa indulgenza fu dunque Ulde- 
rico, al quale Arrigo III nel 1053 riconfermava una do- 
nazione del suburbano claustro di s. Pietro in Monte 2 , già 
ricco di altre campagne vendute all'abbate Giovanni in Nave, 
Caino, Valsorda ed altrove 3 . Sappiamo ancora di lui, che 
fatto distruggere il tumulo di quelle profane ceneri che fino 
dal tempo del duca Yillerado si veneravano nella basilica di 
s. Martino di Rutiliano (Rudiano), ne ordinava la disper- 
sione 4 . E fu per avventura un anno prima dell'assunzione di 
Ulderico al vescovado, che l'Estense marchese Bonifacio, 
il padre della celebre Matilde, presente ecl affermante la 
figlia, rinunciava tuttequante le sue ragioni sul castello di 
Miliarina ad Otta badessa dell'antico monastero bresciano di 
s. Giulia 3 . 

a.1055 Arrigo III per l'usata via di Trento ridiscendeva. Giunse 
a Verona, e accomodate in Italia le cose sue fieramente 
conturbate da Goffredo di Lorena, e ritornato in Germa- 

3.io.-.r, nia, moriva l'anno appresso. Succedevagli Arrigo IV. Se di 



1. BlEMMI, Stor. Rrosc. - II, 224. 5. MuRAT. Ani Hai. t. V, col. 561. - 

2. Gkad. Brixia Sacra, png. 175. Margarin. Bull. Cash,, tomo II, 

3. Luchi, Coi. Diplnm. Brix. al. constit. 89. - Non aveva Matilde che 

4. Kidolfus Not Chron. cit. 7 unni (MURAT. Annali, n. 1054). 



IMPERATORI DI GERMANIA 331 

quella casa ghibellina era proprio il farsi lecito ogni mezzo a.ioss 
di potenza (è un tedesco, ma valente che parla), Arrigo IV 
d' una in altra giovanile stravaganza toccava l'ultima indiffe- 
renza tra mezzi buoni e cattivi l . Fanciullo di sei anni, a un 
bel dipresso come la contessa Matilde, crescevano l'uno e 
l'altra esempio singolarissimo del più grande antagonismo 
istorico delle cronache italiane. Fra questi commovimenti si 
rassodavano intanto le lombarde comunità. Io non so vera- 
mente qual fede prestar dobbiamo ad un atto del 1057 reca- a-*<«? 
toci dal Mangini di Asola, col quale i Consoli e Direttori (Di- 
rectores) asolani, che poi si nomano da sé coli' inusitato Nos, 
donavano alla loro basilica dell'Assunta duecento piò di terra 
(senza poi dirci dove) assenziente il conte Oldofredo di Ul- 
derico dei Yalcheri, vicario imperiale della terra e della 
ròcca grande di Asola. Io sospetto in quella carta un fondo 
storico stranamente alterato dagli Asolani. 

Quest' erano largizioni di comuni alle loro basiliche. Ora a.ioeo 
vengono quelle di Roma ad altre chiese dell'agro nostro. 
Perchè papa Nicolò muniva di bolle pontificali tanto i mo- 
naci di Leno come le vergini di s. Giulia 2 ; ne meno splen- 
dido del suo antecessore Alessandro il (tutti e due zelanti 
ma contrastati riformatori della Chiesa), dimenticava quelle 
pie claustrali, corroborando ad Alda loro badessa gli antichi * { ms 
privilegi 3 . Ma queste bolle non medicavano le cancrene dei 
monasteri e dei sacerdoti, e tuttavia duravano gli scandali 
del costume sacerdotale, ed era già l' imperiale deturpato 
dall'esempio di Arrigo 1Y, che dichiarato maggiorenne a a . t0 65 
quindici anni, fatto sposo a diciassette, la die' pel mezzo ad 

1. Leo, Stor. Ital. - t. 1, pag. 406, 3. Margar. Bull. Cosili. - Cod. Dipi. 

ed. cit. dal tlalbo. Quir. secolo XI , t. IV ; ne parle- 

%, Zaccaria, della Badia di Leno - remo nel Cod. Dipi. Bresciano clic 

documento XVIII. seguirà il presente fascicolo. 



\ 



332 IMPERATORI DI GERMANIA 

,.io68 ogni bruttura: e di tanto s'addoppiava lo sprezzo del nome 
suo nelle nostre città, sicché in assai contratti neppur si 
trova. Non so di quello (1066) che possiede il conte Morino, 
nel quale Adamo da Iseo vende a Lamberto arciprete di 
Giovalta qualche terra in Azzanello e in monte Rione l , ma 
certo non si nomina nella carta (1069) con cui la bresciana 
Orlinda, che abitava prope Templum Ardii, vende un fondo 
sul colle di s. Fiorano 2 ed in altri siti. 

Tutta Italia bolliva intanto. Non ancor libera di sé, travaglia- 
va la misera cercando un lato su cui posarsi ed aver pace un 
momento. E in mezzo a ciò le splendidezze dei duchi di To- 
scana, i commerci operosi della libera Pisa, le due parti del- 
l' impero e delle città battaglianti tra di loro, sacerdoti gene- 
rosi e coraggiosi che si opponevano alle mollezze dei loro fra- 
telli, chierici e monasteri che di vescovi e papi non si cura- 
vano, Milano e Pavia che s'abbandonavano agli odii antichi, 
alle risse ed alle stragi di Gampomorto; e la setta concubinaria 
dei Nicolaiti che infestava le nostre città, e le Chiese parteg- 
gianti — che l'una scomunicava l'altra — , e vescovi simo- 
niaci, ed antipapi peggio dei vescovi; tutto ciò durante la fan- 
ciullezza e la gioventù di Arrigo IV: finché un uomo, di quei 
cotali che Dio misericordioso par che ci serbi nelle nostre 
calamità, levossi di mezzo a quella torbida burrasca, e col- 
l'energia potente d'una ferma e risoluta volontà guidò questa 
povera Italia, questa 

Nave senza nocchiero in gran tempesta; 

ne la trasse dall' acque vorticose che orrendamente ne fla- 
gellavano i fianchi, e la volse a muovere piìi libera e più 
gloriosa. 

1. Codice Diplom. Quiriuiano - f ecolo 2. Da un indico di catte bresciane 
XI, I. IV. che il Morbio m' ebbe comunicate. 



THE LIBRARY 

OFTHE 

UNIVERSITY OF ILLINOIS 



IMPERATORI Tìl GERMANIA XV3 

Ciascuno ha già compreso ch'io parlo del monaco Ilde- a.1073 
brando, di papa Gregorio VIJ, che salita nel 1073 la sedia 
pontificale, aprì d'un tratto un'altra età, la più bella, più ri- 
spettata e più nazionale di quante facciano bello e rispettato 
il nome italiano. Ond' io che sin qui penosamente ho con- 
dotto fino a' poveri fasti dell'XI secplo i miei pazienti e gen- 
tili concittadini, che fui costretto a far sentire negli animi 
loro le angustie d'uno storico che cerca a stento fra le tene- 
bre inclementi della Franca e Germanica dominazione le 
memorie nostre, sollevo alla perfine l'affaticata mia fronte, 
e tutta sento la nobile alterezza di chi già vinte le cime di 
un'ardua rupe, si volge all'orizzonte amplissimo e luminoso, 
ch'ei già discorre d'un guardo, e già contempla siccome pre- 
mio del sudato viaggio, e gli si allarga il cuore innebriato da 
quell'aura più libera e più serena. Qualche pagina ancora di 
documenti, e a rivederci, miei benamati concittadini, alla 
storia così piena di vita e così cara del nostro Comune. Del 
quale vedremo i consoli raccogliersi fra non molto negli 
avanzi del teatro romano, che in parte ancor ci restano *, e 
quinci e quindi nelle laubie, ne' portici, nelle basiliche, fino 
a che non surse il palatiitm Communis Brixice, dove nei secoli 
più vigorosi della storia nostra « si discutevano popolarmente 
le alleanze lombarde o forestiere, i modi a soccorrere le 
amiche città minacciate dagli eserciti dell'impero, gl'inte- 
ressi municipali, le cose delia pace e della guerra, tutto che 
volesse il decoro, la salute, lo splendore della Repubblica 
bresciana 2 » . 

ti. Storie presenti, t. II, pag. 47; e la 2. Odorici, Guida di Brescia - pa- 
tavola di fronte. ghia 12. 

FINE DEL VOLUME TERZO 



INDICE DEL VOLUME TERZO 

COMPRESA L'APPENDICE DEL VOLUME II 



Prefazione Pag. v 

Codice Diplomatico Bresciano. 

Gli ultimi anni del romano impero 11 

I Goti 22 

I Greci 24 

I Longobardi ,. . . 25 

Indice dei documenti 91 

Carlo Magno. 

(Di C. 773-814 ) 

Capo I. Ultime sventure della famiglia di Desiderio 97 

» II. Vicende bresciane sotto la signoria di Carlomagno ; — re- 
ligione, governo, civiltà 129 

I Carolingi. 

(Di C. 814-888) 

» I. Vicende bresciane sotto i Carolingi fino ai tempi del ve- 
scovo Ramperto 169 

» li. I tempi del vescovo Ramperto 178 

p III. Continuano i Carolingi 20 i- 

I re d'Italia. 

( Di C. 888-965 ) 

» I. I tempi di Berengario primo 241 

» 11. I successori di Berengario primo 2G6 

Gl'imperatori dì Germania. 

( Di Cristo 965-1073 ) 

I. Gli Ottoni 289 

» li. I successori di Ottone. — Origine del Comune Bresciano . 312 



La tavola degli Avanzi dell'antico Teatro si collochi di fronte alla pag. 333. 



§wv>f>veiu£ufoo etti elenco òealu qÀdóòociclIv. 



1 Signori 

Bonaini Prof. Cav. Francesco, di Firenze, Sopraint. dell'Archivio 

del Ducato di Toscana: per conto dell'Archivio stesso. 
Conter Nob. Luigi, di Brescia. 
Fapanni Francesco Scipione, di Venezia. 
Li Ita Biumi Nob. Conte Balzarino, di Milano. 
Lloyd, di Trieste. 
Tosini M. R. D. Bortolo, curato di Tavernole. 



Benevoli Associati. 

Siete avvertiti che gli Atti della Società Editrice delle Storie presenti, 
assieme coi Rendiconti che le riguardano , sono depositati in triplice 
esemplare: uno presso la Direzione dell'Istituto Pavoni, al cui van- 
taggio, come sapete, V opera è consacrata; un altro presso la Società 
suddetta (rappresentata perciò dal nob. sig. Luigi Cazzago ai Giar- 
dini Pubblici), ed un terzo nelle mani del Notajo signor Giuseppe 
Fauconié. 






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